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MILT GROSS, SENZA “SE” E SENZA “MA” (una “quasi” rarità)

Quanti visitors conoscono il geniale Milt Gross?

Non sento voci echeggiare nell’atrio telematico, né sonerie di cellulari che annuncino risposte positive in modo verbale alla domanda.

Nessuno stupore. Di questo colosso dell’umorismo, che una volta mi fu segnalato da Luciano Bottaro per una rivista (alla fine mai nata) alla quale anche il Maestro di Rapallo avrebbe dovuto partecipare, non esistono antologie in volume, ristampe anastatiche sistematiche, comic books vintage o altro. Solo ritagli di giornale, qualche comic book in via di sbriciolamento e un paio di eclatanti cortometraggi animati. Non se ne trova traccia in terre anglofone, figuriamoci in Italia!

Milt_gross

Da noi, di Gross, mi risulta l’uscita di appena un pugno di albi a striscia, pubblicati alla fine degli anni Quaranta da un decaduto editore Nerbini, fra un Pinocchio riscaldato di Scudellari e una delle tante traduzioni di Bibì e Bibò di Knerr.

Chi non lo conoscesse, intanto può vederlo in questa antica foto al lavoro sul suo tavolo da disegno, dove schizzava personaggi buffi con una rapidità impressionante, usando pochi effimeri tratti a matita, niente gomma e tanto impeto con le chine.

Delicatessenteaser

Gli anglofoni (quasi tutti, cioè, penso), possono aggiornarsi sulla sua intensa, ma purtroppo rapida carriera qui:

Born in 1895 in the Bronx, Milt Gross began his first comic strip, Phool Phan Phables, at the age of 20. It was for the New York Journal and featured a rabid sports fan named George Phan. Milt had been hanging around newspaper in search of cartooning gigs for a few years. He was actually working for Tad Dorgan, a major sports cartoonist of the day, when he landed his inaugural strip. It was to be the first of a series of non-memorable false starts. Animation, WWI and more short-lived strips served as his training ground for his first major success, “Gross Exaggerations“.

Banana_oil

Tra le serie di Gross spiccano Count Screwlooose of Tooloose, Dave’s Delicatessen, Babbling Brooks, Otto and Blotto, That’s My Pop!

… E Banana Oil, una strip comica lanciata nel remoto dicembre 1921.

Banana Oil non è un personaggio, bensì un’espressione, resa famosa da questa strana striscia, spesso costituita da una sola vignetta, ideata da questo iperproduttivo autore di libri e soggetti cinematografici (lavora anche con Charlie Chaplin, e scusate se è poco), che sa anche curare rubriche di arte e di prosa con taglio umoristico ed è anche l’unico, oltre a Walt Disney, ad avere il proprio nome indicato sulla testata di un comic book.

Nel 1921, Gross inventa l’espressione intraducibile che dà il titolo alla strip, destinata a diventare di uso comune negli anni Venti come beffardo, rituale contrappunto alla situazione impossibile raffigurata.
Pronunciata da personaggi diversi, “banana oil” equivale in sostanza a un “mandare a quel paese”, e nel contempo a rivelare che qualcuno la sta sparando grossa. La sua traduzione letterale, “olio di banana” suggerisce perfettamente l’idea di un paradosso.

Bananaoil_toobig

Gross pubblica Banana Oil sul quotidiano New York World, che nel 1926 correda la striscia con una omonima tavola domenicale, interrotta quattro anni più tardi quando l’autore passa al King Features Syndicate, in seguito alla chiusura del giornale.

Gross1

Di Milt Gross sono orgoglioso di presentare ai visitors italici un piccolo capolavoro: uno dei suoi due soli film animati diretti per la Metro Goldwyn Mayer. Uno strampalato showetto in bianco e nero incentrato su una sorta di Corrida americana, un’Ora del dilettante che in quegli stessi anni è anche oggetto di interesse per gli stessi Disney e Tex Avery, che ne trattano in due loro celebri cortometraggi. Ecco come si cercava di darsi un’identità alla MGM prima dell’avvento di Hanna e Barbera (e di Tom & Jerry), prima del genio fracassonemente creativo di Avery.

Sulla follia di questo corto (del 1939), non mi dilungo. La mano di Gross è evidente anche dal punto grafico, sia nel personaggio principale, ricavato dalla serie a fumetti Count Screwlooose of Tooloose, che in qualche comprimario. Si nota un po’ meno in alcuni personaggi secondari, gestiti dallo stesso staff (con in testa Emery Hawkins) che in quel periodo si occupava (alla grande) anche dell’animazione dei cortometraggi dei Katzenjammer Kids, appunto Bibì e Bibò.

Chissà come avrà storto il naso Fred Quimby, responsabile per la MGM del settore animazione e notoriamente privo di senso dell’umorismo.

Che dire di più, per il momento, se non: “Godetevi questa quasi rarità“?!

Pete_pooch

NOTA: Andrea Ippoliti precisa che Fred Quimby si arrabbiò davvero! Addirittura, si rifiutò inizialmente di distribuire il cartoon poiché riteneva ledesse la dignità della MGM (Avery doveva ancora giungere)!! Ecco perché Gross rimase così poco allo Studio e si ebbe solo un altro suo corto.

Il © di Banana Oil è del N. Y. Evening World.
Tutti i fumetti di questo post sono © Milt Gross Estate.
Il corto della MGM è in pubblico dominio. L’animatore americano Kevin Lagley lo ha postato (grazie assai) non su You Tube, bensì su Daily Motion, che è meno rapido da scaricare, tende a incepparsi, ma alla fine dà ottimi risultati, se si porta un po’ di pazienza
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