
Sono passati oltre quaranta giorni da quando, in uno dei vari ricettacoli dei commenti che giungono a questo blog, si è levata la voce di Oscar, un amico visitor che ci ha aperto il cuore raccontandoci quanto la sua vita sia stata influenzata da un settimanale a fumetti per ragazzi. E da uno, "proibito", per adolescenti.
Attraverso le parole di Oscar emerge il ritratto di un mondo formidabilmente distante dal nostro.
Un'epoca nella quale i fumetti avevano un significato talvolta cruciale, nella formazione del gusto e forse anche della personalità di un giovane lettore.
Dalle sue letture di bambino, dai personaggi, dagli scenari ai quali accenna sono passati cinquanta anni, eppure alcune (onestamente non tutte) di quelle storie a fumetti sono an-
cora freschissime. I disegni, soprattutto, sono spesso eccelsi.
Me ne manda qualche esempio Felmang, che ringrazio. Sono il ritratto di Nizar di Suratnam e di Narciso Putiferio, pubblicati nella quarta di copertina di due numeri del Monello nel 1956, dipinti a tempera dal grande (spe-
cialmente per i colori) Ferdinando Corbella, e il ritratto di Golia con gli smaglianti colori di Mario Uggeri.
Felmang commenta, giustamente: "Chi ce li restituirà mai, artisti così bravi?"
E ADESSO, LA PAROLA A OSCAR
Mai avrei immaginato che una mia noticina buttata lì per caso trovasse subito autorevole risposta. Non puoi immaginare la mia emozione. Mi poni una domanda impegnativa: "Perché episodi di cinquanta anni fa si conservano nella memoria di un uomo oggi anziano". Cercherò di spiegarlo, senza sconfinare in dati personali, ma cercando per quanto possibile di scrivere cose e sentimenti dove tanti lettori possano riconoscersi.