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BARBARELLA IN VACANZA CON QUALCUNO

Penthouse

Oggi è il giorno del fuggi fuggi, quello in cui tutti sono scappati dagli uffici per salutare il sole rovente che bagnerà loro le fronti nella prossima settimana ferragostana. Noi calabresi andremo tutti a festeggiare a Zomaro, nell’Aspromonte, fra maiali sguinzagliati nella foresta e borsaioli.

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Questo post può considerarsi un omaggio a Dino De Laurentiis (scomparso quattro anni fa novantunenne), la cui attività di produttore cinematografico sarebbe ingiusto confinare nell’esperienza di Barbarella, ma questo è forse il link più diretto che avvinghia l’attività del grande cervello cinematografico fuggito (anche allora) dell’ingrato Stivale con il nostro medium preferito (senza tacere il fatto che De Laurentiis è stato anche produttore del Diabolik diretto da Mario Bava nello stesso anno).

Fonda

Circa un lustro fa, De Laurentiis aveva espresso l’intenzione di realizzare, con tecniche contemporanee, un remake di Barbarella, senza fare alcun torto al cult diretto da Roger Vadim nel 1968. Aveva affidato la sceneggiatura della nuova pellicola a Joe Gazzam e contattato Robert Luketic (The Ugly Truth) per dirigere il nuovo film.
Cosa ne sarà di questo progetto?

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Film a parte, non sarebbe male, ora che l’occasione è propizia, girovagare un po’ intorno al pianeta Jean-Claude Forest (1930-1998), immenso grafico e fumettista francese di quella delicata e creativa stagione che dagli anni della riscoperta dei fumetti si estende con vigoria almeno fino alla para-rivoluzione di Métal Hurlant.

Barbarella

Linus_31x Con un po’ di piroette spaziali, lo riconosceremmo figlio di un succoso rigoglio di grafemi un po’ psichedelici, un po’ astratti, un po’ contaminati dalla grafica pubblicitaria quasi “giapponista” degli anni Sessanta e oltre.

Se la Barnbarella di Forest (sopra e a destra, sulla prima copertina che Linus le aveva dedicato, suscitando qualche prurito e spingendo i redattori a una dolorosa opera di decapezzolatura della bionda eroina) è ben nota, un po’ meno lo sono altre divagazioni sul tema, come il delizioso poster del lungometraggio dedicato all’eroina navigatrice dello spazio. Quello rarissimo, realizzato da Kàja Saudek, che per la gioia dei visitors ho messo immediatamente sopra, con una Jane Fonda anche più affascinante di quanto non fosse stata nella pellicola.

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Questo stile un po’ pop, un po’ camp, pur senza le facilitazioni globalizzanti di Internet, varca paesi e continenti.
Trovo qualche punto di contatto fra il cartellonista geniale e piuttosto ignoto, operante in una zona d’Europa tradizionalmente posta in ombra, e l’artista giappone dell’illustrazione sopra: First Love Inferno. Aquirax Uno.
L’anno di grazia & disgrazia è ancora il 1968.

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Nel 1955, Forest aveva illustrato questo misconosciuto romanzo di Catherine L. Moore: Shambleau.
A questo link, armati di santa pazienza, se ne possono sfogliare le pagine una per una, ingrandirsele e scaricarsele.

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Forest blecchèuàit

Forest bacio

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Tornando alla pellicola che non si farà (forse) e che non si è fatta: appena tre anni fa Robert Rodriguez aveva sottoposto alla Universal l’idea di mettere in ponte un remake di Barbarella, proponendo uno script completo ad opera di Neal Purvis e Robert Wade. Rose McGowan, la quale avrebbe vestito i panni della protagonista. Invece, nada.

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geinfonda


Barbarella

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Barbarella

Grazie a Ira Gallien per alcune suggestioni.