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I PRIMI ROBOT A FUMETTI DELLA STORIA (pre-Collezionando)

Percy the Robot

L’amico “zagoriano di ferro” Stefano Bidetti è fra gli incaricati della cura dell’iniziativa sui robot nel fumetto (e in altri media) che si terrà alla prossima edizione di Lucca Collezionando, nei giorni 22 e 23 marzo, subito dopo (perdonate la citazione) la performance a sorpresa che mi riguarda, la prima notte di primavera, e che è vagamente ventilata in chiusura di post.

Spero di essere utile a lui e a tutti gli interessanti recuperando dal web nascosto alcuni interventi, non visibili da una decina di anni perché oscurati (ma visibili al sottoscritto blogger, se li va a scovare per farli riaffiorare) che erano stati inviati dieci anni fa (bei tempi!) a Cartoonist Globale a commento di alcuni precedenti post su questa pagina proprio relativamente ai robot.

percy-brains di Natale

Per parlarne rechiamoci downtown. Anche se ci tocca avere come compagni di strada ‘sti poco raccomandabili Saw Doctors,l’importante è che in circostanze come queste non manchi la splendida Petula Clark.

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La diatriba che si cela dietro queste osservazioni riguarda un primato: chi è stato il primo fumettisa a inserire un robot (meglio se non occasionalmente) nelle sue vignette?

Forse è stato ancora una volta un americano, ma non è poi nemmeno detto. Qualche colto studioso di Artonio Rubino che ci legge, forse ne potrebbe segnalare uno nelle sue tavolre in rima apparse sul Corriere dei Piccoli.

Chi è stato, insomma? Eravamo all’inizio del secolo scorso.
Non sono stati gli autori del serial di fantascienza Buck Rogers, il quale nel 1930 ha incontrato un robot volante di qualche fama in un ciclo di tavole domenicali (come mostro di seguito; doppio CLIC sotto, su ciascuna tavola, per ingrandirla profittevolmente).

Buck_rogers_s03-11__11-23-1930__si_035

Forse il primo robot della storia del fumetto è quello di cui, grazie a John Adcock, posso riprodurre di seguito altre due tavole, dell’autunno 1912 (!).
Si chiama Percy, e a lui è intitolata la sunday page Percy “Brain He Has Nix”, un titolo che (ricorda ancora Adcock) fu impiegato dal pionieristico studio di animazione Bray per un suo (dimenticato) cartoon.
Qualche relazione tra film e fumetto? Probabilmente sì, ma non abbiamo gli estremi per fare questa verifica.

Come si è già detto, Greening nacque il 30 maggio 1876 a Titusville in Pennsylvania USA). Ma non sappiamo quando sia morto; è noto solo che nel 1941 ancora “correva con i suoi contemporanei”, in quanto è menzionato come “superstite” in un annuncio funebre sulla morte del fratello (documento ritrovato due giorni fa dallo studioso Steven Rowe).
Dopo aver lasciato Titusville nel 1884, si sarebbe fatto un nome collaborando a celebri pubblicazioni di umorismo e satira dell’epoca: Puck e Judge. Poi, lo si sarebbe trovato anche sulla prestigiosa rivista Life.

October 26 1912 percy

Percy Nov 6 1912

Fin qui il visibile. I commenti invisibili (o meglio, una selezione dei più interessanti) è riportata qua sotto, per tutti gli interessati ai robot.

Comincia a commentare Pier Luigi Gaspa.

Inviato il 27/10/2009 alle 13:28
Direi che no, non è il primo robot (ma il termine ‘robot’ non sarebbe stato usato sino al 1923). Nel 1906 Lyonel Feininger per il Chicago Tribune aveva creato The Kin-der-Kids, striscia che vedeva protagonista un gruppo di ragazzini. Uno di questi, Little Japanski era in realtà un automa che con i piedi meccanici spingeva il suo battello.
Sia qui dato ancora una volta onore e merito ad Alfredo Castelli, da un cui testo ho ripreso i dati. Ci sarebbe poi Steam Man, ottocentesco protagonista di dime novels, che senz’altro l’inclito blogger conosce. Ma è un’altra storia… che forse meriterebbe anche di essere raccontata.

Lyonel-Feininger-The-Kin-der-Kids_789801_3

Ai bibliofili incalliti invece segnalo un libretto – temo edito quarant’anni or sono – molto interessante dedicato agli automi prima dei robot, e poi ai robot classici di Asimov e compagnia bella: I falsi Adami, di Gian Paolo Ceserani, Feltrinelli UE 574 (1969). All’interno c’è anche… Pinocchio!

In compenso segnalo un graphic novel bellissimo e terribilmente plausibile in un prossimo futuro. Si tratta di The Surrogates, edito da Rizzoli-Lizard. Merita di essere letto e meditato. E naturalmente parla di robot… che vivono la vita degli umani che li hanno come ‘surrogati’…

antonio-rubino-tito-tonto-1923-1

Replica Robsolzer

Inviato il 27/10/2009 alle 13:58

Interessante! Io avevo trovato che Il “Corriere dei Piccoli”, nel 1911 aveva traghettato in Italia il primo uomo meccanico a fumetti realizzato dal “New York Herald”: L’ uomo d’acciaio. Ch sia questo Percy? Ma c’è una incongruenza fra e date. A meno che l’autore di Percy, questo ignoto Greening, non avesse cominciato a disegnare il personaggio già l’anno prima. Oppure c’è un errore di un anno nel dato che ho trovato io, e che viene da un articolo di qualche mese fa, su una mostra credo al Castello sforzesco di Milano.
Si dice anche che il settimanale 12 (o 11?) anni dopo pubblicava il primo robot italiano di Antonio Rubino, con il maestro Pomponio e l’ assistente di metallo Dinamello.
Qualcuno ne sa qualcosa?
Mai visto.
Yambo disegna poi Robottino. Ma per quale giornalino?
Un saluto e grazie per aver trattato l’argometo (interessantissimo il commento di Gaspa).
Robsolzer.

antonio-rubino-tito-tonto-1923

E Pier Luigi chiude con un altro commento.

Pomponio, Dinamello e Tonto Tito esce sul Corriere dei Piccoli dal numero 17 (29 aprile) al numero 48 (2 dicembre) del 1923.
Il ‘robot’ Dinamello viene creato dal maestro Pomponio per occuparsi di Tonto Tito che, come lascia intuire il nome, di imparare non ne vuol sapere. Diventa quindi protagonista di storielle mi risulta di una singola tavola, strettamente raccontate in rima baciata. L’autore è il grande Antonio Rubino, e basterebbe questo a renderlo interessante.

Robottino il ragazzo d’acciaio (poi Robottino omino d’acciaio) viene pubblicato su I Tre Porcellini a partire dal numero 30 del 17 ottobre 1935 e fino al numero 48 del 20 febbraio 1936. Non mi risultano ristampe, a parte un volumone che raccoglie tre storie fantascientifiche a fumetti di Yambo di quegli anni (Gli Uomini Verdi e I Pionieri dello Spazio, entrambi apparsi su Topolino, rispettivamente nel 1935 e nel 1936). Lo pubblicarono oltre un trentennio or sono Egidio Bregani e Camillo Moscati.

Nella prima tavola, viene introdotto così: “Il Professor Angiolino Bick, scienziato illustre, custodisce in una grossa cassaforte i documenti delle sue strabilianti invenzioni. Per vigilare su tali documenti, di supremo interesse per l’umanità e per la scienza, il Professor Bick ha costruito un fantoccio d’acciaio ingegnosissimo, al quale ha imposto il nome di Robottino. Questo fantoccio è azionato da un meccanismo automatico complicatissimo che gli permette di muoversi e agire come un uomo reale.”
Insomma, una specie di Robocop ante litteram!
Giusto per completezza d’informazione, nel 1934, sempre sul Corriere dei Piccoli, lo scienziato Maleficus, che vuole impadronirsi del mondo, usa anche creature meccaniche come strumenti di potere. E qui il tema diventa assai più adulto, nonostante l’epoca. Anzi, forse proprio PER l’epoca. Se Dinamello è il primo robot italiano, la storia di Maleficus (Il castello dei misteri), potrebbe essere la prima storia di fantascienza a fumetti italiana.
Basta. Ho tediato troppo.
Grazie a Robsolzer per l’apprezzamento del post precedente…
“Uno è lieto di poter servire”!

Pier Luigi

Teatro Bottegone