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CHE VALORE HA L’ARCHIVIO MARINI?

Trovo queste comunicazioni

Le vergini

Vero: i post di quest’ultimo periodo sono abbastanza atipici per un blog che parla di fumetti, disegni animati e media annessi.

Ma ancora una volta fotografiamo la disgustosa situazione venutasi a creare con il Museo Marino Marini di Pistoia. Con lo scopo di ricostruire le fasi di quanto è avvenuto, riportiamo, con tutti i necessari dettagli, la lettera aperta inviata da Samuele Bertinelli, sindaco di Pistoia sino al 2017 alle autorità competenti (le virgolette sono ben in evidenza, non per caso).

cover di Marino Marini

Purtroppo questo blog, come ben sappiamo, non può ospitare reazioni e commenti, che quindi gli interessati potranno dirottare sui social nei quali questi post di Cartoonist Globale automaticamente rimbalzano.

closed per un po'

Lettera-appello alle autorità “competenti”. Cioè non rivolta agli amministratori pro-tempore del Comune di Pistoia. Non breve, ma – credo – di una qualche utilità (se letta e fatta circolare) per quanti abbiano davvero a cuore le sorti della Fondazione pistoiese dedicata a Marino Marini (esclusi, cioè, gli attuali amministratori comunali).

Sauro Massa era membro del consiglio d’amministrazione della Fondazione Marini.
Gestiva per la Fondazione gli investimenti finanziari.
Ma era anche stato esecutore testamentario di Mercedes Pedrazzini, la nostra Marina.

Sauro Massa avrebbe potuto (e ancora potrebbe) documentare, in tutte le sedi, che Marina aveva esplicitamente escluso di destinare a Firenze ciò che aveva disposto dovesse stare a Pistoia.

Non solo: avrebbe potuto (e ancora potrebbe) testimoniare che – in forza del testamento di Marina – le opere di Pistoia non si sarebbero nemmeno potute prestare senza il consenso della dott.ssa Maria Teresa Tosi, pistoiese, direttrice della Fondazione, persona di fiducia della signora Pedrazzini.
Sauro Massa – soprattutto – aveva piena contezza degli ingenti mezzi finanziari (circa 50 milioni di euro) lasciati per successione alla Fondazione di Pistoia. Probabilmente non avrebbe consentito che si sottraessero alla potestà decisionale della Fondazione pistoiese. Nè avrebbe consentito, a occhio e croce, che si trasferissero altrove (da Pistoia) ulteriori, ingentissime risorse finanziarie depositate presso il sistema creditizio cittadino.

Ma..?

Il 24 aprile 2018 Sauro Massa è stato “defenestrato” dalla Fondazione. Senza spiegazioni. Con un “colpo di mano”. E hanno fatto il loro ingresso nel consiglio tutti coloro che per mesi si sono poi mossi, univocamente, contro le ragioni della città.

Udite, udite: con il voto favorevole del sindaco di Pistoia. Che non ha mai spiegato, naturalmente, perché con il suo consenso si siano stravolti tutti gli assetti della Fondazione, a danno di Pistoia.
Con le riunioni del 12 marzo, del 5 settembre e del 2 e 16 dicembre 2019, il “nuovo” consiglio d’amministrazione della Fondazione ha deciso di trasferire tutte le opere pistoiesi a Firenze.

Alla fine dell’ottobre del 2019 Paolo Pedrazzini ha disposto il trasferimento di tutti i titoli obbligazionari della Fondazione da una banca pistoiese a una banca d’investimento nel nord d’Italia, specializzata nella gestione di grandi patrimoni. Nel silenzio di tutti.
Si è cominciato a licenziare i dipendenti della Fondazione, si è chiuso il museo.
Tenendo di tutto all’oscuro il comitato scientifico della Fondazione. Di cui fa parte Flavio Fergonzi. Che infatti ha protestato pubblicamente. E – guarda caso – Maria Teresa Tosi.

Proprio le due figure centrali per la decisiva e delicatissima funzione di “autentica” delle opere di Marino. Guarda caso.
Non solo: Fergonzi ha pubblicamente affermato “di non essere stato informato sulla destinazione delle autentiche da me controfirmate e ritirate dalla sede della Fondazione a dicembre”.
L’archivio di cui parla Fergonzi è stato dunque trasferito, a insaputa sua e del comitato scientifico, in un luogo ignoto.

Ma che valore ha quell’archivio?

Ce lo ha spiegato autorevolmente nei giorni scorsi, in un suo intervento pubblico, Tomaso Montanari: si tratta di un “importantissimo materiale scientifico, ma anche una decisiva leva commerciale, che nelle mani sbagliate (o semplicemente se inaccessibile agli studiosi e allo stesso comitato scientifco della Fondazione) può diventare un pozzo senza fondo di attribuzioni farlocche da milioni di euro”.

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Concludo (per ora).
C’è ancora qualcuno che creda in buona fede che nella vicenda Marini c’entrino qualcosa i progetti artistici, o i modelli di organizzazione museale, o la qualità del museo di Pistoia?

C’è ancora qualcuno che pensi che il sindaco e gli amministratori pistoiesi possano essere parte delle soluzioni a questa vicenda, e non invece (come sono) parte – non trascurabile – del problema?

Se, a causa dell’unica concreta attività alla quale si dedica l’attuale amministrazione (la propaganda), qualcuno avesse ancora qualche residuo dubbio circa la risposta alla seconda domanda, mi limito (per ora) a raccontare un aneddoto. Significativo. Rivelatore, direi, anzi.

C’è un antefatto ai fatti della primavera del 2018, dai quali prende (anche formalmente) avvio – con il consenso e la “spinta” del sindaco – il precipizio che porta ad oggi.
Una riunione, con presenze inusuali.

dipinto Figura in bianco

Si tratta di una riunione del consiglio d’amministrazione del 15 dicembre del 2017, alla quale per Pistoia non partecipa il sindaco, ma un assessore, che con la vicenda della Fondazione Marini non dovrebbe (in teoria) entrarci pressoché niente: l’assessore ai lavori pubblici, Alessio Bartolomei.
Anche il luogo della riunione è emblematico: Firenze, Museo Marino Marini, in San Pancrazio.

Non si riuniscono per farsi gli auguri di Natale.

Discutono di moltissime cose, invece. Tra queste parlano perfino dell’utilizzo e della regolamentazione dell’atrio del ‘Marini’ di Pistoia.
E avviene un fatto anch’esso inusuale. Il consiglio d’amministrazione – Pedrazzini e Carnacini in particolare – in amorevole intesa con Bartolomei, “bocciano” la ragionevolissima proposta della dott.ssa Tosi intesa a proteggere le opere di Marino, introducendo un “filtro” da parte della Fondazione sugli eventi organizzati nell’atrio e non riguardanti il museo.

Philip Rylands informa del fatto che al ‘Guggenheim’ di Venezia esiste già un tale filtro, nella forma di “severe linee guida” dettate dal museo stesso per l’utilizzazione dei suoi spazi. La discussione, in un mondo normale, si sarebbe chiusa lì, con l’indicazione degli organi della Fondazione alla dott.ssa Tosi di elaborare delle linee-guida sul modello veneziano.
E invece no. Inopinatamente interviene Bartolomei per sostenere la tesi della “deregolamentazione”. Che importa, infatti, della qualità delle iniziative e della sicurezza delle opere a Pistoia?

È appena il caso di ricordare che a partire dalla fine di luglio del 2018 fino alla delibera 283 del 31 ottobre dello stesso anno la giunta comunale, di cui Bartolomei fa parte, decide di sospendere il contributo di 38000 euro annui per la sorveglianza del museo Marini (e fa “fuoriuscire” il ‘Marini’ dal sistema museario municipale). In disaccordo, forse, con gli organi della Fondazione?
Macché. Nella riunione del dicembre 2017 non solo Pedrazzini e Carnacini non contrastano la tesi improbabile di Bartolomei. Fanno di più e di meglio. Lo applaudono. Contro la tesi di Rylands. E – soprattutto – della “loro” direttrice. Incredibile, si direbbe (o forse no?).

Pedrazzini addirittura si congratula con Bartolomei perchè “è la prima volta che trova un amministratore italiano che vuole de-burocratizzare”.
Dunque: Pedrazzini e Carnacini d’amore e d’accordo con Bartolomei. Contro Teresa Tosi (e gli interessi del museo pistoiese). Un episodio piccolo, ma significativo. Di più: premonitore.

Oggi leggo di personaggi in cerca d’autore, della maggioranza pistoiese, che avrebbero trovato – per “non arrendersi” – le soluzioni, addirittura “di grande respiro”, addirittura “almeno quattro”, per realizzare – dal fondo di questo disastro – addirittura il polo d’arte contemporanea “più prestigioso del paese”.

Chiacchiere irrilevanti, per darsi un tono da assessore alla cultura. Non meriterebbero ovviamente nemmeno la menzione, tanto sono grottesche.
Se non fosse per un dettaglio. Scrive il nostro: “E’ del tutto irragionevole contrapporsi alla Fondazione”. Sarebbe una affermazione da stropicciarsi gli occhi, nel bel mezzo di contenziosi legali (a proposito: ma ne ha attivati, il Comune?).

E invece no. Evidentemente il Comune ha fatto finta (peraltro solo dopo che io ho sollevato il caso) di difendere in pubblico la presenza di Marino a Pistoia; in realtà, mettendo in fila le cose, appare essere in perfetto accordo – e non da oggi – con chi vuole trasferire tutto a Firenze (e chissà dove altro). Allora forse si spiega il silenzio durato un anno e mezzo intorno a questa vicenda da parte del sindaco. Un comportamento – quello dell’amministrazione – del tutto contrario alle ragioni e agli interessi della città.

Oggi dunque è forse il caso, in effetti, che intervengano altre autorità, “competenti” davvero a verificare la condotta di tutti gli attori di questa tristissima vicenda. Anche quella del Comune.

Egle e marino Viareggio 7 settembre 1935