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CHARLIE HEBDO IL GIORNO DOPO

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Una vignetta dello spagnolo Miguel Villalba Sánchez inquadra bene la questione. Bastano dei farabutti con il cervello in putrefazione a distruggere la credibilità di una religione come quella del Profeta Maometto (nuovamente raffigurato anche nell’immagine sopra) e delle comunità islamiche che credono con devozione ai suoi princìpi; e che non possono esimersi, quindi, dalla condanna di crimini efferatamente imbecilli come quelli dei reazionari che ieri si sono distinti nelle note bestialità barbariche rivolte ai nostri amici e colleghi di Charlie Hebdo.

Boulet

Uderzo è Charlie

Il giorno dopo, c’è ben poco da aggiungere a quanto si è saputo nelle ultime ore di ieri. Ferruccio Giromini, su Artribune traccia un profilo della rivista alla quale questi amici e colleghi lavoravano: una perla che in Italia (Paese al quale è dedicato il 2015, “anno della capra”) ci possiamo solo sognare, consapevoli che la lettura di qualsivoglia cosa è sempre più rarefatta e che che comuqnue è ormai divenuto difficilissimo schivare i conati di vomito insorgenti in modo automatico davanti a temi politici, davanti ai figuri che popolano la scena politica.

Joep-Bertrams-Olanda

In sostanza, la politica (i politici, ladri, corrotti, consociati a legge più o meno coperte, organici o parte delle cosche eccetera, per la precisione) ci fa ribrezzo e quindi non ne possiamo più nemmeno di chi la prende in giro: basta!
I tempi del Male storico sono lontani. Tutti i tentativi di mettere nuovamente in piedi un giornale satirico in Italia sono falliti miseramente, negli ultimi cionque lustri. L’ignoranza, comprese quelle di ritorno e di rimbalzo, hanno preso il sopravvento; la ciàcola vacua dell’apericena si è sostituita alla riflessione individuale davanti a un testo o a un disegno, il gioco stupido al fumetto (fatemelo dire). Complici molte circostanze e alcuni tristi individui, la corsa a economizzare sui neuroni ha da tempo avuto il suo start.

Ruben-L.-Oppenheimer-Olanda

Ferruccio, dicevo, scrive questo: Charlie Hebdo. Ecco cos’era, ecco chi erano, ecco cosa facevano

Ali-Dilem-Algeria

Un riassuntino degli ultimi fatti, così come ce li hanno raccontati. Nella serata sembra che i tre assalitori siano stati identificati; sono di Gennevilliers, una località vicino Parigi. I due fratelli franco-algerini dei quali si è parlato già dalla tarda serata in alcuni notiziari anche italiani (Enrico Mentana e Rai News 24 ne hanno mostrato le foto) si chiamano Said Kouachi e Chérif Kouachi , di 32 e 34 anni. Sono tornati in Francia quest’estate dalla Siria. Il loro giovane complice, Amid, 18 anni, sarebbe stato alla guida delle diverse auto durante l’operazione e sarebbe un “senza fissa dimora”. Tre cretini ignoranti, che sicuramente non avevano nemmeno mai letto la rivista. La barbarie ha generato questi tre mostri assassini di gente di cultura e amici.

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Nessuna pietà per questa feccia dell’umanità, per la quale non sono ancora state coniate parole di escerazione sufficienti a raccontare la tragedia incommensurabile della loro abiezione.

Sono Charlie Brown

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Image: FRANCE-ATTACKS-MEDIA

Igiaba Scego ha scritto, su Internazionale:

Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.

“Not in my name”, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.

Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione europea di cui sono cittadina. Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie.

Qui il seguito.