Luca Boschi -

Film

25/07/08

IL CAVALIERE OSCURO, di Stefano Priarone

Oscuro

In questa estate cinematografica mai così fumettosa, con pellicole dedicate ai classici supereroi Marvel (L’Incredibile Hulk, Iron Man), a demoni “buoni” (Hellboy: The Golden Army) o tratte da graphic novel ciniche e adrenaliche (Wanted)mancava solo lui. Batman, noto anche come Cavaliere Oscuro.

E infatti Il Cavaliere Oscuro è il titolo del nuovo film, secondo nella serie inaugurata nel 2005 da Batman Begins e come questo diretto da Christopher Nolan, interpretato da Christian Bale e con Michael Caine che riprende il ruolo di Alfred, l’ironico maggior-
domo dell’eroe.

Il film si annuncia già come un cult, un po’ come Il Corvo con prota-
gonista Brandon Lee deceduto durante le riprese, visto che lo scorso gennaio è morto, per una overdose da farmaci, Heath Ledger, il giovane attore affermatosi con I segreti di Brokeback Mountain, che nel film interpreta il Joker.

Del resto, un individuo che sceglie di diventare un giustiziere dopo aver perso i genitori da bambino (massacrati da un ladro di fronte a lui) non può non avere dei grossi problemi mentali.

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18/07/08

CHE STILE!, ovvero: CIO' CHE SI DEFINIVA "ANIMAZIONE MODERNA"

Questo post piacerà a chi negli anni Sessanta seguiva gli show televisivi della domenica pomeriggio, irradiati in bianco e nero da tubi catodici di televisori (quasi) cubici.

In una compilation settimanale di cortometraggi cinematografici e televisivi (alla quale abbiamo accennato vari mesi fa), e che si intitolava Il prode Ettorre, comparivano personaggi che sono purtroppo finiti velocemente nel dimenticatoio. Archiviati in qualche oscura teca Rai da noi, non sono nemmeno mai stati onorati con dei decenti dvd negli USA, terra in cui i film erano prodotti, perlopiù sotto la sigla New Terrytoons.

Ovvero, l'allora nuovo trend di cortometraggi proveniente dalla fucina del veterano Paul Terry.

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12/07/08

HERMAN & KATNIP (seconda parte), di Andrea Ippoliti

Tendlartana

Eccoci alla sospirata seconda parte dell'articolo di Andrea Ippoliti su Herman & Katnip (penso che sia il primo sul tema a comparire in Italia, nonché uno dei pochissimi al mon-
do), corredato anche da tavole della sua personale collezione.

Grazie, e (come sempre): "Enjoy!"

Disquisendo nella Prima parte su Herman & Katnip, si diceva dell'inevitabile paragone con Tom e Jerry.

Mentre i corti con Tom e Jerry protagonisti sono assai sovente più incentrati sul gatto, nella serie di Herman e Katnip è il primo colui intorno al quale ruotano, nella maggoranza dei casi, le storie, con Katnip nell'irresistibile ruolo di villain comico.

I cortometraggi del gatto e topo hanno come punti di forza la pantomima (dato che i due rarissimamente parlano ed in assoluto i dialoghi sono poco presenti, almeno fino ai primi anni Cinquanta), la musica (ovvio, essendo il "parlato" al minimo) ed il timing che sfiora la perfezione.

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21/04/08

LA MEMORIA SCOMODA, di Lucia Vannucchi

Portada_corta_small

Come già in passato per questo film, da Madrid Lucia Vannucchi (sotto nella foto) ci invia un reportage su una pellicola difficile da vedere della quale ha accennato una decina di giorni fa sulle pagine de Il manifesto. Si tratta di El laberinto marroquì, film non ancora tradotto in italiano (se mai lo sarà). Per l'ccasione, Lucia ne ha intervistato il regista Julio Sanchez Veiga. A lei la parola.

La tensione di Madrid con Rabat, causata dall’ultima visita della famiglia Reale agli enclavi spagnoli nel nord del Marocco, mette chiaramente in evidenza che le attuali relazioni fra Spagna e Marocco sono state e continuano ad essere problematiche. Ricostruire la memoria di eventi che hanno segnato la storia spagnola, e che continuano a estendere la loro ombra sul presente, è ciò che si propone il giovane regista Julio Sanchez Veiga con El laberinto marroquì, un documentario che si inserisce nel circuito del cinema non commerciale europeo.

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21/03/08

AMORE PER LA PELLICOLA

Three_stooges

Innanzitutto, ottima primavera a tutti i visitors!

Ecco il seguito del post precedente, costellato anche questo, più che mai, di copertine legate a serie con esseri umani, o con perso-
naggi dei disegni animati televisivi, trasposte in comic books nei decenni preferiti da Gianni Minà.

Una delle immagini di questo post potrà anche servire come silente indizio per chi volesse sciogliere il nodo postulato nel post precedente, vale a dire:

Quale insondato (e inusitato) ma concretissimo legame concatena gli adorati Stanlio e Ollio con l'Alvin Show?

Adesso che avete avuto modo riflettere un po' di più, e che tramite Tu Tubo avete goduto quattro decenni dopo della visione in quadricromia della siglia di apertura dello spettacolo, ci state arrivando?

Forse qualche sceicco, forse Eta Beta... O Paolo Castagno... Chissà.

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20/03/08

PARLANO I "FIGLI DEL DESERTO", ovvero: ALTRI ATTORI DAI FILM AI FUMETTI

Abbott

Non ci sono Stan Laurel e Oliver Hardy a essere finiti dallo schermo (o dal teleschermo) nei fumetti dei comic books.

In questo post ne vedete vari altri, dal "ter-
ribile" Boris Karloff ai nostri Gianni e Pinotto (Abbott & Costello, disegnati dal gruppo di Henry Scarpelli per conto di Hanna-Barbera nella micidiale testata a loro dedicata dalla Charlton Comics, la peggiore etichetta sul mercato USA per lungo tempo).

Tre le altre, posto anche le copertine di due albi legati a serie televisive: il western Bonanza, passato ripassato senza parsi-
monia anche sulle reti italiane, persino con la valorizzazione insita nel titolo del suo più celebrato regista, nel ciclo I Bonanza di Altman, e la serie animata di Alvin, a sua volta tratta da uno show dal vero con Dave Seville e i suoi pupazzi dei chipmunks gorgheggianti. Su lui e loro si può scrutare qui, seguendo i rivoli dei vari link.

Peraltro, penso che almeno gli sceicchi del Deserto (www.ifiglideldeserto.it) ai quali lascio adesso la parola riusciranno a risolvere il quiz che giusto in questo istante mi balza in mente, e che però è aperto a tutti:

Quale insondato ma concretissimo legame concatena gli amatissimi Stanlio e Ollio con l'Alvin Show?

Non dovrebbe essere troppo difficile per i cultori di entrambi gli spettacoli...

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19/03/08

UN FILM ANIMATO DI SILVIO CAMBONI (& C.)

Uomobue

Un gruppo di amici mette al corrente me e voi di una produzione che piacerebbe molto vedere. In attesa di saperne di più, per il momento, ecco il comunicato stampa ufficiale.

Sabato 29 marzo alle ore 18:00 verrà presentato nella sede dell'IRSE (Istituto Superiore Regionale Etnografico) di Nuoro il cortometraggio animato di Silvio Camboni "Dopo trent'anni prima".

Trent’anni nella vita di un padre e di un figlio, in una storia fatta di stagioni sempre uguali spezzate solo da una fuga, quella verso un mondo nuovo e lontano.

Dalla Sardegna contadina a quella industriale, dalla montagna alla città, dal pastore all’operaio: è questo il percorso di un ragazzo deciso a dimenticare, lasciando dietro di sé la paura di un’animamala e la sua ombra dolorosa, per rifugiarsi in una realtà di fiamme e acciaio nel cuore metallico di una raffineria.

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13/03/08

STANLIO & OLLIO TESTE DURE, 70 ANNI DOPO! 1938-2008

Larry_harmons

Questa volta, eccovi un evento indica-
toci da Alessandro Santi, fan sfe-
gatato di Stan Laurel & Oliver Hardy: nella sua città organizza, insieme a un buon numero di appas-
sionati, la serata di esilaranza cinema-
tografica STANLIO & OLLIO TESTE DURE 70 ANNI DOPO! 1938-2008.

Il tutto si svolge sabato 15 marzo (pros-
simo venturo) alle ore 16, presso il Cinema Borsi d’Essai, via San Fa-
biano, 49, 59100 Prato.

La proiezione riguarda BLOCK-HEADS (Stanlio e Ollio Teste Dure – 20 anni dopo, 1938), uno dei più divertenti lungometraggi di Stanlio & Ollio nel settantesimo anni-
versario della sua uscita.

Al film è abbinato, in prima visione cinematografica italiana, il rarissimo cortometraggio della serie Our Gang (Simpatiche Canaglie) dal titolo WILD POSES (Attenti al click!, 1933), che vede la partecipazione di Laurel & Hardy.

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06/12/07

VOCI DAL DESERTO, di Lucia Vannucchi

Inauguracinalcances

Da un panorama cinematografico gene-
ralmente povero di produzioni femmini-
li, inaspettatamente emerge il progetto Tebraa: ritratto di donne saharaui, pre-
sentato nell’ultima edizione del Festival del Cinema Europeo di Siviglia.

Si tratta di un documentario a cui hanno lavorato in équipe ventidue donne andaluse (fra le quali registe, editrici, produttrici, disegnatrici grafiche, compo-
sitrici). Una regia collettiva nata con l’in-
tenzione di mostrare l’inaccettabilità di una situazione ingiusta, di illuminare una zona d’ombra del mondo, e, soprattutto, di dar voce alle donne saharaui quelle che sopportano l’esilio e resistono nei territori occupati del Sahara Occidentale o nei campi dei rifugiati in Algeria.

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11/10/07

IL QUARTO DEI "TRE CABALLEROS"

Blogpancho_con_altri Andrea Materia, cor-
responsabile di una trasmissione radiofonica che va in onda questa notte su Radio Due alle 2 (il mio orario preferito, che condivido con la categoria dei casellanti autostradali, con i portieri di notte e con Daniele Panebarco, il qua-
le com’è noto dorme di giorno) mi ha chiesto di scodellargli una sorta di scoop, per invitare qualche suo ascoltatore a visitare il mio blog. Così, nel corso della trasmissione di stanotte, posso trovare un pretesto del tipo: “Non sapete cosa vi perdete, se non andate a collegarvi con Nòva e la sua nebulosa di blog vicini al Sole che splende come minimo 24 ore su 24!”

Penso che gli proferirò esattamente questa frase, quando alle due e rotti mi intervisterà in onda. Chi non seguirà il tutto in diretta, poiché ronfa, può registrarselo dalla mattina di venerdì collegandosi al sito www.versionebeta.it

E allora, ecco lo scoop: come per i Tre Moschettieri (che in realtà erano quattro), come per il Terzetto Toscano (che in realtà è formato da quattro autori: Alberto Becattini, Leonardo Gori, Andrea Sani e lo scrivente), anche ai celebri Tre Caballeros disneyani se ne aggiunge un quarto!
Su un numero di “Zio Paperone” uscito circa quattro mesi fa, adombravo questo concetto semisconosciuto all’interno di un quiz; poi fornivo una risposta di questo tipo: “Certo, un quarto caballero esisteva, ma non ha mai visto effettivamente la luce sullo schermo!”

Però, non mostravo le prove di ciò.

Ed eccole, le prove, il quarto caballero, che nella illustrazione di apertura (naturalmente coperta come le altre dal © Disney) si vede anche in un modello comparativo delle dimensioni dei personaggi insieme agli altri tre, avrebbe dovuto chiamarsi Pancho.
Sarebbe stato un galletto, appassionato fumatore di sigari avana, o “habana”, o “hawvana”, e domiciliato a Cuba.

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17/09/07

TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SU DAN GORDON (ce lo dice Alberto Becattini)

Blog_a_palazzo_braschi

Mantenuta la promessa! Il superesperto Alberto Becattini, che gestisce anche un sito informatissimo sugli autori americani di disegni animati (INDEX OF AMERICAN ANIMATORS ACTIVE UNTIL 1970) ha radunato tutte le notizie possibili su Dan Gordon sia nell'ambito dei fumetti che dei disegni animati.

Pubblichiamo qui a prima parte sull'animazione, mentre la seconda sui fumetti segue a ruota nel prossimo post.

Nella foto "vintage" qui a fianco non è raffigurato Gordon, bensì lo stesso Becattini, immortalato a Palazzo Braschi a Roma, in occasione della prima rassegna dal titolo "Phantasmagorie", realizzata nell'ambito dell'Estate Romana di renato Nicolini da uno staff nel quale spiccavano Francesco Coniglio e Silvano Caroti.

Alberto è il secondo da sinistra, mentre il primo, sempre a sinistra, è il critico, studioso e allora Capo Servizio Sceneggiatori di "Topolino" Franco Fossati, che all'epoca dello scatto aveva appena redatto la prima parte dell'Index di fumettisti italiani pubblicato dalla rivista "IF".
In qualla occasione, con Becattini, lo spulciammo inseme al buon Franco per redigerne l'"errata corrige" che uscì sul secondo numero di "IF".

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06/08/07

BUON (SETTANTESIMO) COMPLEANNO FOREVER, BIANCANEVE!

Carosello59

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Napoli Comicon 2007 dello scorso aprile, su iniziativa e impulso di Nunziante Valoroso (superesperto e collezionista Disney, cinefilo, saggista, adattatore di testi per film animati e molto altro ancora) ha celebrato in anticipo a Castel Sant’Elmo il settantesimo compleanno del primo lungometraggio animato disneyano (e, di fatto, di un nuovo capitolo nella storia dell’intrattenimento e della cultura).

Naturalmente, sto parlando di “Snow White and the Seven Dwarfs”, la cui “prima “ si tenne il 21 dicembre 1937 al Carthay Circle Theater di Los Angeles, emozionando i più famosi nomi di Hollywood del tempo, che non mancarono all’appuntamento. Col titolo di “Biancaneve e i Sette nani”, il lungometraggio è stato poi distribuito per la prima volta in Italia nel dicembre 1938, dopo il trionfo ottenuto con una proiezione speciale alla mostra del cinema di Venezia in quello stesso anno. Anche la sensazione che il film ha esercitato su animatori e fumettisti italiani è stata positivamente inebriante, spingendone alcuni, come Romano Scarpa, a intraprendere con determinazione questo strano (e a volte complicatissimo) mestiere.


Il © delle immagini è ovviamente Disney!

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05/08/07

TRATTASI DI UNA SORTA DI STEREOTIPO...

Stereotipo1
Tipa_bocca_aperta
Gatto_e_topo_2

...Vale a dire quello della diva platinata da calendario anni Cinquanta, circa pre-“Playboy”, come faceva notare Gennaro Costanzo. Il modello femminile spalmato di fondotinta e leccato, che il suscitatore delle riviste per soli uomini Hugh Hefner ha la responsabilità di aver divulgato a livello planetario, assume qualche nuance più casareccia nelle illustrazioni di Corbella e Molino (e di Albertarelli, Gusmaroli, Mairani, Guarguaglini e compagnia).

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04/08/07

IL GARBO DELLA DIVINA GRETA

Bloggreta_garbo_molino

Ecco qua Greta Garbo, ancora caricaturata dal grande Walter Molino su "Grand Hotel", circa una trentina di anni fa. Ogni settimana, il grande illustratore (trovi un'intervista con lui alla pagina http://www.mollica.rai.it/cellulosa/molino/), famoso anche per la raffigurazione degli avvenimenti di cronaca alla maniera di Achille Beltrame, sfornava un nuovo "faccione". Si trattava di personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, qualche volta dell'attualità. Una galleria eccezionale, inesauribile, realizzata con grande maestria a ritmi da manovale ma con qualità di risultati inarrivabile.

Con Molino, classe 1915, ebbi a che fare a metà anni Ottanta, più o meno in coincidenza con la mostra mercato "Segni & Disegni", di cui ero vicepresidente (e presidente era il già un po' malandato Alfonso Pichierri, indimenticabile e pittoresco capo della rinata Editrice Nerbini). Molino attraversava una fase della sua eccezionale carriera artistica nella quale aveva deciso di proporsi come pittore di quadri a olio, considerando (erroneamente) la sua lunghissima milizia nell'illustrazione quasi un'esperienza minore.

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22/07/07

CASALINGHE DISPERATE

Princess


Mentre stavo impostando un post (scusate il bisticcio) su una sorta di galleria di cimeli del collezionista, amico ed espertissimo Nunziante Valoroso, in particolare a proposito di un raro volume Mondadori del 1959 che si avvaleva di una preziosa copertina di Giovan Battista Carpi, non ho potuto resistere dal gigioneggiare mostrando questa esilarante striscia sul tema.
Il genio di Mike Peters ha riunito le principali "casalinghe disperate" disneyane in una puntatiella della sua striscia "Mother Goose and Grimm", nota a tutti come "Grimmy". Una volta, in Italia la pubblicava il settimanale "Comix" della Franco Cosimo Panini, e usciva in libretti tascabili editi da Glénat Italia, con la cura di Ferruccio Alessandri.
Bei tempi, verrebbe da dire!

© Grimmy Inc.
Licensed by MGM/UA

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12/07/07

ASTROBOY, IL SUPEREROE NIPPONICO, E LA SUA CONTROFIGURA ITALIANA

Può interessare una cosa sui fumetti (e simili), una tantum? Specie se si parla di cose giapponesi, considerando che il primo personaggio degli anime è un supereroino a reazione, in gran sintonia con... Leggete sotto! E per qualche immagine, bisogna aver pazienza!

INTRODUZIONE

La sanguinolenta ferita prodotta dalla bomba di Nagasaki e Hiroshima è ancora aperta, quando il “dio dei manga” Osamu Tezuka (assoluto Maestro fumettista del Sol Levante) dà vita a un personaggio carino (in giapponese kawaii), vivace, straordinariamente potente: Tetsuwan Atom: alla lettera “Atom dal braccio di ferro”, meglio noto in Italia come Astroboy.

Corre l’anno 1951, ma nella fantasia di Tezuka il terzo millennio è già iniziato; specificamente, siamo nel 2003 (quattro anni fa!).
Novello Geppetto, uno scienziato in cerca di compagnia, dopo la morte del figlio si crea un “burattino” androide che al pari di quello di Carlo Collodi acquisterà una vita autonoma. Dotato di superpoteri, questo simpatico personaggio dagli occhi rotondi nasconde sotto un’aria d’innocenza e inoffensività la grinta di un supereroe dai poteri sconfinati. Come il piccolo Superman frequentava le scuole “per ragazzini normali” della sua Smalville, ecco che anche l’Astroboy di Tezuka si mescola agli apparenti coetanei, ma non rinuncia, all’uopo, a sfoderare le sue sette qualità superumane: riflettori incorporati nelle orbite, jet a propulsione sulle chiappette (così scrivevo un paio di giorni fa, ma poi l'amico visitor Fa. Gian. ha fatto notare nel suo commento che in realtà i suoi piedi rientrano nelle caviglie, e dai fori esce il getto a reazione che lo fa volare - vedi sotto - e grazie), un paio di mitragliatrici, superudito, forza di diceimila cavalli, conoscenza di sessanta lingue e la non trascurabile capacità di districarsi alla perfezione tra il bene e il male espresso dagli uomini.
Carino e rassicurante anche nelle azioni, oltre che nell’aspetto, questo robot minorenne è la conferma vivente che l’energia atomica può essere usata anche a fini positivi. Una tesi francamente assai ardua da comunicare, pensando all’olocausto di pochi anni prima.

UN GIAPPONESE AMERICANO

Nato nel 1951 come personaggio dei fumetti, oltre a quello della simpatia, Atom - Astroboy vanta anche un altro primato. E’ il protagonista della prima serie animata televisiva giapponese, l’apripista della schiera di orfani e robot, campioni sportivi ed eroine dal sesso incerto che avrebbero ingolfato i tubi catodici delle regioni del Sol Levante, e più tardi anche i nostri.
Diffusa in bianco e nero a partire dal 1963, la serie di Astroboy è realizzata dalla Mushi Production, uno studio fondato dallo stesso Tezuka. Piace molto anche all’estero, soprattutto in USA, dove Astroboy raccoglie consensi dagli spettatori della rete NBC, che ne trasmette una versione tagliata, adattata ai gusti e alle conoscenze del popolo del Nuovo Mondo.

In effetti, chi non legge i titoli di coda degli episodi, non ha la percezione che si tratti di un’opera concepita in Giappone. I caratteri somatici dei personaggi sono simili a quelli ritratti dai disegnatori occidentali; soprattutto gli occhi grandi, simbolo d’innocenza, non ricordano affatto lo stereotipo delle orbite a mandorla con cui si sogliono raffigurare i nipponici. Ma non c’è da stupirsi. Tezuka ha dichiarato più volte di essersi ispirato ai disegni animati della Disney: l’impronta della fabbrica di “Papà Walt” è innegabile, chiunque si occupi di cinema d’animazione, persino nei Paesi che detestano gli Stati Uniti non può fare a meno di avere i cortometraggi e i lungometraggi disneyani come punto di riferimento.
Ma un po’ tutta l’animazione americana è coinvolta: il “tenero” androide atomico di Tezuka, tutto sommato ricorda più il “supertopo” di Paul Terry Mighty Mouse che non Topolino, sia per l’ovvietà delle trame che per l’irriducibile, manichea e scontata tensione a far giustizia del protagonista.

ASTROBOY E IL SUO DOPPIO

Per quelle strane coincidenze che nessuno sa spiegare, e che coinvolgono talvolta anche il mondo del fumetto, l’Atom di Tezuka vede in Italia una quasi perfetta controfigura, un tipetto bambinesco che lo emula anche nel nome: Atomino.
E’ il supplemento a fumetti del quotidiano comunista “L’Unità”, “il Pioniere”, ad ospitarlo. Opera dello sceneggiatore Marcello Argilli, Atomino si avvale delle tavole del pittore d’avanguardia Vinicio Berti, per l’occasione convertitosi alle nuvolette. Berti raffigura un piccolo atomo antropomorfo simpatico e vitalissimo, con storie educational antimilitariste e antiautoritarie rivolte ai bambini, ma interessanti anche per un pubblico adulto, in virtù della grafica degna dei comics underground, alla Shelton, alla Nikita Mandryka.

La storia d’origine vede Atomino nascere per incidente durante un esperimento nucleare nel deserto africano, dove viene requisito da generale Simeone a scopi bellici, perché titolare di un potere atomico gigantesco. Inutile dire che Atomino, bambinesco e incurabilmente buono come Astroboy, resiste all’impiego militare che si pretende da lui. Dopo essersi liberato di tutte le testate nucleari del generale guerrafondaio, Atomino le sfrutta per costruire una pila atomica, “per illuminare, riscaldare, far funzionare le fabbriche, per curare i malati, per azionare navi, treni, aerei...”. Ne avrà per altre cinque lunghe avventure, umoristiche quanto basta, dove l’ansia e l’inquietudine sono stemperate dai buoni auspici dell’ottimo Atomino.

Tenerissimi, questi figli dell’atomica che si rispondono da una latitudine all’altra. Premurosi, inflessibili, e fantasiosamente irreali.

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