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PALMIRO (DI SAURO CIANTINI) IN MOSTRA

Palmiro-Dante

C’era una volta un anatroccolo piccolo, brutto e nero.
Povero da far schifo. Pure puzzoso di tonno. Inizia come una fiaba una delle più esilaranti strisce italiane. Continua come un incubo di strazianti e farsesche varianti di una malasorte senza fine. Apparsa nella rivista
Comix – splendido laboratorio creativo degli scorsi decenni – racconta con un ritmo forsennato le vicende di un minuscolo papero strapazzato da una fidanzata lontana. Ideata e disegnata da Sauro Ciantini, la striscia di Palmiro è un piccolo modello per chi cerca e sa apprezzare sintesi e semplicità narrative nel fumetto. Terapeutica, consolatrice, poetica e tenera per il più sfigato dei lettori, ci raggira un po’ facendoci ritrovare la lirica del pulcino nero con il mezzo guscio bianco in testa, il riconosciuto epico antenato Calimero. Ma allo stesso tempo è sadica, goliardica e con un retrogusto di feroce e comica cattiveria.

Colazione a casa palmiro gior

Il disegno

Palmiro è disegnato come un’icona, in modo davvero semplice, sommando con tre tratti alcune forme elementari. Un beccone mezz’ovale, infilato tra un corpicino rettangolare e un mezzo cerchio di cranio, più piccoli arti quanto basta.
Quando poi sfarfalla e galleggia nelle vignette Ciantini sa come tiragli fuori una gamma di espressioni che vanno dall’innamorato idiota, all’affranto depresso fino all’incazzato furioso. Diverse passioni dell’autore però finiscono per insinuarsi nell’estroso e surreale melange grafico della striscia, tra retini e sgraffiate di pennarello, trasformandola in un singolare palcoscenico di citazioni.
Il Krazy Kat di Herrimann con la sua infinita storia di un amore irragionevole e i paesaggi stralunati, con la differenza che le ambientazioni stranite di Palmiro sono cittadine. E poi, più dietro, sullo sfondo e negli arredi, gli astrattismi di pittori come Wassily Kandinsky e Paul Klee, sino allo stile grafico giocoso di Javier Mariscal.

Con il passare del tempo, come tutti i paperi per bene, Palmiro ha avuto un’evoluzione nel disegno. La noterete nelle tavole esposte: un becco enorme nelle tavole primordiali, poi diventa più garbato ed elegante. In questa seconda versione è meno invasivo, più adatto a ficcarsi dappertutto nel mondo. Il ruvido bianco e nero e i retini di antico artigianato della prima serie di strisce, grazie al disegno minimalista e lineare, mutano agevolmente in una colorazione vivace realizzata con l’aiuto della grafica digitale

La striscia

Lo schema narrativo è lineare e veloce. Si inizia con un primo quadretto di ottusa speranza: il papero si scuote e agita spargendo cuori e miele perché è arrivata la lettera della fidanzata lontana. Finto climax nel secondo quadretto: la ragazza sembra scrivere qualcosa di interessante per il passionale moroso. Terzo quadretto: l’argomento si rivela un’affilatissima coltellata che trita senza pietà i sentimenti e vediamo Palmiro immergersi in spassosi scenari di depressione e autodistruzione. Una curiosa antitesi: la fidanzata scrive molto e con assiduo gusto sadico, leggiamo le sue parole ma non la vedremo mai.

Osserviamo invece sempre esaltarsi e abbattersi il papero che all’opposto in moltissime strisce non parla mai. Ci sono poi infinite varianti di scalogna e quelle con i comprimari, il cactus Bolivar e il cane festaiolo Maciste, tutta gente che collabora all’avvilimento di Palmiro. Nelle mezze pagine stile Sunday Comic e nelle storielle un po’ più lunghe l’anatroccolo sbraita parecchio e rivela un caratteraccio terribile e un’indole da perdente.
Palmiro ha anche un’anima latina. Spagna, Cuba e Messico si affacciano dalla radio, dalle etichette dei liquori, nell’intercalare degli attori e nelle loro origini. E lo spagnolo, si sa, aromatizza in modo comico.
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Gli antenati
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Uno dei tanti epigoni di Donald Duck che hanno affollato a partire dalla metà del secolo scorso il mondo dei cartoon?
No, Palmiro è molto diverso, anche se un debito d’amore con i Paperi di Carl Barks è dichiarato dallo stesso Ciantini.
Troppo politicamente scorretto, oltremisura sfigato e solitario per essere raffrontato, ad esempio, alla leziosa e ingessata tribù della Paperopoli italiana. Incavolato, fuma come una locomotiva, si consola con rum e ogni sorta di brodaglia alcolica, ha un linguaggio disinvolto riccamente infarcito di imprecazioni da censura. Un tipaccio forse impresentabile ai bambini (ma ha tutto per farsi adorare da loro). Farebbe arrossire il suo vero ascendente, il garbatissimo Calimero. L’anatroccolo sembra svolgere nella vita l’attività di disegnatore, alle prese con un “matito” (sic), circondato dal solito armamentario di tubetti e pennelli, impantanato in crisi creative senza un’idea “neanche ad abbaiare in cinese”. Con perfidia lo vagheggiamo come una proiezione paperesca dell’autore per esorcizzare la sfiga.
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Donaldiro Palmduck

I comprimari
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Bolivar andrebbe volentieri a lavorare in un’altra strip se non ci fosse questa terribile crisi del fumetto. E se non fosse un cactus strozzerebbe Palmiro che detesta di cuore. Sedicente buon conoscitore della vita, ama la tequila e gli incombe assistere alle tragicomiche vicende del papero sfogandosi in commenti velenosi.
Troppo spinoso e vissuto per quelle melensaggini.

Talvolta, Ciantini gli regala ruoli più d’azione inconsueti per un vegetale.
Maciste è un cane festante dal naso umido. Per la felicità di sciami di moschini dà segni di gran vitalità producendo vigorose feci sulle quali l’autore ama filosofeggiare. Non è un tipo pensante alla Snoopy, ma un vero cane palloso e scervellato.

Isa B., “cubana de Cuba”, è una vicina alquanto interessata a Palmiro (ah, l’amore, sempre a inseguire chi già ama un altro). Nelle premesse sarebbe alta, forme giuste e color tabacco, ma poi assomiglia a Palmiro, solo che è più nera e ha dritti in testa dei dreadlocks infiocchettati stile rasta ottenibili solo ficcando due dita in una presa elettrica.
Altri personaggi: il sozzo Lompo, l’insaziabile Horpo, Bulbo “il capo”, Pinko e Punko i cattivoni degli ultimi banchi della classe e l’ingombrante Mostro Sbavone.
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Sconosciuto
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La mostra

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Palmiro può stare dappertutto. Dentro quel corpicino ha un’anima, incontenibile, esuberante. L’energia gli arriva dall’essere così sfortunato. E la malasorte, è noto, è simpatica. Oltre che nelle strisce classiche lo troverete in ardite ambientazioni architettoniche, su oggetti di merchandising, carte, penne, tazze, quaderni, diari. Sa recitare negli spot: in una saletta dedicata ai filmati ci sono gli storyboard dei cartoon MTV, il promo presentato a Rai Trade.

È il protagonista di ironiche storielle antipaperi, come quella scritta con la collaborazione di Massimo Cavezzali. Vive in un mondo che una mappa vi racconterà.
Palmiro può parlare di tutto. In occasione della Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio, lo scorso 10 settembre, è uscito dalle strisce diventando protagonista di
uno spot animato sul tema. Lui, che tante volte ha tentato di farsi fuori, afflitto da una sfiga perenne e da un’atroce fidanzata lontana, per poi risorgere mille volte come tutti gli eroi di carta, sa come comunicare al mondo reale con la giusta soavità. Palmiro sarà sfortunato, brutto, e nero, ma sa il fatto suo.

(Grazie per tutto a Giuseppe Scapigliati, deus ex machina dell’iniziativa)