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ANCORA SU JEFFREY CATHERINE JONES

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Come dice il titolo: ancora qualche opera di Jeffrey (Catherine) Jones, in ricordo di queesto grande artista.

 jeffrey-jones-epic-illustrated-cover-august-1984

Alcuni siti e blog hanno pubbliicato suoi dipinti allo scopo di spiegarne la “poetica anatomica” e le tecniche. Come l’ispirazione in generale, sono debitori delle opere di Maestri antichi del pennello e di quelle di altri più recenti artisti votati all’illustrazione per best seller fantasy o epici. A cominciare da Frank Frazetta.

Dopo questa immagine (di metà anni Novanta) servita per la copertina di un vecchio numero della rivista americana Epic, ecco uno dei più noti lavori del Jones della prima ora. Con un vigoroso botto di mouse su di esso, si spalanca come la porta della grotta dei 40 ladroni; pesa un po’ nello scrolling, ma ne vale la pena, coraggio!

Rappresenta Sheherazad, la flemmatica e sagace narratrice delle Mille e una notte. L’anno di realizzazione è il 1970. Seguirà un disegno fatto per sé, a “uso interno”. Chissà chi rappresenta…

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Un commento abbastanza tecnico su questo dipinto compare nelle pagine di un ammiratore di Jones che forse aveva avuto il piacere di conoscerlo di persona: l’illustratore Mark Harchar.

Riprendo quesi per intero le sue valutazioni, proposte nel blog The Constant Student.

I must admit that I was unaware of Jones’ work until it was introduced to me by Rebecca Guay. Jones has a very sensual feel to the works and employs a muted palette of colors while making the most of composition to offsite a relative lack of detaiL.

If you look at the body of Jones’ work, you will see a definite arc which begins with a very Frazetta-esque design and color aesthetic and moving more toward a heavier application of the paint and in some cases, a more impressionistic handling of the subjects.

This image is an earlier work and illustrates this earlier, thinner application of the paint. It appears that Jones began with a burnt umber underpainting that was applied to a canvas support.

I would suspect that a wipeout technique was employed in order to achieve the variation in umber thickness. A thicker application of whites and ochres over areas of burnt sienna and umber create a transparent material effect as well as a more solid flesh rendering which pushes those areas forward in illusory 3 dimensional space of the picture plane.

Jones then carves out sculpturally the form of the hair and body allowing the under umbers/siennas to create the hair and shadow areas of the arm and neck. Even though this is a relatively simple execution of these techniques, it is the masterful treatment which keeps me staring at it and returning for more.

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Nel suo The Comics Reporter, Tom Spurgeon traccia un profilo di Jeff Jones, mentre Michael Netzer ha un ricordo personale da condividere, nell’articolo Woman in the Man.

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Seguono altre illustrazioni che sembrano dipinti (forse perché lo sono) nelle quali lo studio anatomico del Maestro/a scomparso/a ieri rivela le sue tipicità.

Jeffrey-jones-personal-work-circa-1990

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Il © sulle immagini è dell’autore. O meglio, a ‘sto punto, dei suoi aventi diritto.