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MUSICA NERA (un ritorno)

Musica Leonardo

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Ahimè, povero me, non ho ancora messo piede nella splendida libreria Les Bouquinistes, anche se due giorni fa ci sono passato davanti, al fianco di uno dei più classici e navigati autori Disney, di passaggio fra una Terra e l’altra.

E il sole non torna.

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Ora che mi trovo qui altrove, com’è noto, farò fatica a tornarci questo sabato pre-Pasqua, benché tutto il contenuto della scatola toracica e della gabbia cranica, se non viceversa, siano lì (in un frigo portatile , non sotto gli occhi di tutti: mica siamo alla Specola). Peccato, molto volentieri ascolterei di nuovo qualche nota, musicale ed esplicativa, su Musica Nera, il mio capitolo preferito della saga di Bruno Arcieri, il colonnello dei carabinieri amante del jazz creato da Leonardo Gori.

Musica Nera

Lo preferisco perché mi riguarda, o quantomeno perché ridisegna, evocandolo, un passato che conosco bene e che (con la memoria pachidermica che mi ritrovo, purtroppo, e che non mi fa scordare nemmeno le sguerguenze, il che è male) rivivo costantemente atttttttttttttttttttttraverso le pagine dei Nembo Kid con la scritta “C.A.” timbrata in copertina, attraverso la consultazione dei Piccoli Libri d’Oro che acquistai là, al Trenino, anche prima del 1967.
Un lustro prima.
Quante “t”!
Troppe.

Flash - Nembo Kid

E quella sopra non è neanche una copertina di Nembo Kid. Ma è un Superalbo.

Mannaggia, quando si cerca in rete la carabattola che ti serve per illustrare un articolo non si trova mai, c’è tutt’altro a dispo e poi sizione. Superalbi

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Questi giornali tutti scritti qua non si trovavano a Viareggio, se non al mercato, forse; verso Via Fratti, dal venditore dell’usato con i baffi da pescegatto.
Non lontano dal negozio dei poveri signori Lavorini, della famiglia di Ermanno (nel 1967 era ancora vivo e vegeto, poveretto, e Franco Trincale non aveva ancora impresso vibrazioni alle sue corde).

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Quella dove ci incontrammo e che sta da qualche parte in Musica Nera trattavasi di una libreria sul Lungomare, non troppo lontano dai bagni Vespucci, Bengasi, Derna, Sorriso e Nido (il mio, gestito dal signor Rosellini) e dove da piccolo a quanto pare incontrai il giallista Leonardo. Non ci parlammo, ma entrambi consultavamo, ognuno per suo conto, gli Albi d’Oro inviati con le regole del “conto assoluto” a quell’illuminato edicolante, esposti nel trenino a lato del negozio, come se fosse un rack dei grocery shops americani.

Libreria del Lungomare

Poi si andavano a leggere gli albi accaparrati sul tappeto dell’ingresso dell’albergo, in particolare il Villa Flavia, vicino all’Hotel Derna (che ancora esiste, I suppose), di fronte alla Pineta.

Il Villa Flavia nel 2014 era tutto uno sfascio, un deposito di paccottiglia dai vetri polverosi, interdetto al pubblico. Rovine di un passato di appena mezzo secolo prima. Che facelo! Meglio neanche soffermarsi a spiare da quelle finestre.

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Archimede si fa la casa

Viareggio Carovigno

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L’incontro avveniva circa davanti a questa risibile fontana qui, sulla Passeggiata (non dal lato che si vede, quello dell’Hotel Royal).

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Era un lustro prima dell’anno vissuto da Arcieri. No, non prima del 1938, altro anno citato nel libro. Prima di quell’altro anno. Il primo dei due in cronologia era quello in cui la nazionale italiana di calcio si apprestava a giocare la finale dei Mondiali per conquistare la coppa Rimet. Mi spiego o sono stato troppo criptico?
In ogni caso, la foto del Carnevale mostrata sotto è addirittura del 1927, ben prima, se non sbaglio, dell’epoca in cui è ambientata, in quel di Firenze, la prima avventura di Arcieri.

Filippo

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E’ l’anno in cui viene inciso Some Of These Days (qui interpretato da Sophie Tucker), il disco che Arcieri compra nel libro di Leonardo, nella versione di Coleman Hawkins, registrato nel 1935.

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Vogliamo ascoltarlo anche, previo martirio di un malaugurato annuncio pubblicitario, nella versione strumentale di Django Reinhardt?

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Marco Vichi chiude questa nuova edizione di Musica nera con un bonus track, che vede insieme il suo Bordelli e Arcieri e apre a una nuova storia. Ma di quest’ultimo capitolo non possiamo parlare almeno per una quarantina di ore e mezze: qui il jazz cede il passo alla classica con Anton Bruckner! Noi preferiamo il jazz, a costo di sentirlo suonare da Tuba Skinny.

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