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TUTTO FELIX IN UN LIBRO!

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Non facciamo in tempo a segnalare un libro di Alberto Becattini (anche se, a dire il vero, abbiamo battuto la fiacca di recente e il tempo è scorso via fluvialmente senza sapere chi ringraziare) che ne ha già scritti un altro paio e pubblicato uno: il primo sulla Casa Editrice Nerbini. Una follia, ma indispensabile. Il complice e sodale di Alberto degli ultimi anni è Alessandro Tesauro, senza il quale probabilmente alcuni saggi di riferimento non vedrebbero mai la luce sul mercato.

Ma andiamo per gradi. Lo vedete il simpatico gattino nero di queste copertine di comic book, vero?

Bene, guardiamoci anche un suo film.
Muto. Sure-Locked Homes, praticamente diretto e tutto disegnato da Otto Messmer con alcuni aiuti, ma accreditato inevitabilmente a Pat Sullivan.

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Ed eccone un altro, stranoto, a colori, di parecchio tempo dopo, parlato e sonoro, gestito su licenza dallo studio di Van Beuren.
Neptune Nonsense (1936).

Il saggio in questione non tratta, com’è immaginabile, solo degli autori statunitensi, ma si concentra anche sui fumetti made in Italy del gatto nero.

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Con Pier Luigi Sangalli, anche altri colleghi, primo fra tutti Mario Sbattella, sono citati più volte nel saggio di Alberto Becattini e Alessando Tesauro Felix. Il favoloso gatto, uscito lo scorso aprile.

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Con l’apporto dell’onnipresente Alberico Motta, il magico gatto nero è oggetto di sperimentazione, con storie di originale creazione, presso l’inarrestabile fumettificio milanese di Renato Bianconi. L’uscita in edicola dell’albo Gatto Felix precede di appena un trimestre l’esordio del tascabile del marinaio di Segar.

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L’editore milanese è obbligato a impegnarsi su Felix a causa della richiesta, da parte delle agenzie King Features Syndicate e Opera Mundi, di acquistare in un unico pacchetto i diritti di Braccio di Ferro e del gatto nero. I contratti sottoposti a Bianconi pretendono che Felix e Braccio debbano essere pubblicati in testate autonome, con storie di nuova produzione, e soprattutto senza che nei loro albi vi siano contaminazioni con altri universi a loro estranei, come invece era accaduto in precedenza. Nel nostro Paese, dopo una prima fugace apparizione sul settimanale per bambini Il Cartoccino, Felix era comparso a lungo, in modo quasi regolare, sul Corriere dei Piccoli con il nome di Mio Mao. Poi Mario Nerbini, Gabriele Gioggi, una certa signora Anna De Lucia e altri editori avevano proseguito l’opera con dei pocket dedicati a Felix.

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Creato dal controverso animatore Pat Sullivan, sciovinista, alcolizzato e afflitto dagli altri peggiori vizi, Felix è stato sviluppato di fatto, prima al cinema e poi nei fumetti, dall’umile, silenzioso e geniale Otto Messmer, che avrebbe rivelato la sua identità solo negli anni Ottanta.
Il saggio-compendio di Becattini e Tesauro, che si estende per 260 pagine, è la prima monografia italiana dedicata a Felix.

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Sin dalle loro prime storie con il gatto nero, gli autori della Bianconi rendono i dialoghi più sintonici con quelli di altre pubblicazioni della Casa, da «Trottolino» a «Volpetto». Ma le azioni di questo primo Felix bianconiano assomigliano sin troppo a quelle del vecchio Mio Mao affidato alle strofette del «Corriere dei Piccoli», come a quelle già viste negli albi, questa volta con i balloon, dei precedenti editori.

In Una notte movimentata, presente sul primo numero del mensile di Bianconi, il povero gatto, in cerca di un posto confortevole per dormire, si blocca davanti alla baracca di legno che potrebbe ospitarlo. Felix afferra il punto interrogativo formatosi sulla sua testa e lo usa come un’accetta, per aprirsi un varco abbattendo le assi della capanna. Sul quarto numero del tascabile, del dicembre 1962, in Un gatto anti-guai, un altro punto interrogativo diviene un grosso amo da scagliare, legato a una fune, sulla cornice della finestra del ricchissimo signorino Carletto; Felix lo raggiunge, quando il gancio è saldo, camminando sulla corda come un acrobata circense.

Sullo stesso fascicolo Felix esprime addirittura, in La piccola Olimpiade, un punto interrogativo forgiato esplicitamente a mo’ di falcetto. Poiché il felino si trova isolato su una nuvola, nel cielo, il segno d’interpunzione gli serve da uncino, legatoselo alla coda, per attaccarsi a un aereo in transito e farsi trascinare. Qui la magia corporea di Felix raggiunge una nuova, insolita vetta: un’aquila lo rapisce trainandolo per la coda. Ma il gatto se ne libera detto fatto, svitandosela senza spargimento di sangue, escludendo anche il minimo, tradizionale, zampillo di dolorose stelline.
E non è ancora tutto. Non volendo sfigurare, per la volontaria menomazione, agli occhi di una vezzosa micina australiana, tal Matilda, Felix rimedia piantandosi nel fondoschiena, sempre con disinvoltura, la nera freccia di un segnale stradale di senso unico.

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Il saggio, richiedibile nelle librerie e nelle fumetterie, è consigliato a tutti gli amanti del Favoloso.

Felix tedesco

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Ponte Crepax