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L’ERA DI NEMBO KID & C. – VOL. PRIMO 1939-1970

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Finalmente riusciamo a iniziare a scrivere qualcosa su questa iniziativa estremamente importante di Mencaroni Editore. Di questo testo, compilato e redatto con la consueta cura e meticolosa precisione da Alberto Becattini troviamo tutte le informazioni tecniche direttamente sul sito dell’editore (https://www.mencaronieditore.com/index.php?option=com_virtuemart&view=productdetails&virtuemart_product_id=74&virtuemart_category_id=8&Itemid=317).

Sintetizzando, i primi supereroi americani che fanno o faranno capo alla DC Comics, giungono in Italia di rimbalzo, attraversando le Alpi. Proprio la disponibilità di questi materiali sarà all’origine, dalla seconda metà del decennio Cinquanta, di una nuova diffusione, molto ampia, delle avventure a fumetti di Superman in una apposita pagina del quotidiano Il Giorno, del quale Cino Del Duca è alle spalle, tramite la Società Editrice Lombarda (SEL), da lui costituita nel 1955.

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Sotto il titolo Superman Nembo Kid il personaggio propone le sua umana e aliena vicenda sin dal primo numero dell’ambizioso quotidiano, in edicola il 21 aprile 1956. Ponendosi come diffusore di contenuti più moderni e progressisti di quelli del Corriere della Sera, rivale designato, Il Giorno nasce per rivolgersi ai lettori milanesi insoddisfatti della linea conservatrice del “Corrierone”, destinando anche, in modo inconsueto, molto spazio ai fumetti: un medium del quale altri più paludati quotidiani addirittura si vergognano. Si tratta rigorosamente di storie distribuite tramite il syndicate, che non hanno niente a che fare con quelle create appositamente per i comic book, che sono invece il “pane” dell’editore Arnoldo Mondadori, che all’esordio del nuovo quotidiano milanese ha iniziato già da due anni a tradurre in Italia le avventure della DC Comics. Per Superman ha avallato il nuovo, fantasioso nome di Nembo Kid, al quale nemmeno Il Giorno può evitare di riferirsi.

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Nel suo sito, Luca Mencaroni spiega che il 2 luglio 1939, in pieno ventennio fascista, esordisce sul settimanale Albi dell’Audacia un nuovo personaggio: Ciclone, alias Superman, l’uomo d’acciaio statunitense creato da Siegel & Shuster.

Le restrizioni del MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare) non permettendo la pubblicazione di fumetti statunitensi, costringono l’editore ad attribuire ai fratelli Zenobio e Vincenzo Baggioli la paternità del personaggio. Da quel fatidico primo episodio, nascerà una produzione apocrifa che si alternerà a quella originale statunitense. Nell’immediato dopoguerra – dicembre 1945 – è la volta di Batman, ribattezzato Ala d’Acciaio, che debutta sulla collana antologica Collezione Uomo Mascherato delle Edizioni Mondiali. Tuttavia i lettori di comics italiani dovranno pazientare sino al 1954 per comprare in edicola la prima testata dedicata esclusivamente ai super eroi americani targati National DC: gli Albi del Falco, con le avventure di Nembo Kid & C., rimarranno in edicola sino al 1970, alternando vari formati e denominazioni.

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Uno dei periodi più felici della presenza in Italia dell’Uomo d’acciao e dei suoi “colleghi” più importanti e longevi, si apre proprio quando Mondadori, editore di Topolino, libretto tascabile dal successo inatteso quanto travolgente, si assicura i diritti dei comic book della DC. Si tratta di albi dove in copertina un marchietto circolare riporta anche le scritte “Superman” e “National Comics”, ma solo quest’ultima verrà citata, obbligatoriamente, nelle gerenze di copertina, indicando che il copyright appartiene alla National Comics Publications, Inc. Nessuna menzione della sigla “DC”.

La collana di Mondadori acquista il nome di Albi del Falco, apparentemente senza alcun aggancio con i contenuti che presenta, non potendo supporre nel titolo un prematuro riferimento a Hawkman (chiamato appunto “Falco” in italiano), poiché tale personaggio, creato da Gardner Fox per i disegni di Murphy Anderson, debutta solo sul n. 509 dell’albo mondadoriano. A fare la parte del leone sin dall’inizio è invece proprio Superman, esclusivo mattatore dei primi Albi del Falco, evidenziato come titolo in caratteri di scatola Nembo Kid: nome italiano del giustiziere piovuto da Krypton.
Considerando l’ampiezza della sua casa editrice, tutto sommato, Mondadori riserva a questi fumetti uno spazio tutto sommato abbastanza angusto, identico a quello della testata secondaria dei personaggi disneyani, gli Albi della Rosa, esordiente in contemporanea con gli Albi del Falco in data 16 maggio 1954. In ambo i casi si tratta di 32 pagine autocopertinate con formato tascabile e periodicità quattordicinale, che sarà successivamente portata a settimanale, con un aumento nella foliazione a 36 e poi a 52 facciate. Il direttore degli albi del grande Walt e di quelli della DC è in comune, ed è Mario Gentilini.

Condivisi sono i redattori e i grafici, i coloristi e i calligrafi, alcuni dei quali lavorano per contratto anche alla rivista di fotoromanzi Bolero Film. Fra questi spiccano Michele Rubino e Ambrogio Vergani, addetti ai colori e al ritocco necessario per “adagiare” le otto vignette delle pagine made in USA nella gabbia di sei prevista per i tascabili italiani. All’occorrenza, con pazienza certosina, Vergani si occuperà anche di ritracciare, dove necessario, le illustrazioni per le copertine, ricavandole da vignette o da altrettante cover americane; i risultati saranno qualche volta discutibili.

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Lo stesso team si adopera, su indicazioni del direttore, a ridisegnare parzialmente le figure delle vignette che ai benpensanti dell’epoca, vigente un pesante regime di censure e autocensure, potrebbero apparire troppo spaventose o sessualmente allusive, sconsigliabili (si ritiene in Mondadori) ai lettori giovanissimi. A dirigere queste operazioni di revisione è, dal 1959, la redattrice Elisa Penna. Lavorano per gli Albi del Falco anche i calligrafi Giovanni De Luca ed Enza Pecchi, ai quali si aggiungeranno Romano Peirano e, in una fase successiva, Ferruccio Alessandri. Il redattore Gaudenzio Capelli, poi celebrato direttore di Topolino e insignito nel 1997 del riconoscimento di Disney Legend, quando viene assunto in redazione eredita come primo incarico, nel 1961, quello di cancellare le “S” dagli scudetti di Superman, privi di attinenze con il nome di Nembo Kid.
Resta avvolto nel mistero chi ottenga l’incarico di tradurre le storie originali dall’americano, anche se non è affatto improbabile che almeno le prime si debbano a Giorgio Monicelli, nipote di Arnoldo Mondadori, fratello del più noto regista Mario e appassionato di scienze e di fantascienza, termine il cui conio si deve a lui stesso (compare per la prima volta nell’editoriale del n. 1 della rivista da lui diretta, Urania, datato 10 ottobre 1952).

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Già traduttore nell’anteguerra di fumetti classici di Mickey Mouse, alla perenne ricerca di denari, testimoniata anche dalle continue missive con richieste di lavoro allo zio, è plausibile che proprio a metà 1954, in una nuova fase della sua vita privata e professionale, Giorgio Monicelli ottenga l’incarico di impostare gli Albi del Falco. Questa fantascienza pop originata da Siegel e Shuster e declinata in una sequela interminabile di episodi è nelle sue corde, al pari dell’estro artistico di ricreare o inventare di sana pianta i nomi dei personaggi originali. L’esperto Luigi Cozzi riporta che Monicelli, secondo accreditate testimonianze, parlasse della fantascienza “come un po’ dall’alto, con una certa dose di distacco e di ironia, quasi che la fantascienza fosse per lui più che altro una sorta di svago o di raffinato gioco intellettuale”.

Sulle motivazione di un così radicale e immotivabile cambiamento del nome di Superman si è moto ricamato, ipotizzando che fosse dettato dalla richiesta di non schivare il pagamento dei diritti sul trademark o che la traduzione letterale in “superuomo”, nella fresca Repubblica italiana, rimandasse al fascismo attraverso la mediazione di Nietzsche.

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Ma nessuna delle tesi regge. Il soprannome (o cognome?) Kid è abbastanza diffuso diffuso nei fumetti pubblicati in Italia e, pur essendo mutuato dal western Billy the Kid non richiama in modo automatico il concetto di ragazzo, ma semmai quello di eroe protagonista, come il Kansas Kid di Carlo Cossio (tra l’altro primo disegnatore italiano coinvolto nella produzione locale di storie con Nembo Kid) o il Liberty Kid disegnato da Lina Buffolente sull’Intrepido. Inoltre, per misteriose ragioni di politica editoriale, il prefisso “super” è ridotto al minimo essenziale per oltre un decennio dalle storie mondadoriane dei characters DC. I superpoteri diventano così “ultra-poteri”, la bionda Supergirl viene rinominata Nembo Star per analogia con l’alter ego di Clark Kent, e gli Albi del Falco presentano storie come Nembo Kid ultra-avaraccio e Ultra rivali (entrambi sul n. 82 del 1957), Ultra-allucinazioni di Nembo Kid (n. 96 del 1958), Il segreto dell’Ultra-bis (n. 97 del 1958), Gli ultra-poteri di Perry White (n. 287 del 1961) e così via.

Fa eccezione Superbalorda (n. 298 del 1961), il nome attribuito al duplicato imperfetto di Lois Lane, ovvero di “Luisa Duplex” presente nel “mondo pazzoide” di Bizarro, pianeta chiamato in Italia Duplex, dove “ne succedono di tutti i colori” e le copie di “ben noti personaggi di Metropolis scimmiottano maldestramente i terrestri”.

Quando anche negli Albi del Falco compaiono le avventure di Superboy, vale a dire Superman da ragazzo, l’evidente impossibilità di tradurne il nome, seguendo un qualche filo di logica con un impresentabile “Nembo Kid Kid”, induce a intitolare la serie Le avventure di Nembo Kid fanciullo. La prima infanzia di quello che, a suo tempo, era il “Bambino di acciao” viene resa nota ai lettori in modo approfondito nel simpatico episodio Il super frugoletto di Smallville (sul n. 104 del 1958), compiendo un altro strappo alla regola all’ostracismo per il prefisso “super”.

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In questa foto, tre geni dell’era DC Comics: Carmine Infantino (sotto, il suo Flash), al centro Nick Cardy e, puntante l’indice, Julius Schwartz. Siamo nel 1972. In chiusura, un omaggio a Schwartz che, secondo il follower Francesco Vanagolli, che ringraziamo, potrebbe essere opera di Eduardo Barreto con chine di Dick Giordano. Secondo questo sito, che lista i comic book della DC Comics, fra cui quello in questione, forse anche le matite potrebbero essere di Giordano, ma non è certo…

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Flash dei due mondi

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