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UNITA’, STAI SERENA!

Sergio Staino (mostra il suo telefono cellulare, legato con elastico, ironizzando sulla differenza di tecnologia utilizzata da Renzi) nella sede del PD durante la presentazione sui risultati del progetto ''Luoghi Idea(LI)'', Roma 13 Giugno 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI
© ANSA/GIUSEPPE LAMI
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Il post odierno è tremendamente triste, ma non tratta dei fatti sanguinosi di Londra, dei quali si riempiono le cronache e i TG di oggi, né della stupidità criminale di cui sono stati attori, anche loro malgrado, tanti tifosi a Torino. Il calcio è (lo sostengo da sempre, malvisto, è un oppio dei popoli subdolo e detestabile, al quale il presente blogger è rimasto da sempre impermeabile usandolo – mi scuso con tutti, il mio è senza dubbio un metro razzista – da parametro per misurare il quoziente intellettivo delle persone.

La tristezza sta invece nella constatazione di un nuovo assassinio del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e pugnalato da Matteo Renzi e dal suo cerchio magico dalle “c” aspirate: un gruppetto di lavoro che si è in tal modo scolpito un posto di massima rilevanza nella Storia (della politica e delle comunicazioni). Resterà noto nei secoli per aver ucciso con disinvoltura il giornale che ha sostenuto tante battaglie e ospitato fior di giornalisti, degni del massimo rispetto.

Mi spiace molto per il mio amico Sergio Staino, che a Renzino aveva dato fiducia, assumendo con le migliori intenzioni l’incarico di dirigere l’Unità alla fine dell’estate scorsa, rischiando in proprio e fiondandoci una carica di entusiasmo e di umanità non meritata dal marchionòfilo trinciaforaggi Matteuccio.

Ripropongo l’incontro tenutosi prima della effettiva assunzione di direzione del giornale da parte di Staino, tenutosi a Mestre al Festival della Politica 2016 . Sono con noi il conduttore degli incontri fumettisti della rassegna, Pier Luigi Gaspa, e il filosofo della scienza Giulio Giorello.

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Staino

Il danno è gravissimo, la desolazione sconfinata.

Maria Etruria Boschi

“In questa storia sono in diversi a dover rispondere di quanto accaduto”, accusano con cognizione di causa i giornalisti dell’Unità. “Gli editori di maggioranza, la Piesse di Massimo Pessina e Guido Stefanelli, Eyu, che fa capo al Partito Democratico, e lo stesso segretario del Pd Matteo Renzi, a cui più volte ci siamo rivolti senza mai ottenere una risposta o una parola di solidarietà nei momenti più duri della lotta, quando per otto giorni di seguito la redazione è scesa in sciopero ad oltranza. Un silenzio che ha ferito tutti coloro che in questo giornale hanno lavorato accettando condizioni spesso al limite dell’accettabile. Ci chiediamo se anche di fronte a questa decisione dell’editore proseguirà la scelta del silenzio”.

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Chiacchierone fluviale quando gli conviene, questa volta, fatto il danno, Matteuccnio tace. E così fanno i suoi più fedeli lacché (come li definirebbe la Radio Tirana DOC). Pesanti sono anche altri passaggi del l’editoriale, firmato dall’assemblea della redazione, che riprende il comunicato distribuito ieri sera alle agenzie al termine di una desolata riunione.

Rensino uccide anche l'Unità

“Ci sono storie – scrive la redazione, frustrata quanto agguerrita, decisa a vendere cara la pelle e (speriamo) ansiosa di vendetta – che non dovrebbero finire, per la storia che hanno raccontato e testimoniato, per quella che hanno cercato di capire, per chi ci ha creduto, per chi ci ha messo passione, professionalità e attaccamento. Questa storia, la nostra, hanno deciso di chiuderla nel modo peggiore, calpestando diritti, calpestando lo stesso nome che porta questa testata, ciò che ha rappresentato e ciò che avrebbe potuto rappresentare”.

Oltre al danno culturale immane compiuto dalla dirigenza del PD, quella a cui assistiamo attoniti è anche incidente terribile, forse letale, dal punto di vista della campagna elettorale dell’ex partito dei lavoratori, non votabile nemmeno dai suoi più fedeli e operosi iscritti che hanno ingioato un rospo via l’altro sino all’ultimo.

Prendiamo atto anche di questi ultimi imperdonabili comportamenti e giriamo pagina.
Anzi, scrolliamo le notizie online, se ve ne saranno, dato che di carta da sfogliare ne vedremo ben poca in futuro.