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GLI ULTIMI GIORNI DI FRED MOORE

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Come si è già visto un po’ anche in passato, i post fluttuano, vanno e vengono come la risacca, suscitano interesse tiepido o stimolano qualche increspatura di repliche e domande.

Se andate a ravanare in quelli degli anni passati, ne trovate uno rimasto a mezz’asta; era dedicato a Pancho, il quarto caballero archiviato, diciamo pure abortito, per ragioni sulle quali ci soffermeremo più a fondo ancora in un futuro anteriore (ma non lontanissimo, va’).


Il brano consigliato come sottofondo per la lettura è di John Steel: The Girls of My Dreams
Compositore: Irving Berlin, 27 luglio 1920.

Centaurette

Kennedymoore

L’occasione per tornare sull’argomento ci viene offerta dal sagace Andrea Cara, grande perlustratore della rete, che ha individuato l’obituario di Fred Moore pubblicato sul Los Angeles Times il 25 Novembre 1952.

Non pago di ciò, ci invia anche un pezzo favoloso di Moore che è stato appena venduto all’asta per 3.690 dollari.
Lo si trova sotto, in chiusura del post.

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Cionondimeno, ecco qua sotto un’altra immagine inedita, schizzata da Fred Moore, di Pancho, il caballero di Cuba, impossibile compagno di scorribande di Paolino Paperino e degli altri due pennuti dell’America Meridionale: il messicano Panchito e il brasiliano José Carioca, il quale era già stato protagonista, sin dall’ottobre 1942, di una propria serie di tavole domenicali, dove veniva caratterizzato come il povero abitante di una catapecchia, ubicata nella pubblica discarica (GULP!) di Rio de Janeiro.

Latin lover da strapazzo, in questa serie a fumetti sceneggiata da Hubie Karp e disegnata da Bob Grant e (più tardi) da Paul Murry, Josè si mostra assai sensibile al fascino femminile e si confronta con seducenti pennute come la cantante lirica Rae Mefaa, la possidente Maria Rocha Vaz o la bionda Gloria del Orto, incarnazione del mito americano.

Dall’aprile 1944, il galletto messicano “coabita” nella tavola settimanale di José, col quale ha un burrascoso approccio.

Pancho_con_avanajpg Sei mesi più tardi, invece, sfratta il pappagallo e ne divie-
ne il protagonista assoluto, mettendo al corrente il lettore delle sue traversie sentimentali, complice lo sceneggiatore Bill Walsh.

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L’irruento pistolero del cinema si trasforma così, per ragioni di cuore, in un girovago malinconico. Accompagnato dal suo fedele cavallo di nome Señor Martinez, rende partecipi i lettori delle sue peregrinazioni nei suggestivi villaggi di Mazatlan, Chihuahua, Happy Cactus, Hippimippi, Ippitippi, o nella landa desolata della Big Bogey Mountain.

Le illustrazioni di questo post si riferiscono più a Fred Moore, che a Pancho.

La prima è una delle sue caratteristiche donnine, uno schizzo che poi si sarebbe evoluto nella “parte alta” (dalla punta dei capelli sino al bacino) di una delle centaurette del film “Fantasia” (1940). Un “rough” del ’39, direi; il suo periodo migliore. Trovo che questa sua morbita visione del femminile si affascinante, assai influente ancor oggi. La sua memoria risuona in svariate eroine dei disegni animati di tutti gli studi, dalle ragazze di Nino Pagot alla Sody Pop di John Kricfalusi.

Seppi, anche per bocca di Frank Thomas e Ollie Johnston, conosciuti ormai quattro lustri fa, che alla fine degli anni Trenta tutti volevano farsi disegnare una donnina da questo ragazzo giocherellone e incontenibile. Mi sarei stupito del contrario; anch’io (che non chiedo mai disegni ai colleghi, per non scocciarli) avrei tempestato di richieste Fred Moore sinché non avesse ceduto. Cosa che farei davvero con pochi artisti al mondo. Uno di questi, di sicuro, per esempio, sarebbe Jaime Hernandez.

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La successiva immagine di questo post, a destra, è un insolito ritratto di Fred Moore stesso, fattogli da Alex Ignatiev poco prima che il creatore del look di Cucciolo e del Topolino “apprendista stregone” se ne andasse.

Cosa che avvenne in circostanze davvero imbarazzanti che gettano una luce su quale fosse il funzionamento del sistema sanitario americano anche molto prima che il perfido Richard Nixon cominciasse a svenderlo alle compagnie di assicurazioni degli States (vedi Sicko, di Michael Moore, nessuna parentela con Fred).

Quello che Ignatiev ci mostra nel suo ritratto scherzoso non è più il gioviale ragazzone ciuffuto, sincero e impulsivo, che i libri sui disegni animati sogliono tramandarci.

Se la caricatura è fedele, così appariva il geniale animatore quando si incamminava ahilui verso la fine dei suoi giorni.

Un traguardo di cui era del tutto inconsapevole: pur afflitto da un serio problema di alcolismo, il suo eventuale tasso etilico non ha alcuna relazione con l’incidente stradale che subì, sobrio, anche se una diversa versione dei fatti è stata fatta subdolamente circolare nei decenni successivi da colleghi in vena di lavarsi la coscienza. Autori che in buona o cattiva fede hanno il torto di aver ridimensionato ingiustamente, l’enorme, fondamentale apporto dato da Fred Moore alla creazione e all’evoluzione di alcuni fra i più simpatici personaggi dei cartoons.

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Il gruppo di donnine sopra, è stato messo all’asta lo scorso giorno 2. Così lo descrive la brava Jenny Lerew, autrice di un interessante volume sul prossimo lungometraggio Disney-Pixar Brave.

This typical Fred Moore group of ladies en deshabille is being auctioned online today by Heritage. It’s lot 78744, 12×13.5″, watercolor and ink mounted on cardboard(as were many of Fred’s “presentation” girls), and described as being from the estate of one John McLaughlin.
The bidding’s currently at $1200(as of 10am PST)
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I 3 caballeros