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DOPO VENTI ANNI DI BUGIE, di Carlo Bartolini

Begliomini, Bartolini, Burattini e Boschi

Ecco un selfie di Carlo Bartolini (il secondo da sinistra, grande fotografo, con in mano il libro di satira e umorismo I campioni della bugia), scattato qualche tempo fa nella ridente località denominata Le Piastre.
Con lo scultore Leonardo Begliomini (già insegnante de La Came), Moreno Burattini e your humble blogger.

La parola a Carlo, che parola, che invia a un gruppo di antichi sodàli questa memoria celebrativa di una manifestazione del passato (quella della “sua” Bugia, appunto, con concorso, mostra, premiazione e convivio. Un appuntamento condiviso insieme a tanti amici, alcuni dei quali non più fra noi!
Fra questi, l’indimenticabile Prof. Ettore Borzacchini, che compare in due immagini di questo post.

Moreno Burattini

Carissimi,
Luca Boschi aveva appena presieduto la sua prima Giuria delle vignette bugiarde quando, venti anni fa (domenica, 11 Agosto 1996) il SODALIZIO MVSCHIATO giunse a Le Piastre per regalare a molte edizioni della “Bugìa” coinvolgenti magìe e mirabolanti avventure. Nel piccolo paese sull’Appennino, la fantasia degli amici livornesi si unì alla creatività degli umoristi formando quell’irripetibile gruppo di cui, con vari ruoli, tutti voi avete fatto parte per portare al successo la manifestazione. E’ trascorso, o meglio, è volato via molto tempo e noi ci incontriamo ancora (quando capita, in modi diversi) perché è sempre bello rafforzare l’affetto che mantiene immutata e immutabile la nostra profonda Amicizia. Alcuni protagonisti di questo splendido gruppo e qualche nostro caro non sono più qui a ricordare quei momenti perché ci hanno anticipato negli infiniti “Pascoli del Sodalizio”, ma sono però sicuro che da lassù, adesso ci guardano con lo stesso, immenso amore che donavano agli indimenticabili raduni piastresi… e allora, per ricordare quei momenti insieme, dedico a loro e rinnovo a voi l’indissolubile ricordo del mio primo incontro con Luca e i Sodali.
Un abbraccio più forte del solito!

Carlo

Borzacchini e Sardelli

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Nel ’95, la mia prima “Bugìa” iniziò con otto temerari vignettisti (furono una sessantina e di gran valore nella mia ultima edizione del 2003) e una Giuria estemporaneamente composta nell’indicibile vocìo della piazza. Così, pensando qualcosa di diverso per quella successiva, all’amico Giovanni Barbi che già mi aveva presentato Fabio Bacci (prezioso a darci gli indirizzi dei disegnatori italiani sciaguratamente smarriti nell’interruzione piastrese del ’90) azzardai“… e se per la Giuria delle bugìe disegnate chiamassi Luca Boschi, che tu conosci?”.

Sull’enorme poltrona marrone e avvolto nell’inseparabile nuvola della sigaretta, sorrise con la voce roca interrotta da un improvviso colpo di tosse; poi, gli occhi brillantemente complici della risposta, disse“…ma scherzi!?”. Tanto bastò fin quando, sfiduciato per aver inutilmente cercato Luca a casa e al telefono, ricorsi nuovamente a lui, che mi tranquillizzò “Dammi dieci minuti…”. Ne erano trascorsi meno, quando mi richiamò trionfante “Luca sarà da me fra un quarto d’ora… cerca di esserci!”.

Pochi mesi dopo, Giovanni ci lasciò orfani del suo bonario sorriso ma (per sua gioia, penso) con Luca diventammo amici nelle Giurie piastresi a cui puntualmente arrivava con il fedelissimo Ciao-della-Piaggio, lo zainetto sulle spalle, gli occhiali scuri sulla fronte e l’immancabile maglietta, con un personaggio dei cartoon. Conoscendone la valenza ebbi altre occasioni per apprezzare questo celebre pistoiese, ma memorabili rimangono la prefazione al mio libro e lo spazio che a ‘Lucca Comics’ del ‘98, da indimenticato e indimenticabile Direttore Artistico, riservò alle nostre bugìe.

“Con Luca Boschi potresti chiamare anche Moreno Burattini, lo sceneggiatore di Zagor, Lupo Alberto e Cattivik… perdipiù è nato a Gavinana! Ecco il suo numero di telefono…” l’anno dopo, il suggerimento di Pier Luigi Gaspa, fu prezioso e quando chiamai Moreno, si rivelò entusiasta e disponibile perché alle sue montagne tornava immancabilmente in agosto per l’amore di quei luoghi che, come File Creek (torrente Lima) e villaggio St. Marcel, inserì anche nelle storie di Zagor. Per una felice coincidenza quasi ogni anno, nei giorni della “Bugìa”, gli nasceva un figlio e quella era la garanzia di avere nella Giuria delle bugìe disegnate l’eccezionale binomio che ancora ostento in una foto in bianconero di Lorenzo Gori. Solo che Moreno arrivava sempre di fretta per scappare via veloce, perché i bimbi… quando nascono, nascono!

Alla vigilia della “Bugìa” del ‘96, il macellaio delle Piastre rispose agli insistenti squilli del telefono e sentendosi dire “Sono Caprina e con altri umoristi verremo alla festa”, pensando a uno scherzo, beh!… uno stizzito gesto di disappunto lo fece davvero. Il diluvio tanto violento da far ingelosire Noè, giunse subdolo e malvagio, con tristi bagliori di fulmini e un sinistro presagio di tuoni, la notte; io, indomito a non vanificare la lunga preparazione di un anno, trascorsi la mattina della festa ad aspettare una schiarita che non arrivò neppure dopo pranzo quando, in segno d’irriverente sfida all’infame destino, sotto la volta che riparava le vignette tolte dalle facciate, si levarono alte e impenitenti le risate di Federico Sardelli e Stefano Caprina.

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Erano giunti da Livorno con la moglie di quest’ultimo e Checche e, nel nubifragio pomeridiano, sbirciavano i bozzetti nell’angusto riparo: Federico con le stampelle e una gamba ingessata per la recente caduta, Stefano nell’avventata tenuta con pantaloni corti che, all’invito di rimanere a cena, gli fece esclamare “Volentieri! Prima però indosso quelli lunghi che ho in auto… qui fa un freddo boia!” per poi aggiungere “…e comunque dé, vogliamo contribuire!”. Quegli ospiti profumavano di sagacia, entusiasmo e amicizia vera così, intuendo prezioso il loro contributo alle future “Bugìe”, vanificai l’ultima parte della risposta con l’ospitalità spigolosa ma cordiale della gente di montagna. Durante la cena comparvero i bigliettini del Sodalizio ma, nella concitazione degli eventi, non compresi che l’originalità del contenuto e la cadenza dell’emissione li rendevano preziosi, da collezionare. Lo capii però l’anno dopo, vedendo quello che declamava “Vorrà dire che s’è fatto una bella girata”, nato nel nubifragio con doverosamente citata la fonte: Il Luogocomunista di Altissimo Rango, Checche.

PADREPIO

Poi, quando fra le battute del manipolo labronico e le caricature dei vincitori grafici, il convivio giunse alla fine, Checche in piedi a capotavola, sollecitato da Stefano e Federico, impersonò Igor Chekovskij in un improvvisato quanto pretestuoso ringraziamento ucraino. Stefano, volenteroso interprete dell’inattendibile discorso, finse di tradurne i concetti essenziali seguendo quelle fonìe da dottor Zivago fin quando la moglie (non ricordo di chi) interruppe l’incedere dell’ingenuo proclama dicendo “…scusate, ma questa è una lingua inventata!”. Fu allora che malcelati imbarazzi e garbati sorrisi si alternarono sui nostri volti finché la Punto grigio metallizzato targata LI sparì, definitivamente inghiottita dalla notte, nella tortuosa discesa verso Pistoia.

Il Sodalizio Muschiato entrò così nella “Bugìa”, per non uscirne più.

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Borzacchini yogi