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GIANNI BONCOMPAGNI RIP

Boncompagni

Questa è un’altra delle notizie che si pensa non debbano essere mai lette o scritte, perché quando un “eterno giovanissimo”, Maestro dell’umorismo cinico, abbandona questa valle di lacrime (altrui) significa che anche le ultime certezze rimaste sull’Umanità sono destinate a svanire.

Troppo grave, l’affermazione di cui sopra? Non penso, non almeno per gli italiani, baby boomers, che hanno costruito il dna della loro cultura leggera a suon di trasmissioni radiofoniche negli anni Sessanta e Settanta.

Certo, 84 anni tutto sommato non sono nemmeno pochi, ma per Gianni Boncompagni ci immaginavamo un’esistenza centenaria, millenaria, “eternaria”. Tutto quello che ha creato e prodotto resta in eredità, siamo d’accordo, ma si ha la sensazione che Gianni non abbia nemmeno avuto il tempo di riflettere su cosa (e quanto) sia (stato). Una vita di corsa, insomma, come quella di Marcello Marchesi, forse di Luciano Salce, di altri umoristi, uomini (e donne) di spettacolo e programmisti che distruggono giocoforza quello che producono insieme alle onde stesse irradianti le loro voci e le loro immagini, senza lasciare quasi nessuna traccia alle loro spalle. Fabbriche umane dell’effimero.

Parlavamo della vita fortunatissima di Boncompagni, vissuta in modo intensissimo e ai massimi, rivendicando sempre la fede comunista anche quando non era esattamente un viatico per accedere a posti di rilevo, per guadagnarsi la benevolenza dei vertici della televisione (Rai e non ).

Notizie biografiche sulla vita e le opere di Boncompagni si possono leggere in ogni sito, oggi. Non c’è bisogno di ripercorrere qui le tappe della sua carriera con meticolosità. Basta accennare che tutto inizia nel lontano 1964, con la vincita del concorso Rai per programmatore di musica leggera. Così, inizia a lavorare nella radiofonia del monopolio dove raccoglie un grandissimo successo assieme a Renzo Arbore, nei programmi culto a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta come Bandiera Gialla e Alto gradimento (dal luglio 1970), determinanti per la diffusione di quella che allora si chiamana “musica beat”: un termine inventato dai due appunto a Bandiera Gialla, sconosciuto nel resto del mondo, a parte dove verrà importato e fatto proprio.

Arbore e Boncompagni

Tra i personaggi di Alto Gradimento, programma al quale seguono i dimenticati (e mai citati) Radiotrionfo, Radio Anghe noi (SIC) e Per voi donne (nel quale verrà lanciato Nino Frassica) il primo, fra quelli di grandissimo successo, è Scarpantibus, qui sotto ritratto in due diverse versioni da Benito Jacovitti.

Scrpantibus Jacovitti

Scarpantibus Jacovitti strappato

Scarpantibus sarà poi trasportato in un albo-rivista (stampato malissimo e impaginato in modo imbarazzante da qualche passante) per i disegni di Ferdinando Corbella, dopo un passaggio televisivo improvvido al fianco di Carlo Loffredo, conseguente alla costruzione di una marionettona dell’animalaccio, realizzata da Carlo Rambaldi (molti anni prima di E.T.).

Scarpantibus 1

Per la conachissima, l’editore di Scarpantibus era Gattei & Pinzi (chi mai erano questi Carneades?).

Mina e Scarpantibus

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Pubblicità Marzotto

Di Boncompagni, a lungo collaboratore del settimanale di fumetti e attualità Intrepido, metto in fila alcuni Caroselli girati insieme ad Arbore per l’azienda vestiaria di altri tempi Marzotto.

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Ora ecco Boncompagni con Claudio Baglioni, da Discoring, nel 1977, anno al quale è dedicato il volume Anno Cannibale, appena uscito per i tipi di Comicon Edizioni.

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Infine un filmato molto raro, girato in ufficio postale, legato a un concorso delle Poste italiane (probabilmente quando fu lanciato il codice d’avviamento postale) con Boncompagni in coppia con Gino Bramieri.