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SEMPRONIO, GATTO CONTEMPORANEO

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Visto che il Sempronio a fumetti è piaciuto, ecco anche (ben in grande come penso meriti) la sua prima copertina, con Felicino il topo e Arcibaldo il cane.

Siamo nel 1958, ma credo che i lettori del 2007 di questo blog possano rimanere attratti ancor oggi dallo stile sintetico e (pardon per il termine vieto e frusto) “moderno” di Gino Gavioli. Una china fluida, guizzante; dei riferimenti grafici che rimandano all’ultimo Tex Avery della M.G.M. e della Universal, e al Mister Magoo della U.P.A.; delle stilizzazioni estreme negli elementi compositivi dei background che sono paragonabili a quelli che lo stesso Studio Gavioli (o meglio, la “Gammafilm”, col fratello Roberto e – fra gli altri – con il validissimo Maestro “tuttofare” Paolo Piffarerio) adottava anche per i disegni animati.

In futuro, tempo permettendo, posterò qualcosa di “gavioliano” che è più imparentato con l’arte dell’animazione, per permettere un proficuo confronto: sia immagini per libri illustrati, sia per fumetti veri e propri con i personaggi (ad esempio) dei “Caroselli”, da Caio Gregorio al cavallo della serie “Vitaccia cavallina”, dalla famiglia cavernicola Mammut, Babbut e Figliut al vigile che pronunciava reiteratamente l’invito insidioso “Concilia?” con accento siculo. Roba da mandare in brodo di giuggiole Marco Giusti (e forse Mario Verger, vedi http://guide.dada.net/doppiaggio_e_doppiatori/interventi/2007/02/287211.shtml)…

Insomma, lo stile di Gavioli è fra i più “avanti” del fumetto comico italiano del periodo; un lustro dopo, forse, vi si potrebbe affiancare anche quello del dimenticato Giancarlo Tonna (“Gianca”), che però virerà presto in favore di una grafica più descritti e dettagliata, con uso di tratteggio frequente e immagini dai contorni più morbidi e addolciti.

Diversissimi saranno i Sempronio, Felicino e Arcibaldo di Luciano Gatto, e anche quelli di Perego. Sino a quando, lo stesso Gavioli cambierà in modo profondo i connotati dei tre personaggi, soprattutto del cane, che intorno al 1961 diviene un bull-dog riconoscibilissimo come tale, talvolta abbigliato come un animale antropomorfo “alla Pippo”, piuttosto che “alla Pluto”.

Vicino alla testata “Il Monello”, anche in questo numero del debutto di Sempronio, Felicino e Arcibaldo, sorride la faccina del monello stesso, ritratta dal geniale Erio Nicolò. È costantemente presente da quando, nell’anno di grazia 1953, anche quello che fu il longevo giornale antologico dei fratelli Del Duca si è adeguato al trend generale divenendo un tascabile. Spillato, stampato in rotocalco, l’economicissimo settimanale ha un’alternanza di pagine in bianco e nero e a colori.

Nel suo menù non ci sono solo serie comiche, come suggeriva o si chiedeva più di un visitatore di questo blog. Infatti, ecco il serial di ambientazione indiana “Fiordistella, reginetta del cielo”, disegnato dalla piuttosto misconosciuta Cesarina Amoretti Putato (una delle più produttive cartoonist donne degli anni Cinquanta –Sessanta), il “Rocky Rider” di Mario Uggeri, “Il principe del Sogno”, vale a dire Chiomadoro, con tavole di Erio Nicolò. E poi… Ma questa è materia per altri post,
Salutammo!