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CATTIVIK, IL NERO EMARGINATO, ovvero PARLA MASSIMO BONFATTI

Cattivik_sul_trono_di_coccio

Il post ultimo scorso lasciava in sospeso l’intervista a Massimo Bonfatti, e non squarciava il velo di mistero rispetto al regalo grafico che Massimo aveva promesso a Fausto Oneto, titolare del ristorante rapallese U Giancu.

Lo facciamo adesso.

Ecco qua il disegno di Cattivik, realizzato con l’obbligo di essere appeso non già vicino agli altri di illustri colleghi, da Segar a Schulz, da Raymond a Gottfredson. Per coerenza con la sua personalità, Cattivik sarebbe stato più a suo agio nella toilette (per dirla alla francese) di U Giancu.

Scorrendo velocemente il post, con l’ultima immagine scoprirete se Fausto ha onorato o meno la richiesta del Bonfa.

Intanto, per chi ignorasse la natura del personaggio, un piccolo ripasso su Cattivk non guasta. Il suo nome precede il personaggio vero e proprio, stando alle dichiarazioni del suo stesso creatore, Bonvi, che ne disegna un prototipo verso la fine del 1964 in un giornaletto studentesco dell’area di Modena.

Quell’embrionale Cattivik fa da antagonista a una band musicale realmente esistente: I Gatti. Roba seria, perché la chitarra del gruppo è Francesco Guccini e gli altri si chiamano Maurizio Vandelli, Victor Sogliani, Alfio Cantarella e Franco Ceccarelli, che in seguito diverranno l’Equipe 84.

Più tardi, nel leggendario ’68, “Cattivik” diviene il titolo provvisorio di una rivista antologica progettata per contestare tutto e tutti sullo stile della famosa “Mad” americana. Questo secondo Cattivik della situazione non è destinato a essere un personaggio vero e proprio, ma piuttosto un dissacrante testimonial, presente sulle copertine e in brevi flash.

Blog_red_ronnie_e_il_bonfa Alla fine, il gruppo di autori (gli sceneggiatori Alfredo Castelli, Mario Gomboli e Marco Baratelli, e il noto fumettista a tutto tondo e blogger Carlo Peroni, che si firma “Perogatt”), decide di accantonarlo. Chiamerà la rivista e il suo testimonial “Tilt”, con un titolo che sarà abbinato in seguito a una serie a fumetti del “Corriere dei Piccoli”, illustrata prevalentemente proprio da Bonvi.

Nel 1970, lo stesso Bonvi userà al meglio la macchiettistica parodia dei criminali in calzamaglia nera dei “fumetti per adulti” made in Italy. Il debutto ufficiale avviene sul mensile “Cucciolo”, diretto dall’instancabile Leonello Martini e edito dalla Alpe di Milano.

Il tredicesimo numero del 1970 annuncia in terza di copertina l’arrivo di “un sacco” (alla lettera) di nuovi personaggi; fra questi c’è finalmente anche uno sguaiato Cattivik, che esce insieme agli altri dal contenitore di juta raffigurato dal disegnatore di redazione, Attilio Ortolani (nessuna parentela col nostro Leo).

Col numero seguente, Bonvi ne lancia le avventure vere e proprie, che nel suo studio modenese, la Playcomics, scrive e disegna insieme a Clod (Claudio Onesti), Silver (Guido Silvestri) e ad altri occasionali collaboratori.

Le prime storie sono fatte in modo trafelato: Silver e Clod disegnano a catena le tavole iniziali degli episodi, senza sapere chi sarà il rivale di turno del nero criminale che comparirà nelle successive. Lo deciderà Bonvi in un secondo tempo, concentrandosi sugli episodi singoli. E intanto la produzione per le Edizioni Alpe va avanti, facendosi apprezzare dai nuovi lettori.

La storia di Silver e Bonvi “Cattivik contro Tiramolla”, che compare sullo storico tascabile “Tiramolla” del 18 giugno 1972 può considerarsi il simbolico spartiacque fra un’epoca e l’altra del fumetto comico italiano. Ve ne posto la vignetta quadrupla conclusiva, una vera curiosità, dato che la storia non mi risulta sia mai stata ristampata da allora.

Blog_cattivik_e_tiramolla

È circa in quel periodo che Bonvi, impegnatissimo nella produzione di storie e “fumetti in TV” con Nick Carter, si disinteressa a Cattivik e lo regala a Silver, che lo porterà avanti egregiamente prima sul “Corriere dei Ragazzi” e poi anche su “Eureka” dell’Editoriale Corno.

Nel luglio 1989, con la nascita della casa editrice ACME, di cui Silver è contitolare, debutta una testata bimestrale dedicata a Cattivik, che presenta avventure inedite.
È l’avvio della terza fase nella vita del personaggio, affidato soprattutto a Massimo Bonfatti (eccolo là!) e a Giorgio Sommacal.

Così, siamo quasi giunti ai giorni nostri, e alla seconda parte dell’intervistiella rilasciata dal Bonfa a Paolo Tremonti.

(…)

PAOLO 3MME: Quali pensi che siano stati i lettori standard di Leo Pulp ?

BONFA: Mah, non penso che abbia dei lettori standard.

PAOLO 3MME: Potrebbero essere i cosiddetti “fanzinari”?

BONFA: Ah i “fanzinari”, brutti, brufolosi, con gli occhiali… Quelli a cui fai riferimento non sono però una mia creazione, penso che li abbia inventati Daniele Panebarco per una copertina di “Fumo di China” quando era ancora un ciclostilato di piccole dimensioni, prima ancora che io iniziassi a collaborare con la rivista.

PAOLO 3MME: Come vedi la situazione del fumetto umoristico italiano?

BONFA: Dal mio punto di vista, in Italia ci sarebbero parecchi autori con le carte in regola per produrre fumetti umoristici di qualità; il problema è degli editori. È chiaro che se tu fai trascorrere venti anni in cui non pubblichi nessuna testata umoristica che rispetta i lettori mantenendo alto il rapporto qualità prezzo, come fanno ad esempio in Francia, col tempo perdi in modo naturale il bacino di utenza. Ti ritrovi ad avere dei ragazzi dai quindici ai trent’anni che non hanno mai letto in vita loro dei fumetti umoristici, se non i manga giapponesi e quei pochi altri in circolazione.
Così, in tempi recenti, nessuno delle nuove generazioni ha potuto affezionarsi a questo tipo di fumetto.
Tutto ciò porta il mercato a fare delle scelte.
In sostanza, a quella di non rischiare e non investire nel fumetto umoristico. D’altra parte, secondo me un editore è un imprenditore, un imprenditore vero dovrebbe però capire che il mercato lo si crea! Il mercato non va solo sfruttato.

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PAOLO 3MME: Cosa avresti voluto fare, se non fossi diventato disegnatore di fumetti?

BONFA: Non penso che disegnare fumetti sia l’unico lavoro che saprei fare, ci sono altre professioni che mi interessano e che farei con lo stesso entusiasmo e la stessa passione. Penso che da un giorno all’altro potrei anche cambiare lavoro, però finché ho questo lo porto avanti, perché è quello che so fare meglio, è quello da cui mi aspetto più soddisfazioni e soprattutto è quello che mi diverte di più.
Comunque, ogni tanto mi verrebbe voglia di cambiare lavoro anche solo per un breve periodo di tempo.

PAOLO 3MME: Che lavoro ti piacerebbe fare?

BONFA: Penso che mi sarebbe piaciuto fare il fotografo. Così vedi e conosci gente, hai occasione di viaggiare, come il disegnatore della Bonelli Giovanni Freghieri (“Dylan Dog”), che fa anche il fotografo per l’appunto.
Sono tanti gli autori che si alternano in due lavori diversi, di solito perché uno compensa le mancanze dell’altro.

Fine.
La foto qua sopra mostra com’è poi andata a finire per il disegno di Cattivik, nel “licet” di U Giancu.

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La foto del Bonfa più in alto, invece, è stata scattata dal sottoscritto in un corridoio di Tele Montecarlo, con Red Ronnie, durante una puntata di un suo remoto programma pomeridiano, nell’anno di grazia 1999.
Bei tempi.

AGGIORNAMENTO

Per tutti gli estimatori di Leo Pulp, Massimo Bonfatti ricorda che nel 2009 il personaggio è in via di pubblicazione in ex Jugoslavia, Germania e Stati Uniti (si veda la copertina a destra).

Se volete saperne di più cliccate qui: http://www.massimobonfatti.it/blog/