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CIAO, MARIO DALMAVIVA

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Tre giorni fa se n’è andato Mario Dalmaviva.
A Forte dei Marmi, negli anni Novanta (all’inizio) si fece una mostra sua, curata da Cinzia Bibolotti e Franco A. Calotti, dei quali parleremo nel corso della settimana, sperando di poterli raggiungere all’inaugurazione della mostra sul Marc’Aurelio (ma non è affatto detto!).

Sotto, un video di Vimeo nel quale parla. Forse, a seconda dei device posseduti, cio metterà un po’ a ingranare.

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Scrive di lui Sergio Bologna in Comune&Metropoli:

Della sua esperienza carceraria, del modo in cui seppe trasformarla in una delle espressioni più immediate, più ironiche e più convincenti della condizione di detenuto, altri hanno scritto. Nelle sue vignette c’era la tranquilla accettazione del destino e la pacata denuncia dell’ingiustizia, trasmettevano – almeno nella mia percezione – un senso di superiorità schiacciante nei confronti della miseria meschina sia dei giudici che lo chiudevano a doppia mandata che dei politici ansiosi di buttare via le chiavi. Ma poiché altri hanno scritto egregiamente su questa parte della sua vita, vorrei provare a parlare del Mario post carcere.
Era un personaggio omerico, la sua espressione davanti a una tavola imbandita era un misto di soddisfazione e godimento ma con un tale carica di convivialità, di desiderio di condivisione, che riusciva a coinvolgere anche i più anoressici, inappetenti, gastropatici intellettuali di rivoluzioni fallite. Non ebbe difficoltà alcuna a reinserirsi nella vita civile, aveva lo spirito imprenditoriale del professionista indipendente e fu quindi uno dei primi a cogliere le prospettive negative e positive del lavoro postfordista. Quando scrissi i miei saggi sul lavoro autonomo Mario fu tra i vecchi compagni quello che ne colse meglio e più velocemente la valenza. Capì che erano cose reali, vissute, confermate dalla sua esperienza.

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Mi diede degli spunti per approfondire la riflessione, per arrivare ad azioni pratiche. Se mai i valori originari del movimento operaio, quei valori di solidarietà delle prime società di mutuo soccorso, che hanno trasformato lavoratori sottomessi in cittadini consapevoli, dovessero rinascere oggi, sarà più facile che sorgano nel mondo dei lavoratori intermittenti, dei freelance, degli indipendenti, nel suo mondo, che dalle ceneri del comunismo.

Qui il lungo pezzo, completo.