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LO SCIENZIATO A FUMETTI, visto da Pier Luigi Gaspa & Giulio Giorello

Abbiamo parlato l’anno scorso, in due riprese, qui e qui, di scienza coniugata ai fumetti a proposito di eventi legati al bel libro di Pier Luigi Gaspa e Giulio Giorello La scienza tra le nuvole – Da Pippo Newton a Mr Fantastic, edito da Raffaello Cortina (€ 26.50, pagg. 404), del quale mi onoro di aver scritto l’introduzione.

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Come (bonari) assassini, torniamo sul luogo del delitto in occasione dell’incontro sullo stesso tema che si terrà domenica pomeriggio (9 marzo) presso la Libreria Giunti di Pistoia, alle ore 17 in punto, alla presenza di lettori, fans, visitors, collezionisti di fumetti, scienziati, giallisti assortiti. Tra gli altri, saranno presenti gli autori e yours truly, che poi sarei io.

Questo importante saggio, suscettibile di mietere premi nell’immediato futuro, ci offre nuovamente il fianco di chiacchierare con Pier Luigi di scienza, di comics, e (questa volta), in particolare di come il fumetto ha considerato in almeno un secolo di storia la figura dello scienziato.

Per illustrare questo post, impiego la prima tavola di un’opera che gli autori (bontà loro) hanno più volte citato riportandone estratti visivi nel loro libro.

Si tratta di Le scienze per crescere, testo (anche ) a fumetti per le scuole medie ripartito in tre volumi, pubblicato da Palumbo Editore, realizzato dal tenutario di questo blog insieme a Giovanni Di Gregorio (premiato sceneggiatore, attualmente domiciliato in Spagna), in parte con i colori computerizzati di Cristina Francesconi.

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LUCA BOSCHI: Nel corso del tempo, nei fumetti cambia anche il modo di concepire lo stesso laboratorio dello scien-
ziato, oltre che la sua figura, che diviene più rispettabile…

PIER LUIGI GASPA: Infatti, passa dalla cantina o dal garage dei primi anni – e ricordiamo che Henry Ford costruì la sua prima auto in una rimessa, tanto per fare un esempio – a veri e propri laboratori organizzati in stile Big Science; un cambiamento che origina soprattutto nel (dal) progetto Manhattan, che porta alla bomba atomica, ed evidenzia che per ottenere risultati non basta il singolo scienziato. Servono équipe di cervelli specializzati, per affrontare i singoli aspetti del problema, devono essere coordinati e diretti per giungere alla realizzazione di qualsiasi impresa tecnologica.

La Luna non viene conquistata da uno scienziato che salta sul razzo con la bella figliola, ma dalla NASA, l’ente spaziale americano, che impiega migliaia di addetti.

E anche qui, c’è chi, a fumetti, aveva già capito.

LUCA BOSCHI: E oggi?

PIER LUIGI GASPA: Oggi è sempre meno evidente la dicotomia buono/cattivo, e lo scienziato presenta sfumature e problematiche prima inesistenti. Ne sono un esempio eclatante i protagonisti di quello splendido fumetto che è “Brian the Brain”, di Miguel Angel Martin.

LUCA BOSCHI: In pratica, tu e Giulio Giorello (qua sopra ritratto in una foto dell’agenzia afNews da Gianfranco Goria, che ringrazio) ci dimostrate che il rapporto fra scienza e fumetti risulta assai più profondo di quanto ci si possa rendere conto, e non si limita al fumetto tecnologico.

PIER LUIGI GASPA: Il primo capitolo, che si occupa di El Morisco, mentore scientifico di Tex Willer, ci mostra anche il procedere logico del ranger, con un’analisi degna di un Ruggero Bacone!

Siamo anche consapevoli che il fumetto possa rappresentare un validissimo strumento di divulgazione scientifica (e non solo). Questo avviene sia quando, come in Ottaviani e Purvis, racconta a fumetti teorie e protagonisti della fisica, sia ­ e per me soprattutto ­ quando in contesti del tutto avventurosi e/o divertenti inserisce informazioni scientifiche che risultano vitali per il prosieguo della storia stessa.

Ricorro all’esempio della storia “Il solvente universale”, di quel grande autore che è Don Rosa. Un concentrato di fisica classica, che in poche vignette spiega mirabilmente concetti apparentemente banali come il peso dell’aria, il valore e il significato dell’accelerazione di gravità, l’importanza del campo magnetico che circonda la Terra…

E mi fermo qui! Trovo che tali nozioni possano raggiungere il lettore assai più profondamente che secondo altre vie, anche a fumetti. Del resto, lo stesso Giorello usa Dylan Dog per le sue lezioni universitarie, e il sottoscritto usa appunto le strisce disegnate per i suoi corsi.

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LUCA BOSCHI: Mi offri l’opportunità di parlare appunto di didattica. Prima di scrivere questo libro, so che ti sei occupato anche di ideare e gestire seminari e conferenze su questi temi.

PIER LUIGI GASPA: A partire dal 2004, ho pensato di unire la passione per la scienza con quella per il fumetto. Ho quindi iniziato a realizzare una serie di “conferenze illustrate” che affrontano il rapporto tra la scienza (e più in generale la conoscenza) e i fumetti.
Finora ne ho realizzate cinque, che variano dalla Resistenza a fumetti ai viaggi e alle scoperte, passando per la scienza e gli scienziati.

LUCA BOSCHI: A che pubblico ti rivolgevi?

PIER LUIGI GASPA: Devo dire che inizialmente non ho pensato a un pubblico specifico.
Pensavo a un pubblico di “curiosi”, appassionati di fumetti e non solo, desideroso di considerare aspetti insoliti di storie magari già conosciute. Quasi subito però è arrivata anche la consapevolezza ­ probabilmente già latente ­ della possibilità di utilizzarle come strumento didattico nelle scuole.

Tanto è vero che da tre anni sono inserite nel Progetto Gong di Pistoia, e da allora sono a disposizione degli insegnanti della scuola media che ne facciano richiesta. Una, poi, è stata pensata appositamente per i bambini del secondo ciclo della scuola elementare, con tanto di semplici quiz che la rendono interattiva.
Sono del resto convintissimo che il fumetto possa rappresentare, se usato nella maniera più coinvolgente, uno strumento eccezionale da punto di vista educativo, non solo per la scienza.

Lo scorso anno, in una scuola di Pistoia, nell’ambito di un lavoro sul fumetto, abbiamo realizzato un intero ciclo di fumetti ambientate nell’antica Grecia, argomento di studio di storia di quella classe. C’è una versione delle Termopili assolutamente spassosa e demenziale! E disegnata benissimo!

LUCA BOSCHI: Secondo la tua esperienza, allora, dopo la tanta diffidenza che ha contraddistinto la cultura italiana del Novecento, il fumetto è entrato a far parte a buon titolo dei programmi scolastici. Era ora!

PIER LUIGI GASPA: Naturalmente si tratta di un discorso lungo, che qui possiamo solo affrontare fly-by.
Ma lo ritengo comunque di estrema importanza. Hai voglia di parlare di sdoganamento, di fumetto d’autore, di impegno, di romanzi grafici…

La cultura e l’apparato educativo del nostro Paese sono ancora tristemente indietro, in questo campo, e il fumetto, quando usato, rappresenta solo una minima “variazione sul tema”, e spesso nelle antologie qualche errore grossolano lo si pesca. Finché del resto non si capirà che le immagini dei fumetti si “leggono”, e non si “guardano”, le cose non miglioreranno tanto. Ed è solo un aspetto della vexata quaestio, come sai meglio di me…

Magari potresti cominciare una discussione su questo tuo blog, che ne dici?

LUCA BOSCHI: Lo faccio subito! Invito tutti gli interessati a raccontare sin da ora le loro esperienze, i “desiderata”, i limiti riscontrati, segnalare ciò che si sta muovendo in qualche località (o amministrazione) felice e così via.

Sui fumetti, la didattica e la cultura ci sarà sempre spazio in questo blog (come del resto anche nelle manifestazioni e nelle pubblicazioni in cui sono coinvolto)…

Ad majora!