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IL DIARIO DI ANNA FRANK ANIMATO

Anne_v3

Qualche volta torniamo su argomenti già trattati.

ImagesE’ il caso di questo post presente, suscitato da una richiesta giunta qualche ora fa, proveniente da Marco Salvadori, che in coda a quest’altro intervento del 2007 chiede:

Vorrei sapere se è possibile avere copia del cartone animato Diario di Anna Frank per proporlo per il giorno della memoria alla scuola elementare del mio paese, a La Rotta, Pontedera (Pisa).

L’iniziativa è lodevole, ma francamente non sappiamo se sia possibile.
Per questo giro la richiesta ai volenterosi visitors di questo blog, mentre mi affretto, comunque a embeddare l’intero fim, in otto diversi frammenti, in coda al post.

Il problema? Non ne esiste in rete una versione sottotitolata in italiano, la versione è quella giapponese originale.

Anne_no_nikki

I francesi sono stati indubbiamente più fortunati di noi (essendo, essi, culturalmente più sensibili in generale non solo al mondo degli anime e dei fumetti in generale, ma anche delle questioni che riguardano la civiltà, i diritti della persona e così via).

Sopra, il tailer di Le journal d’Anne Frank, edizione francese (1999) del film d’animazione giapponese Anne no nikki (1995).

Pare che a suo tempo dovesse essere realizzata una versione italiana di un film di animazione ispirato al Diario di Anna Frank. Purtroppo il progetto, piuttosto avanzato è naufragato per mancanza di fondi.

Questa che segue è una scena “incriminata”, ispirata ad Anna Frank inclusa nella serie dei Griffith (Family Dog), ultracondannabile per offesa manifesta alle vittime della deportazione nazista, molto criticata anche da chi fa satira senza peluia sulle papille, tipo Daniele Luttazzi (in un suo libro nel quale parla della satira fascistoide che se la prende con i più deboli, mentre invece dovrebbe sempre mirare in alto, non speculare sulle tragedie).

Quando più di cinque anni fa facemmo una proiezione pubblica del Diario di Anna Frank animato (di Akinori Nagaoka, Giappone 1995) era in occasione di una minirassegna che si riallacciava al concorso “Matite per la pace”, all’Accademia di Firenze, durante il Comics Contest della Scuola Internazionale di Comics (a proposito, il mese prossimo si ricomincia, con cinque lunghi incontri seminariali).

Per approfondire i contenuti della rassegna, avevo rivolto qualche domandina direttamente a Marco Rastrelli, curatore di questa sezione di quel vecchio Comics Contest, e che poi avrebbe collaborato a Fumo di China, a Napoli Comicon per l’animazione giapponse e a varie altre iniziative editoriali.

Ecco il dialoghetto inter nos.

LUCA BOSCHI: Caro Marco, come ti è venuta l’idea di proporre una rassegna di film animati dedicata ai temi della pace?

MARCO RASTRELLI: Banalmente, potrei dire “Basta guardarsi attorno”, ma penso più che altro che l’argomento, vuoi anche per facilità di presa sul pubblico e per la maggiore reperibilità del materiale, sia stato sviscerato dal cinema dal vivo e molto poco dal cinema d’animazione.

Infatti, la prima sorpresa che ho avuto andando a selezionare il materiale è stato trovarmi davanti ad una percentuale di film d’animazione giapponesi molto alta, rispetto ai film d’animazione occidentali. Ma considerando come è strutturata l’animazione in Giappone e i temi che affronta normalmente, la cosa ha un senso preciso. Cosa sarebbe successo se E Jonny prese il fucile fosse stato realizzato in Giappone? Sarebbe diventato un cartone animato?
Io penso sicuramente di sì.

LUCA BOSCHI: Come mai la scelta è caduta sui due lungometraggi in programma, diversi fra loro per alcuni aspetti, ma simili per altri?

MARCO RASTRELLI: Una delle prime scelte che mi sono trovato a fare è stata: “Ha senso includere prodotti di “genere” che al loro interno integrino un messaggio pacifista?”. La risposta che mi sono dato è “no”.
La necessità, per puri motivi di tempo, di presentare spezzoni di varie opere avrebbe in questo caso confuso gli spettatori. Si sarebbero trovati davanti a tanti titoli, di generi diversi con stili diversi.
Mantenere un discorso organico sarebbe stato molto difficile. Per quanto riguarda la scelta specifica dei due lungometraggi, ho fatto una piccola considerazione. Uno dei modi più efficaci che è sempre stato usato in letteratura e nel cinema per parlare di guerra senza mostrarla.
Così, per non correre il rischio di creare un prodotto semplicistico di genere bellico, è molto meglio mostrare come la guerra influenzi il vivere quotidiano delle persone. A mio avviso, è molto più efficace sottolineare questo cambiamento all’interno di un climax narrativo, mostrare cosa si è perso della propria quotidianità con lo scoppio del conflitto.

LUCA BOSCHI: Qual è l’importanza di questi film, in fondo non troppo noti, benché almeno uno dei due sia un vero e proprio cult?

MARCO RASTRELLI: Innanzitutto sono importanti perché scarsamente reperibili in Italia. Le Journal d’Anne Frank è addirittura inedito nel nostro Paese, e l’unica versione comprensibile è quella in francese, che è stata rimontata e riscritta nei suoi dialoghi (la versione giapponese dura ben 15 minuti in più).

Stessa cosa per Quando soffia il vento. Nonostante l’esistenza di una versione vhs italiana e di una versione in dvd inglese, questo capolavoro non ha in dvd una distribuzione ufficiale qui in Italia.

LUCA BOSCHI: Quando si parla di film sulla pace, magari di origine nipponica, il pensiero vola immediatamente a Una tomba per le lucciole, che a suo tempo, in Italia, vinse anche un prestigioso premio a Cartoombria, a Perugia, alla presenza di Isao Takahata. Invece, non lo hai considerato nel programma.

MARCO RASTRELLI: Molti non saranno d’accordo con ciò che sto per dire, ma penso che Hotaru no Haka (“Una tomba per le lucciole”) sia un titolo molto “inflazionato”. Ovviamente, mi riferisco al fatto che il bellissimo film di Isao Takahata viene molte volte citato fuori contesto e erroneamente attribuito ad Hayao Miyazaki. L’importanza dei film è palese.

In molti si sono cimentati a trarre film dal “Diario di Anne Frank”, ma prima del 1995 mai nessuno aveva avuto il coraggio di trasporlo in versione animata.

La parte ottava sembra inesistente, data la schermata stramba, ma parte come tutte le altre, garantito.

Title: Anne no nikki, Japanese anime version of The Diary of Anne Frank
Authors: Isao Takahata
Issue Date: 1995
Publisher: Akinori Nagaoka/Madhouse Animation