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SVARIATI ANNI FA AL SALONE INTERNAZIONALE DI LUCCA

Il Mondo di Jacovitti

All’antivigilia della faraonica kermesse pop che determinerà la mascherata transumanza dei prossimi giorni, la mente corre ai Saloni Internazionali dei Comics del passato.

Intanto, complimenti a Marcello Davide De Negri per aver intervistato il carissimo Alvaro Zerboni su Fumo di China #276/277, evidentemente già impaginato. Qui l’incipit dell’articolo, con una foto di apertura che mostra, mentre brandiscono le prime copie del nascente L’Eternauta, Tonino Valerii, Hugo Pratt, Oreste del Buono, Rinaldo Traini

La foto è stata scattata, se non prendo un granchio, all’inizio di novembre 1980, in occasione della quattordicesima edizione della manifestazione lucchese, che è idealmente dedicata agli autori argentini, dei quali ospita una nutrita delegazione.
In questa temperie, il direttivo di Lucca 14 (così si chiama l’evento) assegna la prestigiosa statuetta raffigurante Yellow Kid che riguarda la categoria “Una vita per il cartooning” al grande disegnatore di origine cilena Arturo Del Castillo, mentre una targa UNICEF per i comics è dedicata al maestro sceneggiatore Hector Gérman Oesterheld.

In tale appropriatissima cornice, è presentato il numero zero del futuro mensile “L’Eternauta” (per il momento più un desiderio che una imminente proposta editoriale), che sfoggia appunto lavori di Del Castillo, oltre che di Alberto ed Enrique Breccia e di Fernando Fernandez, con la presenza di qualche autore spagnolo e un fumetto americano dell’etichetta Warren.

Alvaro Zerboni

Della mostra, con Jak Mandolino e Pop Corn nel poster posto in apertura di post (scusate l’ultrabisticcio) parliamo quanto prima.
Per visitarla bisogna recarsi nel profondissimo nord, in direzione Francia (in Val d’Aosta, ovvero Aosta, fuor di metafora).
Stiamo e state in campana!

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Oltre allo scatto riportato nell’articolo su Zerboni, un collega columnist ci segnala (grazie!) la presenza in rete di un arcaico reportage del Salone di Lucca 1992, l’ultimo organizzato da Immagine, dove mi si intravede al fianco di Giorgio Cavazzano mentre lo presento, in un incontro pubblico stralongo che coinvolse in varie sue fasi anche Carlo Chendi e Sergio Bonelli (che, mi disse, passava di lì per generosità d’animo, ipotizzando che vi fossero quattro gatti ad ascoltare la conferenza, ma stupendosi al contrario di scoprirla enormemente affollato).

Ci sono dei passaggi esilaranti, come quello in cui un giovane intervistatore rivolge una domanda a John Byrne, il quale risponde prontamente, declinando un nome e un cognome: Archie Goodwin.
Il curatore del servizio, temendo che gli ascoltato non abbiano inteso, si sente in dovere di scrivere un sottotitolo e declina “Archie Goodman” (come Benny).

Archie Goodwin

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Erano anni pionieristici, che ve lo dico a fffa’?