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GIANNI DE LUCA E L’ANSIA DELLA DIFFERENZIAZIONE, di Tomaso Turchi (parte I)

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Come i lettori di Cartoonist Globale ben sanno, la nostra attenzione verso la stampa a fumetti cattolica è sempre viva, anche perché rappresenta una grande tradizione narrativa e grafica della quale il nostra Paese deve andare orgoglioso.

Molto meno, invece, deve andare orgoglioso dello stato delle connessioni web, scandalo infinito anche in questo momento, mentre tento di comporre questo post.

A parte questo, in due puntate, oggi e domani, il nostro Tomaso Prospero Turchi anallizza una parte dell’attività grafica del Maestro Gianni De Luca, colonna del Vittorioso e, più tardi, del Giornalino.

Buona lettura.
E buon orgoglio
.

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Nel 1958 Gianni de Luca illustra su “Il Vittorioso” il racconto in 27 puntate di Lino Monchieri “Ragazzi di Ungheria“.

Come premessa esplicativa alla prima puntata, che appare a pagina 14 del numero 10, si legge quanto segue:

Questo romanzo è ispirato ad episodi realmente accaduti negli ultimi anni della 2° guerra mondiale, quando l’Ungheria sperava nella libertà e teneva alta la propria dignità.
Ora che questa speranza è stata inondata di sangue (i famosi fatti di Ungheria iniziati il 30 ottobre 1956, con l’invasione delle forze del Patto di Varsavia) e che la libertà strappata ai tedeschi è stata negata e soffocata dai russi, queste pagine sul martirio di un grande popolo ci commuovono ancor di più
.

Il racconto di Monchieri è ambientato nel 1944: lo stile del disegno si avvale dell’uso del pennino, per tratteggiare contorni schizzati, e del pennello con effetti espressionistici.

Di volta in volta le immagini sono virate in azzurro – come quella che potete vedere qui tratta dal “Vittorioso” n°20 del prima citato ’58 – oppure in rosa o arancione chiaro. Un esempio oggettivo di cifra stilistica plurima, specialmente se confrontato con gli stilemi messi in atto nell’illustrare altri racconti coevi o copertine, prima per “Il Vittorioso” (ad esempio quella del n°26 del 1963 e del n°11 dell’anno successivo) e per Il Giornalino (ad esempio il n°41 del 1960 e n°15 del 1968).

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Vitt e dintorni

Guardando “Ragazzi di Ungheria” non si può non pensare (almeno, al sottoscritto accade) al Got mit uns del pittore Renato Guttuso, serie di disegni a colori e in bianco e nero prodotti nel 1944, in piena seconda guerra mondiale.

Non solo per l’evidente assonanza storica fra due scenari contemporanei nel tempo, ma soprattutto per una certa identità stilistica.
De Luca, colto ed attentissimo conoscitore del percorso dell’arte figurativa italiana, quindi.

De Luca tedeschi

Guttuso

Tra il 1957 ed il 1980 realizza “La più grande storia mai raccontata” (una serie di racconti tratti dalla Bibbia) e “I dodici in cammino” (una storia della chiesa cristiana).

Io possiedo le edizioni in libro rispettivamente del 1986 e del 1987, e a queste faccio riferimento nel puntare il dito sulle ultime illustrazioni che si riferiscono al pontificato di Giovanni Paolo II con i suoi viaggi di fine 1980 in Francia e Brasile Come sono disegnate queste ultime strisce??

In confronto a quelle iniziali del 1957 (ne sono passati degli anni) si accentua il realismo reso con pacata descrittività. Dice Gianni de Luca a proposito: ”all’epoca, osservavo i volti del potere nei cinegiornali (perché all’epoca frequentavo ancora molte sale…), e poi sui giornali… le facce di Schumann, Eisenhower, Krusciov, De Gaulle… avevano tutti qualcosa di tragico nelle loro tensioni… non so… ma era anche qualcosa di comico, che poi era la loro fragilità, la loro vulnerabilità di persone…

Alcune di queste facce celebri ho dovuto espressamente rifarle, e le ritrovi ne “I dodici in cammino”… mi ha sempre colpito il doppio del potere, la sua maschera… che forse attiene in particolare ai potenti di questo secolo, perché loro per primi, rispetto ai loro predecessori, sono stati rappresentati in fotografia o ripresi in televisione.

Voglio dire che i ritratti dei regnanti europei dei secoli passati difficilmente svelavano questa doppiezza, questa verità di micro mimiche… bene, se io ho l’occhio critico (che deriva anche dal fatto di vivere nel secolo della fotografia, oltre che dal sapere disegnare), il mio compito è soprattutto quello di smascherare ciò che appare… qualcosa che il pittore del Seicento forse non avrebbe potuto mai fare, per il fatto che del potente vedeva solo un aspetto, quello ufficiale…” (Intervista di Laura de Luca al padre).

Mentre è in atto questa settimanale storia di genere religioso (si può sommariamente definirla in tale modo??) su Il Giornalino sullo stesso ebdomadario nel 1960 viene pubblicata la storia, su testi di Mario Basari“, “Non fumare la dinamite”, un giallo ambientato a Londra e dintorni che permette a Gianni de Luca di ironizzare sul genere, caricaturando personaggi dall’aspetto “very british”. Tutto questo a dimostrazione della grande capacità del Nostro di entrare nelle atmosfere delle
Renato Gottuso: Got mit uns. 1944.

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Dopo alcuni anni dedicati contemporaneamente anche all’illustrazione, il 1967 segna il ritorno al fumetto con “L’ultima Atlantide”, che vedremo nel post di domani.

E’ una storia di autore ignoto (almeno, io non ne conosco il nome) dai toni melodrammatici ospitata sulle pagine del prima citato settimanale dei “Paolini”.

Il 1969 è un anno molto importante nella carriera di De Luca.

Non solo per il suo ritorno definitivo alle strisce disegnate con Bob Jason, fumetto di genere western, ma soprattutto è l’anno che precede l’arrivo del commissario Spada, le cui avventure vengono scritte dal giornalista e scrittore Gianluigi Gonano.

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Arrivati a questo punto non intendo proseguire in avanti nel tempo, ma fare un lungo passo indietro: che anno corre quando il piccolo Gianni de Luca si trasferisce dalla natia Calabria a Roma?? Diciamo, tiro ad indovinare (no, non è vero, l’ho letto non so più dove), il 1933: Gianni ha quindi 6 anni.

Il bimbetto è precoce e già disegna, a modo suo. Quindi quando inizia le scuole elementari riempie i quaderni di immagini di ogni tipo.
In edicola c’è già il “Topolino” nerbiniano, di lì a poco arriverà l’”Avventuroso” con storie americane che negli States sono lette in maggioranza da adulti.

Gianni ha modo di guardare e poi anche leggere le meravigliose avventure di Gordon (Flash) disegnate da quell’Alex Raymond che già aveva fatto il suo ingresso in Italia come “negro” attraverso le avventurose tavole delle peripezie esotico/africane di Cino e Franco: due adolescenti – era facile immedesimarsi in loro – ai quali ovviamente non interessano le ragazze (in teoria, ma dietro le quinte…), anche se di fanciulle nelle storie ufficialmente dovute a Lyman Young, ma di fatto disegnate e forse scritte da altri, ce ne sono, eccome! Chi non ricorda la regina Loana???

Nel 1937 Gianni ha 10 anni e – pare- sia stato un fan della prima ora del settimanale cattolico “Il Vittorioso”: leggeva però anche le storie di Tartan di Foster, ma pure Dick Fulmine di Cossio, insieme alle imprese aviatorie di Romano il legionario, creatura nata dalla penna del grande Caesar. Una allegra baraonda.

In un mese imprecisato del 1942 la sua prima visita alla redazione romana de “Il Vittorioso”, portando con sé disegni e schizzi vari.

Uno di questi sarebbe anche stato pubblicato – ho letto – ma quando e dove non l’ho mai scoperto.

Comunque da un’intervista, rilasciata alla figlia Laura nel corso del 1987, si apprende che il primo fumetto disegnato risale al 1943 ed è di genere bellico.
Dalle poche tavole pubblicate risulta chiaramente l’influsso sia di Corrado Caesar nell’impostazione delle armi belliche, che del personaggio X9 disegnato da Raymond.

Sarebbe necessario, per parlare con cognizione di causa, poter visionare il materiale completo.
Comunque il primo lavoro del nostro realmente pubblicato non è una storia a fumetti, ma una serie di illustrazioni a corredo del romanzo “Senza famiglia” di Ector Mallot, “Senza Famiglia”: casa Editrice Libreria siciliana, Palermo- Padova, 15 ottobre 1945.

Per quanto riguarda il fumetto Esordisce nel marzo 1946 sull’albo Tam- Tam n° 2 edito dalla SEMCI con la storia “Il guercio sconfitto”, piccole tavole in formato verticale; poi nel giugno di quello stesso anno ecco uscire nella serie Albi Roma dell’AVE il n°1 con la storia “Anac il distruttore”, seguita dall’albo della stessa serie n°3 -Mese di Agosto 1946 – “La meravigliosa invenzione” su testi di Danilo Forina.

Questa in effetti è la prima storia ad essere stata disegnata nel 1945.

Nel 1947 sull’albo della serie azzurra dei “4 cerchi, esce l’albo “L’oasi di Kamrasi”. Sul settimanale “Il Vittorioso”, Gianni de Luca debutta alla fine del 1947 con “Il mago Da Vinci”, anche se già nel 1946/47 appaiono suoi disegnino a corredo di rubriche varie e dall’inizio del 1948 come illustrazioni questo o quel racconto, firmati generalmente con la sigla GD. Che so,”E’ tempo di vivere” di Karassoff, forse un fuggiasco dalla tirannide stalinista.

Ma ecco l’indimenticabile “Battaglia ai ciuffi bianchi” di Alberto Malfatti: bravo de Luca, illustrazioni grandi e piccole virate in azzurro o verdino, uno stile ancora naturalistico tradizionale, legato agli stilemi del tempo.

Tavola

Il racconto continua anche nel 1949; messo a confronto con i disegni delle storie a fumetti coeve, ”L’impero del sole” ad esempio, già si evidenzia la capacità del disegnatore calabrese, ma romano d’adozione, di riuscire a percorrere contemporaneamente più binari tecnico/espressivi.

Nel corso del 1948 escono alcune storie brevi disegnate nel 1946: Albo Serie Ted n°7 “Il nemico nell’ombra”, albi serie Jim Brady numeri 2 e 7, rispettivamente “Il fiore della morte” e “Il re della montagna”: quindi su “Il Vittorioso”, “I naufraghi del Mc. Person nel 1949, poi “Prora vichinga”, L’impero del sole, “La sfinge nera” e “Il tempio delle genti”.

Nel 1951 il futuribile Gli ultimi della Terra. Questa storia, disegnata con una inconsueta stilizzazione formale mette in evidenza la capacità del Nostro di cambiare registro a seconda del soggetto delle varie storie – sempre su testi altrui – che deve disegnare: una sorta di cifra stilistica plurima, che l’autore ha la capacità di gestire a ragion veduta.

Seguirà nel 1952 “Il cantico dell’arco” su testi di Forina, nell’ambito della quale il Nostro si cala di nuovo in uno scenario storico usando un disegno più classico. Lo stesso disegno di stampo realistico appare nella storia successiva,“Le braccia di pietra” su testi di Eros Belloni (“Il Vittorioso” 1952/53).

In questa storia ambientata nella Roma degli anni ’50, Gianni de Luca continua la sua sperimentazione grafica, con uno stile limpido e fortemente espressivo nell’uso del segno e documentaristico nella scenografia.

(il seguito nel prossimo post, tomorrow)

Giallo Strada