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CHI HA PAURA DELLE RANE?

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Gli animali antromorfi piacciono poco alla Santa Sede, in partico-
lare le rane.

Non c’è da stupirsi, i tempi sono cambiati.

Una volta, alcune decine di anni fa, esisteva una rana, o meglio, un “rano”, Fremont Frog, creato da Jack Bradbury per il comic book Giggle, che era sommamente gradito al Cielo. Stava dalla parte degli angeli, che lo amavano; il diavolo lo tentava, ma lui resisteva… Un bravo ranuncolo, insomma.

A suo tempo, anche Ub Iwerks, appena sciolto il suo primo sodalizio con Walt Disney aveva creato un ranocchietto di nome Flip che mi risulta non abbia dato (e avuto) troppi problemi con preti e papi. Sotto, mostro un raro cortometraggio di Flip il ranocchio degli anni Trenta, alle prese con una signorina che più volte resta in mutande o con la gonna sollevata. Il film è stato girato circa quando l’attuale papa nasceva.

Per decenni, tra Chiesa Cattolica e rane tutto è filato liscio.

Una volta, un Testimone di Geova cominciò a guardarmi male quando lo incrociavo, e a chiedermi di ravvedermi perché disegnavo fumetti con animali antropomorfi.
Mi suggerì di concentrarmi su fumetti di episodi biblici e di lasciare perdere gli animali, perché portatori di false veriità. Testualmente o quasi, me ne spiegò la ragione a suo modo: «Nella realtà nessun animale parla, si veste, si muove come fanno gli uomini. A meno che non si vittima di influenze sataniche».

Oggi, le rane antropomorfe disturbano il Papa, invece. Lo riporta la stampa (e quindi, sarà vero: è scritto sul giornale).

La Rana di Martin Kippenberger, esposta al Museo di arte moderna di Bolzano, «ha ferito il sentimento religioso di tante persone che nella croce vedono il simbolo dell´amore di Dio e della nostra salvezza, che merita riconoscimento e devozione religiosa», scrive Papa Ratzinger.

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Forti dell´appoggio papale – sollecitato anche da manifestazioni in piazza degli Schutzen – i fautori dell’allontanamento della Rana hanno addirittura convocato il consiglio della Fondazione Museion, a soli tre mesi dall´inaugurazione dello scintillante museo nel centro di Bolzano, che ha avuto finora 26mila visitatori. Lo scrive la stampa. E la repubblica, e financo il foglio.

Finché resterà in vita, fra gli strepitii di Giuliano Ferrara, sarà bene leggerlo e credergli. Non è bello lasciarlo da solo, proprio prima della sua dipartita, quando la materia di cui è fatto tornerà a incartare sedani e stoccafissi: una sua funzione più socialmente utile.

I componenti di nomina provinciale della fondazione, che sono la maggioranza, hanno già fatto sapere che voteranno contro la Rana, sconfessando la direttrice, Corinne Diserens.

La quale risponde: «La Rana resterà suo posto». Bene, Corinne, sono con te e dalla parte di tutti gli animali antropomorfi, volpi e martore, balenotteri e zirli, zibellini e cavedani.

Probabile, quindi, il braccio di ferro, con le dimissioni della direttrice e del comitato artistico del Museion.
Nonostante il motivo del contendere sia ormai solo di principio: la statua raffigurante una rana crocifissa che stringe in una zampa un boccale di birra e nell’altra un uovo, opera dello scomparso artista tedesco Martin Kippenberger, se ne sarebbe comunque tornata a casa sua, in Svizzera (una collezione privata), il 21 settembre, quando si concluderà la mostra «Sguardo periferico e corpo collettivo».

Da parte mia, manco a dirlo, sto con Carlo Strinati, soprintendente speciale per il Polo museale di Roma. Il suo pensiero è sin troppo ovvio. Ma in questi tempi, anche pensare cose ovvie (dato che il pensiero è azzerato) sembra quasi rivoluzionario.

Dice Strinati: «Capisco le ragioni del Papa. Dal suo punto di vista ha fatto bene a lamentarsi per la rana crocifissa. Ma non per questo all´opera d´arte va messo il bavaglio. L´arte deve essere libera. Sempre. E l´artista lo deve sapere, non deve avere vincoli per esprimere quello che sente. Ma deve anche sapere che con altrettanta libertà chi non condivide la sua opera può criticarlo, anche duramente».

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Qui si può leggere, e scaricare, l’intera storia di Fremont Frog, ovviamente inedita in Italia.

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