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NEAL ADAMS RITORNA

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Buck Rogers

Probabilmente quello su Buck Rogers era stato (sinora) l’ultimo intervento compiuto dal grande Neal Adams nell’ambito dei fumetti distribuiti sui giornali.

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Invece, pochi giorni fa, eccolo a sorpresa, una tantum, alle prese con Funky Winkerbean nella caratteristica illustrazione che embeddo di seguito e che ne conferma la maestria anche in un’età non più giovani(li)ssima.

Questa nealadamsata sarà visibile il prossimo 16 ottobre, quella che vi posto è un’anteprima.

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Spiego meglio cosa intendo a proposito del lodevole lavoro compiuto in Grecia dagli editors (o meglio, dalle “editoresse”, poiché leggo un vasto numero di nomi femminili nelle gerenze) degli albi a fumetti con i personaggi della Warner Bros.

Di questo argomento avevamo già discusso anni fa, quando queste pubblicazioni solcavano le edicole greche, prima che la crisi si abbattesse anche su quel Paese coinvolgendo l’economia editoriale locale.

Tutto parte dal fatto che gli impianti originali in quadricromia non sono disponibili per le ristampe, per i personaggi della Warner come per centinaia di migliaia di tavole di comic books di tutte le etichette sul mercato statunitense.
Forse questo dato non è del tutto noto nemmeno ai più accaniti lettori di materiali americani. Ho cominciato a constatarlo toccando con mano la faccenda quando, ormai una venticinquina di anni fa, mi occupavo della scelta di fumetti U.S.A. per la Comic Art.

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I titolari delle serie, comprese Marvel e D.C. Comics, spedivano un po’ quello che volevano loro, la disponibilità effettiva di storie e di serie non si estendeva alla totalità dei loro cataloghi. Non parliamo, poi, delle etichette minori, o magari defunte da tempo: non si riusciva a ottenere quasi nulla (adesso le cose sono molto facilitate dalla quantità di ristampe fatte Oltreoceano dalle stesse case editrici redivive, o da volenterosi amanti dei comics che hanno messo in piedi imprese non del tutto redditizie, ma mosse dalla passione per il recupero del loro passato culturale).

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A proposito di storie, rispetto a quelle (secondo me bellissime) della D.C. Comics, che richiedevo per il mensile “Horror”, con episodi disegnati da Gil Kane, Neal Adams, Alex Toth (autore della tavola sopra( e altri maestri, riuscivamo a ottenere al massimo delle riproduzioni in bianco e nero; ed era già molto “grassa”.

Witches

L’immagine sopra (per esempio), di Neal Adams, ha avuto una sua piccola grande eco sul n. 5 di “Horror” del novembre 1990, tratta dal comic book della National D.C. “The Witching Hour” n. 8 del 1970.

Un albo indimenticabile.

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Anche questa vignetta è dell’Adams di questo periodo, e furono pubblicate in bianco e nero su “Horror”, uscito in edicola nel 1991. Quindi, ancora sino all’inizio degli anni Novanta non si era provveduto a ricolorare adeguatamente un bel po’ di storie del passato. In particolare, la ragazzina spaventata è ricavata dalla storia “Nightmare” (in Italia tradotta, dal sottoscritto :-), con “Incubo”), che era uscita negli Stati Uniti nel 1970 nel n. 186 di “The House of Mystery“, comic book blandamente horrorifico della National D.C.

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La maggioranza degli impianti del colore dei decenni precedenti era stata distrutta, forse non del tutto a torto, ritenendo gli editori quel tipo di arcaica colorazione non all’altezza dei “roarin’ Eighties”, dove si imponeva uno spreco di effetti speciali (ed eravamo appena all’inizio).

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Nella seconda metà del decennio, il fumetto stava diventando anche negli States uno strumento di comunicazione per amatori, da veicolo di massa che era stato. Il campo si restringeva paurosamente, dopo una illusoria ripresa dovuta alla sporulazione delle etichette indipendenti e alla propulsione data al mercato dalla nascita di comics shop un po’ dappertutto. Un fenomeno, questo, che ha permesso l’arricchimento rapido di alcuni distributori specializzati; ma questo è un altro discorso.

Così, i palati fini degli anni Ottanta, non avrebbero tollerato retini puntinati messi giù alla meno peggio da coloristi sbadiglianti e fracchiescamente appostati dietro le scrivanie in attesa di scattare al fischio del segnale di chiusura della baracca. Per dirla col poeta. In sintesi, serviva ricolorare tutto in modo accettabile.
Per quanto riguarda i comic books non supereroici, le circostanze si sono atteggiate in modo ancora più triste.
Tonnellate di cartoncini bristol (tavole di grandi autori) erano stati bruciati per far spazio nei magazzini, i loro impianti erano stati dispersi, gli archivi erano stati distrutti con leggerezza a ogni rinnovo di sede…

Intendiamoci, non è che altrove nel mondo le cose siano andate meglio. L’esperienza italiana insegna.

In seguito un po’ tutto sarebbe stato ricolorato in modo digitale.

Il post è finito, e non abbiamo accennato nemmeno minimamente a Porky Pig o a Bugs Bunny.

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Ma tanto, i miei (nostri) lettori ci seguono costantemente, no?

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