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UN SALUTO A PAOLO DI GIROLAMO

Gatto Matto Paolo Di Girolamo

“Gatto Matto” è il nome superficialmente tradotto del Krazy Kat animato, strampalato, voluto da Charles Mintz per la Screen Gems, quando gli antichi cortometraggi delle versione disneyzzata del felino di Herriman vennero tradotti e doppiati per la Rai all’inizio degli anni Ottanta, senza vergogna.

E’ questa versione sotto (qui in lingua originale, anno 1935).

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Ma un quarto di secolo prima Gatto Matto era già stato il nome, in quel caso originale, di quest’altro felino antropomorfo, disegnato per la collana antologica Albi del Quadrifoglio, che alludeva augurandosi ottima fortuna ai mondadoriani Albi della Rosa, da Paolo Di Girolamo.

Questa mattina, a Roma, si è tenuto il funerale di Paolo, animatore, regista, creatore di sigle televisive, fumettista noto anche con lo pseudonimo di Padigì.

Le più sentite condoglianze alla famiglia da Cartoonist Globale.

Notissimo in ambito romano, Maestro fra gli altri di Vito Lo Russo, il presente blogger aveva conosciuto personalmente Paolo in occasione di un remoto programma televisivo su fumetti e animazione in sei puntate, diretto da Rodolfo Roberti per la quasi clandestina Rai Tre dei primi anni Ottanta.
Ne eravamo autori e interpreti Luca Raffaelli, Sergio Vastano ed io. Paolo, intervistato, ci aveva portato alcuni fra gli esempi migliori della sua arte di animatore, compresi progetti iniziati e mai andati a buon fine, quindi inediti, a parte un passaggio al Teatro del Giglio di Lucca nella rassegna sull’animazione italiana che curavamo, anche con Federico Fiecconi, Vito (e l’appoggio fattivo di Silvia Pompei).

Nel 1975, dopo tanti anni di lavoro con Massimo Liorni per le Edizioni Flaminia e per i Fratelli Spada, Paolo Di Girolamo ha creato i personaggi e sceneggiato il lungometraggio animato Viva D’Artagnan per la regia dell’inglese John Halas. Quindi, ha firmato il cortometraggio della serie Le favole europee dal titolo Anghingò. Tra le sue sigle Rai, quella di Buonasera con… Tino Scotti e quella del film Bianco, Rosso e Verdone con Carlo Verdone. Per programma Gulp! – I Fumetti in TV, Di Girolamo ha realizzato gli episodi di Sturmtruppen per Bonvi e qelli di Lupo Alberto per Silver, nonché il suo L’incontro de li sovrani, basato su una poesia di Trilussa.

Paolo-di-girolamo

Tra le altre collaborazioni, quelle con l’editore romano Cerretti, per il quale Di Girolamo ha disegnato, per esempio, Jimmy Colt.

Jimmy Colt

Jimmy Colt Paolo di Girolamo 1

JIMMY COLT albo 1

Jimmy Colt pag. 2

A questa pagina, https://www.bignardi.it/di-secondo/paolo-di-girolamo/ Paolo Di Girolamo ricorda l’amico e collega Secondo Bignardi, animatore fra gli altri di molti Caroselli, a lungo collaboratore di Paul Campani.

Il Ricordo più affettuoso e sconcertante è stato il nostro primo incontro, quando l’amico Gomas ci mise in contatto (anzi mi accompagnò di persona a Modena) per le riprese de: L’incontro de Li sovrani” di Trilussa, per il programma Gulp! – Fumetti in TV. Per l’occasione Secondo Bignardi mi accolse da “Castellano”, offrendomi uno spettacoloso pranzo da “Fini”. Con l’epopea dei “bis”, “tris”, “quadris” delle paste asciutte; poi con i bolliti vari serviti sul carrello fumante. Il tutto condito con lambrusco.

A parte ciò, quello che più m’ impressionò fu l’ospitalità tutto cuore, simpatica, allegra e piena di figli attorno al tavolone con le incursioni della sua signora, vera regina del focolare.
E ancora poi la cantinetta in fondo alle scale verso il piccolo appartamento di qualcuno dei figli. Tante bottiglie di “brusco” riposavano amorevolmente nelle rastrelliere.
Questo l’uomo. E poi…

L’ARTISTA che ho imparato a conoscere nel suo studio a via del Canalino, dove qualche anno dopo andai per dare una mano nell’animazione di una produzione di Bruno Bozzetto. Via del Canalino, ultimo piano, sotto e sopra i tetti della vecchia Modena. Tetti con i camini, tanti e di molte fogge, e poi l’ingresso dello studio dove due pareti tappezzate da sue opere, scenografie, e disegni d’animazione di tutte le qualità ti ipnotizzavano letteralmente; quanto mi accadde anche anni dopo in occasione di una settimana di lavoro, settimana di famiglia Bignardi, di compagnia squisita, di cucina sopraffina e di scaglie di “Grana” a fine pasto; quasi un rito a cui lui, il sommo sacerdote, il patriarca, ti obbligava a partecipare.

Dicevamo delle scenografie; m’impressionarono parecchio, precise, di un nitore incredibile, realizzate con amorosa attenzione. Mi resi conto di trovarmi nell’atelier di un maestro; di quelli che nell’età media erano chiamati Mastri. “Mastro Secondo”… in apparenza sornione, ma che al momento buono esplodeva in puro dialetto Modenese, dialetto che però rendeva a pennello il senso del discorso, che centrava i problemi di lavoro, della partecipazione, del coinvolgimento all’esecuzione dell’opera. Puro spirito Emiliano. Io di lontana origine Romagnola, quanto sono stato bene vicino a lui, lavorando con lui, parlando con lui, a dannandoci insieme per l’ottusità del potere, dell’arraffa arraffa, dei mediocri, dell’inutilità dei convegni e di qualche festival, delle congreghe, degli arrampicatori.