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IL QUARTO DEI “TRE CABALLEROS”

Blogpancho_con_altri Andrea Materia, cor-
responsabile di una trasmissione radiofonica che va in onda questa notte su Radio Due alle 2 (il mio orario preferito, che condivido con la categoria dei casellanti autostradali, con i portieri di notte e con Daniele Panebarco, il qua-
le com’è noto dorme di giorno) mi ha chiesto di scodellargli una sorta di scoop, per invitare qualche suo ascoltatore a visitare il mio blog. Così, nel corso della trasmissione di stanotte, posso trovare un pretesto del tipo: “Non sapete cosa vi perdete, se non andate a collegarvi con Nòva e la sua nebulosa di blog vicini al Sole che splende come minimo 24 ore su 24!”

Penso che gli proferirò esattamente questa frase, quando alle due e rotti mi intervisterà in onda. Chi non seguirà il tutto in diretta, poiché ronfa, può registrarselo dalla mattina di venerdì collegandosi al sito www.versionebeta.it

E allora, ecco lo scoop: come per i Tre Moschettieri (che in realtà erano quattro), come per il Terzetto Toscano (che in realtà è formato da quattro autori: Alberto Becattini, Leonardo Gori, Andrea Sani e lo scrivente), anche ai celebri Tre Caballeros disneyani se ne aggiunge un quarto!
Su un numero di “Zio Paperone” uscito circa quattro mesi fa, adombravo questo concetto semisconosciuto all’interno di un quiz; poi fornivo una risposta di questo tipo: “Certo, un quarto caballero esisteva, ma non ha mai visto effettivamente la luce sullo schermo!”

Però, non mostravo le prove di ciò.

Ed eccole, le prove, il quarto caballero, che nella illustrazione di apertura (naturalmente coperta come le altre dal © Disney) si vede anche in un modello comparativo delle dimensioni dei personaggi insieme agli altri tre, avrebbe dovuto chiamarsi Pancho.
Sarebbe stato un galletto, appassionato fumatore di sigari avana, o “habana”, o “hawvana”, e domiciliato a Cuba.

Blog_pancho Già: se Pao-
lino Paperino rappresenta gli Stati Uniti, José Carioca il Brasile e Panchito Pi-
stoles il Messico, Pancho sa-
rebbe stato oriundo di Cuba e ad-
dirittura il perno di un nuovo lungome-
traggio am-
bientato in America Latina dal titolo “Cuban Carnival”, messo in ponte ma mai effettivamente realizzato.

Una volta scoperto questo personaggio, qualche tempo fa ne ho parlato con Don Rosa inviandogli le immagini, realizzate dal grande, dall’immenso Fred Moore, di cui ero entrato in possesso.

Don si è mostrato sorpreso e assai incuriosito. La mia intenzione era istigarlo a realizzare una nuova storia dei Tre Caballeros, con l’aggiunta di questo quarto promettente amico. Non accadrà, purtroppo. Anche ambientando la storia in un ipotetico passato (gli anni Cinquanta, periodo in cui Don Rosa “acclimata” le sue avventure dei Paperi: la “Golden Age” dei fumetti di Carl Barks), troppe sarebbero le implicazioni sulla storia di Cuba impossibili da tacere, o da ignorare, anche glissando su questioni di tipo sociopolitico fuori luogo in un’avventura disneyana destinata a tutti i lettori.

Quindi, Pancho non prenderà forma definitiva né al cinema, né nei fumetti. Ma quali circostanze avevano suggerito l’idea di crearlo?

La storia è lunga e merita dividerla in due puntate. Cominciamo dall’inizio.

Il 16 agosto 1940 (come vedete, la prendo alla larga), per volontà del Presidente degli Stati Uniti, nasce l’Ufficio per il coordinamento degli affari interamericani (CIAA), diretto da Nelson Rockefeller.
Compito dell’istituto è rafforzare i legami fra le Americhe del Nord e del Sud, in un’epoca percorsa da problemi di convivenza fra le famiglie latine di origine europea e le yankee.

Si ritiene che la popolarità di Walt Disney in Sudamerica possa giovare alla causa, e si suscita la creazione di una serie di film che amplifichino la politica del governo incitante all’unità. Nel 1941, John Hay Whitney, capo della Motion Picture Division riferisce a Nelson Rockefeller che sarebbe una buona idea far compiere a Walt Disney un giro turistico dell’America centrale e meridionale. La magia dei cartoons di Walt e la popolarità planetaria dei suoi personaggi sarebbe stata di grande aiuto per aiutare a convincere i latinoamericani ad appoggiare gli States.

Blog_schizzo_pancho_2 A questo scopo, Whitney offre a Walt una sorta di diaria di 70.000 dollari per le spese di viaggio e, secondo alcune fonti, un anticipo di altri 50.000 pr la produzione di film legati ai Paesi visitati da Walt e dal suo staff.
Così, con un drappello di animatori e di artisti “fuoriclasse” come Mary Blair e Herb Ryman, Disney si reca in Argentina, in Cile e in Bolivia per documentarsi sulla cultura, sui costumi e sulla storia locale.

Dal viaggio nascono quattro deliziosi cortometraggi, che su suggerimento del produttore David O. Selznick saranno però riuniti un unico programma: il film “Saludos Amigos”, che viene proiettato alla fine del 1942. Il principale mattatore della pellicola è Paperino, chiamato da quelle parti Pato Donald, e al suo fianco debutta lo scanzonato pappagallo José (o Joe) Carioca.

Sulle note del celeberrimo brano “Brazil” di Ary Barroso, cantato da Aloysio Oliveira, il pappagallo azzimato e un po’ surreale José, munito di paglietta e di un ombrellino che suona a mo’ di clarinetto, danza con Paperino a ritmo di samba, mentre un enorme pennello dipinge ad acquerello, davanti ai loro occhi, il paesaggio della città di Rio.

Il successo di “Saludos Amigos”, e in particolare dell’indimenticabile episodio “Aquarela do Brasil”, trasforma José Carioca nel beniamino delle platee sudamericane. Così, Walt Disney è spinto a recuperarlo per affiancargli un terzo illustre rappresentante del mondo dei volatili: lo scatenato galletto Panchito (Pistoles), che i lettori di fumetti hanno già conosciuto in un raccontino in testo sul n. 35 di “Walt Disney’s Comics and Stories”, datato agosto 1943, col nome provvisorio di “Pancho the Charro”.

(continua as soon as possible)

PS: Per le immagini di questo post devo ringraziare l’animatrice decisamente “0utstanding” Jenny Lerew e la sua formidabile memoria storica, frutto di ricerche e passione, non certo dell’età.

PPS: Oggi ha scritto su questo blog Francesco Privitera, ovvero il “Frank” creatore di Puffi, Polentina, Tobia il cane, Nonno Bistecca, Camillo e Giannetto, Massimiliano e disegnatore di Lupettino, Frugolino, Miciolino e di tanti altri personaggi per i quali ha realizzato centinaia di storie.

Chi ha quesiti in merito a questa produzione, li ponga! Frank ha promesso di rispondere per soddisfare le curiosità dei più fedeli visitors!