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RISOLTO IL MISTERO ZARCONE!

Paola Biribanti Luca Boschi Bruno Prosdocimi

Freschissimo come un ghiacciolo il ricordo dello scorso week end a Lucca, in occasione di Collezionando, con Milo Manara, Bruno Prosdocimi, Max Bunker e tanti altri, nel bene e nel benissimo.
Una manifestazione che soprattutto ci ha permesso di risolvere il quesito sull’identità del fantomatico (ora ne siamo certi: inesistente) Angelo Zarcone, sul quale si lambicca(va)no da decenni gli appassionati di Diabolik: “Chi sarebbe stato, insomma, il misterioso disegnatore del primo numero del pocket delle sorelle Giussani, volatilizzatosi subito dopo questa sua terza fatica conosciuta agli studiosi, agli sgoccioli del 1962?”

Adesso lo sappiamo.
Qualcosa è uscito fuori pubblicamente, per caso, la mattina di sabato 23 durante l’incontro che ho presentato con Bruno Prosdocimi e Paola Biribanti, del quale il Maestro ci ha inviato un’immagine: quella che proponiamo all’inizio del post.

Stefano Di Cecio ReportCult

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Prosdocimi, con nonchalance, probabilmente ignaro dell’accanita ricerca intorno all’identità di Zarcone, ha pubblicamente dichiarato di averlo frequentato, con dovizia di dettagli che poi sono stati confermati e precisati in altre sedi, non pubbliche.

Questo perché al momento, invece, parliamo (un po’) di Milo. Qua lo vediamo mentre discute di Caravaggio (il suo e quello in carne e ossa) un mese fa nella Biblioteca San Giorgio a Pistoia. Lo scatto è dell’esimio fotogiornalista Stefano Di Cecio, fatto per il sito Report Cult, al quale rimando per il resto dei servizi.

Estraggo solo questo piccolo pezzo, che mi riguarda. Dice Stefano:

Approfitto della presenza del nostro comune amico Luca Boschi lasciandogli la possibilità di farti una domanda.

Luca Boschi: Mentre stavate parlando mi veniva in mente una cosa che ci riguarda. Ciclicamente, nel tempo ti pongo una domanda, che visti i cambiamenti che ci sono stati, assume oggi un altro significato. Ricordo una tua tavola auto conclusiva che avevi fatto molto tempo fa per la rivista Tam Tam.

Una tavola in cui c’è un bambino di colore alle prese con un distributore di cibi, la storia era comica ma era solo un modo leggero di raccontare un problema serio, cioè quello della colonizzazione e dello sfruttamento delle persone di colore in quel periodo. Ti ho rivisto tempo dopo in un altra occasione e ti ho chiesto di nuovo di quella tavola, in quel caso mi dicesti una cosa per me determinante a cui ho continuato a pensare nel corso degli anni. La tua era stata una risposta se non profetica sicuramente una visione in anticipo sulle popolazioni africane, dicesti “verrà il momento in cui queste persone ci presenteranno il conto”. Il momento è arrivato.

Milo Manara: Sono molto d’accordo e confermo quanto detto allora. Penso che siamo finiti davvero in una gabbia di matti.

Ci si divide fra chi “accoglie” e chi no senza accorgersi che stanno venendo a presentarci il conto. Non è solo una questione di salvare o non salvare delle vite, dovremmo andare alle origini di questo. Con la mancanza di equità di questo mondo, le persone svantaggiate non stanno lì a guardarsi i pollici. E’ ovvio che ti stanno presentando il conto chiedendoci “perché tu diventi sempre più ricco ed io più povero?”

La situazione è molto più complicata di così perché la stessa iniquità che c’è sul pianeta c’è anche all’interno delle varie nazioni. Le politiche nazionali non hanno la forza ma neanche la volontà di affrontare il problema seriamente. Ci vorrebbe forse una politica “continentale”. Gli USA avrebbero una possibilità se Bernie Sanders fosse eletto. So di sbagliare pensando che una sola persona possa risolvere tutti i problemi, ma sarebbe sicuramente un passo avanti.

Ad ogni modo quello che mi fa cadere le braccia è il dibattito interno al nostro paese su se sia giusto o meno, far sbarcare ed accogliere i migranti quando il problema è molto più grande, non è possibile ridurre tutto a questa discussione. Oramai diffidiamo del futuro ed ognuno pensa solo a salvare se stesso. Il pianeta sta andando nella direzione sbagliata, nell’oceano galleggiano isole di plastica grandi cose la Francia, cosa stiamo facendo?

Non ho quasi più fiducia nella politica, ma penso che pre-politica sia la cultura. Mi sto dedicando a fare delle piccole operazioni culturali, credo che il mio compito da “fumettaro” potrebbe essere questo.

Manara in TV

Intanto, in rete si consuma una dilaniante polemica sulla prima apparizione televisiva di Manara. Giustamente, Michele Mordente precisa che questo esordio avvenne nella trasmissione, diretta da Bruno Modugno, La parola e l’immagine, un sabato sera in prima serata su Rai 3 (non Rai 1).

La data della messa in onda mi lascia perplesso. Ma la registrazione, a Milano (e poi a Roma) con Luca Raffaelli e Pietro Montani come coautori, avvenne nel novembre 1979.
Posso testimoniare.

Palese scetticismo

Nello scatto sopra: palese scetticismo dipinto sul volto dei correlatori alle dichiarazioni imbarazzanti del presente blogger, domenica 24 marzo, circa lo spinoso tema della discussa sanità mentale dei collezionisti di fumetti.