Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

PETER RABBIT, DI HARRISON CADY E DI FRANK CARIN(O)

Conigli

Poiché la Santissima Pasqua si avvicina, anche se la Quaresima è smangiucata dal Carnevale poiché i carri di Viareggio devono sfilare comunque alla faccia delle restrizioni sfarzo-alimentari, sarà opportuno parlare per tempo di conigli pasquali. Molto meglio che di supercanguri
Ma non di questo sopra.

Di quello sotto, semmai.

Harrison

07_stnicholas_1912_05

Ho conosciuto l’arte pre-Silly Symphoniana di Harrison Cady (1877 ~ 1970) grazie ad art spiegelman (le iniziali sono lasciate in minuscolo, ricordo, per suo desiderio), che ne aveva presentato alcuni lavori sulla sua lungimirante e premonitrice rivista postunderground Arcade, negli anni Settanta.

Arcade3

01_harpersrndtable_1896_01_12

Gli gnomi, gli insetti operosi, il tripudio di creaturine brulicanti e indaffarate, osservato con l’occhio di chi, a distanza, segue i frenetici lavori di costruzione di una sorta di luna-park, erano accostati forse per la prima volta ai fumetti libidinosi di Robert Crumb e alla riscoperta di un (allora) oscuro Geo McManus, autore di tavole ben diverse da quelle con i notori Arcibaldo e Petronilla (Maggie e Jiggs)…

Prima ancora di proseguire, negli anni Ottanta, il suo approfondimento sugli artisti del passato nella rivista Raw!, spiegelman faceva notare con Arcade che correva una linea sottile, nemmeno troppo occulta, tra la fantasia onirica dei reduci della beat generation (o dei loro diretti eredi) e i Padri dell’Illustrazione occidentale attivi sei o sette decenni prima.

Il passaggio di due guerre, la “rinomata” incuria per la cultura popolare manifestata dagli opinion leader dei media, la scarsa reperibilità delle fonti originali, la latitanza della pubblicistica di settore, l’inesistenza di raccolte sistematiche in volumi delle immagini di Maestri come quello che vi propongo oggi (a sorpresa anche per me, avendo già “in canna” tre o quattro post miei e altrui su temi del tutto diversi) avevano di fatto cancellato le tracce dei colleghi di Harrison Cady. E anche di lui stesso, scomparso biologicamente all’inizio del medesimo decennio in cui spiegelman pubblicava Arcade, ma divenuto “sconosciuto” da tempo, pur essendo stato attivo su più fronti per oltre sei (decenni).

Il futuro autore di Maus ne recuperava alcune opere molto free per sbatterle in faccia a lettori che da lui si sarebbero aspettato proposte grafiche e narrative ben diverse.
Ben fatto.

08_stnicholas_1912_06

03_century_1904_06

05b_stnicholas_1904_03

09_stnicholas_1912_10

Nell’ambito dei fumetti, Cady si è dato da fare con le storie di Peter Rabbit, come si vede sotto da una sua pagina e dalla copertina del primo dei sei comic books, pubblicati dall’etichetta Avon.

Chi li desiderasse, può ottenerli tutti e sei in un unico CD, richiedibile a Digital Funnies.
Ammesso che l’oggetto sia ancora disponibile.

Ciò detto, questa galleria non voleva essere un teaser pubblicitario, solo un servizio informativo deputato al lustramento dei bulbi oculari.

Cover n.1

Peter Rabbit.blog

Peter

00000_crain_01

00000_crain_02-1

Spacemouse3

Peterabbitjumbo1954 Come anni fa ho sctitto in un commento (sparito nel nulla, come tutti) indirizzato al Sig. Moeri, ad Alessia e a Guglielmo il Conquistatore, il disegnatore delle “nuove avventure” di Peter Rabbit è prevalntemente Frank Carin, che si firma, anche, su qualche copertina del comic book, lanciato dalla Avon Periodicals.

Di lui si conosce pochissimo, a parte un po’ di curriculum creativo all’inizio degli anni Cinquanta, con lavori svolti anche su altre testate a fumetti, come Marmaduke Mouse o Space Conics (cover sopra).

Senza riuscire a imbattermi in troppe informazioni interessanti su di lui, provai a scriverne una schedina ormai tanti anni fa, più di dieci, ai tempi in cui sembrava imminente l’uscita di una nuova versione dell’Enciclodedia del Fumetto a dispense della DeAgostini.
Un encomiabile progetto che naufragò dopo il test svolto su campione con i primi quatro fascicoli.

Poiché i risultati di vendita di quel test (le case editrici di collezionabili lavorano sempre in questo modo) non furono all’altezza delle aspettative, non si proseguì oltre.

Posso aggiungere che almeno un’avventura di Peter Rabbit in versione Carin comparve nel 1959 sul tascabile Bang!, lucidata da Massimo Liorni.

Chi ha quella pubblicazione un po’ rieietta capisce a cosa mi riferisco.

Ma posso sempre trascrivere di seguito almeno due commenti che aggiungono informazioni.

Uno è di Alberto Becattini:

Ohilà!
Due cose in croce su Frank Carin si possono dire.
Pare che il suo nome di nascita fosse Frank CARINO (italo-americano, quindi), e sappiamo che fu animatore presso lo studio dei fratelli Fleischer, sicuramente nel 1930-31 e forse ancora fino ai primi anni Quaranta.
A partire dal 1946 (probabilmente dopo il ritorno dalla Guerra) lo troviamo a disegnare soprattutto animali buffi per i comic books. Tra i personaggi da lui ritratti, Mighty Mouse, Georgie, Nellie the Nurse e altri (per Marvel, 1946-53), Lucky Star Western Cowboy (per un albo promozionale, 1950-51); vari animaletti per American Comics Group (1951); Peter Rabbit, Freddy the Snowman, Little Jack Frost, Merry Mouse, Space Mouse e numerose copertine per l’editrice Avon (1952-54).

Dopo anni di silenzio, rieccolo nel 1970-71 a disegnare storie dell’orrore per l’editrice Stanmor, e poi a tratteggiare Witch Hazel (per Little Lulu) sugli albi targati Gold Key dal 1971 al 1982.
Di più non so dire. Ma le ricerche continuano.
Salutoni,
Beka

Georgie_Comics

Ed ecco quello del Sig. Moeri:

Le serie di “Peter Rabbit” della Avon sono due: la prima è quella di Harrison Cady, data 1947-agosto 1950 per 6 numeri, la seconda, quella della prima e dell’ultima copertina, va dal 1950 all’estate 1956 per 28 numeri.

Certo che certi autori di inizio Novecento non venivano chiamati “artisti” per niente, c’era veramente da chiedergli quali erano le loro influenze; noto però, dall’opera successiva, che sugli albi si era costretti ad “asciugare” il proprio stile, vuoi per questioni di tempo vuoi immagino per una presunta maggiore commerciabilità.
Il sito “Digital Funnies” non c’è più, lo avevo controllato tempo fa e lo avevo scritto privatamente; avevo pure individuato un diverso sito ricollegabile alla stessa persona, sul momento non ricordo il nome del sito.
Saluti.
G.Moeri

s-l1600