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L’INEFFABILE MEO MAZURKA (con notazioni su Superman, o meglio “Ciclone”, senza tacere della gigantografia milanese di Benito Mussolini)

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Ecco qua Meo Mazurka (o Mazurca).

Secondo gli adattatori italiani è una volpe del deserto.
In questa oblunga vignetta, realizzata come (quasi) di consueto da Vive Risto, che è anche creatore del per-
sonaggio, ha un grosso nidi di api sulla testa, esibito a mo’ di turbante.

La storia in questione, pubblicata su Tom & Jerry della Editrice Cenisio, fa parte del ciclo dedicato a Flic e Floc: un cane della prateria e uno scoiattolo, perso-
naggi ideati da Carl Buettner ispirandosi a non me-
glio identificati cartoons di Harman e Ising per la Metro Goldwyn Mayer, ma sostanzialmente creazioni originali dei fumetti. Lo scoiattolo lo è senza dubbio ma probabilmente anche Wuff the Prairie Dog.

Il nome italiano di Meo si deve a Vincenzo Baggioli, fantasioso traduttore di tutto un po’ per la casa edi-
trice a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta.

La storia ha per titolo Le api giustiziere!

Baggioli, che per un certo periodo firma anche come direttore responsabile, era stato nei decenni precedenti un provetto e prolifico sceneggiatore, oltre che giornalista sportivo.

Scrittore e co-ideatore del mascelluto Dick Fulmine, Baggioli aveva anche proseguito per conto dell’editore Lotario Vecchi, delle storie a fumetti con Superman, che alla fine degli anni Trenta era chiamato “Ciclone”.

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A partire dal n. 299 del 21 settembre 1939, quando Ciclone appare sul giornale di Vecchi, il materiale americano delle strisce di Superman usato per la ristampa in Italia è agli sgoccioli. Per questa ragione si realizzano delle avventure completamente nuove da pubblicare su Gli Albi Dell’Audacia, scritte da Vincenzo Baggioli, mentre le strisce originali che rimangono sono destinate al giornale. Nessuna possibilità di accesso, all’epoca, al materiale che compare in contemporanea nei comic books.

I disegni, per inciso, erano del fratello di Vincenzo Zenobio Baggioli, altrimenti noto con lo pseudonimo di Bizen.

A parte questo, per il Baggioli che adesso ci interessa, il quale negli anni Cinquanta-Sessanta traduce non dall’inglese, bensì dal francese (lingua che probabilmente non conosceva nemme-
no troppo), il rivale di Flic e Floc, battezzato Meo Mazurka, è una volpe.

Sulla ragione di tutto ciò, per il momento soprassediamo, limitandoci a notare che la parola “coyote”, incredibilmente, in Italia non era stata affatto sdoganata negli anni Cinquanta e primi Sessanta!

Baggioli si era ritrovato per puro caso a lavorare per la Cenisio con i personaggi della Warner e della Metro, proseguendo direttamente dai tempi dell’Audace la collaborazione con l’azienda di Vecchi e del suo braccio destro Tullio Arcaini, già fotografo del Servizio Segreto nell’an-
teguerra, e abile a sviluppare lastre e fare pellicole per la stampa (bravo fotolitista, all’opera anche per Bonelli).
A lui si deve, tra le altre cose, la grande fotografia del Duce sistemata negli anni Trenta davanti alla facciata del Duomo di Milano…

Qua sotto, ecco la già ricordata presentazione al pubblico italiano del Road Runner in qualità di struzzo, e di Wile E. Coyote che diviene il Vilcoyote, o come si legge nell’articoletto, presumibilmente di Baggioli, il “Vil coiote” (ma il qualche caso si trasforma in… volpone)!

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Perché ho citato in contemporanea Vilcoyote
e Meo Mazurka? Lo saprete in uno dei prossimi post!

Intanto, come bonus ecco evidenziate le due espressioni di Daffy Duck ricalcate dal misterioso disegnatore del quale discettavamo giorni fa (e che secondo me è Fred Abranz), il quale le riprendeva da vignette già pubblicate e dovute alla mano di Vivie Risto

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