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PIAZZETTA MAGNUS

Piazzetta Magnus
Meno male che a Bologna qualcuno si è ricordato delle grandi glorie di quella città!
Uno dei suoi figli migliori, Roberto Raviola (ovvero Magnus) avrà una piazzetta a suo nome.

L’inaugurazione è domani pomeriggio, come si legge nel comunicato visivo.

Alle 16, la vicesindaco Marilena Pillati intitolerà a Roberto Raviola in arte “Magnus” (1999-1996) la piazzetta tra via Belle Arti, via Zamboni e piazza Puntoni.

Alle 17 seguirà, nell’aula Magna dell’Accademia di Belle Arti, in via Belle Arti 54, la proiezione del film “Ho conosciuto Magnus”, prodotto da ABC Arte Bologna Cultura per la regia di Paolo Fiore Angelini. Ingresso libero.“

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Speriamo di poter varare quanto prima una collana di volumi che rendano giustizia al Maestro, definito da Luigi Bernardi (bolognese anche lui): “il fumettista italiano più grande di sempre”. E non solo da lui!

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Qualche notiziola bolognese. Nel 1957, Roberto riceve un incarico come insegnante di Disegno al Liceo scientifico Augusto Righi di Imola di Bologna; quindi, insegna alle scuole medie dei frati di Ronzano, con sede in un monastero vicino a Bologna.

Intervistato dal giornalista Domenico Errani, nel 1991 Magnus ripensa che in quel periodo si sentiva davvero un pesce fuor d’acqua. «Come entrai nella scuola», ricorda, «il bidello mi disse: “Ehi, tu, dove va? Non è ancora ora!” Il preside quando mi vide si mise le mani nei capelli. Come entrai in aula, gli alunni della III si misero a ridere, uno di loro scaraventò fuori dalla finestra una cartella che cadde sul retro della adiacente abitazione: erano dei diavoli, dei gran casinisti.»

All’Accademia bolognese, il giovane Raviola si diploma nel 1961 con una tesi in Scenografia, messa a frutto poco dopo, in occasione del Festival di Prosa ospitato dal capoluogo emiliano il 10 e l’11 marzo 1962. Si tratta di due pièces impegnative. La prima è Il miracolo di Teofilo, scritta del misterioso poeta francese Rutebeuf, un dramma religioso del XIII secolo rappresentato nella versione italiana di Emma Stojkovich-Mazzariol.

La seconda è Alcassino e Nicoletta, «cantafavola», anch’essa francese, dello stesso periodo ma di autore ignoto, basata sulla versione italiana firmata da Diego Valeri. Nella prima rappresentazione, oltre ad averne creato le scene e i costumi, Roberto si cimenta anche come attore nel ruolo di Tommaso; nella seconda pièce cura le scene (lasciando i costumi alla collega Luisa Zurla), mentre sul palcoscenico interpreta uno dei tre cavalieri del Conte Garin.