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HERMAN & KATNIP (seconda parte), di Andrea Ippoliti

Tendlartana

Eccoci alla sospirata seconda parte dell’articolo di Andrea Ippoliti su Herman & Katnip (penso che sia il primo sul tema a comparire in Italia, nonché uno dei pochissimi al mon-
do), corredato anche da tavole della sua personale collezione.

Grazie, e (come sempre): “Enjoy!”

Disquisendo nella Prima parte su Herman & Katnip, si diceva dell’inevitabile paragone con Tom e Jerry.

Mentre i corti con Tom e Jerry protagonisti sono assai sovente più incentrati sul gatto, nella serie di Herman e Katnip è il primo colui intorno al quale ruotano, nella maggoranza dei casi, le storie, con Katnip nell’irresistibile ruolo di villain comico.

I cortometraggi del gatto e topo hanno come punti di forza la pantomima (dato che i due rarissimamente parlano ed in assoluto i dialoghi sono poco presenti, almeno fino ai primi anni Cinquanta), la musica (ovvio, essendo il “parlato” al minimo) ed il timing che sfiora la perfezione.

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Da parte loro, i cartoons col topo e gatto hanno molti dialoghi (avvalendosi in partenza delle talentuose corde vocali di Sid Raymond e Arnold Stang) e balzano agli occhi per la già citata violenza delle situazioni comiche. Non bastase l’oggettiva violenza di tali gags, essa è poi accentuata dalle reazioni, e soprattutto dalle espressioni, dei personaggi, che sembrano realmente soffrire e provare dolore per ciò che capita loro.

In pratica, l’assurda irrealtà delle gags convive con una sorta di reale ed umana reazione, creando un ibrido, la cui efficacia rimane opinabile e soggettiva, ma che certo si distingue per originalità dalle altre produzioni contemporanee. Dove invece H&K difettano e peccano gravemente è però nelle storie e nell’animazione (quest’ultima, alla MGM, semplicemente divina). Non è infatti un caso che la serie mai ottenne neanche una nomination agli Oscar (lo stesso Famous Studio non ne portò a casa nemmeno una nei suoi circa vent’anni di operato) contro le 13 nominations ed i 7 Oscar di Tom e Jerry.

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In pratica, Herman e Katnip sintetizzano al meglio un po’ tutti i difetti ed i pregi dello Studio Famous. La ripetitività della formula base delle storie si mesce con l’inventiva e la violenza delle gags per ben 9 anni (sullo schermo) in cui i personaggi accumuleranno un ottimo successo.

Infatti, anche negli anni in cui lo stile UPA (basato sulla stilizzazione degli sfondi prima ed anche dei personaggi dopo) avrà preso il sopravvento, conducendo ad un inesorabile declino dell’animazione, la serie, e più in generale tutte le produzioni Famous, rimarranno accattivanti dal punto di vista grafico e delle situazioni comiche.

Nei comics i due saranno anche più longevi ed appariranno in numerose storie brevi, soprattutto opera di Dave Tendlar (regista di vari loro cartoons) e di Marty Taras.

Negli albi a fumetti, specie Paramount Animated Comics e Baby Huey, verranno così trasposte le disavventure dei due, con eccellenti risultati. Disegnate infatti dagli stessi animatori/registi che coi due avevano a che fare per quanto concerne i cartoons, queste storie brevi hanno la stessa identica vitalità che caratterizza i loro corti.

Non da tralasciare infatti l’indubbio vantaggio costituito dall’avere le stesse persone lavorare sia sui loro shorts che sulle storie a fumetti: in tal modo mai si presentò il problema di un design differente dei personaggi che mal si contrapponesse alle corrispondenti versioni filmiche (si pensi, ad esempio, nei comics, al Mickey Mouse tratteggiato non certo eccellentemente, ed infatti una sola volta, da Carl Barks ed allo stesso character disegnato superbamente da Riley Thomson, che ne aveva diretto ed animato diverse prove sul Grande Schermo, e che appariva parimenti fluido come la versione grafica che lui stesso e Fred Moore avevano provveduto a rielaborare).

Concludiamo la nostra dissertazione con un’altra bella prova cinematografica del topo e gatto, questa volta una delle rarissime volte in cui non venne utilizzata la formula con Herman eroico salvatore dei propri cuginetti dalle grinfie di Katnip ma si diede ad Herman un ruolo non dissimile da Buzzy (l’intero timing del cortometraggio ed il modo in cui le gags che vedono lui e Katnip protagonisti si protraggono riecheggiano infatti gli shorts del corvo e del felino), facendone il “quarto incomodo” in un triangolo amoroso (non un enorme sforzo di fantasia, dato che la storia riecheggia i corti con Tom e Jerry assieme a Butch e Toodles, specie Casanova Cat, del 1950, e del quale vi mostriamo un significativo fotogramma qua sotto, attualmente © Warner Bros./Cartoon Ntework).

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La voce di Herman qui suona un po’ diversa (rauca e sgradevole, direi), ma è sempre opera di Stang. Il rivale felino di Katnip è invece, scelta azzeccata, doppiato da Jackson “Bluto” Beck. La voce della “destinataria” delle attenzioni amorose di Katnip è Mae Questel, doppiatrice di Betty Boop e Olive Oyl.

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