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IL POLLICE DEL TOPO, di Andrea Sani

Sw5 Lo statunitense Stephen Jay Gould (New York, 10 settembre 1941 – 20 maggio 2002) è stato un biologo, un paleontologo e uno storico della scienza, nonché uno dei più significativi divulgatori scientifici.

Docente di zoologia e di geologia all’università di Harvard, era anche un vero appassionato dei disegni animati disneyani. Nel suo celebre saggio sull’evoluzionismo, Il pollice del panda. Riflessioni sulla storia naturale (The Panda’s Thumb, 1980), tradotto in Italia dagli Editori Riuniti nel 1983, Gould ha dedicato a Mickey Mouse un intero capitolo, il nono, intitolato Omaggio di un biologo a Topolino (pp. 115-125).

Spillina Istituendo un paragone che ad alcuni scienziati – come egli stesso affermava – può sembrare “sacrilego”, ha avuto il coraggio di servirsi del personaggio disneyano per illustrare le sue tesi evoluzioniste.

“Confesso – ammette Gould – che almeno una delle ragioni della scelta è il divertimento garantito da questo tipo di ricerche. Sono di quelli che continuano a preferire Pinocchio [il film Disney del 1940, n.d.a.] a Quarto potere [Citizen Kane, 1941, di Orson Welles, n.d.a.]” (Il pollice del panda, p. 120).
Basta quest’ultima affermazione a renderci Stephen Jay Gould uno scienziato particolarmente simpatico.

Ma cosa dice esattamente Gould nel Pollice del Panda a proposito di Topolino? Nel capitolo nono, ricorda che per festeggiare i primi cinquant’anni di Mickey Mouse, nel 1978 molti cinema statunitensi proiettarono il cortometraggio che ha segnato il debutto cinematografico del personaggio: Steamboat Willie (1928).

Steamboat

Il primo Topolino era un tipo turbolento e vagamente sadico e non il character ben educato al quale siamo abituati oggi. Progressivamente, essendo divenuto un simbolo nazionale, il Mickey Mouse cinematografico ha assunto il ruolo dell’americano medio, onesto e benpensante. E con il progressivo addolcirsi della sua personalità – prosegue Gould – si è modificato anche il suo aspetto esteriore. A suo avviso, Mickey Mouse è andato assumendo sempre più le fattezze di un bambino. La sua progressiva infantilizzazione somatica è un fenomeno evolutivo che gli scienziati chiamano “neotenia”.

In confronto agli adulti, i bambini hanno la testa e gli occhi più grandi, le mascelle più piccole, un cranio prominente e le gambe e i piedi sproporzionatamente piccoli. Il neonato, per esempio, ha una testa grande in rapporto al corpo e questo gradiente si capovolge durante la crescita successiva, con la quale i piedi e le gambe risultano le parti del corpo che crescono più alla svelta.

Secondo Gould, Topolino ha percorso questo cammino ontogenetico in senso opposto nel corso del suo primo mezzo secolo di vita (tenendo presente che Gould scrive il suo saggio nel 1980). Mickey ha assunto un carattere sempre più infantile mano a mano che il personaggio di Steamboat Wille è andato cedendo il passo al grazioso e inoffensivo Topolino degli ultimi cortometraggi degli anni Cinquanta.

Simple things Tanto per fare un esempio, nel 1953, in Topolino a pesca (The Simple Things, fotogramma a destra), Mickey non riesce neppure a sottomettere una fastidiosissima vongola.

“I disegnatori della Disney, per dargli le gambe corte e paffute dei bambini – scrive Gould – gli allungarono e allargarono i pantaloni. Anche le braccia si ingrossarono ed acquistarono delle giunture che ne accentuavano l’aspetto grassoccio. Le dimensioni della testa aumentarono e il volto assunse un aspetto più giovanile. La lunghezza del muso di Topolino non è mai stata modificata, ma esso è stato ingrossato e così appare meno sporgente.

“Gli occhi di Topolino crebbero in due modi: innanzitutto l’occhio del primo Topolino divenne, attraverso una trasformazione evolutiva discontinua, una pupilla, in seguito l’intero occhio assunse dimensioni maggiori. Le trasformazioni della testa sono particolarmente interessanti perché non dovevano alterare l’immagine convenzionale di Topolino: una testa rotonda con due orecchie e un muso oblungo.

“La testa rotonda non poteva, quindi, essere trasformata per dare l’idea del caratteristico cranio sporgente dell’infanzia. Le orecchie furono così spostate indietro, aumentando la distanza tra naso e orecchie, e dando rotondità alla fronte” (Il pollice del Panda, p. 118).

Funa and Fancy Free

Gould individua tre stadi fondamentali dell’evoluzione di Mickey Mouse: il primo è quello del Topolino dei primi anni Trenta, caratterizzato da un muso sottile; il secondo stadio è quello del Topolino che appare nei panni di Jack nella favola del fagiolo magico, contenuta in Bongo e i tre avventurieri (Fun and Fancy Free, 1947, fotogramma sopra, con Pippo e Paperino); e il terzo e ultimo stadio è quello del topo come appare in Topolino a pesca.

Evoluzione-jpg

Gould si chiede anche perché i disegnatori della Disney abbiano voluto modificare in questo modo il loro più famoso personaggio.

Secondo Gould, il Mickey Mouse dei disegni animati degli anni Cinquanta presenta delle caratteristiche più infantili rispetto a quelle che possedeva alle sue origini perché in tal modo Topolino sollecita negli spettatori dei sentimenti di tenerezza e di protezione. Già Konrad Lorenz nel 1943 ha notato che i comportamenti che portano alla cura della prole sono indotti da una serie di tratti particolari presenti nei piccoli di mammiferi che appartengono a specie diverse, e che scompaiono in età adulta; in tutti i mammiferi, infatti, i piccoli presentano un muso stondato, una fronte convessa, occhi relativamente grandi, una testa grande rispetto al corpo e forme arrotondate. Tutte queste caratteristiche hanno la funzione di bloccare l’aggressività e di scatenare negli adulti dei sentimenti di “simpatia” nei confronti dei cuccioli.

Gould_stephen_jay L’evoluzione verso una progressiva infantilizzazione di Topolino rifletterebbe, secondo Gould, la scoperta inconscia di questo principio biologico da parte di Walt Disney e dei suoi disegnatori. Non a caso, l’aspetto somatico di molti altri personaggi disneyani si basa sullo stesso criterio grafico.

L’evoluzione somatica di Topolino suggerisce a Gould anche un altro commento di tipo biologico. Rispetto alle altre specie animali, l’uomo conserva maggiormente nell’adulto le caratteristiche tipiche del suo stadio infantile. Tutto ciò dipende da un notevole rallentamento dei ritmi di crescita. Infatti, i primati crescono molto lentamente rispetto agli altri mammiferi, e noi abbiamo sviluppato al massimo questa tendenza.

L’uomo attraversa una fanciullezza assai prolungata e possiede una vita media che supera di molto quella degli altri mammiferi. Proprio per questo, da grandi manteniamo abbastanza le fattezze che avevamo da bambini. “In breve, come Topolino – conclude Gould – noi non cresciamo mai” (Il pollice del Panda, p. 125). Ed è forse anche per questa ragione che molti adulti, proprio come succede a Gould, continuano ad apprezzare i disegni animati di Walt Disney che tanto li hanno affascinati durante la loro infanzia.

© Disney per le immagini di questo articolo con Topolino.

Stephen J. Gould è ritratto sopra in una caricatura del 1987 di David Levine (© dell’autore) e, sotto, immortalato su una copertina del settimanale Newsweek (29 marzo 1982).

Nwc