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ED ECCOCI AL MAGNUS DAY 2020! A CASTEL DEL RIO!

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In onore del Maestro, omaggiato quest’anno con una collana a lui dedicata senza precedenti (e piena di inediti), torno la prossima domenica il Magnus Day, organizzato come sempre dall’impeccabile Gabriele Bernabei.

Inutile perderci in chiacchiere. Vale la pena leggere subito il programma, qua sotto.

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Versatilissimo, unico, molto imitato e sempre inimitabile, per l’anagrafe è Roberto Raviola, ma tutti lo conoscono come Magnus: uno dei massimi fumettisti italiani del XX secolo; ferventi appassionati e illuminati critici sono pronti a giurare che sia davvero il più grande.
Roberto nasce a Bologna durante un gran temporale il 31 maggio 1939. È l’”anno del Gatto” dice l’oroscopo cinese, figlio di una tradizione culturale che Magnus deciderà di prendere sul serio nel corso della sua maturità. Profetico è invece il detto, molto più locale, con il quale il grande fumettista fornisce una chiave di lettura delle sue future imprese: “Gatto bagnato ne vedrà delle belle.” E per “vedere” si intende piuttosto “combinare”. Con il senno di poi, cOme dargli torto?

La trafila degli studi di Magnus coincide con quella di tanti disegnatori e pittori: Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti, per assecondare gli interessi emersi già durante le scuole medie, quando il giovanissImo Roberto si allena con pennino e china perché pensa ai fumetti, amati da sempre. Lo coinvolge soprattutto quella palestra di grandi autori che ogni settimana compare sul giornalino cattolico Il Vittorioso: da Nevio Zeccara a Lino Landolfi, da Gianni De Luca a Benito Jacovitti, da Franco Caprioli a Renato Polese. Al settimanale Roberto si decide a scrivere alla fine del 1953, quando è già quattordicenne. Ricevuto l’onore della pubblicazione, intesse di conseguenza una simpatica corrispondenza con il redattore Microvitt, un nome de plume sotto il quale si nasconde la prolifica sceneggiatrice e factotum del settimanale Renata Gelardini De Barba, responsabile dei rapporti con i lettori in ambito letterario e grafico. La sua prima risposta, dattiloscritta e autografa, giunge per posta allo speranzoso Roberto il 10 gennaio successivo.

Se ne deduce che l’aspirante disegnatore aveva preso coraggio per presentarsi al prestigioso giornalino disegnando qualcosa a quattro mani insieme all’amico Carlo Santachiara, bolognese come lui e, sempre come lui, autore di fumetti poco più di un decennio dopo, per l’editore milanese Andrea Corno. Microvitt risponde positivamente all’invio di vignette da parte dei due ragazzi, ma preferisce il lavoro di Roberto da solo. Scrive: “Ho esaminato il materiale che hai inviato per il tema Neve ed ho scelto per la pubblicazione il disegno che mi hai inviato da solo (davvero grazioso).” E aggiunge: “M’auguro che messer Spazio Tiranno non sacrifichi la tua vignetta; mi dispiacerebbe davvero.”

Nel 1957, Roberto riceve un incarico come insegnante di Disegno al Liceo scientifico Augusto Righi di Bologna; quindi, insegna alle scuole medie dei frati di Ronzano, con sede in un monastero vicino a Bologna. Intervistato dal giornalista Domenico Errani, nel 1991 Magnus ripensa che in quel periodo si sentiva davvero un pesce fuor d’acqua. “Come entrai nella scuola”, ricorda, “il bidello mi disse: “Ehi, tu, dove va? Non è ancora ora!” Il preside quando mi vide si mise le mani nei capelli. Come entrai in aula, gli alunni della III si misero a ridere, uno di loro scaraventò fuori dalla finestra una cartella che cadde sul retro della adiacente abitazione: erano dei diavoli, dei gran casinisti.”
All’Accademia bolognese, il giovane Raviola si diploma nel 1961 con una tesi in Scenografia, messa a frutto poco dopo, in occasione del Festival di Prosa ospitato dal capoluogo emiliano il 10 e l’11 marzo 1962. Si tratta di due pièces impegnative. La prima è Il miracolo di Teofilo, scritta del misterioso poeta francese Rutebeuf, un dramma religioso del XIII secolo rappresentato nella versione italiana di Emma Stojkovich-Mazzariol. La seconda è Alcassino e Nicoletta, “cantafavola”, anch’essa francese, dello stesso periodo ma di autore ignoto, basata sulla versione italiana firmata da Diego Valeri. Nella prima rappresentazione, oltre ad averne creato le scene e i costumi, Roberto si cimenta anche come attore nel ruolo di Tommaso; nella seconda pièce cura le scene (lasciando i costumi alla collega Luisa Zurla), mentre sul palcoscenico interpreta uno dei tre cavalieri del Conte Garin.

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Il Magnus ventenne ipnotizzato dai fumetti, che si impegna a produrre per mettersi alla prova, si ispira alla grafica americana classica, stile che in Italia è portato avanti soprattutto dagli autori in forza allo studio di Rinaldo Dami (che si fa chiamare Roy D’Amy). Nasce su questa scia un eccezionale episodio dal titolo Il vendicatore, ispirato al romanzo di Kenneth Roberts Il passaggio a Nord Ovest. La sigla apposta da Roberto nella prima tavola è “b.l.v. “, che sta per “Bob la Volpe”, suo temporaneo pseudonimo, il cui diminutivo “Bob” gli calza benissimo. L’origine di questo curioso nickname è si lega all’avventura portante di uno dei tanti Albi d’Oro pubblicati da Arnoldo Mondadori troneggianti nella biblioteca fumettistica di Magnus: Paperino e l’oro gelato (1945), in originale Donald Duck in Frozen Gold, scritto e disegnato da Carl Barks.
“Si vedeva a un certo punto”, spiegava Magnus, “un telegramma che diceva, almeno nella traduzione dell’Albo d’Oro che avevo io: “Bob la Volpe, Punto Zero”.” Ancora come BLV (con o senza puntini) è siglata una curiosa storia a fumetti rimasta sinora inedita, forse la prima dove il fumettista si autoritrae, per raccontarla in bianco e nero e a colori in sette brevissime puntate disegnate su altrettante cartoline postali. Si tratta di Finalmente solo!, che Magnus definisce Tragedia scolastica in 7 cartoline di B.L.V [Sic]: una disavventura amorosa che descrive uno sfortunato tentativo di rimorchiare compiuto dall’artista, autoritrattosi glabro com’è all’epoca, munito di una folta capigliatura castana.

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Nel 1961 è la volta de Il dottor Kastener, avventure di un cacciatore di enigmi che riprende l’atmosfera del Rip Kirby di Alex Raymond, con un single benestante per protagonista e un maggiordomo “spalla”. Anche se incomplete e non articolate in un plot ben definito, queste tavole, egregiamente inchiostrate a pennello, saranno un’ottima credenziale da presentare a Luciano Secchi, che arruolerà Magnus per i suoi progetti editoriali immaginati sulla scia del fascino esercitato da Diabolik, in edicola dal dicembre 1962.

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A quanto pare, le tavole del Dottor Kastener restano un po’ di tempo a riposare, prima che, all’inizio del 1964, Magnus si rechi a Milano presso l’Editoriale Corno di Andrea Corno, casa editrice in cerca di nuova linfa autoriale per lanciare in edicola nuove pubblicazioni. È appunto qui che Roberto incontra il cognato dell’editore, Secchi, il quale non ha ancora adottato lo pseudonimo di Max Bunker. Il fecondo sceneggiatore, grande appassionato di comics americani, ancora agli inizi della sua carriera, è molto colpito dalle tavole del suo coetaneo Roberto, che considera adattassimo per dar forma visiva a un nuovo fumetto per adulti. Sarà un eroe negativo parzialmente ispirato a Fantomas, ma attivo su scenari ansiogeni degni di Edgar Allan Poe, dove al terrore e alla tensione psicologica si accompagnerà anche una regolare dose di eros, quanta le strette maglie della censura consentono al momento di rappresentare.

Il personaggio, naturalmente, è Kriminal, per il quale Magnus abbozza il costume disegnandolo in due diverse versioni cromatiche: nero con le scheletriche ossa bianche, oppure bianco o giallo con le ossa in nero.

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Quest’ultimo è il look che verrà adottato, anche perché più efficace nelle scene notturne o buie, che diverranno una caratteristica costante delle vignette di Magnus. È una scelta stilistica anche parzialmente dettata dalla necessità di eseguire in fretta le tavole, riducendo al minimo, talvolta, i dettagli più complessi degli sfondi.

Le avventure di Kriminal, debuttante in edicola nel 1964, e il suo mondo cinico, spietato, popolato di odiosi opportunisti appartenenti a diverse categorie sociali, contribuiscono moltissimo a incrementare il filone di gialloneri all’italiana, forse addirittura a crearlo dandogli consistenza, benché il capostipite, Diabolik, sia in edicola da un anno e mezzo. La deflagrante novità è la presentazione, all’interno delle pagine del pocket, di contenuti sessuali espliciti, che verranno ancora più sottolineati nel secondo tascabile del genere di Magnus & Bunker, Satanik (1965). La sua originalità risiede anche nella dedica di un volumetto avventuroso del genere a una figura femminile, appunto Satanik, inconsapevole apripista anche del filone delle eroine sexy per adulti, inaugurato l’anno dopo dalla spadaccina Isabella, ideata da Renzo Barbieri per i disegni di Sandro Angiolini.

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Nel 1969 è la volta di Alan Ford, altro pocket di grande successo della premiata ditta Magnus & Bunker, dove gli spunti satirici prendono il posto di quelli neri o gialli, pur nel medesimo format di due vignette per pagina in bianco e nero. Il protagonista della serie è un grafico pubblicitario disoccupato, timido, di bell’aspetto, un po’ ingenuo, incidentalmente inglobato in un pittoresco nucleo di controspionaggio immerso in uno stato di incredibile indigenza, il Gruppo TNT.

La spalla di Alan, nonché principale caratterista della esilarante serie, è Bob Rock, autocaricatura di Magnus, irascibile, nevrotico, doppiamente complessato per la scarsa altezza e per l’enormità del naso.
Dopo circa dieci anni di strettissima collaborazione e oltre duecentocinquanta libretti tascabili, il legame fra Magnus, Bunker e l’Editoriale Corno si scioglie, nel dicembre 1973. Ma la produzione degli episodi è così avanti, rispetto alle loro date di uscita, che ancora per quasi un paio di anni compariranno regolarmente in edicola degli Alan Ford disegnati da Magnus. L’ultimo è il settantacinquestimo, Cala la tela su Superciuk, distribuito nel settembre 1975.

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Il computo totale della collaborazione fra Magnus e Bunker, a quel punto, si articola in 101 volumetti di Kriminal, 62 di Satanik, 15 di Dennis Cobb Agente SS 108, 6 della corsara dello spazio Gesebel e 75 di Alan Ford, oltre al famoso n. 200, che segnerà il ritorno temporaneo alla serie del suo papà grafico. Va anche conteggiata la collaborazione alle riviste Tommy ed Eureka, dirette da Luciano Secchi, con cinque episodi autoconclusivi (uno dei quali progettato la Marvel, Ego, mai pubblicato, però, negli States) e una serie medioevale di taglio comico-grottesco, Maxmagnus. Composta di 29 brevi puntate, si dispiega a partire dal quinto fascicolo di Eureka, datato marzo 1968, sino al n. 33 del luglio 1970. Sono appena due, le pagine di ciascun episodio di Maxmagnus, ad esclusione de Il giorno dei bagordi, che ne conta otto. In via eccezionale sono realizzate tutte a colori per n. 18 di Eureka, del quale Magnus illustra anche la copertina.

UNKNOW

Conclusosi il rapporto con l’Editoriale Corno, il grande fumettista si avvicina alle etichette di Renzo Barbieri, prolifico romanziere e sceneggiatore, intraprendente imprenditore, per il quale disegna una serie di episodi singoli di taglio erotico che sulle prime evita di evita di firmare. Sono Mezzanotte di morte, Dieci cavalieri e un mago e Quella sera al collegio femminile, in uscita fra il 1974 e il 1975. Nel settembre dello stesso anno, come autore dei testi e dei disegni, Magnus affronta il tema del thriller politico con Lo Sconosciuto, il cui primo ciclo si dipana attraverso sei tascabili pubblicati dalle Edizioni del Vascello (di proprietà di Barbieri).

Abbiamo già scritto troppo (senza abusare di bold e corsivi) e siamo appena all’inizio della carriera di Magnus, o quasi.
Vorrei sospendere ricordando due cari amici che ci hanno lasciato nei mesi scorsi, e che per la prima volta non saranno al Magnus Day.
Sono Sergio Tisselli e Giovanni Romanini, del quale abbiamo trovato una foto inedita, courtesy of Riccardo Moni, riferita a un avvenimento svoltosi nel lontano 1996 a Lucca, alla Casina Rossa (si chiamava 100 %, la zuppa di farro ruscellava sui pavimenti, ricorderà chi c’era, attentando pericolosamente all’incolumità degli ospiti).

1996 Giovanni Romanini,

A lato di Giovanni, Carlo Ambrosini, dietro al quale, forse, Nicola Mari sorride. All’estrema sinistra dell’inquadratura, sul retro, lo sceneggiatore Luigi Mignacco.
Ci è dato osservare, banalissimamente, che sembra impossibile il silenzioso passaggio di questi ultimi ventiquattro anni?