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BABY HUEY: VITA E OPERE, di Andrea Ippoliti

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Dopo il corvo Buzzy, Andrea Ippoliti ci regala un altro approfondimento su un personaggi poco noto in Italia (escludendo una serie di suoi antichi cartoons trasmessi negli anni Sessanta dal Primo Canale della Rai, in appendice al programma Giramondo, e un decennio più tardi da TeleMontecarlo).

I telespettatori più giovani, al massimo, hanno conosciuto la “ripresa” di Baby Huey (questo il personaggio sotto i riflettori) a fine secolo, sia con un ciclo telesivo, tradotto anche in italiano, sia con una riedizione da parte della Harvey Comics di alcuni suoi vecchi fumetti, con una testata regolare e un albo speciale in 3D.
Ma del vero Baby Huey “d’annata”, quasi tutti gli italiani del nuovo millennio conoscono ben poco. A parte Adnrea Ippoliti, naturalmente! :-)

A lui la parola.

Nato dalla creatività di Marty Taras, Baby Huey è l’ennesima rielaborazione del Benny steinbeckiano di Of Mice and Men (Uomini e topi), un personaggio tanto forte e grosso quanto tardo di cervello. Taras vi aggiunge come tocco finale il colpo di genio di renderlo un infante sproporzionatamente grande per l’età che si ritrova, creando uno stupendo contrasto con i suoi compagni di giochi che forse solo il Jack dell’ omonimo film con Robin Williams sarà in grado di eguagliare.

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Doppiato da Sid Raymond, questo “brutto anatroccolone”, con frangetta (al pari di Katnip e Wolfie, quasi come signature del fatto che la loro voce fosse sempre opera dello stesso Raymond) ed onnipresente pannolino, esordisce in Quack-A-Doodle-Doo, una Noveltoon del 1950.

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In tutti i suoi cartoons, tranne Pest Pupil, Huey o rende la vita impossibile al padre (che parla con irresistibile accento irlandese) oppure è alle prese con un’ affamata volpe.

Proprio i corti in cui il villain è la volpe sono i migliori.

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Essendo produzioni del Famous Studio della Paramount. questi corti sono purtroppo vittime del “vizietto” storico dello Studio per cui se un cartoon ha avuto successo la trama, il canovaccio-base, non deve subire stravolgimenti epocali. Trovata una formula soddisfacente, insomma, meglio evitare ulteriori esperimenti. Ed è così che Huey viene emarginato dai suoi amichetti che celebrano una festa di compleanno, giocano ai pirati/cowboys o si accampano novelli scouts ed ecco che la volpe, dapprima intenzionata a banchettare coi suddetti, scorge il panciuto Huey e, cambiata idea su chi mangiare, organizza per Huey un party di compleanno, o si finge un vero pirata/cowboy oppure capo scout.

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Benché non si lasci quindi mai “la strada vecchia” i cartoons sono fra i più divertenti realizzati negli States in quel periodo, e ciò perchè in essi si ritrova un’ altra caratteristica, questa positiva, dello Studio: la tendenza ad utilizzare gags assai più violente e divertenti di quelle presenti nei contemporanei shorts (anche di quelli di Tex Avery alla MGM!) e sempre originalissime. I finali, invece, saranno sempre i medesimi, con Huey che comprenderà, seppur tardi, cosa stia succedendo (“Duh, ehy, wait a minute, you are the fox and I think you are tryin’ to kill me!”), salverà le penne e conquisterà l’amicizia dei paperottoli suoi coetanei oppure renderà in qualche modo il padre fiero di lui.

Nei comics, Baby Huey appare in numerosissime storie brevi ed è disegnato soprattutto dallo stesso Taras, l’animatore/regista che lo ha creato.

Fra tutte le sue apparizioni celluloidee, che si protraggono fino al 1959, ecco una sua avventura del 1956. La qualità è sì superba perchè il corto è stato trasferito direttamente da un 35mm. Godetevi allora Swab the Deck… ehm, voglio dire Swab the Duck (ah, questi giochi di parole—-).

Raro trovare nella seconda metà degli anni Cinquanta animazione così bella!

Il © di Baby Huey è Famous Studio.