Può interessare una cosa sui fumetti (e simili), una tantum? Specie se si parla di cose giapponesi, considerando che il primo personaggio degli anime è un supereroino a reazione, in gran sintonia con... Leggete sotto! E per qualche immagine, bisogna aver pazienza!
INTRODUZIONE
La sanguinolenta ferita prodotta dalla bomba di Nagasaki e Hiroshima è ancora aperta, quando il “dio dei manga” Osamu Tezuka (assoluto Maestro fumettista del Sol Levante) dà vita a un personaggio carino (in giapponese kawaii), vivace, straordinariamente potente: Tetsuwan Atom: alla lettera “Atom dal braccio di ferro”, meglio noto in Italia come Astroboy.
Corre l’anno 1951, ma nella fantasia di Tezuka il terzo millennio è già iniziato; specificamente, siamo nel 2003 (quattro anni fa!).
Novello Geppetto, uno scienziato in cerca di compagnia, dopo la morte del figlio si crea un “burattino” androide che al pari di quello di Carlo Collodi acquisterà una vita autonoma. Dotato di superpoteri, questo simpatico personaggio dagli occhi rotondi nasconde sotto un’aria d’innocenza e inoffensività la grinta di un supereroe dai poteri sconfinati. Come il piccolo Superman frequentava le scuole “per ragazzini normali” della sua Smalville, ecco che anche l’Astroboy di Tezuka si mescola agli apparenti coetanei, ma non rinuncia, all’uopo, a sfoderare le sue sette qualità superumane: riflettori incorporati nelle orbite, jet a propulsione sulle chiappette (così scrivevo un paio di giorni fa, ma poi l'amico visitor Fa. Gian. ha fatto notare nel suo commento che in realtà i suoi piedi rientrano nelle caviglie, e dai fori esce il getto a reazione che lo fa volare - vedi sotto - e grazie), un paio di mitragliatrici, superudito, forza di diceimila cavalli, conoscenza di sessanta lingue e la non trascurabile capacità di districarsi alla perfezione tra il bene e il male espresso dagli uomini.
Carino e rassicurante anche nelle azioni, oltre che nell’aspetto, questo robot minorenne è la conferma vivente che l’energia atomica può essere usata anche a fini positivi. Una tesi francamente assai ardua da comunicare, pensando all’olocausto di pochi anni prima.
UN GIAPPONESE AMERICANO
Nato nel 1951 come personaggio dei fumetti, oltre a quello della simpatia, Atom - Astroboy vanta anche un altro primato. E’ il protagonista della prima serie animata televisiva giapponese, l’apripista della schiera di orfani e robot, campioni sportivi ed eroine dal sesso incerto che avrebbero ingolfato i tubi catodici delle regioni del Sol Levante, e più tardi anche i nostri.
Diffusa in bianco e nero a partire dal 1963, la serie di Astroboy è realizzata dalla Mushi Production, uno studio fondato dallo stesso Tezuka. Piace molto anche all’estero, soprattutto in USA, dove Astroboy raccoglie consensi dagli spettatori della rete NBC, che ne trasmette una versione tagliata, adattata ai gusti e alle conoscenze del popolo del Nuovo Mondo.
In effetti, chi non legge i titoli di coda degli episodi, non ha la percezione che si tratti di un’opera concepita in Giappone. I caratteri somatici dei personaggi sono simili a quelli ritratti dai disegnatori occidentali; soprattutto gli occhi grandi, simbolo d’innocenza, non ricordano affatto lo stereotipo delle orbite a mandorla con cui si sogliono raffigurare i nipponici. Ma non c’è da stupirsi. Tezuka ha dichiarato più volte di essersi ispirato ai disegni animati della Disney: l’impronta della fabbrica di “Papà Walt” è innegabile, chiunque si occupi di cinema d’animazione, persino nei Paesi che detestano gli Stati Uniti non può fare a meno di avere i cortometraggi e i lungometraggi disneyani come punto di riferimento.
Ma un po’ tutta l’animazione americana è coinvolta: il “tenero” androide atomico di Tezuka, tutto sommato ricorda più il “supertopo” di Paul Terry Mighty Mouse che non Topolino, sia per l’ovvietà delle trame che per l’irriducibile, manichea e scontata tensione a far giustizia del protagonista.
ASTROBOY E IL SUO DOPPIO
Per quelle strane coincidenze che nessuno sa spiegare, e che coinvolgono talvolta anche il mondo del fumetto, l’Atom di Tezuka vede in Italia una quasi perfetta controfigura, un tipetto bambinesco che lo emula anche nel nome: Atomino.
E’ il supplemento a fumetti del quotidiano comunista “L’Unità”, “il Pioniere”, ad ospitarlo. Opera dello sceneggiatore Marcello Argilli, Atomino si avvale delle tavole del pittore d’avanguardia Vinicio Berti, per l’occasione convertitosi alle nuvolette. Berti raffigura un piccolo atomo antropomorfo simpatico e vitalissimo, con storie educational antimilitariste e antiautoritarie rivolte ai bambini, ma interessanti anche per un pubblico adulto, in virtù della grafica degna dei comics underground, alla Shelton, alla Nikita Mandryka.
La storia d’origine vede Atomino nascere per incidente durante un esperimento nucleare nel deserto africano, dove viene requisito da generale Simeone a scopi bellici, perché titolare di un potere atomico gigantesco. Inutile dire che Atomino, bambinesco e incurabilmente buono come Astroboy, resiste all’impiego militare che si pretende da lui. Dopo essersi liberato di tutte le testate nucleari del generale guerrafondaio, Atomino le sfrutta per costruire una pila atomica, “per illuminare, riscaldare, far funzionare le fabbriche, per curare i malati, per azionare navi, treni, aerei...”. Ne avrà per altre cinque lunghe avventure, umoristiche quanto basta, dove l’ansia e l’inquietudine sono stemperate dai buoni auspici dell’ottimo Atomino.
Tenerissimi, questi figli dell’atomica che si rispondono da una latitudine all’altra. Premurosi, inflessibili, e fantasiosamente irreali.