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LA YELLOWA KIDDA DI MILO MANARA SUL POSTER DI NAPOLI COMICON!

YELLOWKID-Manara

Un anno fa, circa, Sauro Pennacchioli parlava di >Mickey Dugan e della nascita del fumetto.
Oggi Milo Manara ne disegna una versione femminile, alla sua maniera (come avete già letto su vari organi d’informazione) per il poster di Napoli COMICON, Salone Internazionale del Fumetto (e di discipline ad esso vicine), nel corso del quale, come sempre, saranno assegnati i Premi Attilio Micheluzzi relativi al mondo dell’Editoria a Fumetti Italiana, questa volta relativamente alle uscite dell’anno 2014.

La protagonista del manifesto, o meglio la sua gialla mise, descrive da par suo la tematica dellèedizione 2015 del festival napoletano: il rapporto tra Fumetto & Stampa, il Quarto Potere dove anche il nostro Kid nasceva e veniva diffuso, e che poi ha via via lasciato il posto a evoluzioni tipografiche per il nostro medium, che iniziò ad avere vita propria, tra albi, volumi e librerie specializzate.

È così che nascono interi periodici che pubblicano solo fumetti, le cosiddette “riviste”, che in Italia hanno tanto successo nella seconda metà del secolo scorso. A partire da Linus, che quest’anno compie 50 compleanni.

Dal Comicon viene omaggiato in questa edizione con una meravigliosa mostra e con una citazione nello stesso manifesto, sul quale la “Yellowa Kidda” richiama esplicitamente nella grafica le indimenticabili copertine della rivista creata da Giovanni Gandini nel 1965.

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VieuxBois02

Non è facile capire quando sia nato il fumetto.

Gli illustratori umoristici si sono sempre serviti, almeno dall’invenzione della stampa in poi, della tecnica della vignetta singola accompagnata da testi.

A volte, il testo corrispondeva ai dialoghi dei personaggi rappresentati. In questi casi, il testo veniva spesso scritto in un “contenitore” all’interno dell’immagine che, nel corso dei secoli, si è trasformato nel balloon, o nuvoletta, che conosciamo oggi.

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Oltre alla vignetta singola, esistevano altre modalità espressive, come la rappresentazione di una storiella attraverso una sequenza di vignette, a volte accompagnate da didascalie.

Naturalmente c’erano anche incroci tra diverse tecniche. I quali, ogni tanto, portavano alla realizzazione di quelli che oggi chiamiamo fumetti.

Lo svizzero Rodolphe Töpffer (1799-1846) è stato l’autore che ha usato con maggiore consapevolezza la tecnica fumettistica, ciononostante, nei decenni successivi questa è rimasta solo una possibilità tra le tante e ben poco diffusa.

William Randolph Hearst

William-Randolph-Hearst-Procter-Ben-9780195325348Negli ultimi anni dell’ottocento, l’editore del New York Journal, William Randolph Hearst, inizia a pubblicare vignette umoristiche nel supplemento a colori dell’edizione domenicale del suo quotidiano. In questa gloriosa e remunerativa attività, il magnate della carta stampata è seguito, e se vogliamo dirla tutta anche preceduto, da altri giornali. In particolare si segnala il New York World di Joseph Pulitzer (quello del Premio in suo nome, non il primo fesso che passa).

I disegnatori provengono generalmente dalle riviste satiriche che in quel momento riscuotono successo nel mercato editoriale americano.

In questi supplementi domenicali, dal 1895 il disegnatore Richard Outcault pubblica le tavole di un ragazzino dei bassifondi vestito di giallo: Yellow Kid.

Non siamo ancora al fumetto, dato che si tratta di vignette con didascalie.

Questi supplementi diventano un prodotto editoriale simile a Punch (sotto, una copertina storica e un paio di tavole, una delle quali con Mickey Mouse e Minnie, NdR), la più nota rivista di umorismo e satira sociale uscita in Inghilterra fino agli ultimi decenni del Novecento.

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Batemen

Nel 1897, il direttore della comic section domenicale di Hearst, Rudolph Block, introduce un altro autore destinato a diventare celebre. Si tratta di Rudolph Dirks, un disegnatore nato in Germania.

Block commissiona a Dirks un vero e proprio plagio di Max und Moritz, una serie di storie realizzate nel 1865 dal tedesco Wilhelm Busch (1832-1908).

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Max e Moritz sono due ragazzacci che combinano terribili marachelle in sequenze di disegni accompagnate da testi in versi.

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Dirks crea così The Katzenjammer Kids, che in Italia verranno chiamati Bibì e Bibò. Forse proprio la sequenza delle vignette necessaria per mostrare gli scherzi delle due piccole pesti, costringe Dirks a utilizzare con continuità questa modalità espressiva.

Cocoricò domenicale

Prima di lui, come abbiamo visto, la usavano anche altri disegnatori, ma alternandola alle più diffuse vignette singole.
Con la presenza sempre maggiore dei balloon all’interno delle sequenze di vignette, che via via sostituiscono le didascalie, arriviamo così al fumetto come lo intendiamo oggi.

Nei primi anni del novecento questa tecnica è ormai ben distinta dalla produzione tradizionale degli illustratori umoristici, diventando un genere a parte.

A questo punto ci si può chiedere chi sia il responsabile della definitiva creazione del fumetto, nel senso di fenomeno ininterrotto e distinto dalle altre tipologie dell’illustrazione, sempre ammesso che costui sia individuabile.

Chi ha unificato in maniera definitiva le sequenze di vignette con i balloon?
Outcault, che realizzava sequenze di vignette anche prima di Dirks? Oppure è stato davvero Dirks, a usare con continuità le sequenze?
O Rudolph Block, direttore nonché scrittore, ha portato man mano i suoi disegnatori in quella direzione? Non dimentichiamo, poi, che oltre al supplemento di Hearst c’erano quelli di Pulitzer e di altri editori.

I saggi pubblicati in Italia sull’argomento dipendono da fonti secondarie, cioè i loro autori probabilmente non hanno sfogliato, numero dopo numero, i vecchi supplementi domenicali americani, ma hanno tratto informazioni da articoli e libri precedenti. Io, che non sono esperto di fumetto sindacato, ho in mente i nomi di diversi critici americani che se ne sono occupati compulsando le fonti primarie, ma non ho presente studi veramente esaustivi su questo tema.
Libri Yellow Kid
Cioè manca, ma posso sbagliarmi, una disamina completa delle pubblicazione dei primi anni del fumetto corredate da statistiche: quando nasce il primo fumetto ininterrotto e quanti altri fumetti, nel tempo, vi si aggiungono fino a rappresentate la totalità delle comic section. Ma se qualcuno ha informazioni in merito, può darci preziosi ragguagli.

La cosa più interessante e utile sarebbe che un editore ristampasse le prime annate delle comic section: essendo formate da 4 pagine, un volume che comprenda un anno intero di quelle del New York Journal ne avrebbe 208.

Yellow kid tacchino

In America, simili volumi avrebbero, credo, il mercato sufficiente per essere pubblicati con i conti in attivo. E noi disporremmo, finalmente, di una copia delle fonti primarie. Oppure, e sarebbe un’operazione molto più economica, si potrebbero pubblicare le prime annate di comic section integrali in un sito apposito del web.

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