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IL RARO AMOK DI ANTONIO CANALE

Amok

Tomaso Turchi vi invia, cari visitors, questo succulento numero di Amok (o meglio, la foto dello stesso), facendo seguito a questo post abbastanza frequentato.

Commenti

Amici, è il secondo post su Amok. Ma qualcuno sa dirmi se anche Yorga, scritta da G. Bonelli anch'esso era disegnato da Antonio Canale?
Io ricordo una specie di parodia di questo personaggio, fatta da Stefano Tamburini su Cannibale. Mi rotolai per terra dalle risate. Se ci fosse stata già internet con il suo gergo avrei scritto "mi ROTFlavo per terra dalle risate".

Ho conosciuto così Yorga, Bonelli (prima di Tex) e Canale, se era proprio lui. Poi non sono mai riuscito a possedere niente di Yorga. ma un amico me ne prestò un paio di numeri ristampati da un editore a tiratura limitata. Forse il Club Anni Trenta di Genova. Mi è rimasta un po' la voglia.

Non ho ancora letto da nessuna parte il programma di Pop Pistoia Comics. L'avevate annunciata ma ormai ci siamo. C'è un comunicato stampa ufficiale, un sito, una pagina fans?

una domanda che mi ronza da un bel po'
sulla copertina di Amok si legge:
"350 quadri a colori"

anche Tomaso usa quel termine...
perché?
io ho sempre sentito il termine "vignetta" che deriva dai "quadri-ettini" dei codici miniati...

va da se che i codici sono precedenti ma ora ho un dubbio:
quando è stato adottato il termine vignetta?
o sono termini paralleli?

La prima edizione di questi due albi di Amok a colori,uscì in Francia.Da quello che lessi ,Bobelli ne scrisse la trama, dei due albi giganti in questione, nel 1946 mentre abitava, a ci stava per un pò ,a Parigi.Ma ha ragione Sauro, molto meglio le trame e sceneggiature di Solini.
Per il costume di Amok, Canale intervistato non ricordo più da chi, disse che gli era venuto in mente così, pensando all'ambientazione esotica.
Per l'altro personaggio in parte disegnato da Canale, iniziò nel 1946 sul settimanale genovese Cow Boy, poi ci furono albi in serie.
Ma, a dir il vero, questo tarzanoide dotato di poteri magici alla Mandrake viveva storie un poco melense, con la sua bella fidanzata in vestiti succinti rapita da energumeni in calore, e lui -poveretto - giù botte per salvare l'innocenzata della sua fragile fanciulla.
Dovrei ridare un'occhiata a CowBoy per ricordarmi meglio.COmunque sempre su questo settimanale iniziò una storia di fantascienza -mi pare di Bonelli (guarderò),"I Dominatori dell'abisso": grande pagina centrale doppia tutta a colori, con Canale in grande spolvero!

La faccenda del termine quadretto.... era in uso allora, cioè nel 1946 e poco dopo.
Io a volte ritiro fuori questo termine per casi particolari, come quando i francesi del Forum ora in grande ebollizione per il disegnatore Melliès, mi chiedono quanti quadretti ha una tavola originale rispetto ad una sua ristampa rimontata in diverso formato.Specificatamente questo è accaduto per "lo strano caso" delle avventure di Will Sparrow, testi di Pedrocchi, disegni di Kurt Caesar, iniziate sull'ultimo numero del 1937 del mondadoriano"Paperino", trasmigrate poi su "L'Audace" con la storia intitolata"Il lago dorato", poi- udite .udite!!!- sul settimanale belga "Spirou" prima con due tavole di Caesar de "Le perle del mare di Oman", storia continuata su "Topolino" (1941) da Galleppini, ma anche da Van Straelen completamente ridisegnata, sempre su "Spirou".
Il bello fu, che nella collana "Abi d'oro" Mondadori, fu la versione di Van Straelen ad essere pubblicata -nel dopoguerra- in ben sei albi!!!
Mellies che cosa c'entra?? Beh, secondo me diede una mano a Van Starelen per gli aerei e qualche personaggio secondario.
In Italia questo autore è sconosciutissimo:di lui si conoscono -che io sappia -solo le avventure in due albi( in Francia furono molto di più)sempre delle serie mondadoriana prima citata,numeri 123 e 133.Avventure di tre francesi, marito e moglie più amico forzuto, in un'india un poco salgariana.Non male, Mellies è molto più bravo di Van Straelen.

Ciao, io penso che "quadretti" si usasse per parlare di vignette dentro le storie lunghe e le vignette propriamente dette fossero quelle singole, come le barzellette.
Non ho documentazione da partare ma ho visto che anche nelle ristampe di Nerbini e degli albi d'oro si parla di quadretti numerandoli.

Il codice miniato non c'entra nulla con le vignette.
Mi dispiace, ma su questo argomento non posso essere breve.
Ciao, mi chiamo Sarachiara Emmy e sono un’esperta di viticoltura editoriale ornamentale.
Dunque: il termine vignetta vuol dire piccola vigna. La vigna è la sede della coltivazione della vite e la vite produce l’uva.
Dall’uva si ricava il vino che -specie nell’800- piaceva parecchio a tutti, compresi i letterati.
Premesso ciò dobbiamo innanzitutto dire che la vite è una bella pianta: ci ha tronco e foglie di vite, viticchi, tralci di vite e anche grappoli d’uva .
I tralci di vite sono i rami di essa che essa produce per attaccarci le proprie ciocche o grappoli, cioè i propri frutti, ma anche per metterci su le proprie foglie, perché i frutti e le foglie degli alberi (e anche quelle degli arbusti) in generale stanno tutte attaccati ai rami.
E su questo non ci piove. Si, ma per la vite non è un problema, essendo un arbusto rustico, regge abbastanza bene anche una certa siccità!
Dunque, la vite produce molti rami, che si chiamano tralci, e quando intralciano, i vignaioli li tagliano. Zacchete!
Infatti, sopra i tralci, la vite produce anche viticchi che sono piccole molle fatte a spirale vegetale, tramite cui essa si attacca ,aggrovigliandosi a tutto ciò che trova, anche agli olivi!
E non si può mica permettere che le viti si attacchino anche agli ulivi, eh no!
Proprio non può, ci dispiace ma non si può permettere che le viti si attacchino agli olivi! No!
Quelle lancerebbero tralci a destra, a sinistra… si aggroviglierebbero a tutto…
Anche ai pali della luce, si aggroviglierebbero… sono fatte così!.
Quindi un po’ di tralci il vignaiolo li deve tagliare, e i vignaioli proprio bravissimi
sono capaci di potare le viti in modo che producano tralci utili e basta.
Poiché la potatura delle viti è un’arte!
Per quanto riguarda invece il codex, esso non va confuso con il codice cifrato, ma nel caso della vignetta, neppure col codice miniato. Proprio no! E’ tutta un’altra cosa!
Anzi a dire il vero il codex è due cose: è sia il tronco dell' albero che un libro antico. Dunque, il tronco d’albero si chiama codex e ci ha i rami, hai presente?
Ecco, il libro si chiama codex perché al posto dei rami ci ha i capitoli! E’ chiaro!
Quando tu sfogli le pagine di un libro, tu le sfogli perché esse sono i fogli-foglie
appiccicati a un codex-libro, così come le foglie vere sono attaccate ai rami del codex- tronco di un vero albero. Riassumendo: il codex- libro dal codex-tronco, ci prende il nome
e pure la carta!
Si. E a un certo momento all’inizio e alla fine di ogni capitolo ci hanno pure inserito il disegno di un tralcetto di vite.
E per meglio specificare l’operazione lo chiamarono vignetta!
(Questo circa due secoli fa, non prima).
La vite infatti, anche se di codex-tronco non ne ha gran che, viene coltivata nella vigna,
la quale altro non è se non un campo coltivato a viti. E ogni campo, per sua diciamo geometria agraria, ha confini precisi.
Per rappresentare i confini di ogni campo del libro, cioè di ogni capitolo, ci misero due tralci di vite o vignette, una in cima ed una in fondo, proprio come per dire: “questo capitolo è una vigna e fa uva culturale, mica briciole! Ma non illuderti, non è illimitato: comincia qui e finisce qui. Te guarda il tralcio e regolati!”
Oltre ad essere indicativa dei confini del capitolo, la vignetta era anche augurale.
L’editore infatti -attraverso la vignetta- augurava al lettore e a se stesso che ogni capitolo fosse fruttifero, proprio mettendoci il tralcio con foglia e ciocca, la quale ciocca è composta di chicchi, così come il capitolo di un libro è composto di concetti e parole.
Ma però, pubblicare tralci di vite o vignette, per l’editore era in certo senso anche una liberatoria, come per dire: “Intendiamoci, io e lo scrittore abbiamo fatto il possibile per fornirti il materiale necessario, ma il vino, caro lettore, fattelo da te”
Inzomma probabilmente l’800 era un secolo ancora agrario e molto didattico, ma anche ricco di sottintesi.
Grazie.


il termine vignetta risale al tredicesimo secolo e in origine erano "quadretti" singoli...

oggi vignetta e fumetto li consideriamo termini propri del... fumetto

ma quando in realtà sono stati adottati?

non ricordo dove lessi l'origine del termine vignetta usato nel fumetto e non posso quindi andar a controllare se ne indicava anche l'anno.
e nella rete i vocabolari, anche pretenziosi, non nominano il fumetto nel lemma vignetta.

in giro si dice che indicasse le vignette satiriche, (essendo singole)
quindi mi sa che il termine quadretti
inteso come derivato da quadro e non da quadrato
sia il termine più vecchio...

quando Tomaso a tirato in ballo i francesi avevo pensato che loro li chiamassero così, negli US li chiamano panels,
ma poi ho visto che vignetta deriva da un francesismo...

qui in passato abbiamo parlato del termine fumetto ma mi pare mai della vignetta
avevo già accennato che pure il lettering (a mano) dei balloon, le nuvolette non era stato considerato molto nei trattati sull'origine del fumetto
o
http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2010/06/ancora-sullorigine-del-termine-fumetto.html

Sebastiano, grazie della dritta, l'ho visto e ora me lo pondero di gusto.

Seba: in effetti i francesi dicono "planche" per dire tavola disegnata, ma poichè il dialogo avviene ovviamente non solo con me ma anche con persone che non conoscono il francese, così avviene questo: fra di loro gli iscritti a questo Forum"parlano la loro lingua, con gli 2esterni2 l'inglese

Ogni tanto il post si blocca, non riesco a scrivere!! Così posto quando ancora tutto è a mezza via e poi proseguo.
Allora, mi è stato detto che nella lingua del grande Carrol, c'è un termine di matrice e origine anglosassone che vuole proprio dire "tavola disegnata di fumetti".
Il "quadratino", che io ho tradotto da buon vecchio bifolco "little square", pare proprio che all'orecchio inglese sia termine che ha altro significato.
Ma poi, alla fine, perché non imparano, tutti gli altri, il nostro bel italiano!!!!

Se avrete pazienza, qui ci troverete il pozzo di San Patrizio!!
http://bibigreycat.blogspot.fr/2008/01/pilotes-des-sables-1939.html

Se avrete pazienza, qui ci troverete il pozzo di San Patrizio!!
http://bibigreycat.blogspot.fr/2008/01/pilotes-des-sables-1939.html

Vedo ora che alcuni miei kilometrici commenti non sono passati
né qui né in altri post. Ciao, Tomaso e tutti, vorrei partecipare al blog ma in queste settimane scrivo a valanga ed evidentemente la rete non su-sopporta.
Mi dispiace. Vi leggo comunque con interesse e conto di poter tornare a partecipare al blog non appena sarò in grado di scrivere una quarantina di righe supportabili che contengano un contenuto consono. Un caro saluto.

Gilberto: dovresti spezzare il commento in parti più brevi e postarle consecutivamente uno alla volta.Oppure che il tuo commento molto lungo appaia dopo 20 o 30 ore: a me,e anche ad altei, capita .

Grazie Tomaso.
Dal 2012 i problemi di invio-ricezione nei blog sono aumentati.
E' una bella palla per la scrittura sperimentale. Ne abbiamo parlato diverse volte.
Se scrivi un pezzo lungo e lo proponi spezzettato cambia molto, lo sai bene anche tu.
Se i commenti compaiono dopo ore dall'invio secondo me il blog ne risente in modo negativo. I miei non sono comparsi ed è meglio così.
Sono dati di fatto che hanno importanza relativa e li segnaliamo solo per correttezza.
Un abbraccione.

Si, se un pezzo è autoconclusivo dovrebbe apparire tutto intero, così chi legge ne capisce il senso.
Vicerversa se si tratta di pezzi lunghi che trattano diversi aspetti della stessa materia, beh , si possono anche spezzare.
Comunque l'altro problema è quello della consecutività temporale dei post che si susseguono, che spesso inizialmente si accavallano o sono mancanti.
Mah?
D'altra qui parte tutto accade in tempo reale, mentre sappiamo bene che sulla carta stampata anche una semplice intervista a due voci appare non solo "in differita", ma quasi sempre con un editing occulto che tende volontariamente a modificare il senso dell'intervista originaria.
Questo accade anche con gli articoli, che per esigenze di impaginazione e di spazio sono spesso tagliati in modo tale da stravolgerne il significato.
Mah????

Per gli interessati, segnalo questo:
STANLIO E OLLIO SOTTO SFRATTO
Attualmente il Cinema Borsi è chiuso per restauri (impianto di riscaldamento e
passaggio al digitale). Nonostante fossimo da mesi in contatto col cinema e
avessimo già prenotato il giorno delle proiezioni con l’usuale largo anticipo,
a causa del ritardo nella comunicazione della chiusura (leggi: gestione Borsi),
del disinteresse di istituzioni pubbliche (leggi: segreteria dell’Assessorato
alla Cultura del Comune, che non si è degnata nemmeno di rispondere alla nostra
proposta a costo zero – ma nuove elezioni incombono!) e private (leggi: Cinema
Terminale e Cinema Eden, entrambi noleggiabili solo in giorni e con costi
impossibili, tipo il lunedì sera, 500 euro più IVA!) non siamo riusciti a
trovare un locale adeguato nei tempi giusti per essere pronti a marzo come
nostro solito. Attualmente ci sono contatti per una saletta da 70 posti (ossia
la metà del Borsi) vicinissima al Centro, che vorremmo sfruttare, in caso
riuscissimo a organizzare una proiezione prima della riapertura del Borsi, per
il programma che avevamo pensato per quest’anno.
Una delle conseguenze di questa situazione è che non ho ancora stampato i due
numeri dell’Eco del Cuckoo, gratuiti per le Teste Dure: il n.3 conta oltre 70
pagine e il n.4 conterrà – solo per gli iscritti – un allegato a tiratura
limitata che stiamo producendo. Se non riuscissimo a vederci a breve, invierò
le tanto attese riviste per posta appena pronte. Mi scuso per il ritardo,
ArrisentOrci presto con nuove e, si spera buone, notizie!
-
Alessandro Santi
Gran Sceicco di Teste Dure
Oasi n.258 de I Figli del Deserto - Associazione Internazionale di Laurel &
Hardy

Per Ricky: Certo,anche Yorga è opera di Canale.Ero un appassionato di Tarzan,e mi piaceva anche Mandrake.Bellissima la fusione dei due personaggi.L'albo è molto raro,ma esiste una ristampa abbastanza agevole da trovare

Irrompo tra i Vs. commenti con una indicazione che forse spieca un equivoco. Io crtedo che il problema sia l'assenza del corsivo nei commenti. Quando si scrive "mia piace Mary Poppins" penso che sia come dire "Mi piace Il grairdino dei Finzi Contini". Non vuol dire che chi esprime questo concetto abbia un debole per la botanica e ami i gladioli o i convolvoli raffigurati nei fotogfgrammi del film. Forse gli sono piaciutii gli attori, le atmosfere, le musiche, il significato.
Se ho visto giusto non è che questi amanti di "Mary Poppins" abbiano un debole per la tata. Forse gli piace il musical, la fanntazia della parte animata, le caratterizzazionei di D. VanDyke o le musice dei due fratelli.

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