SCHIFFIO SCHIFFI E IL TEATRO DEI BEI TIPI

Poldo

Chi sarà mai Schiffio Schifi?
Dalla vignetta sopra l’avete appena capito: J. Wellington Wimpy, alias Poldo Sbafini (con una sola “f”, poi raddoppiata in qualche nuova versione italica del personaggio).

CineComico 52 Teatro bei tipi

E il Teatro dei bei tipi?
Ovvio, è il Ihimble Theatre di Elzie C. Segar, in una versione italiana la cui “registrazione” sinora è sfuggita ai più.
Ma non a Sergio Lama, collezionista di vecchissima data, che giusto oggi mi ha spedito questa singolare tavola, nella quale Popeye è chiamato appunto… Popeye, e non Braccio di Ferro come nei giornali e negli albi di Arnoldo Mondadori dello stesso periodo.

Con un possente “doppio CLIC” la tavola del Teatro dei bei tipi è leggibile nel suo complesso ed esaminabile. A parte una minima correzione grafica in Photoshop, la qualità della colorazione, del lettering, della stampa (e anche del materiale originale americano e della carta impiegata) si commentano da sole. Un po’ meglio la traduzione, tutto sommato assai buffa.

Si tratta di materiale d’epoca, che chi vorrà potrà possedere tra non molto, perché incluso nel fascicolo di 16 pagine contenente materiale ultraro, altrimenti introvabile, che il G.A.F. (Gruppo Amici del Fumetto) allega al prossimo del suo Notiziario, il n. 37, dedicato al prezioso, misterioso e assai ambìto giornale BomboloCine Comico, pubblicato da Lotario Vecchi (Parma. 17 luglio 1888 – Milano, 20 settembre 1985) a partire dal 1934.
Sotto, la sua testata, in un numero del secondo anno di vita del settimanale, dove si annuncia l’arrivo di Stan Laurel e Oliver Hardy qualche fascicolo dopo.

Bombolo Pubbl Laurel eHjpg

Cine Comico pubblica anche Boob McNutt, non meno raro, di Rube Goldberg. Lo chiama semplicemente Bob.
Sotto, seguita da una tavola originale in bianco e nero, una tavola d’esempio tratta dal giornale di Vecchi (pubblicato dalla S.A.E.V., naturalmente). Forse è un po’ pesante da scaricare per qualche connessione, data la grandezza dell’originale (ma ho cercato di rendere il jpg il più leggero possibile).

Boob McNutt alto
Boob McNutt sotto

Boobmcnutt

  • Leonardo |

    Come no, Luca! Quella lettera, ahimé, è nell’archivio di Gaetano Strazzulla. Il quale è ancora “con noi”, in quel di Verona, ma per vari motivi non più interpellabile, almeno per questo genere di cose. La lettera del “figlio” di Gandini ci lasciò di stucco, quando allestivamo uno speciale sull’editoria a Fumetti in Italia che naturalmente comprendeva anche l’esperienza leggendaria di “Linus”. Capimmo solo dopo, grazie a te, che si trattava di uno spassoso falso!

  • Giorgio |

    Diavoloni fritti… marcantoni lessi… spettacolare!

  • Luca |

    Armando, Paolo… i commenti a questo post portano dritti alla collina di Spoon River.
    Ma già che siamo arrivati sin qui, non si può evitare di includere, fra un sepolcro e un cenotafio, anche il vulcanico catalizzatore di tutte queste persone, che prima ancora di Oreste del Buono, e per un buon tratto di percorso insieme a lui, fu Giovanni Gandini.
    Anche Gandini se n’è andato, per ultimo, dopo OdB, Carano, Cavallone, Vittorini (sul quale una giornalista attende le mie domande per un’intervista in questo blog, circa il suo rapporto con i fumetti, argomento del quale si è occupata in un libro che mi ha spedito di recente, attendi ancora un attimo, Annalisa! Chiusa parentesi).
    Ma ha fatto finta di essere morto già da parecchio tempo prima, quando era ancora in vita, prima per scherzo, poi perché aveva perso la voce.
    Se Leonardo e Sergio Lama stanno ancora leggendo queste righe possono testimoniare circa un aneddoto che riguarda Gandini, e che risale ai tempi di “Exploit Comics”.
    Quando a Giovanni (che a volte incontravo nei pressi del Corriere della Sera, sia in un bar poi frequentato da Paolo Ferrari e gli amici della Bonelli, sia nel suo negozietto-rifugio-disimpegno) ricevette da “Eploit” una lettera di richiesta per un pezzo, ricevette come risposta un’altra missiva, nella quele un sedicente figlio di Gandini diceva di essere desolato (o qualcosa nel genere), annunciando l’avvenuta scomparsa del padre.
    Non so se Gandini avesse figli, ma posso giurare che la lettera giunta a Firenze sia stato uno dei suoi tanti “falsi epistolari”, come quelli di cui riempiva le colonne della “Posta di Linus”, per esercitare con divertimento la sua filosofia lunare.
    Espressi a Leonardo e forse a Gaetano Strazzulla la mia perplessità sulla missiva ricevuta. Non so se la conservi ancora qualcuno, al G.A.F.
    Di fatto per almeno altri cinque anni ho continuato a vedere Gandini al solito bar con l’aperitivo nel bicchiere. Gandini “parlante” e filosofeggiante, intendo. Che se la ghignava.
    L.

  • Armando |

    Purtroppo anche Franco Cavallone ci ha lasciato (il 10 luglio 2005). La data di dipartita di Ranieri Carano non l’ho trovata, ma era ancora tra noi nel settembre 2002 (ho trovato notizia della sua partecipazione ad un convegno su Buzzati).

  • Paolo |

    Caro Luca,
    grazie dell’informazione su R.C. Avevo cercato notizie su di lui in rete, ma senza risultati… Quindi e’ andato anche lui come OdB e Carlo della Corte. E’ un altro pezzo della mia infanzia a base di Oscar fumetti che se ne e’ andato. Ma almeno Franco Cavallone e’ ancora vivo e scalciante? Sarei davvero lieto di leggere la lite tra RC e OdB, visto il calibro dei due contendenti sara’ sicuramente ricca di spunti.
    Quanto a quella tavola di Schiffio, c’e’ su un volume Garzanti di meta’ degli anni ’60 della stessa collana di un Felix-Mio Mao che avevi citato in un altro post. E in quel volume Rough-House si chiama Baffi di Foca e Braccio di Ferro dice “Accidentaccio cane!”. Chi era il traduttore di quel volume? Per dirti l’impatto di quel volume: ancora adesso mio fratello mi dice che scrivo come un “nalfabetico”…

  Post Precedente
Post Successivo