Nova100
30 Maggio 2014

TU SEI LA PATATA (MY NAME IS POTATO), da RITA PAVONE

Rita Pavone

Con questo bel ritratto di Bruno Prosdocimi, dedico questo post a Nunziante Valoroso, che ha finalmente conosciuto il suo idolo/a Rita Pavone e si accinge a visitare la Mostra Mercato di Reggio Emilia, domani.
Saluti a tutti che, felicemente, vi saranno.

Sara scriveva, commentando il video che segue:

Rita sei fantastica la canzone my name is potato mi piace così tanto che mentre che sto scrivendo questo commento me la sto ascoltando e batto i tasti a tempo di musica adesso che faccio? mi mangio una patata! che però non mi risponde con accento straniero! Perchè le patate non parlano!
p.s Perchè non scrivi più album?

Altro commento di Cervo a Primavera:
Fantastico, nel mondo si sono innamorati di Rita Pavone dopo questoviedeo riportato alla ribalta!
Uno dice:
There’s a great Guido Manuli collection on laserdisc, and I’d agree “Allegro non Troppo” is probably the best animated film ever – but I could sure live without this. Except for Rita Pavone – she’s very cute.
E un certo John Paul Cassidy aggiunge:
There’s just something about Rita Pavone in this video that reminds me of a young Goldie Hawn.
Rita, se ci sei e leggi sappi che hai (be’, avevi) fatto colpo!

Cervo a primavera

E Michele Benevento:

ciao Luca,
nella speranza di non essere inopportuno ti segnalo questo corto. Ho pensato ti potesse interessare, quantomeno per la stramba tecnica di realizzazione; in caso contrario chiedo venia e torno alle sudate carte (ancora bianche quest’oggi). A presto, maestro.

http://www.youtube.com/watch?v=uuGaqLT-gO4

Per chi non lo vede al link, può farlo direttamente sotto. E’ un capolavoretto di Blu.
L’abbiamo visto più volte, ma non stanca ever (athan).

Sono tutti commenti che c’erano in un post che evidenziava il video sulla patata e che il web si è fagocitato.
Poco alla volta ne riporterò alla luce alcuni, nelle notti insonni per il singhiozzo a martello.

Pazzesca, ‘sta cosa segnalata oggi da Cartoon Brew come se fosse una novelty.

Si tratta di un video con Rita Pavone fra i primi a essere stati realizzati in Italia per accompagnare un brano musicale. L’animazione è di Guido Manuli, come peraltro è evidentissimo, realizzata per conto dello studio di Bruno Bozzetto (sul quale peraltro ci sono news fresche: ne parliamo sabato prossimo in occasione della sua “prima globale” sul Disney Channel italiano.

In contemporanea alla sua uscita, anno di grazia 1977, quando lavoravo in una radio libera (tra le altre cose, in età scolare) la presentai più volte quando leggevo dei brani della (allora) famosa flosofia del rizoma, diffusa in Francia (e rimbalzata anche da noi) dove l’aveva epressa il filosofo Gilles Deleuze (1925-1995) in combutta con lo psicanalista Félix Guattari (1930-1993), sin nelle prime pagine della loro opera Mille plateaux per significare un intero diagramma di posizione e movimento di pensiero.

Come sanno anche i sassi (e le zolle di terra che ricoprono la patata) uno degli intenti dei loro scritti era quello di delineare una modalità di pensare la superficie che si ponesse in maniera alternativa rispetto alla metafisica del fondo.

La citazione deleuziana dello scrittore Michel Tournier era assai azzeccata: “strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che superficiale, significhi non già di vaste dimensioni, bensì di poca profondità, mentre profondo significa di grande profondità e non di superficie ristretta” (Deleuze 1968a, p. 18).

La geofilosofia che Deleuze e Guattari disegnano, utilizzando testi provenienti da disparate atmosfere culturali (dalla psicologia all’antropologia, dalla letteratura all’estetica) cerca di cogliere, da un lato, tutto il paesaggio osservabile allo sguardo di superficie (che non va equivocato con una attenzione all’elemento banale) individuando per ogni topos l’esatta posizione, la propria consistenza, le relazioni che esso instaura con altri punti, la molteplicità di figure che esso disegna in concatenamento con altre figure; dall’altro, secondo una prospettiva storica, le stratificazioni che si sono succedute, segno di ere diverse, in cui il fattore storico si intreccia con le conformazioni territoriali in un gioco sempre inedito di scarto e persistenza.

Opportuno era quindi inserire a commento musicale di questi concetti l’orecchiabile brano di “Pel di carota”, la quale in più di occasione ribadiva la sua convinzione sulla preferibilità di possedere “la testa rossa” rispetto a una “zucca tutta vuota”.
La polemica con la metafisica del pensiero occidentale, secondo i due nuovi filosofi francofoni si indirizza sulla convinzione arbitrariamente eletta a mossa iniziale che la legittimità di un pensiero è data dal saldo aggancio con un qualche elemento stabilmente affondato nelle profondità del sistema categoriale del movimento del pensare, a sua volta alimentato da una sedimentazione di concetti astratti dalla loro genealogia storica e resi sovratemporali e dalla elusione dei risvolti bio-chimici della funzione cerebrale, in quanto tali impersonali, a vantaggio di un soggetto mentale (che in Descartes si smaterializza addirittura del proprio supporto corporeo).

Il nome da dare a tale sub-stans fondativa è identità, che segna l’intero corso del pensiero occidentale.

Ciò detto, il video di Rita Pavone nasce in realtà come sigla di chiusura della trasmissione televisiva Rita ed io 1977, scritta da due umoristi di una certa fama, Guido Clericetti e Umberto Domina, da deciamente con le pile scariche in un programma nel quale il talento di Rita (e del suo partner Carlo Dapporto) erano sprecati, per usare un grazioso eufemismo. Questo brano e la forza anche vocale (nonché la presenza scenica) di Rita Pavone erano la sola ragione per visionarlo. La direzione musicale era del pur grande Aldo Bonocore, la regia di Eros Macchi.
Tra gli altri interpreti della quattro puntate, in onda nel quasi immediato dopo-riforma dall’8 al 29 ottobre 1977, c’erano anche altri attori del passato (che era già tale anche allora): Carlo Campanini, Ettore Conti, Teddy Reno.

Come bonus, a vantaggio di chi non l’avesse ancora visto, aggiungo l’elfo del Presidente U.S.A.

E questa sotto, forse, la chiamerei Obama’s Troll.