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PIXAR STORY A MANTOVA!

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I fatti drammatici di questi ultimi giorni hanno fatto passare in secondo piano altre comunicazioni che questo blog avrebbe potuto segnalare con maggior rispetto della adeguata tempistica dei loro appuntamenti.

In straritardo, segnaliamo quanto avverrà a Mantova l’11 gennaio, alle ore 17 presso la libreria IBS.

Peter Grandi

Pietro Grandi (sopra in foto, la location è evidente), stra-esperto di cartoons e in particolar modo della Pixar, presenta il suo libro sul tema, del quale sono stato onorato di scrivere la presentazione:

http://www.ibs.it/libreria/mantova/mn.html

La presentazione del libro si ripeterò anche anche a febbraio a Torino, al Temporary Museum, ma questa e altre date sono ancora da decidere.

A Mantova Interviene la giornalista Valeria Dalcore.

Pixar story. Passione per il futuro tra arte e tecnologia
Realizzare un sogno, mettere al mondo un’idea, immergere lo spettato- re in storie d’avventura: questa e` la missione dello studio di animazione Pixar.

In questo libro toccherete con mano la cultura della “passione per il futuro”, ripercorrendo le sue radici: dalle prime sperimentazioni degli anni Trenta, alla nascita della Computer art negli anni Sessanta, fino all’epoca piu` recente, dove gli spettatori, grandi e piccoli, sognano perdendosi in mondi colorati e ricchi di dettagli digitali. I progetti della Pixar, cosi` come pensati da Ed Catmull, immaginati da Steve Jobs e costruiti magistralmente da John Lasseter, sono un mix perfetto di creativita` e tecnologia. Il risultato e` una “Wunderkammer dei segreti”: un micromondo che ci stupisce e meraviglia a ogni visione.Dietro la storia della Pixar, in fondo, c’e` un grande amore per il mondo e una passione scottante per la narrazione.

Ma ci sono anche le persone, gli insegnamenti, gli errori, la curiosita` e l’amicizia, tanto che se ne potrebbe fare un film… o un libro.

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Premessa di Luca Boschi, Giornalista e Storico del fumetto e dell’animazione:

“If you can dream it, you can do it!”
In tempi recenti non ci si è risparmiati a ripetere questa battuta significativa di Walt Disney, sintesi paradigmatica del potenziale eversivo della sua mente creativa, capace di dare tridimensionale consistenza anche ai pensieri più immateriali o azzardati. Forse non è nemmeno inopportuno accostare questa ottimistica prospettiva di lavoro all’altrettanto pluricitata frase “I have a dream” di Martin Luther King, che aspirava a rivestire di concretezza le aspirazioni di un domani migliore, ovviamente in un contesto affatto diverso da quello dei film animati.

A maggior ragione, questo principio-guida sembra attagliarsi quasi alla lettera a un altro “concretizzatore di sogni” del nostro tempo: l’animatore e regista John Lasseter il quale, con tenacia e perseveranza, sta scandagliando con successo le possibilità di tradurre in 3D fantasie oniriche e idee sfrenatamente fantasiose.

Per farlo, si è abbandonato alla voglia di trasmettere sentimenti genuini, valori non effimeri, emozioni coinvolgenti e divertimento, lasciando il segno nel cuore degli spettatori. Per molti di loro i film della Pixar, la fabbrica creativa di Lasseter, hanno oggi lo stesso marchio di garanzia che un tempo era data solo ai classici lungometraggi di natale del “Mago Walt”.

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Va da sé che il papà di Mickey Mouse non ha mai effettivamente pronunciato la frase che gli è stata attribuita, che è farina del sacco di Tom Fitzgerald, valente responsabile della progettazione di attrazioni per i parchi tematici Disney. Nello specifico, la sua efficace dichiarazione si poteva leggere nell’area di Epcot, sita nel parco di Walt Disney World in Florida, ed era legata a Horizons, attrazione all’epoca dedicata al futuro dell’uomo e oggi dismessa.

I più maligni potrebbero pensare che l’attribuzione errata a Walt sia stata studiata a tavolino da qualche addetto alla comunicazione per accrescere l’aurea di mito attorno alla figura del creatore dei lungometraggi narrativi animati e di un intero immaginario. Personalmente preferisco pensare a un incidente: Tom Fitzgerald è riuscito a elaborare una frase ancor più disneyana di quella che lo stesso Walt avrebbe saputo concepire, per questo il lapsus è stato inevitabile.

Ma torniamo a Lasseter.

Da decenni un fil rouge corre fra la sincera empatia suscitata negli spettatori dalle più memorabili pellicole Disney, e le sensazioni provocate dai “fabbricanti di sogni” della Pixar. Dove stanno le differenze e dove le affinità fra questi due mondi?

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Tra Walt Disney e John Lasseter c’è stato veramente un passaggio di testimone, o piuttosto si tratta di due poetiche distinte, figlie ognuna del proprio tempo e degli strumenti tecnologici a disposizione?
Per interrogarsi su questo tema, per porsi molte altre domande e darsi delle risposte, bisogna prima di tutto informarsi, quindi studiare l’origine della Pixar, ripercorrere i successi che costellano la sua strada, e anche gli intoppi e i momenti di stallo che, come avveniva talvolta anche per Walt, sembravano suggerire loro di cambiare rotta o addirittura mestiere.

Il libro di Peter ripercorrerà le radici del mondo digitale Pixar, le sue specificità, i suoi uomini e i suoi film. È un incredibile concentrato di informazioni in uno spazio tutto sommato compresso, mai ridondante o difficile, scritto da Pietro Grandi, il più entusiasta appassionato di animazione contemporanea che abbia mai conosciuto, sicuramente uno dei più informati e competenti analisti dell’universo Pixar da questo lato dell’oceano.

Uno dei primi incontri che ho avuto con Pietro è avvenuto nel 2011, a Milano, in occasione del viaggio in Italia di Lasseter per inaugurare la bella mostra dedicata ai primi 25 anni di storia della Pixar; nella successiva conferenza al Teatro Dal Verme, John, inevitabilmente fasciato in una camicia dai colori sgargianti tratta dall sua sterminata collezione, ha dispensato suggerimenti, consigli e moniti a una folla di addetti ai lavori e aspiranti animatori provenienti dalle principali scuole di animazione e fumetti della Penisola.

Con la sua attività creativa, Pietro incarna perfettamente il prototipo di chi, spinto da una vorace curiosità (la stessa raccomandata da Lasseter), è riuscito a fare dei propri sogni una realtà tangibile: proprio nello spirito di Walt, e con la stessa consapevolezza degli altri passi che lo attendono ogni giorno, in un cammino che non può e non deve arrestarsi. Per questo, adesso, Pietro prova a trasmettere ciò che ha appreso anche ai suoi lettori.

Bio:
Pietro Grandi, classe 1985, lavora come visual art designer presso lo studio da lui fondato, “Sensitive Mind”. Appassionato di storia del cinema d’animazione e della storia della Silicon Valley, passa dalla realizzazione di videoclip emozionali, alla videoart, alla produzione di creazioni sceniche multimediali per eventi culturali, festival, concerti e campagne pubblicitarie. E` stato consulente per la mostra italiana dedicata a Steve Jobs creata da BasicNet a Torino e ha supervisionato lo spettacolo “Il tormento e l’estasi di Steve Jobs” per il Teatro stabile di Trieste.

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Grazie a Loris Cantarelli, scrutatore di palinsesti, per la simpatica segnalazione.

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