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TURCHIA, LIBIA, IRAQ, IRAN: DISEGNI, COMMENTI, PRINCIPI VIOLATI E… FREDDIE MERCURY! (seconda parte)

Monna Lisa Turchia

Ieri siamo andati a Istanbul letterariamente, graphicnovelianamente, per annunciare un incontro dove si tessevano le laudi di Osman Hamdi, poliedrico intellettuale ottomano.

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Osman fu padre della pittura figurativa, e in particolare del ritratto dal vero nella cultura islamica, fu anche uomo politico e archeologo. Percorrendo le tracce di questa biografia culturale poco nota in occidente, gli autori del libro a fumetti che lo riguarda, Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, si interrogano sul concetto di stereotipo e sulle semplificazioni che ne sono il risultato.
Apre il libro in modo non casuale Edward Said, che sul tema dell’orientalismo ha lasciato un segno indelebile e compaiono come protagonisti gli stessi autori che seguono anche le proprie personali vicende (come ad esempio la scoperta di una gravidanza in viaggio).

Tamer

Oggi, invece, andiamoci direttamente, a Istanbul. Ma non prima di aver ricordato le biografie dei due autori.

Gianluca Costantini (Ravenna, 1971) vive e lavora a Ravenna.

Pubblica fumetti e illustrazioni dal 1993 su riviste nazionali e internazionali, tra cui Internazionale, Animals, Le Monde Diplomatique (Francia), World War III Illustrated (Stati Uniti), Mov (Grecia) ecc…
E’ direttore artistisco delle riviste inguineMAH!gazine e GIUDA. Insegna Arte del fumetto all’Accademia di Bologna e Tecniche di animazione digitale all’Accademia di Rimini.
Ha pubblicato i libri “Vorrei incontrarti” e “Diario di un qualunquista” per Fernandel, “Ultimo” e “Officina del Macello” per Edizioni del Vento e “L’ammaestratore di Istanbul” (appunto quello che ci interessa adesso) per Comma 22. Il suo ultimo libro “Julian Assange. Dall’etica Hacker a Wikileaks” è uscito per Becco Giallo.
Ha esposto al Salon du Dessin Contemporaine di Parigi al Louvre, lavora con la Galleria Miomao di Perugia.

Istanbul1

Elettra Stamboulis (Bologna, 1969) vive e lavora a Ravenna.

Socia fondatrice di associazione Mirada, è curatrice di mostre d’arte e di fumetto. Ha curato le mostre di Marjane Satrapi, Joe Sacco, Danijel Zezelj e altri importanti autori del fumetto internazionale e nazionale.
Molti di questi eventi espositivi sono stati ospitati in altre città europee e ha partecipato a numerose conferenze di festival europei (recentemente Rénnes, San Pietroburgo e Londra). Cura il Festival Internazionale del fumetto di realtà “Komikazen”, che si tiene ogni anno a Ravenna. Come sceneggiatrice per il fumetto ha collaborato con numerosi autori ed ha scritto il testo per i graphic novel L’ammaestratore di Istanbul (aridàje) e Officina del macello (Venezia, 2009). Suoi articoli sono comparsi in numerose riviste di settore e cataloghi. Ha pubblicato due raccolte di poesie in edizione limitata.

Ed eccoci ad attraversare la Porta d’Oriente, diretti al quartiere Tacsìm, aperto giorno e notte, rumba caliente più o meno a ciclo continuo.

Qui, fino al 10 settembre c’è ancora la possibilità di visionare una bella mostra di parodie fumettistiche, curata dall’inarrivabile Thierry Groensteen.
Anche la papera “Monna Lisa” che apre questo post fa parte di una sezione dell’esposizione. Questi sono i cartelloni-teaser esposti sulla facciata dell’edificio, a Tacsìm.

Superman Gotlib

Taking inspiration from last Summer’s succesful Cent pour Cent exhibition, the French Cultural Center is once again cooperating with Angoulême International Center for Comic and Images.

This exhibition’s name is interesting in itself: the translation falls somewhere along the lines of Parodies: Comics are Mocking Themselves..

The show is dedicated to the history of comics and the legendary characters of comics. The show was inaugurated at the prestigious Angoulême Festival just this Winter, so Istanbul is once again claiming its well-deserved status as a center for arts and culture.

The show starts with references to the historical significance of Mad magazine. You can then stroll along witty and entertaining mockings of legendary comics’ characters, such as Tarzan, Robin Hood, Sherlock Holmes, Conan, and Harry Potter

Picasso

In mostra ci sono anche dei fumettisti turchi, praticamente inediti da noi (a parte Ufuk, che usciva su Totem Comic, ultimo periodo, come una sorta di sostituto di Edika, dal quale riprendeva ampiamente lo stile).

Sono inediti perché umoristici, e (si sa) gli umoristi lavorano per “vcasa loro”, gli avventurosi hanno davanti il mondo e si possono giovare di innumerevoli traduzioni ed esportazioni. Gli avventurosi sono astratti e tutto sommato generici (o generali). Gli umoristici affondano il dito nella piaga e spesso ve lo rigirano a trapano, quindi danno un po’ di fastidio, almeno qualche volta, e si sa di loro solo quando gli sgherri del censore di turno li riempiono di manganellate, un po’ di calci, una filastrocca di pugni e qualche sputo diffuso per lenire le ferite fresche.

Uno di questi fumettisti turchi, il più “naturalistico”, forse, si chiama Ersin Karabulut.

Ersin

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Garfield strangolato

Dalla Turchia alla Libia il passo non è del tutto peregrino.

Chi ha un po’ di tempo da investire (minuti, non ore!) potrebbe seguire questo innteressante inannellamento di riflessioni (chiamiamolo “intervista”, se vi pare) all’intellettuale di destra Massimo Fini, antimodernista, sicuramente anticapilista e “antisciocchezzista”, molto critico con la classe politica imbarazzante di questi ultimi tre lustri.

Fini offre una sua versione del perché l’Italia è entrata nella guerra contro Gheddafi, dissennatamente. Si può condividere o meno, ma è un ottimo punto di paragone.

Degna di riflessione, fra le altre, questa risposta di Fini sul futuro possibile dell’Iran:

200px-Izno01 Un obiettivo però molto difficile e molto ostico è l’Iran, sono anni che gli Stati Uniti fanno una politica ideologicamente molto aggressiva nei confronti dell’Iran, che non si capisce il perché non dovrebbe costruirsi il nucleare civile, che serve ad usi civili e anche medici, solo che aggredire l’Iran vorrebbe poter dire veramente scatenare una terza guerra mondiale.

Però certo è lì anche in Iran, com’è successo in Libia, in Libia la rivolta non è scoppiata spontaneamente, hanno mandato agenti provocatori francesi e britannici e questo avviene anche in Iran, cercano continuamente di fomentare un malcontento che probabilmente c’è ma che riguarda una parte minoritaria della popolazione.

Domanda del Blog– La ribellione si è organizzata spontaneamente?

Secondo me è una rivolta fomentata, i rivoltosi da soli non avrebbero mai potuto fare nulla. Si è votata una risoluzione ONU che poteva anche avere il suo senso, il “no fly zone”, perché una delle due parti, Gheddafi in questo caso non avesse una superiorità militare assoluta. È stato subito evidente che la storia del “no fly zone” era un’aggressione alla Libia di Gheddafi. Il quale non è o non era un dittatore isolato come ci si è fatto credere, aveva anche nella popolazione un consistente appoggio per la sua politica anticoloniale, nazionalista, antiamericana e anche perché, grazie al petrolio, si era arricchito lui sì, ma aveva arricchito anche nuovi ceti sociali.

Quindi non è stata, come in Tunisia, una rivolta di un popolo intero che caccia il dittatore, infatti non a caso è durata sei mesi con inferiorità militare da parte di Gheddafi, dopo l’intervento della Nato, totale.

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