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SALTA ANCHE LA FIERA DEL LIBRO DI LONDRA

Dopo tutti gli spostamenti di date di manifestazioni varie, la loro soppressione o la conferma odierna del limbo in cui adesso alcune fiere e convention ondeggiano prima di decidere, una triste certezza c’è.

Ecco il comunicato che annuncia la cancellazione della London Book Fair.
L’appuntamento, drammatico quanto inevitabile, è per il 2021.

Fiera del Libro

Il business, comunque, deve andare avanti, sotto altre forme.
Cartoonist Globale consiglia di intensificare la frequentazione delle edicole (e delle fumetterie, e delle librerie), tenendo conto delle distanze di sicurezza, montando eventuali airbag girocollo al posto delle collanine per evitare contatti ravvicinati, ma acquistando ancora più libri e periodici che in passato, per poi consumarseli comodamente a casa propria.
Molte uscite interessanti si prospettano; erano previste per le fiere che non vi saranno, o che sono rimandate a dopo l’estate.

Poi parliamo di altre iniziative in un prossimo post. Intanto, altri temi più o meno di attualità. A cominciare dal bell’omaggio a una delle razziste esternazioni di un tale che malamente ricopre un ruolo sciaguratamente assegnatogli.

© Natangelo
Come resistere a non “citare” (o sottrarre?) questa splendida vignetta di Mario Natangelo?

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Quando una persona, che incidentalmente è anche un grande attore, che ci ha fatto sognare più volte, è un uomo intelligente, lo dimostra attraverso i secoli.

Ed ecco che il nostro amato Bert lo spazzacamino appoggia Bernie Sanders, contro l’abominio vomitevole di quel tale che attualmente appoggia senza vergogna le sue guance su una sedia che non merita.

Anche se, dopo i risultati della scorsa notte, come favorito dei Democratici USA emerge Joe Biden… (spiega Elisabetta Grande su MicroMega):

Bernie, così come Donald nel 2016, non è amato dall’establishment del partito per cui corre; Bernie, così come Donald nel 2016, appare tutto fuorché “electable” (ossia capace di vincere le presidenziali); Bernie, così come Donald nel 2016, porta avanti un messaggio dirompente rispetto al main stream del suo partito. Bernie Sanders appare, dunque, sul fronte democratico, l’alter ego invertito di Donald Trump e proprio in ciò sta la sua forza.

Socialista dichiarato, settantottenne e reduce da un recentissimo infarto, Sanders concentra su di sé tre elementi che in base alle statistiche lo condannerebbero a una sicura sconfitta elettorale, soprattutto nel mondo statunitense, in cui le idee socialiste sono da sempre state invise, perché considerate nemiche delle libertà individuali che solo nel libero mercato troverebbero il dovuto riconoscimento.

Le statistiche e i calcoli anticipati circa le possibilità di vittoria di un candidato si scontrano, però, con un sentimento collettivo in grandissima misura imprevedibile, che oggi più che mai sembra desiderare il cambiamento.

Si tratta di quello stesso anelito, in grande misura rivoluzionario, che nel 2016 ha sostenuto Donald Trump, tanto nella corsa delle primarie del suo partito quanto in quella presidenziale, e che oggi -nonostante un’economia in apparente ottima salute- entusiasma l’esercito di sostenitori di Bernie Sanders, che sulla loro pelle tutti i giorni si scontrano con la realtà di una crescita ingannevole, perché vantaggiosa solo per pochi: i più ricchi.

Bernie Sanders, a differenza dei suoi competitors del partito democratico, incarna un sogno di radicale cambiamento, ugualmente forte ma di segno diametralmente opposto rispetto a quello che ha inaspettatamente consegnato la vittoria a Donald Trump la scorsa tornata elettorale. Istruzione pubblica, sanità pubblica, smantellamento dell’agenzia per l’immigrazione -che oggi si accanisce contro i migranti separando i bambini dai loro genitori- e soprattutto tutele giuridiche ai lavoratori impoveriti dalle delocalizzazioni delle fabbriche, cui Trump aveva promesso aiuto da parte di un mercato risovranizzato grazie all’abbandono dei trattati di libero scambio, che tuttavia non ha prodotto i risultati sperati in termini di miglioramenti salariali e di almeno parziale riallineamento degli stessi alla produttività del paese.

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Per chiudere, un divertente video con Harry Langdon, esilarante comico di un secolo fa. Questo non è il massimo, lo ha girato un paio d’anni prima della sua dipartita da questa valle di salati umori corporei.