150 ANNI D’ITALIA: RITROVATO L’AUTORE DI “PAM IL PARTIGIANO”!

24 -Pam il partigiano

Una nuova, felice scoperta, grazie alle possibilità di aggregazione e incontro fornite da Internet, si accinge a riempire una casella della Storia del Fumetto italiano rimasta vuota sinora, per oltre 65 anni.

Si tratta dell’autore di Pam il partigiano (1945), albo rarissimo e pressoché sconosciuto, uno dei primi sguardi rivolti dal Fumetto sulla storia (allora recentissima) del Nostro Paese.

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A questo albo, presente nella collezione di Luciano Niccolai, punto di riferimento per chi si occupa di fumetti e storia partigiana (ma ricolma di fumetti di ogni tipo, dalla fantascienza all’umorismo) aveva dedicato una giusta attenzione Pier Luigi Gaspa nel pluricitato saggio sulla Resistenza nel Fumetto Per la libertà (Settegiorni Editore, 2009).

Risalente al 1945, ma senza indicazione di data all’interno dell’albo, “Pam il partigiano” si presen-ta con una eloquente copertina: alla sinistra della testata campeggia una classica immagine del Garibaldi “eroe dei due mondi”, con tanto di poncho, mentre il sottotitolo recita senza tante perifrasi “La storia d’Italia scritta col sangue dei suoi figli”. A sinistra dell’illustrazione, inoltre, in una banda verticale si leg-ge: “AUDACIE EROISMI Pagine di ardimento scritte dai giovani che nelle città e sui monti si batterono per la libertà d’Italia”.
A caratterizzare le gesta di questo immaginario eroe partigiano e del suo amico Poldo, è l’ambientazione nella realtà della Resistenza armata. Pam è infatti protagonista di avvenimenti davvero accaduti e presentati con tanto di bollettino di guerra all’inizio di ogni episodio. Così recita quello che apre il terzo numero della collana, Pam contro tredici: “Settembre 1944 – Azione svolta dalla divisione Oltre Po Pavese, 165^ Brigata Garibaldi “M. Crespi”, reparto Polizia Divisionale “Arditi Bianchi. Presi ventuno prigionieri, tre “1100” e tutte le armi ed il materiale del deposito tedesco di Pontalbera.”

Tale adesione alla realtà, come ci informa sempre Tamagnini “[…] era poi sottolineata anche dall’ultima di copertina, dove un fatto di guerra partigiana era raccontato, partendo dal bollettino che ne dava il comunicato, con tanto di nomi e cognomi di coloro che erano coinvolti […]”.
Ciò detto, va anche rimarcata la notevole qualità stilistica degli albi, disegnati con felice tratto da Nino Camus, autore di cui il fumetto non aveva prima rivelato traccia e che altre non ne lascerà nemme-no in futuro. Personaggi ben delineati e vignette di grande dinamismo caratterizzano infatti le sue belle tavole in bianco e nero, rigorosamente a sei quadretti (sembra quasi un format bonelliano ante litteram, in pieno stile Dylan Dog o Tex Willer!). Il montaggio serrato, contraddistinto a sua volta da un dialogo privo di fronzoli e funzionale all’azione, e dalla quasi totale assenza di didascalie (fenomeno questo assai raro nel periodo), garantisce inoltre una lettura agile, veloce e coinvolgente delle storie.
Non sappiamo chi sia stato responsabile dei testi della collana (lo stesso Camus?), ma il taglio imposto ne fa un esempio innovativo nell’ambito del fumetto tout court italiano dell’epoca; privo, oltre tutto, di quella retorica un po’ melensa, che spesso caratterizza tante storie e tanti personaggi, coevi e non solo, come vedremo proseguendo il cammino al seguito del partigiano a fumetti.

Manifesto_partigiano

Intanto, va ricordato che stasera, mercoledì 16, alle 21:30 alla Libreria Edison di Firenze, Pier Luigio presenta presenta il libro di Alberto Pagliaro I figli della schifosa, sua raccolta delle storie partigiane.

Io non posso esserci, perché a celebrare fumettisticamente altrove il vituperato Tricolore, disprezzato dagli imbecilli (e ve ne sono in Italia, ah, se ve ne soooonoooo…).
Ma chi si trova a Firenze potrebbe lodevolmente farci un pensierino.

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