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L’EPIFANIA DI CRAVERI, di Tomaso Turchi

La Befana

Per Befana: Craveri ardito scalatore nelle Alpi Cozie

Nell’estate del 1946 Sebastiano Craveri con consorte al seguito passò più di un mese di villeggiatura in montagna, in Val di Susa, si dice dalle parti di Musinè, in altura.

Proprio in quel periodo il Nostro, immerso nella natura, completò le illustrazioni per il libro “Il carro delle 7 meraviglie”, che su testi di Bortolotti metteva in prosa la sua storia a fumetti “Il Carro di Trespoli”.

Certo, Il carro delle 7 meraviglie è forse anche un titolo simbolico, ma di certo e concretamente è quello di questo bel volume dell’AVE stampato nel 1946 e messo in vendita l’anno seguente.

Meraviglie

La prima notizia scritta che sono riuscito a rintracciare su questo libro di Craveri/Bortolotti si trova in uno dei famosi supplementi a “Il Vittorioso”, che con periodicità irregolare venivano mandati agli abbonati o a volte si trovavano in Parrocchia.

Si tratta precisamente di quello relativo al n° 35 del Vitt 1946. Sotto l’intitolazione “In ogni libreria” vengono elencati una serie di titoli di volumi in stampa: La luce della montagna, La città meravigliosa, Calzoni corti, Club baruanska, Veste nera, La brigata del mulinaccio, Ragazzi coraggiosi, Gli incantesimi del mago Pampuss, Il carro delle sette meraviglie .

Quindi, le illustrazioni di Craveri dovrebbero essere contemporanee alle sue storie apparse in quel periodo su Il Vittorioso.

Scatolino

Possiamo pensare a Lo scatolino magico, oppure a Il terzo giro ciclistico di Zoolandia.

Ma non si può certo prescindere dal capolavoro in due tempi rappresentato da L’allegra cometa/Il cometino utilitario, storia straordinaria mai più ristampata e quindi per questa ragione sconosciuta ai più.

Comunque, per quanto riguarda il volume qui in disamina, come non pensare allo storico Carro di Tespi di buona memoria al quale il Nostro certamente nel 1937 si ispirò per la sua storia delle origini, il prima citato “Il carro di Trespoli”, dove gli animali dello zoo se la passano brutta.

Il mondo che ci circonda è in affetti pieno di cose meravigliose che attendono di essere scoperte. Forse è per questo che la riedizione libraria di questa storia, nata 10 anni dopo la sua prima versione fumettata, ha nell’intitolazione un chiaro rimando alle (7) meraviglie di un carro.

Questa stessa storia, dopo la pubblicazione a puntate sul “sempre più bello”, ebbe l’onore di riapparire in veste di albo nel 1938 come capofila di una lunga serie e con formati diversi; ristampato poi nel 1979 come numero 164 della serie “Albi dell’avventura”, serie Papà Craveri dal romano Camillo Conti, si avvale di una bella prefazione di Mauro Giubbolini, intitolata “Craveri letterato”, nell’ambito della quale viene fatto esaurientemente il punto sulla questione.

Io provo a riprendere le fila di quel discorso per ampliarne lo scenario contestuale, che in effetti non è cosa di poco conto.

Allora, prendiamo in considerazione questo viaggio fatto dagli animali dello zoo sul carro di Trespoli: in questo caso, visto che gli eroi della strana peripezia itinerante sono una particolare famiglia di animali antropomorfi, attenzione, poiché il lato oscuro del meraviglioso esiste.

L’altro lato della medaglia che tutti i lettori di fiabe conoscono: personaggi malvagi, ambienti tenebrosi e forze del male sono in agguato ovunque!!

Quindi perché meravigliarci se gli animali dello Zoo di craveriana memoria a bordo di un insolito – ma non tanto – Carro di Trespoli si avventurano in un viaggio meraviglioso e terrificante?

Animali avidi di pellicce volpine e di tenere salcicce di maialino, macellai, cacciatori sanguinari e crudeli sono in agguato!!!

Scomparsa

Eccoli qui sopra, nell’illustrazione di pagina 37, due dei marrani rispondenti ai nomi di Pardo e Occhio di Lince. Con uno stratagemma sono riusciti a rapire il povero Porcellino!!

Chiuso in un sacco sarà consegnato al truce macellaio Corno Rosso, un toro (o un bue??) che sta già arrotando i coltellacci per fare a pezzi il nostro piccolo eroe suino.

Ma papà Craveri non è un ingenuo e Toro Rosso farà ben presto una brutta fine: finirà annegato dopo la caduta da una turbinosa cascata, trascinato in un gorgo nel fondo del fiume; ben gli sta, così avranno pensato tutti i piccoli lettori del “Il Vittorioso” annata 1937!!

L’annegamento del truce macellaio accade nel bel mezzo della 10° puntata del numero 44 uscito a metà del mese di Novembre. Ovviamente, io nato nel Novembre 1937, questa storia di Craveri la vidi per la prima volta anni dopo, anche se non saprei dire precisamente quanti. E la sua traduzione in libro scritto ed illustrato, quando mai la ebbi per la mani?’ Beh, solo quest’anno (o meglio, nel 2012) grazie a Claudio Piccinini.

Va beh, continuiamo ad arzigogolarci intorno.

Alla fine dopo infinite traversie e l’entrata in scena del terribile malvagio Cingh, cinghiale di professione cacciatore a pagamento ( una sorta di sicario ante lettera) tutti i lestofanti sono messi in grado di non nuocere grazie all’astuzia di Giraffone, Bull, Aprilino e compagnia bella.

Bosco

Nell’ultima puntata apparsa sul n° 1 del Vitt 1938, si assiste ad una conclusione che ancor oggi mi lascia perplesso: i malfattori catturati vengono “venduti” per sonante moneta al circo serraglio ”Giungla”. “Che ne faremo ora di tutto questo denaro?”, si chiedono i nostri animali dello zoo.

“Mah, non dipende da noi”dice Joio,”bisogna aspettare le intenzioni di Craveri per un prossimo romanzo.”
Questa faccenda del denaro, il suo bisogno e il suo uso, ritornerà anche in altre storie successive.

Una nota realistica in un mondo fiabesco.

Faccio un salto in avanti attraversando in un balzo solo una decina di storie.
Sono passati cinque anni e parecchi “cineromanzi” con protagonisti i nostri amici zoolandini, ed ora la famiglia di craveriana memoria abita al limitar della foresta degli alberi ritorti (ma proprio da quelle parti doveva andare a finire?) forse sfollata dalla città per paura dei bombardamenti o di altre insidie legate agli orrori della guerra.

Ma in che anno siamo? Eh, nel bel mezzo del 1942.

Sebastiano Craveri ha lasciato da tempo Torino e si è trasferito nella verde campagna in quel di Carmagnola, anche lui per paura delle incursioni aeree che ormai sono il pane quotidiano.

Ma durante l’estate già da alcuni anni il Nostro passa insieme all’inseparabile consorte almeno un mese di villeggiatura in qualche paesinino delle Alpi Cozie. Si tratta generalmente di soggiorni in baite isolate.

Forse i fans di Craveri non si erano immaginati il nostro artista nelle vesti di scalatore, lui, definito da Piercostante Righini “pacioccone” di media statura e piuttosto grassottello, trasognato, perso nelle sue fantasie.
Viceversa il buon papà Sebastiano era alto 1,75, non grasso ma robusto, concreto nel suo agire, animatore nell’ambito di riunioni paesane con predilezione per i giochi di società e di illusionismo, cantante dotato di una bella voce baritonale, compositore di musica.

Paese-giocattoli-copertina

Ebbene, in complesso un uomo molto attivo, dotato di grandi capacità di socializzazione.
Se poi qualcuno alle annuali riunioni romane dell’AVE lo aveva trovato perso nei suoi pensieri, distratto ed astratto dalla realtà, forse il tutto era il frutto di una errata percezione da parte di osservatori poco acuti.

Comunque si sa, è assodato, che Craveri negli anni 40 passava le vacanze in montagna ed era dedito ad escursioni vere e proprie: uno sportivo, dotato del fisico adeguato. Ma nei momenti di riposo disegnava le sue storie per il Vittorioso, continuando quelle già iniziate o partendo con delle nuove. “Zoo in ferie”, ad esempio, ma anche il tenebroso “Zoo nella foresta”.

Ma dove andava esattamente, in quali località delle Alpi Cozie??

Ehh, le Alpi Cozie occupano gran parte del settore occidentale dell’arco alpino, comprendendo alcune delle vette più famose al mondo. Si originano al Colle della Maddalena (o Col de Larche, 1996 m), alla testata delle Valli Stura (Italia) ed Ubayette (Francia); ben presto lo spartiacque, con andamento prevalente Sud – Nord, raggiunge i 3000 m, con il pachidermico Monte Oronaye (3100 m), nei pressi del quale si diparte il costone divisorio Stura – Maira (che più a Est si biforca ulteriormente dando origine alla più breve Val Grana)…

Quindi c’è veramente da scegliere.

In molte delle sue storie di quegli anni lontani, si riflettono atmosfere, personaggi, paesaggi da lui vissuti in prima persona: salite impervie, torrenti impetuosi con ampie gore,vecchi mulini ad acqua ma a volte anche a vento, baite isolate in recessi quasi invisibili, boschi intricati, foreste quasi inaccessibili.

E poi, gli animali selvatici che allora popolavano quelle montagne.
Allora, di fronte a tutto questo, non mi rimane altro da pensare che Sebastiano Craveri nelle sue “fiabe” non fece altro che trasfigurare la realtà da lui vissuta: se non sempre, spesso.

Voi che ne pensate?

Grazie al collezionista e appassionato Mario Carlini per aver condiviso le carte della Farina Lattea Erba sotto e Nivea ancora a seguire.

Carte

Nivea

Nives

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