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UMBERTO MANFRIN E “Il Krazy Kat de noantri”

Avventure_di_ullao_blog

Come accennavo nel post di un paio di giorni fa, esiste una specie di versione italiana di Krazy Kat, che addirittura precede il debutto in Italia dell’odiato gatto (che avviene nell’aprile 1965 sul primo numero di “Linus”).
Infatti, sul n. 1 del tascabile “Tiramolla”, uscito in data 1 gennaio 1961 (ogni anno ricominciava la numerazione da capo), il prolifico fumettista milanese Umberto Manfrin aveva sviluppato l’animaletto da compagnia Ullaò (che sta a Tiramolla come il Jeep sta a Popeye, o Flip il gangarone a Eta Beta), che sarebbe stato condotto in un lungo ciclo di storie con le sceneggiature incoerentemente bizzarre di Alfredo Saio. Come spiega con dovizia di dettagli a Tiramolla un chirurgo incaricato di asportargli un pezzo di pelle, Ullaò «essendo fatto della vostra stessa sostanza è elastico come voi! Può allungarsi a dismisura, assottigliarsi, rimbalzare, Rimpicciolirsi!»

Bananarama Il fedele animaletto da compagnia sarebbe quindi un esempio di ingegneria genetica ante litteram? Sembrerebbe di sì.
Dopo qualche apparizione nelle vicende del titolare della testata, Ullaò diviene il protagonista di una serie di storie autonome un po’ surreali, strambe, completamente sganciate da quelle dei personaggi umani che agiscono nel resto del periodico. Mutatis mutandis, ricordano l’atmosfera stralunata creata da Herriman quasi mezzo secolo prima; come in Krazy Kat, la presenza anche nelle avventure di Ullaò di un cagnone poliziotto (ovviamente Offissa Pupp in “Krazy Kat”, e Box “cane di piesse” nelle tavole di Manfrin), sembrerebbe confermare questa colta, altissima fonte di ispirazione.

La storia della “svolta” per Ullaò e il suo entourage è, nel 1962, “Un cane senza valigia”, che prende blandamente in giro, nel titolo, il film di Valerio Zurlini uscito pochi mesi prima “La ragazza con la valigia” (1961), interpretato da Claudia Cardinale.
Non a caso, due anni dopo questa storia verrà collocata in apertura nel (piuttosto raro) volumetto antologico Le avventure di Ullaò, edito dalla Alpe per sfruttare la popolarità della saga e nel contempo renderle omaggio (si veda la sua copertina in questo posto). Chi fosse interessato a vederne almeno la prima tavola, faccia un fischio: questo materiale non circola in giro da decenni, e per il momento nessuno si prende la briga di ristamparlo in modo decente.
Nella seconda storia del ciclo, “Accadde un mercoledì”, debutta il mortale nemico di Ullaò, il nero volatile che acquisterà il nome di Ammiraglio (“corvo da sbaraglio”) nella storia intitolata, appunto, “Io e l’Ammiraglio”.
La creatività delirante di Manfrin e di Saio conduce anche allo sviluppo di nuovi, bizzarri personaggi, come Apelle il gatto a rotelle o Minosse, il diavolo tentatore (nato come occasionale “demone del gioco”), il quale emerge all’improvviso dal terreno per suggerire la malefatta di turno. Per inciso, questo ruolo anticipa di qualche anno quello del diavoletto consigliere di Jak Mandolino, in un celebre ciclo di storielle comiche ideate da Benito Jacovitti per il “Corriere dei Piccoli”.

In chiusura, grazie a Gianfranco Goria che ogni tanto sbircia in questo blog e, come stamani, dà rilievo a qualcosa (come il Krazy jacovittesco di un paio di giorni or sono)…