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IL KATANGA E IL MEGATONE

Testata Vittorioso

Da almeno tre mesi questo post giace inevaso, come tutto il resto del blog, inariditosi insieme a tutta un’altra serie di robe.

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Vediamo di rimediare, da ora in poi, ci sono parecchi libri da recensire.
Prometto che non lo farò a tappeto. Non è possibile.
Non c’è tempo.
Fatelo voi, followers d’epoca!

Si ricomincia la terza, effimera vita dell’emaciato e disutile blog con la ripresa di un editoriale (ma questa volta in forma completa) richiesto dagli Amici del Vittorioso, uscito sull’ultimo o penultimo numero della rivista.

Le cose sono andate così: ho dovuto attendere l’epoca in cui già mi occupavo professionalmente di fumetti e fare delle ricerche mirate per convenire che in effetti Il Vittorioso è stata per decenni la più bella pubblicazione per ragazzi italiana, con i massimi autori dello Stivale coinvolti e una gamma di contenuti ricchi anche nei redazionali, oltre ad aver instaurato una complicità magnetica con i suoi lettori.

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E’ un fatto anagrafico, quando il magnifico settimanale cattolico era all’acme del suo splendore, il sottoscritto non aveva ancora toccato il suolo di questo pianeta. La mia generazione è quella del Vitt, diretto continuatore del Vittorioso a partire dal 1967, malinconico per la sua disgraziata parabola editoriale, ma simpatico soprattutto per due motivi: la massiccia selezione di storie d’epoca di Jacovitti, vera manna per chi, come me, ha amato sempre moltissimo il Maestro di Termoli, del quale conservavo come reliquie anche i brandelli di pagina del Giorno dei Ragazzi che riuscivo a trovare (per esempio fra i fogli pendenti dal gancio del macellaio di famiglia, che in modo blasfemo li usava con indifferenza come incarto delle bistecchine), e il Vermetto Sigh di Massimo Mattioli. Ma tramite il Vitt i baby boomers ignorantelli sul glorioso passato del Vittorioso, potevano scoprire anche capolavori di Lino Landolfi, Raffaele Paparella o Giorgio Bellavitis; primo fra tutti l’eclatante Il Palio di Siena, scritto da Roudolph, e che gli Amici del Vittorioso hanno riproposto di recente.

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Poiché chi è chiamato a scrivere queste editoriali tende sempre a raccontare le proprie esperienze personali, non devierò dalla norma, accennando al primissimo impatto con Il Vittorioso. Fin dall’età di due anni (e rotti) ho sempre avuto sotto gli occhi giornalini e tascabili a fumetti, sulle cui pagine passavo ore e ore, tentando anche di ridisegnarne, come potevo, i personaggi più buffi e comici. A meno di quattro anni ho imparato a leggere, da autodidatta e grazie alle trasmissioni televisive del maestro Alberto Manzi, a sua volta anch’egli illustre collaboratore della AVE. A ruota ho imparato a scrivere,fare di conto e un sacco di altre cose. In famiglia decisero che non aveva senso che frequentassi la prima classe elementare, così a cinque anni ho superato una prova d’esame per passare direttamente in seconda. Alla vigilia della riforma della scuola dell’obbligo era ancora possibile farlo, ma un maestro doveva fornire alla scuola una specie di garanzia, dopo aver verificato le conoscenze dell’alunno. E qui casca l’asino.

Quando un anziano maestro venne a farmi visita scoprendo pacchi di albi a fumetti fra i miei prediletti, in particolare Il Monello e Intrepido, scoppiò un mezzo scandalo. Questo umile e un po’ conturbato maestro si chiamava Sabatino, essendo nato il penultimo giorno della settimana. Era molto religioso; scoprii più tardi che alla Messa regolarmente leggeva il Vangelo e dava la stura a misteriosi inni liturgici evocatori di un collutorio, tipo “Tantum Ergo Sacramentum”.

In parrocchia aveva appreso che la maggioranza degli albi di cui mi nutrivo, e sui quali avevo imparato “le cose della vita”, erano fra le letture proibite della celebre lista dell’Indicatore della stampa periodica, supplemento al Settimanale del clero, diffuso nelle chiese per ammonire i fedeli catalogando i fumetti nelle categorie “leggibili”, “da fruire con cautela” ed “esclusi”.

Se volevo superare l’esame di Prima elementare, tutto questo ben di Dio (be’ l’espressione suona a questo punto un po’ impropria) doveva essermi sequestrato. In un baleno finì sottochiave in un armadietto a cui non avevo accesso, ma dove potevo comunque scrutare il contenuto attraverso una fessura, salutandolo con strazio quotidiano. A mo’ di ipotetico risarcimento, il serafico Sabatino mi indicò quali sarebbero stati i “giornalini giusti” per uno come me. E si presentò, dopo il supposto reset delle mie sulfuree basi culturali, con due arretrati del Vittorioso, additando come scusa per giustificare la confisca che “Intrepido e Monello sono scritti troppo in piccolo e fanno male agli occhi dei bambini”.

Già.

E Tiramolla, Tarzanetto, Flash Gordon, Mandrake, l’Uomo Mascherato e tutti gli altri? Oggettivamente non mi sembrava che il loro lettering potesse cagionare un deterioramento della retina o un irreversibile calo di diottrie. Gli amici del Vittorioso sanno senza dubbio quali supposte insidie erano imputate, in realtà, alla “cattiva stampa per ragazzi”, che sarebbe stata sottoposta nel giro di qualche mese a un regime di “Garanzia Morale”, con tanto di marchietto in copertina.

A dirla tutta, al confronto degli albi pignorati, quei due arretrati del Vittorioso, del dicembre 1960 e del gennaio 1961, facevano una figura ben magra. Dovevo sbrigarmi a dare l’esame di ammissione, in modo di rientrare in possesso senza fallo, a inizio giugno, del tesoro trafugato. Nei due Vittorioso di Sabatino, che a sua volta aveva requisito (seppi anche questo) a un altro suo allievo mi confortava solo la lettura di Jacovitti, presente in ultima pagina con il sequel L’Arcipippo, e con una copertina augurale che trovai splendida. Per dimostrare che ero ligio alla lezione appresa ne recitai all’esame le strofe, nello stupore della maestrina diciottenne Zuccaro, che non capiva bene come mai il collega Sabatino mi avesse proposto quei versi e non per esempio, qualcosa di Renzo Pezzani o di Zietta Liù, che andavano forte.

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Ricordo benissimo ancora; il poema di Jacovitti iniziava con “Se ne va l’anno passato / col Katanga e il megatone, / regaliamo al neonato / cose belle e cose buone…”

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Fine, per ora.
Post scriptum.
Per commentare la triste spazzatura rilegata che in questo periodo lascia la sua scia tossica attraverso le librerie, ringrazio il grande Makkox (il © è suo) per il commento sintetico, e il più appropriato che si possa fare in merito, riportato qua sotto.

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PPS: Anche un trionfale Uderzo è rimasto attaccato al post.
© degli Eredi di tutti gli aventi diritto insieme appassionatamente.

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