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SUICIDEVEEJAYSHOW, A TEATRO

Corona

Si sono chiuse ieri sera al trasteverino Teatro Spazio Uno le repliche romane di SUICIDEVEEJAYSHOW, spettacolo teatrale degli AdLP (http://www.adlp.it/) che sarà possibile visionare di nuovo su altri palcoscenici (quando avverrà lo sapremo e ve lo comunicheremo tempestivamente). Un’operazione coraggiosa che, secondo gli intenti degli autori e degli attori, rappresenta un esperimento significativo nel contesto della drammaturgia italiana contemporanea.

La locandina teatrale a destra è stata realizzata da Marco Corona (http://il-canguro-pugilatore.blogspot.com/) con Alessio Morglia, su commissione di Giuseppe Pollicelli, autore dello spettacolo con Emiliano Rubbi (entrambi firme note della prozine fumettistica Kamikaze, nel cui titolo già risuonava, a suo modo, il concetto di suicide).

Suicide video

Una locandina di quel verde acido spesso usato come sfondo per i manifesti del circo di Moira Orfei. Il verde dei prati irlandesi dopo la pioggia, dopo un trip.

Il trailer di presentazione, che potrete visionare sopra, è stato diretto dal pluripremiato film-maker Mario Tani (http://www.mariotani.it), il quale si occupa anche dei suoni dello spettacolo.

Gli interpreti: Giuseppe Pollicelli, Carlos Alberto Mendes Pereira, Susanna Mingolla, Emiliano Conti, Ludovica Argnani, Silvia Antonini, Fabio Colagrande, Eleonora Petrucci e Paolo De Sanctis.

Cast tecnico: Lucia Costanzo (direzione di scena e costumi), Francesca Toscano (scenografia), Luisa Monnet (luci) e Mario Tani (suoni).

Musiche originali dei Lemmings (http://www.myspace.com/thelemmings).

Foto di scena
Di cosa si parla?
Ce lo spiegano gli autori:

Per una complessa serie di ragioni che qui non è possibile indagare, è almeno a partire dai primi anni Novanta che, in Italia, può fregiarsi del titolo di “giovane” anche chi abbia abbondantemente passato la trentina.
Un italiano di trentacinque anni è, oggi, a tutti gli effetti un giovane, e così viene percepito dalla totalità dei suoi connazionali.
È un giovane perché il suo aspetto fisico come tale lo connota; e il suo aspetto fisico è giovanile anche in quanto egli pensa sé stesso come un individuo giovane. Naturalmente non è tutto oro quel che luccica. L’apparente privilegio di avere potuto dilatare a dismisura la stagione della giovinezza nasconde pesanti scotti da pagare. Per esempio quello di potersi dare solo tardi, molto tardi (forse mai), una fisionomia definita, vuoi a livello psicologico vuoi a livello sociale.

Two Guys

Questo stato di cose ha costituito il punto di partenza per scrivere Suicide Veejay Show, uno spettacolo con cui abbiamo voluto raccontare un mondo e una realtà che conosciamo molto da vicino e di cui possiamo quindi parlare con perfetta cognizione di causa.

Per fare ciò si è scelto di concentrare l’attenzione su cinque personaggi, ciascuno dei quali si rivela essere un tassello emblematico di quel variegato e complesso mosaico che è la gioventù italiana odierna. Cinque personaggi “giovani” che, non senza difficoltà d’ogni genere, condividono lo stesso appartamento e che appaiono accomunati, pur essendo l’uno assai diverso dall’altro, da un medesimo scontento nei confronti dell’esistenza.
Tutti e cinque, soprattutto, patiscono il disagio e l’insoddisfazione, rispetto ai quali sembrano impotenti, che procura loro l’essere immersi in una situazione “sospesa” e circolare (mancante, cioè, di vie d’uscita). Il vivere, insomma, in una sorta di opprimente limbo.

Interno
Questi cinque antieroi della nostra contemporaneità si chiamano Stefano, un veejay fallito che gioca con la sua depressione mimando, seduto su un water, una roulette russa eseguita con una pistola scarica; Danilo, un ragazzo colto e dai modi ostentatamente raffinati che ha trovato nell’estetica dark un mezzo attraverso cui sublimare il pessimismo e il nichilismo che lo caratterizzano; Melania, la più giovane del gruppo, una ragazza dall’animo candido e facile a incontenibili entusiasmi – solitamente assai effimeri – che evidenziano una sostanziale mancanza di punti di riferimento; Mario, un trentenne di belle speranze, buona famiglia e ottimi studi che non riesce ad accettare l’idea di essere finito a fare il commesso in un ipermecato di periferia; infine Lucia, che cela sotto una pignoleria maniacale e una certa qual freddezza di sentimenti una profonda insicurezza.

Ciò detto, occorre precisare che Suicide Veejay Show è una commedia.
Una commedia in cui ogni situazione, anche quelle che di primo acchito possono apparire venate di malinconia o di angoscia, rivela un’essenza comica che si esprime attraverso dialoghi di secco e tagliente cinismo.

Ma dietro un velo di spensieratezza e di incoscienza si cela spesso il dramma. E il limbo può rivelarsi il peggiore degli inferni.

Tazze