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LO STORYBOARD DI BARNEY BEAR

Numero gigante

Riprendo qui l'argomenoto impostato da Andrea Cara nei commenti di quest'altro post di Alberto Becattini su Ken Champin.

Per spiegare a chi legge ora ignorando le puntate precedenti, forse sarà il caso di aggiungere qualche nota in più.

Preciso che la storia di Barney Bear (Pappalardo) non è inclusa nel Giant della Dell del quale si riproduce qui la copertina (e anche sotto, di seguito, va').

Summer Fun

Nel contempo, il contenuto dell'albo edito in Italia non coincide con quello del Summer Fun americano. Non è presente, quindi, la storia di Droopy (Fido) sceneggiata da Carl Barks.

Poiché nella foto non si vede, ne trascrivo il titolo completo: Numero Gigante Tom & Jerry 3.
Probabilmente il suo contenuto corrisponde a un analogo numero gigante pubblicato in Francia dalla Sagéditions, albo dal quale provengono anche gli impianti del colore e le pagine delle rubriche.

Confronto Pappalardo

La spiegazione relativa alla vendita di questo storyboard fornita dal venditore recita quanto segue, ma si tratta chiaramente di un superficiale tentativo di spiegarne il contenuto, magari magnificandolo con l'apposizione di nomi di Hanna e Barbera (che probabilmente ignoravano perfino l'esistenza di questa storia).

Barney Bear non è un loro personaggio, viene invece dalla fucina di Harman e Ising, model sheet prevalentemente di Michael Lah.

Barney Bear Model Sheet 1939 copy

Barney Bear Model Sheet late40s copy

La spiega:
~ 8 sheets of hand-drawn storyboard production art for a Barney Bear and Benny Burro cartoon (artist unknown, but produced under the supervision of William Hanna and Joe Barbera for MGM).


Barneymodelb

Commenti

Grazie Luca. Questa è vera archeologia. Per me bellissima.
Peccato non si riesca a leggere il nome scritto a margine nella prima pagina dello script disegnato. Magari ne indica l'autore.

Posso dire una cazzata, forse. Eppure secondo me anni fa la gente disegnava meglio di ora, manga o non manga, Superchìhicche o non Superchicche.

Hai ragione Gabry. Ho fatto presente più volte in questo blog il declassamento della scuola iniziato dagli anni '70. Il concettuale ha preso il posto del fare; molti disegnano per sentirsi autori, importanti: per certi versi, cio' che è avvenuto con la televisione ove apparire è più importante dell'essere, è avvenuto in molti altri campi produttivi e creativi. Nella maggior parte delle nostre accademie si insegna male, conosco gente non all'altezza del compito. Le scuole di fumetto non sono sufficienti se prima non hai le basi del disegno realistico. Occorre prima di tutto saper indagare la realtà con la matita e i colori carpendone il più possibile i segreti, di conseguenza interpretarla con la propria personalità creandosi un proprio linguaggio. Tanto per citare un esempio, negli '50, avevamo in Italia i più grandi cartellonisti del mondo: frutto di una scuola secolare del "saper dipingere" sbriciolatasi negli ultimi decenni. Ma tutto cio' è avvenuto in molti campi: dall'arte al cinema fino alla ricerca scientifica. Insomma, è sempre valido l'insegnamento dei grandi del passato tanto per rifarci al periodo umanista e rinascimentale. L'indagine "scientifica" della realtà permette di scoprire imparando a creare mondi nuovi.

Nestore,

secondo me i responsabili di questa drammatica situazione sono i vari Charles Schulz, Johnny Hart eccetera.

E prima ancora l'influenza europea, in particolare alcuni disegnatori inglesi.

Sostanzialmente il disegno satirico, che è quasi sempre più "espressivo" che bello (anche perché i suoi autori sono sceneggiatori-disegantori).

A un certo punto il bel disegno era considerato "disneyano", quindi "amerikano", quindi "commerciale"...

non è una questione di "considerare"
è una questione di ignoranza!

ognuno di noi ha un -percorso- di maturazione da fare.
prima di dire:
voglio fare così, bisogna partire dalle basi.
prima devi sapere disegnare bene per poi
personalizzarti.
se non vai alle "elementari"
come puoi fare il liceo o l'università?

e le "scuole" di fumetto non aiutano.
non ne conosco molte ma so di alcune che non concordavano coi "docenti" il programma:
anatomia:
parte pensando di avere a disposizione l'intero "anno" ma dopo due mesi gli si dice: basta così

lavori degli allievi messi in mostra per far vedere quanto valgono (scuola e allievi) scopiazzati!
allievi che a 15-16 anni vanno alla scuola e dicono:
voglio disegnare come questo qui...
un nome a caso,
Jacovitti.

"esami" fatti senza far leggere agli esaminatori la "sceneggiatura" dei lavori presentati!

ed è così in tutti i campi.

come mai in Italia non esistono Scuole di Fumetto per corrispondenza?
negli US, almeno in passato, c'erano.
qui invece devi emigrare con tutte le spese aggiuntive...
e senza sapere a cosa vai incontro!!!

Oggi non conta più molto saper disegnare, ma essere "espressivi", far vedere quello che si ha "dentro".

Ma se uno sa disegnare, può anche "esprimersi" meglio...

Ovviamente Schulz è un grande disegnatore, ma ha dato l'impressione (sbagliata) che per disegnare bastino poche righe essenziali.

E, comunque, Schulz giocava tutto sulle espressioni.

L'anatomia e la prospettiva con lui passano in secondo piano.

Così anche chi, a differenza di Schulz, non conosce l'anatomia e la prospettiva ritiene di poter disegnare.

Oggi abbiamo dei disegnatori umoristici che non sanno disegnare, e si vede benissimo.

E dei disegnatori realistici che pure non sanno disegnare, ma che, ricalcando le fotografie, sembrano bravi.

Alex Raymond poteva anche usare le foto, ma era già bravo in partenza. Così cone Gene Colan per i comic book eccetera.

La responsabilità è sempre dei supervisori: se questi "disegnatori" trovano lavoro, è per colpa loro.

Le scuole del fumetto sono importanti?

Mah, sfogliando Topolino vedo disgenatori tutti uguali.

Cavazzano è ormai indistinguibile dai suoi innumerevoli cloni.

Insomma, neppure a quelli bravi viene insegnato a sviluppare uno stile.

E senza uno stile personale non c'è un artista.

Le filosofie delle scuole del fumetto sembrano passare da un eccesso all'altro, o lasciano totale libertà al disegnatore (senza insegnargli l'anatomia e la prospettiva) oppure lo portano a disegnare con uno stile standard per Topolino o Bonelli.

È una pena vedere ogni giorno le decine di strisce giornaliere americane disegnate con i piedi dagli orribili discendenti di Schulz.

Vedere i fumetti realistici dei comic book, degli europei e ora anche dei giapponesi ricalcati senza fantasia dalle foto.

Quello che rimane del fumetto è scopiazzato brutalmente degli stili dei vecchi maestri.

E i testi sono forse peggio: i comici non fanno ridere e i realistici hanno come riferimento le soap opera.

Trent'anni fa c'erano numerosi autori di altissimo livello, oggi quasi nessuno.

Il fumetto è caduto nella mediocrità, della quale le cosiddette "graphic" novel" sono la massima espressione.

Il fumetto è morto.

Ciao, sottoscrivo tutto avevo la stessa impressione ma non gli strumenti per comprenderla come avete fatto voi. B.C. di Johnny Hart è fantastico, ma il disegno così moderno può aver provocato degli equivoci, Ho visto su una bancarella una rivista direi degli anni '70 che aveva dei cloni orrendi di B.C: o del Wizard of Id. Sicuramente italiani, Poteva essere "Humour"?

se alla bonelli o alla "disney" i disegnatori solo "tutti" uguali è più colpa loro che dei disegnatori visto che sono loro che li vogliono così... vincenti!

alla bonelli solo a due o tre è permesso esprimere il loro stile... e sempre "rispettando" la loro gabbia!

se poi aggiungiamo ai disegni tutti "uguali" le storie "spersonalizzate, il disastro è certo:
lessi una storia di dampyr-No
sembrava di leggere mister no!
: era scritta da uno che avendo scritto "troppo" mister-no, utilizzo quello stile pure per dampyr...
i danni che fa il riciclare autori per non mandarli a spasso!

capisco le "buone" intenzioni
ma almeno fatele correggere al creatore di dampyr che conosce meglio il SUO personaggio!
a tutti serve un po' di rodaggio di fronte a qualcosa di nuovo,
pure ad autori affermati!!!

con quest'andazzo è ovvio che i nuovi lasciano a desiderare!

"il Fumetto è morto"

concordo.
ormai stò smettendo di leggerlo!
una marea di offerte senza...
ANIMA.

DOMANI, FORSE COMPIRO' 56 ANNI MI DOMANDO MOLTE VOLTE COME SONO STATI SPESI. QUINDI...
LA TRISTEZZA INFINITA AGGREDISCE LA MIA POVERA ANIMA, IN VIRTù DEGLI ERRORI COMMESSI (SEMPRE IN BUONA FEDE), DEGLI INSUCCESSI, DI UNA VITA SENTIMENTALE FALLIMENTARE, INSOMMA HO POCO DA RIDERE.
SE POI PENSO ALLE PERSONE CHE MI HANNO OSTACOLATO E TUTT'ORA LO FANNO) DA CUI HO PATITO CATTIVERIE INCREDIBILI ( E QUESTI SONO GENERALMENTE POLITICI) BEH CHE DIRE?
ECCO COSA DICO CHE LA MUSICA (E NON LE PERSONE CHE LE GIRANO ATORNO TACCIANDOSI PER SEDICENTI ARTISTI!), I FUMETTI COME QUELLI CHE DITE ESSERE MORTI (ma non lo sono), LA LETTERATURA ,L'ARTE IN SENSO LATO HA SAPUTO LENIRE IN CERTI MOMENTI IL DOLORE,MA NULLA QUANTO UN SORRISO DONATO SEMPLICITà E SINCERITA'.


E PER CONCLUDERE IL MIO PISTOLOTTO, VOGLIO RINGRAZIARE TUTTI QUELLI A CUI HO DONATO UN SORRISO E ME LO HANNO RESTITUITO CON L'AUGURIO PER TUTTI DI UNA MERAVIGLIOSA VITA... NONOSTANTE TUTTO!

AD MAJORA AMICI MIEI
GIANPAOLO

Aggiungerei che sarebbe importante distinguersi, piu' che uniformarsi. Con questo voglio dire che rifiuto totalmente la natura del reality show e del cinema di cassetta fine a se stesso. Chi diceva da un'altra parte che 30-50 anni fa il cinema di "serie B" serviva per finanziare opere meno seguite ma sicuramente piu' meritevoli e "d'arte"?
Per il prossimo Rinascimento del fumetto credo che non si debba necessariamente aspettare una nuova mente geniale, ma piuttosto un cambio di marcia della societa', che non badi solo al soldo ma anche alla qualita'.
Propongo di passare da "slow food" a "slow comic".

francamente diffido dei film "d'arte"
lo dimostrano i fatti.
nel 90% sono polpettoni peggiori dei film-polpettone.

non bastano le "intenzioni" per fare un film d'arte o... culturale
bisogna saperli fare!
e a volte sono MIGLIORI quelli fatti senza pretese di quelli -meritevoli-

... non so in che genere voi inserite quel recente film sul recupero di opere d'arte durante il nazismo,
per me è una palla, pretenzioso, VUOTO e fatto solo per opportunismo.
e sorvoliamo sulla regia!
per non parlare dei testi!!!

ogni cosa se fatta per motivi diversi del farla non è mai un'opera d'arte
è il Tempo che la rende tale!

...

Io, tornando al tema, aspetto di vedere l'imntero story per fare un confronto con la versione stampata. Desidererei vedere anche in Italia le storie di Barney Bear e Benny Burro disegnate da Barks.
E' una speranza pia? So che ne è stato discusso più di una volta.

Ma Fazio si è montato la testa tanto, eh?

Ciao, Lara. Anche a me Sanremo non è piaciuto, in generale. Tra dinosauri come la Carrà e Cat Stevens anche la qualità della musica era bassa. Forse solo la prima di Arisa meritava, perché RISPECCHIAVA UNA SITUAZIONE COME QUELLA CHE VIVO IO E FORSE SONO DI PARTE. accidenti, non so scrivere con questa tastiera e mi è venuto tutto alto. Scusate.
a parte questo, premo anch'io per vedere questi dietro le quinte e lo story mi piacerebbe.

Ciao, Lara. Anche a me Sanremo non è piaciuto, in generale. Tra dinosauri come la Carrà e Cat Stevens anche la qualità della musica era bassa. Forse solo la prima di Arisa meritava, perché RISPECCHIAVA UNA SITUAZIONE COME QUELLA CHE VIVO IO E FORSE SONO DI PARTE. accidenti, non so scrivere con questa tastiera e mi è venuto tutto alto. Scusate.
a parte questo, premo anch'io per vedere questi dietro le quinte e lo story mi piacerebbe.

ma ancora vedete sanremo?

Buon giorno e buona settimana a tutti ovunque e comunque!
(Si, m’ è venuta così…. oggi ci ho la tastiera generosa).
Innanzitutto vorrei premettere che colgo l’occasione per fare i miei migliori auguri
di buon compleanno al signor Gianpaolo il quale scrive tutto maiuscolo e si capisce
bene che gli piace questo blog, anche a me!
Per quanto riguarda invece San Remo, non esiste. Non esiste nessun santo
con questo nome! San Remo è un santo finto e virtuale. E vorrei sapere che cosa
c’è da cantarcela tanto sopra. Inzomma! Ciao, mi chiamo Sarachiara Emmy e sono
un'esperta di santi (anche navigatori eccetera). Essi sono personaggi realmente
vissuti e distintisi per pensieri parole ed opere non omessi: espressi.
Essi sono stati anche inchiodati a cippi, pali, ruote, eccetera.
Essi sono inoltre stati frequentemente sbudellati vivi in più vari modi, acc.
(accidentaccio!)
In entrambi quest’ultimi casi essi vengono definiti anche martiri.
Non so perché. Forse perché questo tipo di santi ci hanno la vocazione
al martirio? Boh! Fattostà che dopo morti, a tutti i santi gli viene conferita
la santificazione. Essa non ha nulla a che vedere con la pensione ma è
un riconoscimento tipo cavalierato al merito (anche di martirio, se c’è stato),
ma però è gratis. Se i fedeli lo desiderano possono acquistare souvenir di santi
recandosi nei luoghi di culto ove sono erette statue e chiese anche monumentali
e allora pagano, ma comunque al santo in tasca non gliene viene nulla.
Quando i santi morti venivano disseppelliti in passato (dice per riseppellirli meglio)
qualche pezzettino dei loro resti veniva preso, incorniciato e spedito per il mondo
col nome di reliquia. E c’era chi ci commerciava pure. A me anche solo il pensarci
mi dà il voltastomaco, ma però è significativo del fatto che il corpo dei santi e tutto
ciò che con esso è venuto in contatto è considerato di valore.
Un po’ come quando vendono all’asta la chitarra di Faber che coi soldi ci fanno l’ospedale
per Amnesty . Che la chitarra di Faber a Amnesty gliel’avevano data perché è un’associazione benefica, anche se lui (e anche Gino) lo sanno benissimo che nonostante ci siano gli ospedali la gente muore lo stesso.
Uh mègu mègu mègu mè megùn
Uh chin-a chin-a zù da ou caregùn
In questo ha ragione il signor Gianpaolo quando parla del sorriso, che la gente è tremenda
e uccide pure gli amici ma il sorriso di chi ci vuol bene è la medicina migliore per tutti perché quando si ama e basta, l’energia umana diventa positiva e fa bene e cura..
E questo i santi, tra cui Francesco patrono d’Italia, lo sanno! Che lui se ne infischiò persino
dei soldi che voleva dargli suo padre e andò coi lebbrosi senza fare tante storie, e li curava
standoci insieme e scrisse anche un cantico che poi gli dissero che era una pecorella…..
maffigurati! Lo scrivano loro un cantico come quello se gli riesce!
Dunque dicevo, San Remo non esiste, è un santo abusivo!
Quello che ha dato nome alla città di San Remo era un povero eremita, si,
infatti si chiamava Romolo e la città di San Remo si chiama in realtà San Romolo
e si spaccia per San Remo per contrazione dialettale.
Ma è un’ignominia che ci hanno fatto pure un festival. Ti pare logico?
Io non so perché i cantanti vanno ai festival, io non so perché i cantanti s’illudono
di poter vendere dischi, lo sanno benissimo che oggi per campare devono
fare turnee. Forse vanno a San Remo perché s’illudono di farsi conoscere
e per poter fare più turnèe? Boh! Io non guardo San Remo.
Io non guardo programmi televisivi. Io la tele non ce l’ho.
Ci ho la radio e il compu e basta.
Non so, dovrei tenermi aggiornata guardando programmi televisivi?
Perché dovrei tenermi aggiornata guardando programmi televisivi?
Non mi piace guardare gli schermi (solo quello del cinema, a volte, un po’ si)
già che per lavoro ci ho da guardare lo schermo del compu tutti i giorni,
figurati se mi metto a guardare anche quello della tele per sfizio…..

Ciao, ho scritto raramente e con pseudonimo, questo è il mio vero nome, sto vedendo i fatti infuocati di Kiev in internet. Che merda! In TV si vede ben poco.
La Rai di Alberto Manzi, per stare in tema di cose trasmesse in questi giorni, ha insegnato agli analfabeti, la RAI beslusconiana, attuale quindi inclusa, ha "nobilitato" gli analfabeti e questo in quanto al Potere, che in quanto tale è sempre fine a se stesso, il Popolo bue fa un comodo bestia http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2014/02/24/news/manzi-79250822/?ref=HREC1-37

Ultimo (mio) aggiornamento.
Lo storyboard della storia è stato disegnato da Jack Cosgriff, forse più noto per le storie di Daniel Spaniel. Ha disegnato anche testi per storie disegnate poi da Al Hubbard, per esempio con Dodger De Squoil come protagonista.
Ho anche visto che ha scritto storyboards per storie con Droopy. Per esempio sempre per Tom & Jerry comics. Altri tempi.

Inoltre Jack Cosgriff e' accreditato per i testi di una bella quantita' di corti,
http://www.imdb.com/name/nm0181816/

Andrea, è molto, molto interessante (grazie anche per le dritte barksiane, sono molto apprezzate).
Quando riuscirò, finalmente metterò anche qua lo storyboard di Jack Cosgriff, oppure qualcosa di più su di lui.
Dovrei farlo sul nuovo blog, che però, per il momento, non è ancora "handy" da maneggiare, e il tempo per apprendere/cambiare etc. non c'è, lavorando 23 ore su 24 come mi capita in questo periodo.

A tra poco!

L.

Nel frattempo, questo e' l'unico lavoro Disney su cui dovrebbe avere messo le mani.
Non c'e' la corrispondente pagina in italico o anglico idoma.
http://fr.wikipedia.org/wiki/Papa_Canard
Il titolo in inglese e' "Daddy Duck"

Il tempo e' tiranno, dicevano.
Ma finche' (anche) ci si diverte si va avanti.

Link al video del 16 Aprile 1948, Daddy Duck.
http://www.youtube.com/watch?v=AIsDtSuo_Yk
Jack Cosgriff e' accreditato dopo pochi secondi dall'inizio del filmato.

Dodger de Squoil in Up a Tree
tratto da Coo-Coo Comics #38
testi di Jack Cosgriff e disegni di Al Hubbard
http://nedor-a-day.blogspot.com/2008/10/dodger-de-squoil-in-up-tree.html

Daniel the Spaniel
tratto da HA HA COMICS #31, 1946.
testi di Jack Cosgriff e disegni di Bob Wick
http://theblogattheendoftime.blogspot.com/2010/01/daniel-spaniel-funny-animal-comics-from.html

Poche altre storie, apparentemente.
http://www.comics.org/writer/name/cosgriff/sort/alpha/
Ma ne mancano sicuramente tante, come questo storyboard per una storia con Droopy come protagonista.
Probabilmente Tom & Jerry Anni '50
http://i.ebayimg.com/00/s/MTYwMFgxMjYz/z/dcIAAOxy3zNSguoh/$_57.JPG?rt=nc

O questo storyboard la cui storia e' stata pubblicata su Tom & Jerry #105
http://i.ebayimg.com/00/s/MTYwMFgxMjMy/z/0sAAAMXQVERSr8WX/$_57.JPG

Infine, il pezzo dedicato a Jack Cosgriff preso dall'Alberto's pages di Alberto Becattini. Sempre preziosissimo.
http://alberto-s-pages.webnode.it/animators-until-1970/d-e/

COSGRIFF, Jack V. (23 July 1903-25 July 1977)

Story: MGM c38-41 (Goldilocks and the Three Bears 39, The Bookworm 39, The Blue Danube 39, Peace on Earth 39, A Rainy Day 40, Tom Turkey and His Harmonica Humdingers 40, The Bookworm Turns 40, Papa Gets the Bird 40, The Lonesome Stranger 40, The Little Mole 41, The Field Mouse 41 [Hugh HARMAN Unit]); COLUMBIA/SCREEN GEMS 41-43 (Fox and Crow 42-43 [Woodman Spare That Tree 42, A-Huntin’ We Won’t Go 43], Color Rhapsody 42 [Cinderella Goes to a Party 42, King Midas, Jr. 42], Fable 42 [The Bulldog and the Baby 42, Cholly Polly 42], Phantasy 42-43 [Dog Meets Dog 42, A Battle for a Bottle 42, The Dumb Conscious Mind 42, Vitamin G Man 43]); LANTZ 41/47/55-56 (Cartune 41 [Man’s Best Friend], Woody Woodpecker 41/44/48/56 [Woody Woodpecker 41, The Screwdriver 41, Banquet Busters 48, Wacky-Bye Baby 48, After the Ball 56, Get Lost 56, Chief Charlie Horse 56], Musical Miniature 48 [Pixie Panic 48, Kiddie Koncert 48], Andy Panda 48 [The Playful Pelican 48]); DISNEY 47 (Donald Duck 48 [Daddy Duck 48]); MGM 48-49/52-55 (The House of Tomorrow 49, Doggone Tired 49, Little Rural Riding Hood 49, Droopy 49/52/56 [Wags to Riches 49, Caballero Droopy 52 Millionaire Droopy 56], Barney Bear 52-53 [The Little Wise Quacker 52, Busy Body Bear 52, Barney’s Hungry Cousin 53, Cobs and Robbers 53, Hair Bear 53, Wee-Willie Wildcat 53, Half-Pint Palomino 53, The Impossible Possum 54, Sleepy-Time Squirrel 54, Bird-Brain Bird Dog 54])

NOTE: Comic Book writer 45-62 (Tom and Jerry)

Sauro,

Amo molto i disegnatori inglesi. Embleton, Lawrence, Holdaway, Bellamy, Burns, sono dei grandissimi. Non so a quali ti riferisci.

Sebastiano,

il fumetto non è morto: siamo "morti" noi! Noi come società.

Ha ragione Andrea: "ci vuole un cambio di marcia della società".

E soprattutto come italiani. Non c'è settore che non sia in crisi esclusa qualche "rondine". E le motivazioni sono lo scivolamento in basso a tutti i livelli. "Abbiamo" pensato (tutti) a fare i furbi: statali, imprenditori, politici...abbiamo voluto talmente "la fantasia al potere" che alla fine ci siamo presi totalmente in giro da aprire le porte ad Uno più furbo di tutti da renderci dei clown con le lacrime!


Il fumetto aveva bisogno di una crescita culturale e imprenditoriale che non c'è stata. Nella società italiana è ancora vigente una scarsa considerazione del medium.

Questo che dici Nestore mi fa venire in mente le ragioni per cui esiste il fumetto.
In rete ho trovato un pezzo abbastanza carino, non saprei chi lo ha scritto.
Lo metto comunque di seguito per mantenerlo piu' a lungo nella nostra memoria.

http://digilander.libero.it/romanzi/mccoy.htm

UN NUOVO MEZZO DI COMUNICAZIONE:IL FUMETTO

Il fumetto, da molti considerato un surrogato dell'arte, è invece un'arte
stessa, al pari di un quadro, una poesia, un romanzo o una qualsiasi
composizione artistica che serve ad esprimere una condizione, interna o
esterna, dell'artista. In un primo tempo veniva considerato un ibrido tra
scrittura ed immagine, qualcosa a metà strada tra cinema, letteratura e
disegno, poi si è diffuso il nome di quest'arte: la Sequential Art.
Questa è diventata nell'ultimo secolo una forma di comunicazione
assolutamente originale che usa l'icona per rappresentare la realtà, ma
anche per interpretarla.
In parte riprende la tendenza romantica al simbolismo (sviluppatasi in
Germania ed Inghilterra), corrente letteraria che si accosta molto alla
pittura postimpressionista


I fumetti come espressione di società

I contesti in cui si svolgono le storie dei fumetti, anche le più gotiche o
fantastiche, sono contesti riconducibili alla vita quotidiana.
Nel fumetto, la vita fa da sfondo, e lo sfondo della vita è una visione
personale dell'autore del contesto contemporaneo.
I personaggi che vivono quelle vicende, siano essi umani o alieni, siano
collocati nel futuro o nel passato, non sono altro che stereotipi che
incarnano determinati valori, processi iconografici interpretabili da tutti.
Ogni personaggio ha un proprio ruolo nella storia, e rispetta quel ruolo. Ha
propri valori e principi che ad intuito gli si possono attribuire, infatti
c'è l'eroe, che combatte per la giustizia, c'è il cattivo che cerca un
profitto personale, c'è l'amico pavido che per amicizia rischia persino la
vita.
Questa schematizzazione è fatta per una maggiore comprensione della storia.
Infatti, anche nei fumetti con visione introspettiva dei personaggi, vedendo
la loro continua maturazione nel rapportarsi nella società, c'è comunque una semplificazione dei sentimenti per renderli più espliciti, ma contemporaneamente con l'immagine si può comunicare una realtà interna che
va ben oltre queste riduzioni. In pratica è l'utilizzare un'allegoria per
esprimere un qualcosa che si può raggiungere solo intuitivamente, perchè non si può esprimere a parole.
Con questa visione, dunque, il fumetto vuole trasmettere una coscienza
esistenziale per potersi rapportare al mondo, e quindi alla vita.

Le maschere: persone e personaggi

Nei fumetti sono rappresentate continuamente realtà di persone che si

possono schematizzare in personaggi, infatti sono i personaggi, i soggetti

del fumetto, non le persone. Eppure c'è qualcosa che accomuna entrambe, che

richiama l'uno all'altra e viceversa. Per capirlo bene bisogna ricollegarsi

al pensiero Pirandelliano sulla vita dell'uomo.

Riprendendo il contrasto che Pirandello dà a queste due realtà, possiamo

vedere la differenza che sussiste tra forma e vita, tra personaggio e

persona. Si deve premettere, però, il bisogno dell'uomo di autoingannarsi,

cioè credere che la vita abbia un senso e organizzare di conseguenza

l'esistenza secondo convenzioni, riti, istituzioni che devono rafforzare in

lui tale illusione.

Gli autoinganni individuali e sociali costituiscono la forma dell'esistenza:

la forma blocca la spinta anarchica delle pulsioni vitali, la tendenza a

vivere momento per momento al di fuori di ogni scopo ideale e di ogni legge

civile, cioè paralizza la vita.

Sotto questa realtà, il soggetto, costretto a vivere nella forma, non è più

una persona integra, coerente e compatta, ma si riduce ad una maschera (o a

un personaggio) che recita la parte che la società esige da lui e che egli

stesso si impone attraverso i propri ideali morali.

Il personaggio non è coerente perchè non è più una persona, ed ha davanti a

sé solo due strade: o sceglie l'incoscienza, l'ipocrisia e l'adeguamento

passivo alla forma, o vive consapevolmente questa scissione. Nel primo caso

è solo una maschera, nel secondo diventa una maschera nuda consapevole degli

autoinganni propri e altrui, ma impotente a risolvere questa condizione. Nel

secondo caso più che vivere, il personaggio "si guarda vivere".

Estraniandosi da sé e dagli altri compatisce entrambi.

Nella letteratura questo distacco riflessivo è il segno distintivo

dell'umorismo, ben diverso dalla comicità, in cui è assente la riflessione.

I fumetti come propaganda politica ed ideologica

Il fumetto oltre che per un bisogno di espressione più ampio, è nato anche

come mezzo di divulgazione fra i più giovani. Infatti è stato molto

utilizzato dal fascismo per trasmettere il proprio pensiero tra i giovani e

diffonderlo nella cultura del tempo, alimentando così il mito della figura

del duce, "padre carismatico e provvidente che lavorava per la grandezza del

Paese". Tramite il fumetto educava le nuove generazioni, manipolando allo

stesso tempo l'educazione scolastica, ed italianizzava eroi mitici per far

crescere nelle nuove leve spirito patriottico e senso della giustizia, in

modo da trasformare tutta la popolazione in potenziali soldati.

Fu così che nacquero Il Balilla e La Piccola Italia che si contrapposero al

Corriere dei piccoli ed al Giornalino.

Ancora oggi si usa spesso il fumetto come propaganda politica, basti vedere

tutta la realtà su cui si appoggia la satira e, leggendo una vasta gamma di

campioni dei vari generi, si può capire che anche i fumetti per bambini

cercano di trasmettere qualcosa, come l'amicizia, la famiglia, il rispetto e

quei valori fondamentali che servono a far capire ai giovani l'atteggiamento

da mantenere per una società "politically correct"

I fumetti come visione fantastica del mondo

Temi ricorrenti nei fumetti sono la realtà parallela, il futuro o un

medioevo ricco di creature magiche e stregonerie. Queste storie nascono

spesso come omaggi a romanzi di fine Ottocento o rifacimenti di leggende

popolari che si tramandano anche solo oralmente.

Da qui vediamo nascere capolavori come Dragon Quest, continuo richiamo alla

letteratura Fantasy contemporanea ed a romanzi classici come il Ciclo

Bretone, oppure tutta la serie di opere futuristiche di Go Nagai che

traggono spunto dalla serie Urania, dai capolavori della letteratura inglese

sui viaggi nel tempo, come i romanzi di Twain e Wells, e dalla visione

personale degli autori in prospettiva di scelte future che piano si sta

instaurando come base di una letteratura introspettiva e personale che avrà

largo sfogo durante tutto il Novecento.

Questa visione prende spunto anche dal messaggio che l'autore vuole mandare,

come una coesistenza tra razze diverse, una lotta alla guerra, una ricerca

con l'ingegno al raggiungimento di scopi che, aiutato dall'intuito, fanno

dell'uomo un essere completo e complesso. Infatti è molto più semplice

trasmettere il proprio pensiero attraverso personaggi stereotipi, delle

maschere che incarnano il vero essere di un personaggio.

Il linguaggio iconico del fumetto rappresenta anche quello del sogno, ed

attraverso il sogno noi riusciamo a vedere le realtà assimilate

dall'inconscio e a comprendere la vera natura del nostro Io. Infatti molti

studiosi della psicanalisi, partendo dalle scoperte di Freud hanno

riscontrato nei soggetti in osservazione, caratteri generali che accomunano

un disturbo (naturalmente non si può universalizzare il discorso perchè caso

per caso cambiano i fattori determinanti dello scatenarsi del disturbo) e

ricondurlo a certi schemi.

IL FUMETTO È LINGUAGGIO DI VITA, PERCHÈ RAPPRESENTA LA VITA STESSA NELLE SUE

VARIE SFACCETTATURE

Il sogno

Nei nostri sogni incontriamo immagini, persone e situazioni, che possono

avere un legame con la nostra interiorità, un rapporto che si sviluppa a

livelli diversi.

Il linguaggio con cui si esprime il sogno è essenzialmente simbolico:

l'immagine del sogno cioè non rappresenta se stessa quanto piuttosto una

serie di significati associati. Il simbolo dunque acquista senso solo nel

momento in cui lo mettiamo in rapporto con la cultura con cui ci siamo

formati, con le nostre esperienze personali, con i nostri desideri e bisogni

più o meno coscienti.

Cerchiamo di capire meglio la natura del simbolo onirico: non si tratta di

un insieme di significati statici che di volta in volta andiamo a

sovrapporre all'immagine che ci si presenta in sogno, si tratta piuttosto di

una realtà molto dinamica, sfaccettata, ricca di altri significati che si

intrecciano al suo interno dando vita ad un mondo molto ricco.

Vediamo l'immagine dell'acqua ad esempio: potremmo dire che rappresenta il

mondo dell'inconscio, ma questo non costituisce una risposta per tutti

coloro che sognano l'acqua, perché i mille modi in cui può presentarsi in

sogno corrispondono a mille altri stati d'animo o rappresentazioni di

diverse esperienze.

Ogni sogno dunque può essere inserito in una grande area di significato che

in parte ne svela l'essenza, ma il nucleo, il cuore, di ogni sogno può

essere svelato solo dal sognatore stesso che riesce a riscoprire quel

significato in sé.

Il Linguaggio Onirico

Nel sogno le cose che appaiono raramente rappresentano se stesse, raramente

sono come sembrano: il linguaggio onirico infatti procede per simboli e

immagini, evoca ricordi, esperienze, pulsioni ed emozioni profonde che

albergano nel nostro inconscio.

Per Freud il linguaggio del sogno ha essenzialmente una funzione di

dissimulazione dei reali contenuti inconsci: in sostanza il sogno ci difende

mostrandoci sotto altra veste dei contenuti profondi che non potremmo mai

accettare nella loro cruda realtà.

Per Jung ci troviamo invece nel mondo della comunicazione prelinguistica: il

linguaggio del sogno è una forma di comunicazione simbolica che suggerisce

messaggi di altra natura, rivela verità profonde comprensibili solo con una

analisi allegorica e metaforica.

All'interpretazione dei sogni dobbiamo avvicinarci con la mente rilassata e

libera da condizionamenti, attenti alle suggestioni più che alle spiegazioni

razionali e soprattutto cercando di svincolarci dal significato primario

delle immagini del sogno.

Raramente il sogno significa quello che di impatto sembra rivelare, ogni

immagine nasconde qualcosa d'altro che dobbiamo scoprire, decifrarne dunque

il linguaggio, per capire il reale messaggio: ecco che dobbiamo imparare a

sviluppare questa attitudine, trasformarci in "investigatori" del sogno alla

ricerca degli indizi nascosti sotto ogni elemento onirico.

Viaggi nel tempo

Visione molto affascinante di queste tematiche sono i viaggi in realtà

parallele o nel futuro. Grazie ad Albert Einstein e a coloro che hanno

seguito le sue orme, la struttura stessa dello spazio-tempo è intessuta di

drammi, infatti nelle storie futuristiche, ingredienti esotici come tunnel

spaziali e "singolarità quantistiche" insaporiscono regolarmente le trame

degli episodi.

Tutto ciò avviene perchè il pathos cosmico eleva la storia umana al livello

della tragedia a causa della condanna dell'uomo a viaggiare in una sola

direzione: verso il futuro.

Sia nella fantascienza, sia in fisica troviamo un famoso paradosso: che cosa

accadrebbe se, viaggiando nel passato, tu uccidessi tua madre in un tempo

anteriore alla tua nascita? Cesseresti di esistere. Ma se cessasti di

esistere, non potresti tornare indietro nel tempo ad uccidere tua madre. Non

uccidendo tua madre, non cesseresti di esistere. In altri termini, se esisti

non puoi esistere, ma se non esisti devi esistere.

La risoluzione classica di questi paradossi, almeno per molti fisici,

consiste nel sostenere a priori che in un universo ragionevole, come quello

in cui presumibilmente viviamo, tali possibilità non devono essere permesse.

Il problema, però è che le equazioni della relatività generale di Einstein

non solo non proibiscono direttamente tali possibilità, ma le incoraggiano.

Non è tutto, secondo le ipotesi di alcuni studiosi, il viaggio verso realtà

parallele sarebbe possibile magari attraversando un buco nero.

CIÒ CHE NON È PROIBITO ESPLICITAMENTE, DI SICURO AVVERRÀ

Einstein

Relatività generale

Nei fumetti molto spesso si sovvertono le leggi della fisica, ma qualche

volta si cercano di "ammorbidirle", soprattutto nei fumetti

fantascientifici, per creare realtà immaginarie con una illusoria verità di

fondo, che ci fa sperare nel futuro. Questo è il caso di Star Trek, famosa

serie di libri successivamente trasposta in fumetti e telefilm, diventando

una serie cult fondamentale per tutti gli appassionati.

Solitamente siamo portati a immaginare lo spazio come un piano geometrico a

tre dimensioni:

1) Lunghezza x

2)Altezza y

3)Profondità z

In realtà è caratterizzato da una quarta dimensione, il tempo.

Esso è un concetto relativo, ovvero la percezione dello scorrere del tempo

non è uguale per tutti gli osservatori.

Mentre per Galileo e Newton esisteva un tempo assoluto t del tutto

indipendente dal sistema di riferimento, nella teoria della relatività

ristretta (1905) di Einstein a ogni evento corrisponde non soltanto una

coordinata xi diversa, ma anche un tempo ti diverso per ogni sistema di

riferimento.

Infatti per quanto riguarda la relatività generale, nella nostra esperienza

normale sono il tempo e lo spazio ad essere assoluti, mentre la velocità è

relativa: la velocità da noi percepita di una cosa dipende dalla velocità

con cui noi stessi ci muoviamo. Quando però ci si approssima alla velocità

della luce è la velocità a diventare una quantità assoluta, e perciò devono

diventare relativi lo spazio e il tempo! Ciò si verifica perchè la velocità

è definita letteralmente come la distanza percorsa in un qualche tempo

specifico. Così l'unico modo in cui un singolo raggio di luce può percorrere

in un secondo la stessa distanza (300.000 km/sec) relativamente a due

osservatori in moto relativo fra loro, è se ciascuno dei loro "secondi" o

ciascuno dei loro "metri" è diverso! Risulta così che, nella relatività

ristretta, si presenta, si presenta "il peggiore dei due mondi" , ossia che

tanto secondi quanto metri diventano quantità relative (paradosso dei

gemelli).

Dal semplice fatto che la velocità della luce, misurata, risulta essere la

stessa per tutti gli osservatori, quale che sia il loro moto relativo,

Einstein ottenne le quattro conseguenze seguenti per spazio, tempo e

materia:

a) Gli eventi che accadono nello stesso tempo in due luoghi diversi per un

osservatore non sono necessariamente simultanei per un altro osservatore in

moto rispetto al primo. L' "ora" di una persona vale esclusivamente per

tale persona. "Prima" e "dopo", applicati ad eventi distanti, sono concetti

relativi.

b) Tutti gli orologi su astronavi in movimento rispetto a me mi sembreranno

più lenti del mio orologio. Per oggetti in moto il tempo misurato risulta

rallentarsi.

c) Tutti i regoli per la misura delle lunghezze su astronavi in movimento

rispetto a me mi appariranno più corti di quanto mi apparirebbero se si

trovassero in quiete o nel mio sistema di riferimento. Gli oggetti, comprese

le navi spaziali, misurati mentre sono in movimento risultano contrarsi.

d) tutti gli oggetti dotati di massa diventano tanto più pesanti quanto più

elevata è la loro velocità. Mentre si approssimano alla velocità della luce,

il loro peso tende all'infinito. Perciò solo oggetti privi di massa, come la

luce, possono muoversi alla velocità della luce.

Paradosso dei gemelli

Cosa succede se il moto no è più uniforme?

A tale quesito, Einstein suggerì l'ormai famoso "paradosso dei gemelli" . Ci

sono due gemelli, inizialmente nello stesso posto e dotati di due orologi

uguali, sincronizzati. Uno dei due gemelli rimane a Terra, mentre l'altro

parte per un viaggio interstellare a bordo di un'astronave, la cui velocità,

molto elevata, raggiunge l'80% di quella della luce. Al suo ritorno a Terra,

l'orologio del gemello astronauta segna che sono trascorsi 30 anni (di tempo

"proprio") dalla partenza, mentre quello del suo gemello, rimasto a Terra,

ne segnerà ben 50 dalla partenza dell'astronave.

Poiché nel veicolo spaziale, in movimento ad altissima velocità, tutti i

fenomeni scorrono più lentamente, nell'ipotesi che gli orologi biologici (ad

esempio, le pulsazioni ritmiche del cuore, i battiti del polso) si

comportino come gli ordinari segnatempo, anche l'invecchiamento avverrà con

un ritmo più lento. In altri termini, dopo avere fatto questo viaggio a

velocità elevatissime, ritornando sulla Terra, l'astronauta ritroverà il

fratello gemello più vecchio di lui di ben 20 anni!

In questo caso, poiché il gemello astronauta non compie un moto uniforme, ma

deve necessariamente accelerare e decelerare per effettuare l'andata e il

ritorno, la situazione non è più simmetrica: l'astronauta avrà, in effetti,

vissuto di meno rispetto al suo gemello rimasto a Terra

Teoricamente, dunque, la Relatività favorisce l'esplorazione cosmica, in

quanto nell'arco della propria vita un astronauta potrebbe intraprendere un

viaggio verso una stella lontana per poi ritornare sulla Terra e scoprire

che sono trascorsi alcuni secoli ... dalla sua partenza!

L'orologio molle

L' "orologio molle", inventato da Salvador Dalì, non indica lo scorrere del

tempo, inteso come successione di istanti meccanicamente determinati, ma

rappresenta la flessibilità del tempo, così come essa viene percepita dalla

mente umana. La dilatazione o la contrazione del senso del tempo dipende dal

singolo individuo, dal suo stato d'animo, dalle circostanze. All'inizio del

secolo XX Einstein, demolendo il concetto newtoniano di "tempo assoluto,

vero, matematico", affermava che il tempo non era qualcosa di uguale per

tutti, assoluto e imperturbabile, ma dipendeva dallo stato di moto

dell'osservatore

I buchi neri

Vi sono molte teorie che affermano che i buchi neri potrebbero essere

possibili passaggi verso universi paralleli o tunnel spaziali che conducono

da un'estremità all'altra dello spazio.

I buchi neri sono uno dei più affascinanti terreni di sfida della moderna

astrofisica.

Questi rappresentano un fenomeno cosmico molto studiato ma che lascia aperto

ancora tantissime incognite.

Un buco nero è l'ultima fase della vita di una stella, ma ciò che più

stimola la nostra fantasia è il fatto che la sua esistenza e le sue

caratteristiche sfidano il nostro senso comune e la percezione che noi

abbiamo del tempo e dello spazio.

Una delle strutture fondamentali dello spazio-tempo è il cono di luce. Esso

è l' insieme di due coni aperti alla base, uniti con continuità nel vertice

e orientati in senso opposto.Un cono segnala tutto ciò che è nel passato

causale dell' evento, che è nel suo vertice, mentre l' altro indica la

regione dello spazio-tempo che è raggiungibile nel suo futuro. Ogni punto ha

il suo cono di luce e quindi, poichè in natura tutto evolve localmente dal

passato al futuro, la storia temporale di ogni corpo è descritta da una

linea (la linea-universo) che si estende sempre dal passato al futuro,

rimanendo all' interno dei coni di luce.I bordi dei coni sono percorribili

solo dalla luce, che quindi ne rappresenta i limiti.

Lo spazio curvo implica, oltre alla relativizzazione del concetto di tempo,

un secondo fenomeno ancora più interessante in realazione ai viaggi

spaziali: una linea retta non è necessariamente la distanza minore fra due

punti.

Normalmente la distanza più corta tra due punti A e B situati agli opposti

del cerchio, disegnato su un foglio di gomma, è data dalla linea

(gedodetica) che li unisce passando per il centro del cerchio. Se invece il

foglio è deformato al centro, il percorso AB più corto è la circonferenza.

Ma noi non siamo in grado di percepire direttamente la curvatura dello

spazio: è come se vedessimo il cerchio deformato al centro dall' alto. La

linea da A a B ci apparirebbe simile a una linea retta e nel percorrerla non

ci renderemo conto che essa discende lungo le superfici del foglio di gomma.

Se il foglio è invece incurvato, tale che A si sovrappone a B, la distanza

minore tra i due punti è la linea retta congiungente i due punti. In uno

spazio tridimensionale tale tunnel è ipoteticamente costituito dalla fusione

delle singolarità di due buchi neri (singolarità nuda), detto "ponte di

Eistein-Rosen" o "wormhole". La relatività generale ammette tale

possibilità, ma ne limita la durata nel tempo a brevi intervalli, col

rischio per l' esploratore di terminare la propria corsa in una delle due

singolarità e qui disintegrato

Ora, se il buco nero è l' ingresso di tale tunnel, l'uscita è

necessariamente un buco bianco.

Futuro e futurismo

Il futuro inteso come visione di realtà che devono ancora arrivare è sempre

stata una chimera irraggiungibile per l'uomo. Molti autori hanno cercato di

anticipare la visione del futuro intesa come sviluppo della tecnologia,

altri come sviluppo della comunicazione, altri ancora come sviluppo

dell'evoluzione. Si è cercato di interpretare ed anticipare il futuro anche

con un nuovo modo di esprimersi, violento e di impatto, capace di

coinvolgere tutti e cinque i sensi per esprimere la tensione interiore e la

realtà del presente: questo è il futurismo.

Il fumetto riprende molti di questi aspetti, infatti è un'arte che potremmo

considerare "eclettica", visto che riprende vari punti e varie espressioni

del modernismo, del futurismo, persino i richiami stilizzati al mondo

animale e vegetale che si erano sviluppati coi fregi medievali, oltre a

tutti i richiami alle nuove espressioni artistiche del secondo Novecento.

Per quanto riguarda la visione proiettata verso il futuro riprende temi già

trattati nella letteratura, come un'ipotetica visione dell'estremizzazione

del totalitarismo creata da Orwell in 1984, un futuro dove un occhio sempre

attento scruta tutte le nostre azioni, dove è proibito pensare qualcosa

contro il Regime, dove i vocabolari anziché aumentare il numero di lemmi, di

anno in anno si riducono di dimensioni per impedire che la parola, vero

vettore del sapere, del progresso e della libertà, possa proliferare. Un

mondo dove il pensiero è negato, e al suo posto è messo il bi-pensiero, il

pensiero mutante, ondeggiante, vacuo e strascicato che insegue i dogmi del

Grande Fratello, che cambia bandiera come neanche gli ignavi danteschi

potrebbero.

Il futurismo

Nato come movimento di avanguardia, il Futurismo esalta la macchina, la

tecnica, la grande industria e spinge con aggressività e con furore verso il

progresso, volendo interpretare la modernità della civiltà industriale.

Fin dagli esordi il futurismo è per sua natura politico, ispirato al

nazionalismo, che tende all'obbiettivo di risvegliare l'orgoglio, l'energia

e l'espansione nazionale contro i vecchi e i preti, oltre la guerra al

parlamentarismo.

Successivamente si sente l'esigenza di distinguere il movimento politico dal

movimento artistico.

Il futurismo alimentò molto il fascismo per molti aspetti, al punto che

Marinetti, fondatore di questo movimento, dirà che "il fascismo nato

dall'interventismo e dal futurismo si nutrì di principi futuristi" e

promuove la costituzione dei Fasci politici futuristi.

Dopo la nascita dei fasci futuristi, Mussolini organizza i suoi fasci per la

scalata al potere. Lo scontro è inevitabile. Nel 1920 i futuristi escono dal

movimento fascista e due anni dopo, quando Mussolini riceve l'incarico di

formare il governo e comincia a trasformare la rivoluzione in "regime", i

futuristi sentono subito di essere stati traditi.

Ormai nello sviluppo del fascismo non c'èra più posto per il futurismo,

visto che il ribollire di forze andava bene per la rivoluzione, ma "stona in

un periodo di governo" (Prezzolini).

I fumetti e i bambini: i bambini nei fumetti

I FUMETTI SONO SEMPRE STATI LETTI DALLA GRANDE MAGGIORANZA DI BAMBINI E

RAGAZZI

Sia per le femmine che per i maschi la lettura degli albi a fumetti avviene

con maggior frequenza intorno ai 12 anni per poi subire un brusco calo

attorno i 15 anni; se a 12-13anni il fumetto è ancora un mezzo validissimo

di décharge psichica e di ricerca di un modello in cui identificarsi, a 15

anni non è più sufficiente perché gli interessi e le possibilità del giovane

si sono allargati in una sfera più ampia di rapporti sociali: la lettura

solitaria ed i modelli di identificazione che può offrire il fumetto hanno

meno capacità di soddisfarlo.

Come abbiamo detto prima, i fumetti sono utili per studiare la psicologia di

un personaggio, rapportabile alla realtà in certi stereotipi attraverso

determinati comportamenti

Charles M Shultz, recentemente scomparso, ha cercato per 30 anni di

raggiungere quest'obbiettivo creando un fumetto semplice ma dai tratti

psicologici precisi, cioè i Peanuts.

Questo fumetto parla delle avventure di Charlie Brown ed i suoi amici nella

vita quotidiana. Questo è il mondo dei bambini, la loro visione della realtà

pura e fanciullesca, in cui gli adulti non hanno posto, infatti non sono

proprio rappresentati, a parte di un paio di lunghe gambe ed un ronzio

soffuso che indica la loro voce.

Il Fanciullino

Questa visione della natura è ripresa da molti autori e si rifà alla poetica

pascoliana del fanciullino.

Nel pensiero di Pascoli, il fanciullino ha una duplice visione, infatti da

una parte è potenzialmente in ogni uomo, è una figura piccola ed umile,

mentre dall'altra solo il poeta può farlo rivivere e parlare dentro di sè,

sapendo scorgere quelle piccole cose, che l'adulto trascura, tramite

percezioni ed intuizioni non razionali. Quindi il poeta va oltre la logica

tradizionale per entrare in un profondo rapporto con la natura basato sulle

sensazioni.

Pascoli utilizza molto anche il simbolismo, per svelare delle realtà

nascoste la cui chiave d'accesso nascosta appartiene solo ala poeta, come

per esempio il mistero, espresso attraverso una serie di analogie simboliche

che fanno intravedere l'ombra di una verità assoluta, il cui unico

interprete è il poeta. La poesia, così pensata, diventa un mezzo di

consolazione e una pacificazione delle tensioni sociali

No, mi spiace Nestore, ma quando la metti in questi termini non ti clicco su "mi piace".
Le porte non gliele abbiamo aperte. Se qualcuno gliele ha sfondate, quel qualcuno non siamo stati né io né te né questo blog.
La fantasia al potere è uno slogan del 1968 e il potere della fantasia non c'entra nulla col potere politico.
Il fatto che dei politici abbiano cercato di rubare malamente il mestiere agli artisti è un fatto di cui nessun artista è responsabile.

Al potere ci vuole NON la fantasia, ma la ragione, in modo che i farabutti siano spazzati via per sempre, a cominciare dai grandi evasori fiscali che poi diventano legislatori costituenti. Non sono come altri passanti di questo blog che hanno una monomania per Mister B., che è evidentemente un pregiudicato e quindi merita il disprezzo di chiunque. Ma siccome fa gli interessoi di qualcuno, dei suoi lobbysti nello specifico, continuiamo a prenderlo in considerazione.
A prenderlo in considerazione?
No... a prenderlo nel c...
Un saluto a Sabina, mia vecchia compagna di classe, un grazie ad Andrea Cara per queste info su Kosgriff (mai saputo prima).
Auguri a Gianpaolo e, SI', Fazio credo che si sia montato la testa come avevo già capito più di un anno fa vedendo il suo programma su Enzo Jannacci.

Leggendo e riflettendo su questo piccolo saggio di Claudio V.
http://digilander.libero.it/romanzi/mccoy.htm
Mi rendo conto che il fumetto entra in molti modi nella mia vita.


Forse non le abbiamo aperte personalmente le porte, e certamente non lo ha fatto il fumetto in se, ma magari lo abbiamo permesso. Cattiveria? Certo che no! Indolenza? Pigrizia? Forse un po'...

No, Andrea, non lo abbiamo permesso!
Le porte sono state aperte abusivamente.
Non colpevolizzarti anche tu per favore, che non c'entri nulla.
Cattiveria indolenza pigrizia...se ne avessimo avute non saremmo qui a scrivere,
saremmo in bell'ufficione ad ufficiare.

Giovanni, non so quanti anni hai ma io la contestazione l'ho cominciata nel 1962-63 agognando una società meno servile, più giusta, meno nepotista...dopo aver seguito la ribellione giovanile degli anni '50 chiamata "gioventù bruciata", rivolte nei village americani, le contestazioni studentesche del 1967 all'università di Pisa, le battaglie studentesche a Roma con la polizia a Valle Giulia, poi quella massiccia di Parigi nel '68 per abbattere De Gaulle...battaglie nel mio ambiente sociale lottando per una società che avesse più fantasia, umanità (realizzavo quadri ispirati alla filosofia marcusiana: l'uomo a una dimensione), lotte in ogni e dove...quindi, ti capisco bene. Ma il problema è che i poteri rigenerandosi, hanno pianificato la mercificazione della contestazione stessa; percui, da una parte seguitando a sognare si è arrivati al sonno della ragione che, come ben sai, genera mostri (a tal riguardo ci sono opere del Goya). Quindi, come dice giustamente Sara, al potere ci vuole la ragione; senza di essa si è deboli e ne soffre la stessa fantasia. Se ci siamo ritrovati nel fango, rifletti, molta colpa ce l'abbiamo anche noi! Potrei dire, no io no: ma non mi voglio escludere. Allora dobbiamo rimodellare la nostra società cominciando anche da noi stessi.

Mi scuso per la mancanza del "dopo", succede che quando si scrive di getto qualcosa salti.

Mi scuso per la mancanza del "dopo", succede che quando si scrive di getto qualcosa salti.

In sintesi.
Il potere economico ha mercificato la cosiddetta fantasia con tutta la sua forza: sia tecnologica che politica, spandendo felicità effimera. E cosi', mentre una parte della società si addormentava l'altra si faceva corrompere. L'apparire diventava più importante dell'essere indebolendo etica e cultura nelle masse, le quali, individualizzate e meno sociali, quindi disgregate, ebbre nel sonno della ragione, hanno aperto le porte dello sfascio.

Ciao mi chiamo Sarachiara Emmy e sono un'esperta di portierato di masse, ebbre
e pure disgregate nel sogno della ragione.
Se domani ci sei, Nestore, vorrei proprio chiederti se per cortesia hai
qualche altro storyboard da prestarmi. Si.
Su questo proprio non ci riesco a camminarci sopra, no, non ci riesco!
Mi scivola via come un tapie roulant e resto qui col trollerino in mano, abbriccata al maniglione antipanico
d’una reception senza nemmeno un depliant di supporto che mi spieghi che differenza c’è tra una palestra
e una città, né quale sia la distanza di un albergo (in cui si viene catapultati a ore indecenti per disguidi orari)
da un aeroporto. Ciao. Ora torno a letto e spero di non avere un altro incubo e che non diluvi pure domattina.

Brrrrr,
ti invio un mazzo di rose profumate
augurandoti una riposante buona notte!

Ho dormito fino alle quattro del mattino, poi ha suonato la sveglia....
Grazie! Ti leggo ora, sono bellissime, ma come hai fatto? Anche del mio colore preferito!
Ti mando un sacchetto di dolcetti colorati, non è gran che lo so, ma qui, ora,
di carino non ho trovato altro!
Dimenticavo, so tutto sulle rose, sono un'esperta di rose e anche di rosacee.
C'è una rosa che si chiama Omar Khayyám. Ti piace Omar Khayyám?
A me piace Omar Khayyám! La rosa Omar Khayyám è spinosissima, sai?
Rosa-rosae è della prima declinazione, poi c'è la Rosa di Bagdad, il fiume Rosa,
la Pantera Rosa e la rosa senza perché. Si! E Nestore del Boccio tu se' te!


Au printemps, je vais quelques fois m'asseoir à la lisière d'un champ fleuri.
Lorsqu'une belle jeune fille m'apporte une coupe de vin, je ne pense guère à mon salut.
Si j'avais cette préoccupation, je vaudrais moins qu'un chien.
Brrrrr!!!!

Very nice! cgfagbkfee

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