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RINALDO TRAINI, IL PATRON DI TUTTI I SALONI DEI COMICS

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I ragazzi che oggi frequentano le manifestazioni di Comics che pullulano nello Stivale in modo incontrollato, che si preparano, forse con settimane o mesi di anticipo per ritrovarsi in gruppo in questa o quella località, o che magari investono le loro energie e i loro denari per approntare per tempo il loro costume da esibire nella gara locale di Cosplay, ignorano che il massimo del merito per aver iniziato questo trend, svariati decenni fa, si deve a Rinaldo Traini, scomparso nella notte fra il 3 e il 4 giugno.

Parlare di Rinaldo, ora, è difficilissimo per chi, come i membri sopravvissuti (per ragioni anagrafiche) dell’associazione culturale Immagine, di cui il giornalista ed editore è stato Deus ex machina, fondatore e segretario, ha condiviso con lui le più disparate avventure, soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso, quando il mondo del Fumetto sembrava incredibilmente piccolo.

Feliciano Rovai (o meglio, per tutti, Felix), amico e collaboratore delle manifestazioni rinaldesche di Lucca e di Roma dalla prim’ora, ricordava che era facile (quanto incredibile) trovarsi su una poltrona dell’Hotel Napoleon a bere qualcosa, la sera, mentre Hugo Pratt suonava la chitarra intonando una milonga a pochi metri di distanza, o quando al tavolo accanto, al Ristorante La Buca, potevi conversare con Bonvi e con Lee Falk (meglio se tramite interprete), con Pino Zac e John Buscema (che invece parlava quasi fluentemente in siculo).

Davvero arduo parlare di Rinaldo, per chi ha condiviso millanta e una avventure nelle “mostre di Fumetti” (come si chiamavano di solito, con tono colloquiale ma oggettivamente sminuente, i Saloni Internazionali); per chi ha partecipato ai convegni al Teatro del Giglio, alle premiazioni alla vecchia Fiera di Roma all’EUR, ma soprattutto per chi ha lavorato sulla carta stampata edita dalla Comic Art, attraverso periodici e libri di ogni tipo: dalle riviste d’autore ai comic book, dai recuperi antologici di strisce e di tavole d’annata ai volumi di supereroi o di personaggi freschi di fantasia realizzati da quelle che, all’epoca, erano le firme più nuove dei Comics.

Difficilissimo.

Quali parole usare senza scivolare in una sospettosa agiografia che potrebbe non apparire sincera, o peggio ancora in una memoria personale i cui accenti possono essere compresi, forse, soltanto da chi c’era e ha condiviso, dal suo punto di vista, quella stessa memoria?
Parliamo di un numero di persone che ormai è davvero, molto, molto ristretto.

LUCCA 9

La parola imprescindibile, che tutto il mondo del Fumetto, non solo italiano, dovrebbe abbinare all’impagabile attività pluridecennale di Rinaldo è “riconoscenza”.
Mi sembra che sia quella adottata anche dall’amico Luigi Bona in un suo breve quanto toccante (e impeccabile) commento, a corredo della notizia della scomparsa di Rinaldo nel lancio fatto da Gianfranco Goria su AF News la mattina del 4 giugno.

Molte, moltissime delle cose (uso questo sostantivo ad un tempo generico ed ecumenico) che oggi diamo per scontate, sarebbero diverse senza la “visione” di Rinaldo che le ha messe in pratica per primo, le ha rese concrete e in un certo qual modo le ha incise nel tempo, affinché non se ne potesse più prescindere in seguito.

“Le rassegne e i convegni seri sulla Nona Arte e sulle arti derivate e connesse si fanno così”, sembra aver detto Rinaldo, condividendo questa linea con i collaboratori di allora, della prima e della seconda ora.
Della prima fanno parte Claudio Bertieri, Ernesto Guido Laura, Massimo Maisetti, Paola Pallottino, Giulio Cesare Cuccolini, Pio Corveddu, Stefano Beani, Mariano Picca, Massimo Di Grazia, Mario Gomboli, Alfredo Castelli… E naturalmente Nanda Traini, i figli Ugo e Giuseppe, ai quali Cartoonist Globale porge le sue condoglianze in questo momento (appunto) difficilissimo.

Della seconda Luca Raffaelli, Alberto Becattini, Francesco Manetti, Mauro Bruni, Federico Fiecconi, Oscar Cosulich, Roberto Genovesi, Stefano Bartolomei, Leonardo Gori, Pier Luigi Gaspa, Andrea Sani, Silvia Pompei, il sottoscritto… e per fortuna anche un bel po’ di altri. Molti con partecipazioni temporanee, coordinate per lo più con case editrici.

E pensiamo anche ai delegati internazionali: da Rick Marschall a Luis Gasca, da Alvaro De Moya a David Pascal. E Claude Moliterni, Carlos Trillo, Denis Gifford, Juan SasturainCarlo Chendi e Giovan Battista Carpi nel periodo romano di Expocartoon… Troppi, davvero. Impossibile citarli tutti.

Per tutte le innovazioni di Rinaldo divenute norma granitica, cito quella che forse risulta meno evidente e che riguarda l’editoria: la volontà di trasportare in pubblicazioni da edicola, accessibili a tutti, la cura meticolosa da nerd (anche questo termine all’epoca non esisteva) che gli appassionati cercavano di profondere nelle fanzine.

Parliamo della caccia al dato e alla data; della scoperta dell’identità di quel determinato ghost orbo del diritto alla firma; dell’interdisciplinarietà dei media. Inoltre: uno sguardo “più moderno” al settore del collezionismo, promosso sulle riviste della Comic Art mentre era ancora snobbato da molti operatori del settore, inclini a relegarlo in un ambito di nostalgici senescenti, forse anche un po’ rimbambiti e nevrotici, affannati nella polverosa recherche di un passato biografico irrimediabilmente sfumato.

Questa e molte altre cose (appunto) rischiano di essere dimenticate e trascurate circa l’attività e l’apporto creativo di Rinaldo al nostro mondo. Leggo quest’oggi degli articoli, anche giustamente commossi, che parlano di lui, incappando, purtroppo, in un errore che non avrebbe sopportato e che più volte si è dato la pena di correggere sulle pubblicazioni cartaceee e nel web.
Mi riferisco all’identità, che per alcuni osservatori sembra essere ancora “verità”, fra il Salone Internazionale dei Comics (e del Cinema di Animazione, e dell’Illustrazione) e l’attuale festival Lucca Comics & Games.

Librone ecomics

Nel 2013, in seguito a reiterate imprecisioni diffuse nella rete, in particolare su Wikipedia, Rinaldo aveva scritto a me e ad altri operatori del settore una lettera di specificazioni, che riprendo di seguito, e i cui contenuti, forse, avrebbe piacere di ribadire.

Riproduco quelle sue parole di sei anni fa, dopo una foto in cui siamo insieme, immortalati a Roma, in un’edizione di Expocartoon di fine anni Novanta. Alla destra di Rinaldo c’è Simone Airoldi, oggi responsabile della Sergio Bonelli Editore.
Date un’occhiata al cellulare appoggiato al tavolo, grosso come un phon per i capelli, per avere una vaga idea di quale periodo fosse.

Expocartoon, 1998 - Roma- Simone Airoldi - Rinaldo Traini - Luca Boschi

Sono rimasto sconcertato dalle imprecisioni storiche sull’origine della manifestazione che a quanto si legge (anche nella breve versione inglese desunta evidentemente da quella italiana) sarebbe stata fondata nel 1966.
Il testo farebbe quindi pensare che l’attuale edizione sia l’erede di quella lontana prima edizione svoltasi ben 46 anni fa. Infatti nelle notizie storiche si riferiscono dettagli (approssimativi) di alcune edizioni del Salone Internazionale dei Comics svoltesi a Lucca tra il 1975 (Lucca 11) e il 1992 (Lucca 19).

Naturalmente la storiografia prosegue cronologicamente dettagliando manifestazione dopo manifestazione le varie edizioni di Lucca Comics & Games voltesi anno dopo anno fino ai giorni nostri (suggerendo che a Lucca 19 sia seguita Lucca Games, dunque la XX edizione).
Vengo anche citato marginalmente (avendo già portato avanti le stesse contestazioni di oggi in anni passati) e cosa ancora più sensazionale vengo indicato nel colophon insieme a Romano Calisi come il fondatore (nel 1966) dell’attuale manifestazione lucchese. Cosa che non è assolutamente vera (questa responsabilità non l’ho) perché caso mai potrei essere indicato come fondatore del Salone Internazionale dei Comics (ma come vedremo questo riconoscimento attribuitomi con molta malizia ha un secondo scopo molto preciso).

Quindi chiariamo che il Salone Internazionale dei Comics è stato inaugurato la prima volta a Bordighera nel febbraio 1965 con il Patrocinio dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma e realizzato da un gruppo di operatori culturali internazionali di varia provenienza (che poi nel 1968 fondarono IMMAGINE-Centro di Studi Iconografici, l’associazione ancora attiva che è proprietaria ad oggi dei marchi depositati: Salone Internazionale dei Comics, del Cinema di Animazione e dell’Illustrazione e dei premi – statuette – Yellow Kid).
Nel 1966 il Salone si trasferì a Lucca dove si svolsero 18 edizioni fino al 1992.
Dopo tale data il Comune di Lucca manifestò l’intenzione di limitare i finanziamenti per le attività culturali anche se nel frattempo il Salone aveva raggiunto una dimensione di primato internazionale.

Tutti Jellow Kid Landolfi

Nel maggio del 1994 tra Immagine e il Comune di Lucca fu sottoscritto un accordo (protocollato agli atti firmato dal Sindaco e dal Presidente di IMMAGINE) che stabiliva che il Salone, la sua denominazione, il suo patrimonio storico, l’archivio iconografico e delle registrazioni degli atti delle tavole rotonde, i cimeli del compianto Max Massimino Garnier (rappresentato da originali, film storici e biblioteca) e quanto pertinente all’attività svolta dal Salone a Lucca restava nelle mani proprietarie di Immagine che avrebbe continuato la sua attività anche congressuale altrove.
E così fu, perché il Salone si spostò a Roma e nell’ambito di “EXPOCARTOON” realizzò altre 9 edizioni dal 1995 al 2005 (XXVIII Salone). Quindi chi volesse raccontare la storia del Salone dovrebbe riferirci di 28 edizioni (ma questo non darebbe scampo alla storiella dei 46 anni di vita della manifestazione lucchese).

Dopo l’accordo del 1994 il Comune di Lucca organizzò una manifestazione che non aveva alcuna continuità con il Salone (se non che si svolgeva nella stessa città), si prefiggeva scopi del tutto diversi e comunque non aveva alcun rapporto con gli Enti istituzionali italiani e stranieri che collaboravano con il Salone e Immagine e che assicuravano spesso i loro patrocini.
La nuova manifestazione assunse il nome di Lucca Comics & Games, che è appunto l’iniziativa che è arrivata ai nostri giorni e che riscuote tanto successo di pubblico; ma con la tradizione del Salone (quello svoltosi nel 1965 a Bordighera, dal 1966 al 1992 a Lucca e dal 1995 al 2005 a Roma) non ha nulla a che fare.

Quindi conosciamo anche la giovane età della manifestazione lucchese: 18 anni (mica male!).
Continuo a non capire questo complesso di inferiorità nel rivendicare nobili (?) ascendenze improbabili quando i risultati ottenuti con la formula locale hanno dato risultati tanto fruttuosi.
Cari amici di Wikipedia, poiché questa storia è diventata molto noiosa, perché già altre volte è stata ampiamente diffusa e tante volte dibattuta, Vi prego di prendere i dovuti provvedimenti per ristabilire la verità.
Non Vi mancheranno certo i collaboratori informatissimi per mettere insieme una storiografia attendibile sulla vita del Salone dei Comics e un’ altrettanto precisa informativa cronologica su Lucca Comics & Games. Credo che gli appassionati di fumetti e di cinema d’animazione, ma anche coloro che consultano Wikipedia, per ragioni di studio e/o di curiosità, Ve ne saranno grati.