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LE SORELLE CREPAX SU "THE BOSCHINGTON POST"

Sorelle Crepax

Prima di mettere finalmente insieme almeno la prima parte delle FAQ su Romano Scarpa (la cosa più attesa dai lettori e naviganti, a quanto pare), questo spazio gentilmente concesso da Postcardcult ospita il primo libro di Rosa e Carlotta Crepax (un cognome d'arte che non passa certo inosservato).

Ma parliamo del futuro, del prossimo week end, che in Francia vede alzarsi all'orizzonte (sin da ora) l'imminente 41e édition del Festival international de la bande dessinée d'Angoulême.

Sotto, degli estrattini della conferenza stampa che lo prospetta.

Più vicino a noi, in Italy, altro appuntamento, presentato dalle alate parole di Paolo Gallinari:

Il 2013 si è chiuso con una edizione sottotono della Mostra del Fumetto di Reggio Emilia, certamente a causa della crisi economica generale, che ormai ha colpito anche la spesa dei collezionisti, e probabilmente anche a causa di una data infelice (non certo scelta da noi) data la troppa vicinanza alle festività natalizie. Ma tant'è: giusto analizzare la situazione e fare le opportune valutazioni per cercare di preparare le necessarie contromisure per il futuro, ma soprattutto cerchiamo di non buttarci giù, di combattere gli effetti della crisi e provare invece a rilanciare subito, a partire dalla ormai prossima 5a edizione della Mostra del Fumetto di Scandicci (ma calendario sabato 1 e domenica 2 febbraio, al Palasport di Via Rialdoli (ingresso libero, sabato ore 9,30‐19 e domenica ore 9,30‐18).

Ospite della manifestazione, per la gioia dei fans di Diabolik, il disegnatore Giorgio Montorio, che sarà presente sabato 1 febbraio dalle ore 10 alle 18.

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Questo, invece, è il grande Franco Chiletto, con due tavole inviateci dal solerte Tomaso Turchi. Ne parliamo nei commenti, anche con Gianni Milone.
Si tratta di materiale raro, di un grande fumettista ben poco "coperto" e che meriterebbe uno studio approfondito.

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Torniamo alla mostra scandiccesca.

Molte informazioni aggiuntive non sto a ricopiarle qui; si trovano sul rinnovato sito web www.amicidelfumetto.it, con una nuova veste grafica ed una home page dedicata alle news dal nostro versicolore e rutilanteggiante mondo del fumetto, che nasconde le sue macerie sotto il tappeto come una naughty colf.

Sotto, il ritorno di uno sceneggiato di Marlo Meekins.


Commenti

OOOOH, questo lo vedo ora e per caso.
Volevio scrivere all'altro post sui rapporti uomo-donna. Sta andando in onda un quiz con Carlo Conti e una ragazza deve disttinguere gli animali di due specie rispondendo ai vari nomi, tipo: "cardellino, cefalo, pinguino..."
Sono due o tre minuti che dice solo queste due parloe a ripetizione: uccello, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce, pesce, uccello, uccello, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce, pesce, uccello, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce, uccello, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce, pesce, uccello, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce, uccello, uccello, pesce, pesce.
Secondo voi chi ha scritto il quiz l'ha fatto senza malizia?

Ovvio Gabriella!

Ormai la televisione è piena di questi sottintesi. Si parla molto e poco si fa: amore compreso!

Penso di nuovo a Franco Chiletto : perché mai?? Non sono sazio di quanto già scritto e pubblicato?’ Il fatto è che ultimamente l’amico di vecchissima data Antonio Guida, grande collezionista ed esperto di fumetti classici, mi ha mandato materiale relativo all’attività di Chiletto su “L’Intrepido”, e così di fronte a quelle tavole prima mai viste, mi è venuto voglia di riprendere il discorso.

Si tratta di alcune fotocopie delle prime storie apparse sul sul settimanale di Cino del Duca patron della casa editrice “Universo”. Il primo titolo,”Il moschettiere di Torr’Alba “ , che appare in data 27 marzo 1940, fa parte di una trilogia- La corona dei rubini e Il tamburino del moschettiere-che termina in data 31 Gennaio 1941.
Queste notizie le ricavo dal magnifico catalogo “ dedicato al Nostro, curato dalla provincia Autonoma di Trento in occasione della analoga mostra del 1997 :FRANCESCO CHILETTO ILLUSTRATORE, FUMETTISTA, PITTORE TRENTINO.
In quello stesso anno la casa editrice A.V.E stampa due storie in tre albi su testi rispettivamente di Bonelli e Giac : Il condottiero e Volo d’aquile ( numeri 6 e 10) e il n°28 “Un ragazzo coraggioso”, quest’ultimo del 12 maggio 1941.
Lascio a chi se ne intende di più provare a fare un confronto fra le rispettive storie , che dal punto di vista grafico ovviamente sono frutto della stessa matrice, per quanto riguarda invece i contenuti narrativi qualcosa di differente esiste, essendo l’Intrepido portatore dell’eredità del classico romanzo di Appendice , o feuilletton, come suol dirsi nella lingua di Dumas e Verne.


Disegnatore noto ai fans del “Vittorioso”, il suo debutto in quel contesto avvenne nel 1938 con una storia scritta da Gianluigi Bonelli: Andus. Poi seguita due anni dopo da “Andus e i lupi del nord”. Se devo essere sincero quelle avventure ambientate al tempo degli antichi romani quando ero ragazzo non mi erano mai tanto piaciute. Perché? Mah, con precisione non saprei dirlo, ci devo pensare. Mah, forse perché mi ricordavano gli scolastici libri di storia?’ Ma no, in fin dei conti quelle annate de “Il Vittorioso” erano patrimonio familiare fin dall’uscita dei numeri che le compongono.

Quindi erano storie ormai assimilate attraverso innumerevoli riletture. Credo piuttosto che quando ero molto piccolo predilegessi le storie umoristiche, perché le potevo solo guardare e non leggere, poi successivamente , diciamo dal 1945 in poi, avevo sotto gli occhi quanto mio fratello maggiore Franco acquistava: cose eterogenee, dal settimanale “Salgari” a “Robinson”, dove l’avventura veniva coniugata con parametri avventurosi assai più ampi che non su “Il Vittorioso”. Mah, non so….


Va beh. Dunque, nel 1940 usci’ anche una storia in due albi serie “AVE”, disegnata dal Nostro, numeri 6 e 10, intitolati rispettivamente “Il Condottiero” e “Volo d’aquile”. Io ne ho le ristampe anastatiche, le copertine a colori sono ben riprodotte, ma le tavole interne in bianco e nero peccano di definizione, segni e tratteggi sembrano dilavati, tutto il disegno ne risente: chissà come sono gli originali!! I contenuti narrativi?? Va beh, la vicenda si svolge nel 1421 nel momento in cui la cittadina di Acerra è assediata da truppe nemiche: Gian Luigi Bonelli, sempre lui l’autore, si spreca con battaglie terrestri e navali, galeoni, galee, feluche; insomma, di tutto un po’. Meglio nel 1940/41 su “Il Vittorioso” dove con “Il Corriere segreto” la coppia di autori qui tirata in ballo fa di meglio. Bella la sceneggiatura, con inseguimenti, tranelli, trappole e duelli. Specialmente perché, penso io, la grande tavola a colori ha un impatto diverso rispetto a quella più piccola in banco e nero; comunque la storia in sé stessa è banale, trattandosi in pratica di un viaggio a cavallo di due ardimentosi verso Parigi con la missione di consegnare un messaggio al Cardinale Richelieu, che in questo caso rappresenta il “buono”, mentre alla fine i moschettieri del Re sembrerebbero i “cattivi”. Si ribalta la consolidata visione romanzesca di Dumas e dei tre famosi moschettieri; ma siamo nel 1940 e la Francia e la sua autorità rappresentativa, anche del passato, viene vista in una ottica particolare, poiché le abbiamo ( quel pazzoide megalomane del Duce) dichiarato guerra e proditoriamente invasa pugnalandola alla schiena: bella roba!!
Va bene, son cose dette e ridette.
Io vorrei tentare di seguire la tracce figurative dei fumetti negli anni ’40, non solo limitatamente al nostro Chiletto, s’intende, ma l’impresa è superiore alle mie forze e soprattutto non ha alle spalle tutto il materiale che sarebbe necessario avere. Ad esempio, chi ce li ha tutti gli albi mondadori, nerbini, bonelli e così via, di quel periodo? Io no di certo: beh, il fumetto di quei tempi lontani eludeva i problemi del contingente e le storie narrate generalmente erano di carattere storico o esotico/avventuroso . Fumetti volutamente immersi in un passato fatto di battaglie e guerre i vincitori delle quali erano sempre i difensori della fede, della italica patria e se possibile, del Fascio.

La dicotomia avvenne quando nel 1944 Roma fu liberata dagli anglo – americani?? Mah, “Il Vittorioso” riprese ad uscire in perfetta continuità con forma e contenuti dell’anno precedente: si, naturalmente non si affrontava più l’argomento scottante del “Vincere”, delle imprese guerresche dell’Asse. Al nord invece le pubblicazioni a fumetti, tipo “Il Corriere dei Piccoli”, inizialmente insistevano nelle pagine scritte con interventi inneggianti all’ alleato germanico/nipponico, mentre le storie a fumetti umoristiche sbeffeggiavano la perfida Albione. Le storie realistiche poi rapidamente si defilarono e parlarono di giungle lontane, esploratori spaziali e viaggi siderali, bande di malvagi cinesi da prendere a pugni e calci nel sedere .

Anche Chiletto collabora con “Il Corriere dei Piccoli” negli anni ’40: si parte con “Guerra sul Rawenzori” sul numero 47 del 1940 per finire nel febbraio dell’anno successivo, poi “La dea della Jungla”nel 1941/42, infine “ Tre esploratori interplanetari”
nel 1944.

Il 1945 pare essere un anno di stasi ( mi si corregga se non sono nel vero), poi dal 1946 la grande stagione di “Salgari”, e ancora collaborazioni con “L’Intrepido”, il “Vittorioso” e “Il Giornalino”; su quest’ultimo giornale ( ora in odore di santità per il 90° della sua fondazione) appariranno a partire dal 1950 in successione le seguenti storie:”Luci dell’alba: episodio della vita di Michelangelo” , su testi di Roudolph “, “Il cavaliere bianco ( Michele Strogoff, uscito anche in albo de “Il Giornalino” n°4 ,1955)”,romanzo di Giulio Verne ridotto da A.Barbieri ; “Uomini e belve”su testi di M.Minucci; “L’idra verde”, su testi di G.Cantarelli e infine nel 1956 “Catene infrante”, opera della quale non so assolutamente nulla.


Cose del dopoguerra, un capitolo diverso. Un’altra storia.


Tomaso Turchi

Ciao, Tomaso, non so se intervenire qui o in coda ad altri post.
Facciamolo qui, dato che questo è l'ultimo visibile.

Alla tua domanda "chi ce li ha tutti gli albi mondadori, nerbini, bonelli e così via, di quel periodo? Io no di certo"...


non posso che rispondere nello stesso modo. Questo materiale non lo possiedo nemmeno io. Ma l'interesse per Chiletto e per la sua scuola mi interessa molto, anche perché il suo lavoro è noto poco o nulla agli appassionati e agli studiosi odierni, e poi perché mi sembra testimone di un gruppo ampio di artigiani bravi e onesti che sono sempre stati tenuti in consideraziona scarsa, impallidendo davanti a grandissimi e "imaginifici" come Antonio Canale o Franco Caprioli, o a gradi figurinai (termine bertieriano) della generazione successiva come Gino D'Antonio o Guido Buzzelli.

D'Antonio, in particolare, trovo che sia sorprendente a metà anni Cinquanta, quando racconta la storia del giovane Artù.


Di Semola, insomma, direbbero i fans della "Spada nella roccia".

Sono contento che ricordiate questi Grandi del passato.
Chiletto durante la guerra illustrò a colori LA BIBBIA alternandosi alle tavole b/n di Paparella.
Il mio amico Mario Leone ha scritto : La giovinezza di Arturo, per Il Vittorioso.
Gli inglesi della I.P.C. addirittura ne comprarono i diritti e ne stamparono in b/n la storia. Non volendo rimontarle impaginarono le doppie pagine in verticale, per leggere la storia dovevi girare l'albo. Insomma apprezzarono i disegni di D'Antonio e i testi di Leone su un loro eroe inglese!

Bravo Toimasoprospero per queste riflessioni su Chiletto. Non saprei aiutarti ma seguo sempre con attenzione i tuoi interventi, specie questi fumettistici più che le divagazioni un po' fantastiche a cui ci hai abituato.

A Gianni Milo chiedo: Mario Leone è uno sceneggiatore immagino anziano, se ha scritto... mezzo secolo fa? Quanto tempo fa?
Esiste qualcosa di informativo su questo periodo e su queste pubblicazioni?
Su Tex sappiamo tutto, se queste cose... NO.

Se ricordo bene era l'anno 1956, Mario scrisse due sole storie per Il Vittorioso, questa e La Famiglia Sherlock Holmes, (disegni Polese) scritte e pubblicate nello stesso anno.
Leone oltre a illustrare per Grazia e Arianna ha scritto centinaia di storie per Leonello Martini, destinate al mercato francese, a parte Indian King e Tom senza famiglia. Inoltre era un ottimo fotografo, per ogni sua illustrazione faceva posare amici e parenti.
A parte il giornaletto Amici del Vittorioso e Il Fumetto, non mi risulta altro di informativo.
Di Chiletto sarebbe bello ripubblicare molte sue cose, ma sono ancora sotto copyright.

Grazie da parte mia, Gianni Milo. Credo anche da tutti gli appassionati che seguono questo blog, queste cose non le conosco per niemnte, non mi sono mai capitati in mano dei Vittoriosi o dei Giornalini di questi anni così lontani.

Riemergo dal lavoro fatto ieri su "Paperino" del 1937/8 e "Topolino" 1941, in relazione alle storie Di Will Sparrow disegnate rispettivamente da Caesar e Galleppini.POi in confronto con la ristampa in albi d'oro e francesi del 1941 e del dopoguerra!!!
Non sono abituato a fare confronti fra stampe e ristampe contando pagine (sarebbe il meno) strisce e quadretti.
Ne esco con le ossa rotte.
Invece Chiletto..... che sollievo e delizia guardare il suo "Corsaro nero" apparso sul settimanale "Salgari"nel 1946/47.
Fumetto popolare nel senso più positivo del termine.Storia rispampata poi anche in albo, con formato più piccolo.
Ne mando due tavole, virate in rosso e nero, a Luca.

Si , Gianni Milo ha ragione: a parte "Fumetto" dell'ANAFI, rivista prestigiosa che dal 1970 porta avanti il suo studio sul fumetto di tutti i tempi e luoghi con l'apporto di studiosi di vaglia, e "Vitt & Dintorni", quadrimestrale dell'"Associazione amici del Vittorioso" che si muove in un ambito più specifico, nel campo dell'amatoriale ci sono anche altre riviste amatoriali, ma forse di più arduo reperimento.
Ad esempio "Ink", dedicato complessivamente al fumetto italiano.
Il fatto è che non solo il comune giovane appassionato di fumetti non conosce nemmeno l'esistenza di queste meritorie pubblicazioni, ma anche professionisti del settote, critici, storici, giornalisti ecc, non perdono tempo a leggerle e se hanno un blog o un forum o qualche altro spazio telematico, fra l'elencazione di autorim sitimriviste ecc, certamente non troverete MAI il nome di "Vitt & Dintorni".
Chissà, il vecchio pregiudizio che si tratta "solo" di fumetti dei preti, come si diceva anni or sono.
Ecco, una piccolissima polemica.
IO poi, non sono mai stato un chierichetto, non ho mai fatto parte di associazioni giovanili cattoliche che fregiavano i loro adepti con gradi ,decorazioni, simboli spille e cos' via. Aspiranti, ala Vitt, pilota, pilota maggiore e non so più cos'altro!

Anzi, in Parrocchia non ci andavo già allora, seconda metà anni '40, perchè avevo annusato l'ipocrisia e i previlegi che anche in quell'ambiente la facevano da padroni.
Io il "Vittorioso" lo compravo nella proletaria edicola di quartiere.Viva il libero arbitrio!!!!

Chiletto, mon amour!

L’albo serie Roma n°23,”Lassedio di Lemmo”, testo di Musso e disegni di Franco Chiletto, uscì nel Gennaio 1943, anno del remoto passato: da allora sono trascorsi ben 70 anni (quasi).
Ebbene, il sottoscritto quest’ albo l’ha avuto fra le mani solo ora, grazia alla disponibilità dell’amico Bruno Maggi.
Disegnato da Chiletto verso la fine del 1942 con stile al tratto, variamente tratteggiato ma anche con ombre completamente nere dovute all’uso accorto dell’inchiostro di china, arioso è ricco di scene ricche di movimento e con frequenti cambi di inquadratura; tutto questo conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Nostro aveva ben assimilato la tecnica visiva di ripresa cinematografica. D’altra parte, lo attestano le fonti, Chiletto era un coinvolto spettatore di films di ogni genere, passione che perdurerà anche nel futuro attraverso i decenni.
Le tavole, naturalmente orizzontali, sono prive di “nuvolette” ed impaginatura in strisce quadrettate: quindi uso libero dello spazio del foglio, scelta imposta dall’alto per motivi politico/ideologici, fondamentalmente pretestuosi: quelli erano i tempi, mentre la guerra volgeva al peggio sia in Russia che in Africa e l’Italia intera colpita da indiscriminati bombardamenti anglo americani soffriva per distruzioni e migliaia di vittime civili, il regime fascista si attaccava a piccolezze del genere!!
Comunque Chiletto è bravo ad usare gli spazi liberi e la sua creatività pare non risentire di queste limitazioni: le vicende da lui illustrate, che presentano un episodio della guerra della Repubblica marinara di Venezia contro l’invasione della flotta musulmana nei confronti della popolazione di una piccola isola del mar Egeo, Lemmo appunto, si leggono e guardano con piacere.
Che fare per ricambiare la gentilezza di Bruno Maggi? Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa su Franco Chiletto, disegnatore, pittore ed illustratore protagonista sulla scena italiana dei fumetti negli anni trenta e quaranta, con appendice d’antan negli anni cinquanta.
Mah, non è impresa facile, perché il Nostro lavorò per innumerevoli testate di editori diversi, producendo storie apparse su materiale per me attualmente introvabile. Mi devo quindi limitare a seguire un percorso di analisi ed indagine ristretto nei limiti delle mie parziali conoscenze, con “deviazioni” di tipo espressivo, legate al mio Immaginario rutilante di contenuti di tipo letterario e filmico: abbiate quindi pazienza e comprensione.

Grazie in anticipo. La copertina e il romanzo ( quale?? ehhh, non so impostare qui la copertina) sono del 1932. All’interno una decina di illustrazioni a tutto testo a mezza tinta
Tutto inviato a Boschi. Poveretto, lo manderò in stato confusionale!

Sono riuscito a recuperare una vecchia versione di un intervento su Chiletto del quale feci almeno quattro diverse impostazioni.

Buona fortuna ignari lettori!!!!

Francesco Chiletto,

fumettista di mondi immaginari
Osvaldo Soriano, scrittore argentino, mi guarda e sorride: siamo seduti all’interno di una vetusta Brasserie di rue de la Butte aux cailles, fuori piove a dirotto. Bruno Maggi ci guarda silenzioso mentre sorseggia con cautela una tazza di tè nero dell’Assam importato direttamente dai fratelli Dammann, che qui a Parigi hanno la sede principale in Place des Vosges. Fra le mani ho i numeri dell’ ”Avventuroso” mondadoriano del 1943 con le tavole di Francesco Chiletto, impegnato a proseguire la saga del “Dottor Faust”-creazione letteraria del teutonico Wolfang Johan Goethe - a fumetti, il terzo episodio intitolato “La spada dei giganti”. La storia cupa e tenebrosa del vecchio Faust ringiovanito dopo il patto con il diavolo in persona, è trascritta e sceneggiata dal grande Federico Pedrocchi: una storia di un autore tedesco a cavallo fra 17oo e 8oo non avrebbe certamente trovato resistenze da parte del miniculpop, visto il periodo!! Questo è, secondo me, un momento cruciale nella vita artistica del Nostro, poiché si deve confrontare con l’arte del mostro sacro Rino Albertarelli, artista guida del fumetto all’italiana, genio dell’inquadrature del movimento, fenomeno della pittura tonale ad acquerello: un vero talento. Chiletto non sfigura, anzi, in certe scene ammantate da un’aura di magico paganesimo, è estremamente pittoresco ed espressivo”. Soriano è un poco sorpreso:” io conoscevo Chiletto come disegnatore di storie salgariane, quelle che l’editore Civita pubbblicò sotto l’egida di Abril a partire dal 1948, o giù di lì. Sapete, in Argentina lo scrittore veronese Emilio Salgari è stato sempre molto amato e anche le storie a fumetti tratte dai suoi romanzi ebbero ampia eco, fra la fine degli anni 40’ e l’inizio del decennio successivo; io allora ero un bimbetto, sono nato nel 1943, e ricordo con nostalgia le belle tavole del “Corsaro nero” disegnate dal Nostro”. Bruno Maggi è sempre silenzioso, non ho assolutamente idea di quali pensieri stiano correndo nella sua mente. Osvaldo invece è un libro aperto, lo conosco da decenni, fin dal 1973 quando in Italia arrivò il suo primo romanzo edito da Vallecchi, “Triste, solitario y final”. Un poliziesco molto particolare, una sorta di commedia noir, amara riflessione sul mondo degli Stati Uniti d’America che viene colto impietosamente come sistema disumano di vita, che riduce in miseria e fa cadere nell’oblio personaggi come Stan Laurel e Oliver Hardy, prima sfruttati per la loro capacità di far ridere e divertire, poi consapevolmente distrutti. Osvaldo sta fumando l’ennesima sigaretta, io volutamente tossisco per fargli capire che il fumo passivo mi infastidisce parecchio. Pare che il messaggio non sia stato per nulla recepito: Mah?? “Soriano, guarda che il fumo di sigaretta è la maggior causa di tumori ai polmoni”. Pronuncio queste parole con voce stentorea e l’amico argentino ammicca con uno strano sorriso sulle labbra:” Si, lo so, ma che ci vuoi fare, è un vizio che non riesco a togliermi…”. Maggi intanto sta guardando con attenzione i numeri de “L’Avventuroso” con le tavole de “La spada dei giganti”; noto che ha vuotato non solo la tazza di tè ma anche la grande teiera, segno che il nero dell’Assam gli è piaciuto. Soriano mi osserva con espressione perplessa:” scusa, ti vorrei chiedere, per pura curiosità, perché scrivi tutti quegli articoli sui fumetti che poi in parte finiscono per essere cestinati, smarriti perfino, oppure utilizzati su internet sul sito degli “Amici del Vittorioso”, ma anche in altri blog dall’effimera presenza?? Lo fai per una forma di vanità o che??”. Già , bella domanda. Me lo sono spesso chiesto anch’io, consapevole del fatto che all’interno dello scenario globale della carta stampata o di scrittura di tipo elettronico, tutto non solo è effimero ma , nel mio caso, una testimonianza di oggettivo infinitesimo peso ed importanza.”Beh, caro Osvaldo, lo faccio per passatempo, per curiosità di scoprire scrivendo cose che in precedenza non conoscevo, e che ancora in gran parte ignoro. Ad esempio, mentre Franco Chiletto collabora a “Il Vittorioso”, a “Topolino” e poi all’”Avventuroso”( ma in questo ultimo caso Nerbini non c’entra più) con storie scritte da valenti sceneggiatori quali Luig Bonelli e Federico Pedrocchi, poi anche con “Il Corriere dei Piccoli” nel momento cupo della Repubblica Sociale , detta di Salò, che gli succede tutto intorno, che fanno gli editori, i colleghi disegnatori, scrittori di talento come i prima due citati assi delle storie con nuvolette, ma anche altri : Raffaele Paparella, Rino Albertarelli, Franco Caprioli, Guido Grilli, Piero Salvatico, Enrico Basari e così via?? Nel 43 e nel 44 da Roma in su (e da Firenze in giù, a partire dall’Agosto 1944) come si comportarono i disegnatori e scrittori delle storie a fumetti nei confronti della variegata situazione italiana?? Ad esempio, dopo l’otto Settembre 1943, Il generale Badoglio ebbe un ruolo in quei fumetti?? E La Repubblica sociale di Salò divenne scenario di avventure disegnate?? Per associazione di idee penso ad un romanzo di Leonardo Gori, “Il fiore d’oro” ( Hobby & Work, 2006), nell’ambito del quale i personaggi si muovono nella zona geografica compresa fra il lago di Garda e Venezia nella primavera del 1944, presi nelle spire di una vicenda avviluppante, le tentacolari propaggini del gran Maresciallo Goering, capo supremo della Lutvaffe, cocainomane, gran ladro di opere d’arte. Beh, il fumetto di quei tempi lontani eludeva i problemi del contingente Niente di tutto questo negli anni finali della guerra, la realtà veniva elusa, le storie narrate generalmente erano di carattere storico o esotico/avventuroso. Già nel 1941 quando ancora le sorti dell’Asse non erano messe in discussione, che leggevano i ragazzi sul Vittorioso?? Prima, nel 1938/39 potevano evadere con le peripezie di Andus , legionario romano nato dalla fantasia di Bonelli e disegnato da Chiletto debuttante per l’editrice AVE. Se vogliamo seguire questo ideale filo di Arianna per destreggiarci nel labirinto dei fumetti di quei tempi, arriviamo appunto al 1941/42 su “Il Vittorioso” con l’avventura indiana di “Kabir piccolo cornac”: siamo in pieno clima salgariano, e a mio parere è questo il momento nel quale il Nostro acquisisce scioltezza e sicurezza nel segno nel definire personaggi e sfondi. Bisogna pur dire che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da quando Chiletto, classe 1987, debutta come fumettista nel 1932 su “Jumbo”, il primo settimanale Italiano edito da Vecchi, che presenta storie a fumetti di stampo realistico. Sono passati dieci anni di duro apprendistato per il Nostro, e finalmente il costante impegno porta i suoi frutti. Questo è un dato significativo, poiché ci dà l’idea che non deve essere stato facile per il nostro artista raggiungere gli ottimi risultati che si possono vedere a partire dal 1942 in avanti. Non bisogna dimenticare che Chiletto inizia ad illustrare libri e riviste dall’inizio degli anni venti, quindi della gavetta ne aveva ben fatta!!! Comunque poi su “Il Vittorioso” nel 1943 Chiletto disegna su testi di U. Colombina “I Tamburini del Duca”: con mano ormai sicura il suo stile è arioso, limpido, pur se cesella con analisi minuziosa figure e sfondi: la storia in questione è ambientata nel 1691 e lo scenario è costituito dalla campagna piemontese costellata di vecchie locande, paesi arroccati con palazzi e castelli, ponti a sella d’asino ingobbiti su impetuosi torrenti di montagna, cavalieri al galoppo e così via. Significative la 4° , 5° e 6° puntata ( numeri del Vitt 21 e seguenti), dove le inquadrature prospettiche sono varie e differenti, con vedute dall’alto, dal basso , frontali e di scorcio; una vera di lezione di disegno en plein air. Le tavole sono senza nuvolette e prive di quadrettatura, strano fenomeno questo dovuto ad una imposizione del MINICULPOP emessa verso la metà del 1942: poi all’inizio dell’anno seguente la quadrettatura delle vignette ritornerà, ma non così il baloon. Ma se avete sotto agli occhi questi numeri del Vittorioso osservate la prima pagina, dove Antonio Canale segue praticamente la stessa metodologia per disegnare la storia “L’eroe del mare Bakù”, anche se la sua mano palesa già la vaga influenza di alcuni artisti americani portati al chiaroscuro a macchia e alla stilizzazione formale. Fenomeno questo del quale Canale sarà riferimento esemplare quando nel 1946 sul genovese settimanale “Cow Boy” disegnerà su testi dell’0nnipresente Bonelli, il fantascientifico“I signori dell’abisso”. Viceversa Chiletto seguirà senza deroga alcuna la sua vocazione illustrativa basata sul naturalismo/realismo: d’altra parte i disegnatori italiani di questo periodo, venuti alla luce nel primo decennio del secolo ( 19oo), hanno praticamente la stessa matrice formativa, con alle spalle la lezione dei grandi figurinai illustratori nati nell’ultimo ventennio dell’ottocento: uno per tutti, Gustavo Rosso detto scherzosamente Gustavino ( era alto circa due metri). Poi finalmente la guerra finirà e dal 1945 in poi si apriranno molte porte per i nostri disegnatori a fumetti: Chiletto seguirà molte strade editoriali diverse, fra le quali fondamentale sarà la prima citata collaborazione con il settimanale “Salgari”; ma che dire della sua partecipazione alla produzione della casa editrice Universo?? “L’Intrepid0” insomma; oppure quella con “Il Giornalino”delle Paline? mah, io non ne so praticamente nulla… eh, che ci volete fare, la mia cultura fumettistica è un colabrodo!! Per questo passo al “Vittorioso” degli anni cinquanta, dove il nostro appare con costanza, non con continuità, a partire dal 1951 fino al 1957. Su testi principalmente di Belloni e Cassone disegna una decina di cineromanzi : “L’uomo dalla maschera nera”, “Il tesoro degli Armagnac”, “La corona di latta”, La spada di Tamerlano”, La città delle cupole d’oro”, “La tribù del fuoco spento”, Suona la martinella”, “Battaglie sotto la laguna”. Ho riguardato con attenzione i due cineromanzi “Il tesoro degli Armagnac” e “ La corona di latta” : pubblicati fra il 1951/52 sono un esempio di simbiosi fra lo scrittore, Belloni, e il disegnatore. Penso che veramente Belloni le abbia scritte queste storie di genere cappa e spada pittoresco pensando alle caratteristiche del disegno di Chiletto, avendo ben presente la cifra espressiva del suo stile. Devo solo fare un poco la punta agli spilli: gli scenari di sfondo delle due storie in questione, sono disegnate in modo manierato, credo praticamente a memoria, senza nessuna ricerca documentaria: nella “Corona di latta”, la città di Parigi della metà del 1600 dove si svolge la parte finale del racconto, è assolutamente priva di connotazione storico/architettonica, disegnata come se fosse una qualsiasi città piemontese di quello stesso periodo. Va beh, penserete voi, ma quelli erano i tempi!! No, non è proprio così, poiché altri disegnatori e sceneggiatori coevi, anche sul “Vittorioso” operavano in modo più approfondito. Siete d’accordo?? Nel 1959 viene pubblicata la storia “Il gigante nero”, ma che per caratteristiche di stile è certamente stata disegnata anni prima. Prendendo non a caso un anno di questi, il 1953 , e facendo un confronto con gli altri disegnatori de “Il Vittorioso”, De Luca, Polese, Bellavitis, Caprioli, Canale, Paparella, D’Antonio , che cosa si evidenzia?? Che Chiletto è di un’altra generazione – anche se non in stretto senso anagrafico – e raggiunto un buon livello professionale di laborioso artigiano, si stabilizza: gli altri prima citati disegnatori invece evolvono la loro arte in differenti direzioni. Va beh, è una cosa che non si può non constatare!! Dal 1957 in poi Chiletto lascia il fumetto, problemi di vista e di salute in senso generale, e a 59 anni si dedica alla pittura di genere, spesso di carattere religioso. Muore settantanovenne nel 1976 e da allora riposa nel piccolo cimitero di Torcegno, paese del suo amato Trentino.

Tomaso

Bibliografia minima
Dario Guelfi , Franco Chiletto e l’Avventura salgariana2, Nostalvitt n°7, Agosto 1991.
Catalogo: Francesco Raffaele Chiletto, 1897-1976,Illustratore , fumettista, pittore trentino. Provincia autonoma di Trento, Assessorato alla cultura, 1997.

Digressione
Quello era il tempo dei films di Stanlio ed Ollio. Personaggi per me immortali, che fanno parte indelebile del mio Immaginario.
Mi rivolgo ad Osvaldo Soriano che mi osserva interdetto. Bruno Maggi si è appisolato con la testa reclinata sulla spalla: il mio raccontare l’ha spedito direttamente nel regno di Morfeo; fra le mani tiene ancora ben stretto un numero dell’”Avventuroso” del 1943, con la pagina aperta sulla tavola della “Spada dei giganti”, disegnata dal nostro bravo Chiletto. Io questa storia la possiedo solo in versione “albo d’oro” mondadoriano n° 14 del 10 Agosto 1946. Una edizione restrittiva, non solo per il formato più piccolo, ma per l’assenza quasi totale del colore, che viceversa è la cifra tecnica e stilistica più rilevante di questa storia a fumetti.

Francesco Chiletto, fumettista di mondi immaginari
Osvaldo Soriano, scrittore argentino, mi guarda e sorride: siamo seduti all’interno di una vetusta Brasserie di rue de la Butte aux cailles, fuori piove a dirotto. Bruno Maggi ci guarda silenzioso mentre sorseggia con cautela una tazza di tè nero dell’Assam importato direttamente dai fratelli Dammann, che qui a Parigi hanno la sede principale in Place des Vosges. Fra le mani ho i numeri dell’ ”Avventuroso” mondadoriano del 1943 con le tavole di Francesco Chiletto, impegnato a proseguire la saga del “Dottor Faust”-creazione letteraria del teutonico Wolfang Johan Goethe - a fumetti, il terzo episodio intitolato “La spada dei giganti”. La storia cupa e tenebrosa del vecchio Faust ringiovanito dopo il patto con il diavolo in persona, è trascritta e sceneggiata dal grande Federico Pedrocchi: una storia di un autore tedesco a cavallo fra 17oo e 8oo non avrebbe certamente trovato resistenze da parte del miniculpop, visto il periodo!! Questo è, secondo me, un momento cruciale nella vita artistica del Nostro, poiché si deve confrontare con l’arte del mostro sacro Rino Albertarelli, artista guida del fumetto all’italiana, genio dell’inquadrature del movimento, fenomeno della pittura tonale ad acquerello: un vero talento. Chiletto non sfigura, anzi, in certe scene ammantate da un’aura di magico paganesimo, è estremamente pittoresco ed espressivo”. Soriano è un poco sorpreso:” io conoscevo Chiletto come disegnatore di storie salgariane, quelle che l’editore Civita pubbblicò sotto l’egida di Abril a partire dal 1948, o giù di lì. Sapete, in Argentina lo scrittore veronese Emilio Salgari è stato sempre molto amato e anche le storie a fumetti tratte dai suoi romanzi ebbero ampia eco, fra la fine degli anni 40’ e l’inizio del decennio successivo; io allora ero un bimbetto, sono nato nel 1943, e ricordo con nostalgia le belle tavole del “Corsaro nero” disegnate dal Nostro”. Bruno Maggi è sempre silenzioso, non ho assolutamente idea di quali pensieri stiano correndo nella sua mente. Osvaldo invece è un libro aperto, lo conosco da decenni, fin dal 1973 quando in Italia arrivò il suo primo romanzo edito da Vallecchi, “Triste, solitario y final”. Un poliziesco molto particolare, una sorta di commedia noir, amara riflessione sul mondo degli Stati Uniti d’America che viene colto impietosamente come sistema disumano di vita, che riduce in miseria e fa cadere nell’oblio personaggi come Stan Laurel e Oliver Hardy, prima sfruttati per la loro capacità di far ridere e divertire, poi consapevolmente distrutti. Osvaldo sta fumando l’ennesima sigaretta, io volutamente tossisco per fargli capire che il fumo passivo mi infastidisce parecchio. Pare che il messaggio non sia stato per nulla recepito: Mah?? “Soriano, guarda che il fumo di sigaretta è la maggior causa di tumori ai polmoni”. Pronuncio queste parole con voce stentorea e l’amico argentino ammicca con uno strano sorriso sulle labbra:” Si, lo so, ma che ci vuoi fare, è un vizio che non riesco a togliermi…”. Maggi intanto sta guardando con attenzione i numeri de “L’Avventuroso” con le tavole de “La spada dei giganti”; noto che ha vuotato non solo la tazza di tè ma anche la grande teiera, segno che il nero dell’Assam gli è piaciuto. Soriano mi osserva con espressione perplessa:” scusa, ti vorrei chiedere, per pura curiosità, perché scrivi tutti quegli articoli sui fumetti che poi in parte finiscono per essere cestinati, smarriti perfino, oppure utilizzati su internet sul sito degli “Amici del Vittorioso”, ma anche in altri blog dall’effimera presenza?? Lo fai per una forma di vanità o che??”. Già , bella domanda. Me lo sono spesso chiesto anch’io, consapevole del fatto che all’interno dello scenario globale della carta stampata o di scrittura di tipo elettronico, tutto non solo è effimero ma , nel mio caso, una testimonianza di oggettivo infinitesimo peso ed importanza.”Beh, caro Osvaldo, lo faccio per passatempo, per curiosità di scoprire scrivendo cose che in precedenza non conoscevo, e che ancora in gran parte ignoro. Ad esempio, mentre Franco Chiletto collabora a “Il Vittorioso”, a “Topolino” e poi all’”Avventuroso”( ma in questo ultimo caso Nerbini non c’entra più) con storie scritte da valenti sceneggiatori quali Luig Bonelli e Federico Pedrocchi, poi anche con “Il Corriere dei Piccoli” nel momento cupo della Repubblica Sociale , detta di Salò, che gli succede tutto intorno, che fanno gli editori, i colleghi disegnatori, scrittori di talento come i prima due citati assi delle storie con nuvolette, ma anche altri : Raffaele Paparella, Rino Albertarelli, Franco Caprioli, Guido Grilli, Piero Salvatico, Enrico Basari e così via?? Nel 43 e nel 44 da Roma in su (e da Firenze in giù, a partire dall’Agosto 1944) come si comportarono i disegnatori e scrittori delle storie a fumetti nei confronti della variegata situazione italiana?? Ad esempio, dopo l’otto Settembre 1943, Il generale Badoglio ebbe un ruolo in quei fumetti?? E La Repubblica sociale di Salò divenne scenario di avventure disegnate?? Per associazione di idee penso ad un romanzo di Leonardo Gori, “Il fiore d’oro” ( Hobby & Work, 2006), nell’ambito del quale i personaggi si muovono nella zona geografica compresa fra il lago di Garda e Venezia nella primavera del 1944, presi nelle spire di una vicenda avviluppante, le tentacolari propaggini del gran Maresciallo Goering, capo supremo della Lutvaffe, cocainomane, gran ladro di opere d’arte. Beh, il fumetto di quei tempi lontani eludeva i problemi del contingente Niente di tutto questo negli anni finali della guerra, la realtà veniva elusa, le storie narrate generalmente erano di carattere storico o esotico/avventuroso. Già nel 1941 quando ancora le sorti dell’Asse non erano messe in discussione, che leggevano i ragazzi sul Vittorioso?? Prima, nel 1938/39 potevano evadere con le peripezie di Andus , legionario romano nato dalla fantasia di Bonelli e disegnato da Chiletto debuttante per l’editrice AVE. Se vogliamo seguire questo ideale filo di Arianna per destreggiarci nel labirinto dei fumetti di quei tempi, arriviamo appunto al 1941/42 su “Il Vittorioso” con l’avventura indiana di “Kabir piccolo cornac”: siamo in pieno clima salgariano, e a mio parere è questo il momento nel quale il Nostro acquisisce scioltezza e sicurezza nel segno nel definire personaggi e sfondi. Bisogna pur dire che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da quando Chiletto, classe 1987, debutta come fumettista nel 1932 su “Jumbo”, il primo settimanale Italiano edito da Vecchi, che presenta storie a fumetti di stampo realistico. Sono passati dieci anni di duro apprendistato per il Nostro, e finalmente il costante impegno porta i suoi frutti. Questo è un dato significativo, poiché ci dà l’idea che non deve essere stato facile per il nostro artista raggiungere gli ottimi risultati che si possono vedere a partire dal 1942 in avanti. Non bisogna dimenticare che Chiletto inizia ad illustrare libri e riviste dall’inizio degli anni venti, quindi della gavetta ne aveva ben fatta!!! Comunque poi su “Il Vittorioso” nel 1943 Chiletto disegna su testi di U. Colombina “I Tamburini del Duca”: con mano ormai sicura il suo stile è arioso, limpido, pur se cesella con analisi minuziosa figure e sfondi: la storia in questione è ambientata nel 1691 e lo scenario è costituito dalla campagna piemontese costellata di vecchie locande, paesi arroccati con palazzi e castelli, ponti a sella d’asino ingobbiti su impetuosi torrenti di montagna, cavalieri al galoppo e così via. Significative la 4° , 5° e 6° puntata ( numeri del Vitt 21 e seguenti), dove le inquadrature prospettiche sono varie e differenti, con vedute dall’alto, dal basso , frontali e di scorcio; una vera di lezione di disegno en plein air. Le tavole sono senza nuvolette e prive di quadrettatura, strano fenomeno questo dovuto ad una imposizione del MINICULPOP emessa verso la metà del 1942: poi all’inizio dell’anno seguente la quadrettatura delle vignette ritornerà, ma non così il baloon. Ma se avete sotto agli occhi questi numeri del Vittorioso osservate la prima pagina, dove Antonio Canale segue praticamente la stessa metodologia per disegnare la storia “L’eroe del mare Bakù”, anche se la sua mano palesa già la vaga influenza di alcuni artisti americani portati al chiaroscuro a macchia e alla stilizzazione formale. Fenomeno questo del quale Canale sarà riferimento esemplare quando nel 1946 sul genovese settimanale “Cow Boy” disegnerà su testi dell’0nnipresente Bonelli, il fantascientifico“I signori dell’abisso”. Viceversa Chiletto seguirà senza deroga alcuna la sua vocazione illustrativa basata sul naturalismo/realismo: d’altra parte i disegnatori italiani di questo periodo, venuti alla luce nel primo decennio del secolo ( 19oo), hanno praticamente la stessa matrice formativa, con alle spalle la lezione dei grandi figurinai illustratori nati nell’ultimo ventennio dell’ottocento: uno per tutti, Gustavo Rosso detto scherzosamente Gustavino ( era alto circa due metri). Poi finalmente la guerra finirà e dal 1945 in poi si apriranno molte porte per i nostri disegnatori a fumetti: Chiletto seguirà molte strade editoriali diverse, fra le quali fondamentale sarà la prima citata collaborazione con il settimanale “Salgari”; ma che dire della sua partecipazione alla produzione della casa editrice Universo?? “L’Intrepid0” insomma; oppure quella con “Il Giornalino”delle Paline? mah, io non ne so praticamente nulla… eh, che ci volete fare, la mia cultura fumettistica è un colabrodo!! Per questo passo al “Vittorioso” degli anni cinquanta, dove il nostro appare con costanza, non con continuità, a partire dal 1951 fino al 1957. Su testi principalmente di Belloni e Cassone disegna una decina di cineromanzi : “L’uomo dalla maschera nera”, “Il tesoro degli Armagnac”, “La corona di latta”, La spada di Tamerlano”, La città delle cupole d’oro”, “La tribù del fuoco spento”, Suona la martinella”, “Battaglie sotto la laguna”. Ho riguardato con attenzione i due cineromanzi “Il tesoro degli Armagnac” e “ La corona di latta” : pubblicati fra il 1951/52 sono un esempio di simbiosi fra lo scrittore, Belloni, e il disegnatore. Penso che veramente Belloni le abbia scritte queste storie di genere cappa e spada pittoresco pensando alle caratteristiche del disegno di Chiletto, avendo ben presente la cifra espressiva del suo stile. Devo solo fare un poco la punta agli spilli: gli scenari di sfondo delle due storie in questione, sono disegnate in modo manierato, credo praticamente a memoria, senza nessuna ricerca documentaria: nella “Corona di latta”, la città di Parigi della metà del 1600 dove si svolge la parte finale del racconto, è assolutamente priva di connotazione storico/architettonica, disegnata come se fosse una qualsiasi città piemontese di quello stesso periodo. Va beh, penserete voi, ma quelli erano i tempi!! No, non è proprio così, poiché altri disegnatori e sceneggiatori coevi, anche sul “Vittorioso” operavano in modo più approfondito. Siete d’accordo?? Nel 1959 viene pubblicata la storia “Il gigante nero”, ma che per caratteristiche di stile è certamente stata disegnata anni prima. Prendendo non a caso un anno di questi, il 1953 , e facendo un confronto con gli altri disegnatori de “Il Vittorioso”, De Luca, Polese, Bellavitis, Caprioli, Canale, Paparella, D’Antonio , che cosa si evidenzia?? Che Chiletto è di un’altra generazione – anche se non in stretto senso anagrafico – e raggiunto un buon livello professionale di laborioso artigiano, si stabilizza: gli altri prima citati disegnatori invece evolvono la loro arte in differenti direzioni. Va beh, è una cosa che non si può non constatare!! Dal 1957 in poi Chiletto lascia il fumetto, problemi di vista e di salute in senso generale, e a 59 anni si dedica alla pittura di genere, spesso di carattere religioso. Muore settantanovenne nel 1976 e da allora riposa nel piccolo cimitero di Torcegno, paese del suo amato Trentino.

Tomaso

Bibliografia minima
Dario Guelfi , Franco Chiletto e l’Avventura salgariana2, Nostalvitt n°7, Agosto 1991.
Catalogo: Francesco Raffaele Chiletto, 1897-1976,Illustratore , fumettista, pittore trentino. Provincia autonoma di Trento, Assessorato alla cultura, 1997.

Francesco Chiletto, fumettista di mondi immaginari

Osvaldo Soriano, scrittore argentino, mi guarda e sorride: siamo seduti all’interno di una vetusta Brasserie di rue de la Butte aux cailles, fuori piove a dirotto. Bruno Maggi ci guarda silenzioso mentre sorseggia con cautela una tazza di tè nero dell’Assam importato direttamente dai fratelli Dammann, che qui a Parigi hanno la sede principale in Place des Vosges. Fra le mani ho i numeri dell’ ”Avventuroso” mondadoriano del 1943 con le tavole di Francesco Chiletto, impegnato a proseguire la saga del “Dottor”Faust a fumetti, il terzo episodio intitolato “La spada dei giganti”. Soriano è un poco sorpreso:” io conoscevo Chiletto come disegnatore di storie salgariane, quelle che l’editore Civita editò sotto l’egida di Abril a partire dal 1948, o giù di lì. Sapete, in Argentina lo scrittore veronese Emilio Salgari è stato sempre molto amato e anche le storie a fumetti tratte dai suoi romanzi ebbero ampia eco, fra la fine degli anni 40’ e l’inizio del decennio successivo; io allora ero un bimbetto, sono nato nel 1943, e ricordo con nostalgia le belle tavole del “Corsaro nero” disegnate dal Nostro”. Bruno Maggi è sempre silenzioso, non ho assolutamente idea di quali pensieri stiano correndo nella sua mente. Osvaldo invece è un libro aperto, lo conosco da decenni, fin dal 1973 quando in Italia arrivò il suo primo romanzo edito da Vallecchi, “Triste, solitario y final”. Un poliziesco molto particolare, una sorta di commedia noir, amara riflessione sul mondo degli Stati Uniti d’America che viene colto impietosamente come sistema disumano di vita, che riduce in miseria e fa cadere nell’oblio personaggi come Stan Laurel e Oliver Hardy, prima sfruttati per la loro capacità di far ridere e divertire, poi consapevolmente distrutti. Osvaldo sta fumando l’ennesima sigaretta, io volutamente tossisco per fargli capire che il fumo passivo mi infastidisce parecchio. Pare che il messaggio non sia stato per nulla recepito: Mah?? “Soriano, guarda che il fumo di sigaretta è la maggior causa di tumori ai polmoni”. Pronuncio queste parole con voce stentorea e l’amico argentino ammicca con uno strano sorriso sulle labbra:” Si, lo so, ma che ci vuoi fare, è un vizio che non riesco a togliermi…”. Maggi intanto sta guardando con attenzione i numeri de “LìAvventuroso” con le tavole de “La spada dei giganti”; noto che ha vuotato non solo la tazza di tè ma anche la grande teiera, segno che il nero dell’Assam gli è piaciuto. Soriano mi osserva con espressione perplessa:” scusa, ti vorrei chiedere, per pura curiosità, perché scrivi tutti quegli articoli sui fumetti che poi in parte finiscono per essere cestinati, smarriti perfino, oppure utilizzati su internet sul sito degli “Amici del Vittorioso”, ma anche in altri blog dall’effimera presenza?? Lo fai per una forma di vanità o che??”. Già , bella domanda. Me lo sono spesso chiesto anch’io, consapevole del fatto che all’interno dello scenario globale della carta stampata o di scrittura di tipo elettronico, tutto non solo è effimero ma , nel mio caso, una testimonianza di oggettivo infinitesimo peso ed importanza.”Beh, caro Osvaldo, lo faccio per passatempo, per curiosità di scoprire scrivendo cose che in precedenza non conoscevo, e che ancora in gran parte ignoro. Ad esempio, mentre Franco Chiletto collabora a “Il Vittorioso”, a “Topolino” e poi all’”Avventuroso”( ma in questo ultimo caso Nerbini non c’entra più) con storie scritte da valenti sceneggiatori quali Luig Bonelli e Federico Pedrocchi, poi anche con “Il Corriere dei Piccoli” nel momento cupo della Repubblica Sociale , detta di Salò, che gli succede tutto intorno, che fanno gli editori, i colleghi disegnatori, scrittori di talento come i prima due citati assi delle storie con nuvolette, ma anche altri : Raffaele Paparella, Rino Albertarelli, Franco Caprioli, Guido Grilli, Piero Salvatico, Enrico Basari e così via?? Nel 43 e nel 44 da Roma in su (e da Firenze in giù, a partire dall’Agosto 1944) come si comportarono i disegnatori e scrittori delle storie a fumetti nei confronti della variegata situazione italiana?? Ad esempio , dopo l’otto Settembre 1943, Il generale Badoglio ebbe un ruolo in quei fumetti?? E La Repubblica sociale di Salò divenne scenario di avventure disegnate?? Sto pensando ad un romanzo di Leonardo Gori, “Il fiore d’oro”, nell’ambito del quale i personaggi si muovono nella zona geografica compresa fra il lago di Garda e Venezia nella primavera del 1944, presi nelle spire di una vicenda avviluppante, le tentacolari propaggini del gran Maresciallo Goering, capo supremo della Lutvaffe, cocainomane, gran ladro di opere d’arte. Niente di tutto questo, la realtà veniva elusa con storie generalmente di carattere storico o esotico/avventuroso. Su “Il Vittorioso” nel 1943 Chiletto disegna su testi di U. Colombina “I Tamburini del Duca”: con mano ormai sicura il suo stile è arioso, limpido pur se cesella con analisi minuziosa figure e sfondi: Siamo nel 1691 e lo scenario è costituito dalla campagna piemontese costellata di vecchie locande, paesi arroccati con palazzi e castelli, ponti a gobba d’asino, cavalieri al galoppo e così via. Significative la 4° ,5° e 6° puntata ( numeri del Vitt 21 e seguenti), dove le inquadrature prospettiche sono varie e differenti, con vedute dallìalto, dal basso , frontali e di scorcio; una vera di lezione di disegno en plein air.Ma se avete sotto agli occhi questi numeri del Vittorioso osservate la prima pagina, dove Antonio Canale segue praticamente la stessa metodologia per disegnare la storia “L’eroe del mare Bakù”. D’altra parte i disegnatori italiani di questo periodo hanno praticamente la stessa matrice formativa, con alle spalle la lezione dei grandi figurinai illustratori nati nell’ultimo ventennio dell’ottocento: uno per tutti, Gustavo Rosso detto Gustavino ( era alto circa due metri).
Continua
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Quando qualche approfondimento in più su questo Chiello, che ho stupidamente confuso con Sinchetto della EsseGesse?

Vitaliano. ho postato, ma la lunghezza dell'intervento farà slittare l'apparizione a chissà quando.

Provo a spezzare:
Ho fra le mani ho i numeri dell’ ”Avventuroso” mondadoriano del 1943 con le tavole di Francesco Chiletto, impegnato a proseguire la saga del “Dottor Faust”-creazione letteraria del teutonico Wolfang Johan Goethe - a fumetti, il terzo episodio intitolato “La spada dei giganti”. La storia cupa e tenebrosa del vecchio Faust ringiovanito dopo il patto con il diavolo in persona, è trascritta e sceneggiata dal grande Federico Pedrocchi: una storia di un autore tedesco a cavallo fra 17oo e 8oo non avrebbe certamente trovato resistenze da parte del miniculpop, visto il periodo!! Questo è, secondo me, un momento cruciale nella vita artistica del Nostro, poiché si deve confrontare con l’arte del mostro sacro Rino Albertarelli, artista guida del fumetto all’italiana, genio dell’inquadrature del movimento, fenomeno della pittura tonale ad acquerello: un vero talento. Chiletto non sfigura, anzi, in certe scene ammantate da un’aura di magico paganesimo, è estremamente pittoresco ed espressivo”. Soriano è un poco sorpreso:” io conoscevo Chiletto come disegnatore di storie salgariane, quelle che l’editore Civita pubbblicò sotto l’egida di Abril a partire dal 1948, o giù di lì. Sapete, in Argentina lo scrittore veronese Emilio Salgari è stato sempre molto amato e anche le storie a fumetti tratte dai suoi romanzi ebbero ampia eco, fra la fine degli anni 40’ e l’inizio del decennio successivo; io allora ero un bimbetto, sono nato nel 1943, e ricordo con nostalgia le belle tavole del “Corsaro nero” disegnate dal Nostro”

Provo a spezzare:
Ho fra le mani ho i numeri dell’ ”Avventuroso” mondadoriano del 1943 con le tavole di Francesco Chiletto, impegnato a proseguire la saga del “Dottor Faust”-creazione letteraria del teutonico Wolfang Johan Goethe - a fumetti, il terzo episodio intitolato “La spada dei giganti”. La storia cupa e tenebrosa del vecchio Faust ringiovanito dopo il patto con il diavolo in persona, è trascritta e sceneggiata dal grande Federico Pedrocchi: una storia di un autore tedesco a cavallo fra 17oo e 8oo non avrebbe certamente trovato resistenze da parte del miniculpop, visto il periodo!! Questo è, secondo me, un momento cruciale nella vita artistica del Nostro, poiché si deve confrontare con l’arte del mostro sacro Rino Albertarelli, artista guida del fumetto all’italiana, genio dell’inquadrature del movimento, fenomeno della pittura tonale ad acquerello: un vero talento. Chiletto non sfigura, anzi, in certe scene ammantate da un’aura di magico paganesimo, è estremamente pittoresco ed espressivo”. Soriano è un poco sorpreso:” io conoscevo Chiletto come disegnatore di storie salgariane, quelle che l’editore Civita pubbblicò sotto l’egida di Abril a partire dal 1948, o giù di lì. Sapete, in Argentina lo scrittore veronese Emilio Salgari è stato sempre molto amato e anche le storie a fumetti tratte dai suoi romanzi ebbero ampia eco, fra la fine degli anni 40’ e l’inizio del decennio successivo; io allora ero un bimbetto, sono nato nel 1943, e ricordo con nostalgia le belle tavole del “Corsaro nero” disegnate dal Nostro”

Provo a spezzare:
Ho fra le mani ho i numeri dell’ ”Avventuroso” mondadoriano del 1943 con le tavole di Francesco Chiletto, impegnato a proseguire la saga del “Dottor Faust”-creazione letteraria del teutonico Wolfang Johan Goethe - a fumetti, il terzo episodio intitolato “La spada dei giganti”. La storia cupa e tenebrosa del vecchio Faust ringiovanito dopo il patto con il diavolo in persona, è trascritta e sceneggiata dal grande Federico Pedrocchi: una storia di un autore tedesco a cavallo fra 17oo e 8oo non avrebbe certamente trovato resistenze da parte del miniculpop, visto il periodo!! Questo è, secondo me, un momento cruciale nella vita artistica del Nostro, poiché si deve confrontare con l’arte del mostro sacro Rino Albertarelli, artista guida del fumetto all’italiana, genio dell’inquadrature del movimento, fenomeno della pittura tonale ad acquerello: un vero talento. Chiletto non sfigura, anzi, in certe scene ammantate da un’aura di magico paganesimo, è estremamente pittoresco ed espressivo”. Soriano è un poco sorpreso:” io conoscevo Chiletto come disegnatore di storie salgariane, quelle che l’editore Civita pubbblicò sotto l’egida di Abril a partire dal 1948, o giù di lì. Sapete, in Argentina lo scrittore veronese Emilio Salgari è stato sempre molto amato e anche le storie a fumetti tratte dai suoi romanzi ebbero ampia eco, fra la fine degli anni 40’ e l’inizio del decennio successivo; io allora ero un bimbetto, sono nato nel 1943, e ricordo con nostalgia le belle tavole del “Corsaro nero” disegnate dal Nostro”

Chiletto collabora a “Il Vittorioso”, a “Topolino” e poi all’”Avventuroso”( ma in questo ultimo caso Nerbini non c’entra più) con storie scritte da valenti sceneggiatori quali Luig Bonelli e Federico Pedrocchi, poi anche con “Il Corriere dei Piccoli” nel momento cupo della Repubblica Sociale , detta di Salò, che gli succede tutto intorno, che fanno gli editori, i colleghi disegnatori, scrittori di talento come i prima due citati assi delle storie con nuvolette, ma anche altri : Raffaele Paparella, Rino Albertarelli, Franco Caprioli, Guido Grilli, Piero Salvatico, Enrico Basari e così via?? Nel 43 e nel 44 da Roma in su (e da Firenze in giù, a partire dall’Agosto 1944) come si comportarono i disegnatori e scrittori delle storie a fumetti nei confronti della variegata situazione italiana?? Ad esempio, dopo l’otto Settembre 1943, Il generale Badoglio ebbe un ruolo in quei fumetti?? E La Repubblica sociale di Salò divenne scenario di avventure disegnate?? Per associazione di idee penso ad un romanzo di Leonardo Gori, “Il fiore d’oro” ( Hobby & Work, 2006), nell’ambito del quale i personaggi si muovono nella zona geografica compresa fra il lago di Garda e Venezia nella primavera del 1944, presi nelle spire di una vicenda avviluppante, le tentacolari propaggini del gran Maresciallo Goering, capo supremo della Lutvaffe, cocainomane, gran ladro di opere d’arte. Beh, il fumetto di quei tempi lontani eludeva i problemi del contingente Niente di tutto questo negli anni finali della guerra, la realtà veniva elusa, le storie narrate generalmente erano di carattere storico o esotico/avventuroso. Già nel 1941 quando ancora le sorti dell’Asse non erano messe in discussione, che leggevano i ragazzi sul Vittorioso?? Prima, nel 1938/39 potevano evadere con le peripezie di Andus , legionario romano nato dalla fantasia di Bonelli e disegnato da Chiletto debuttante per l’editrice AVE. Se vogliamo seguire questo ideale filo di Arianna per destreggiarci nel labirinto dei fumetti di quei tempi, arriviamo appunto al 1941/42 su “Il Vittorioso” con l’avventura indiana di “Kabir piccolo cornac”: siamo in pieno clima salgariano, e a mio parere è questo il momento nel quale il Nostro acquisisce scioltezza e sicurezza nel segno nel definire personaggi e sfondi. Bisogna pur dire che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da quando Chiletto, classe 1987, debutta come fumettista nel 1932 su “Jumbo”, il primo settimanale Italiano edito da Vecchi, che presenta storie a fumetti di stampo realistico. Sono passati dieci anni di duro apprendistato per il Nostro, e finalmente il costante impegno porta i suoi frutti. Questo è un dato significativo, poiché ci dà l’idea che non deve essere stato facile per il nostro artista raggiungere gli ottimi risultati che si possono vedere a partire dal 1942 in avanti. Non bisogna dimenticare che Chiletto inizia ad illustrare libri e riviste dall’inizio degli anni venti, quindi della gavetta ne aveva ben fatta!!! Comunque poi su “Il Vittorioso” nel 1943 Chiletto disegna su testi di U. Colombina “I Tamburini del Duca”: con mano ormai sicura il suo stile è arioso, limpido, pur se cesella con analisi minuziosa figure e sfondi: la storia in questione è ambientata nel 1691 e lo scenario è costituito dalla campagna piemontese costellata di vecchie locande, paesi arroccati con palazzi e castelli, ponti a sella d’asino ingobbiti su impetuosi torrenti di montagna, cavalieri al galoppo e così via. Significative la 4° , 5° e 6° puntata ( numeri del Vitt 21 e seguenti), dove le inquadrature prospettiche sono varie e differenti, con vedute dall’alto, dal basso , frontali e di scorcio; una vera di lezione di disegno en plein air. Le tavole sono senza nuvolette e prive di quadrettatura, strano fenomeno questo dovuto ad una imposizione del MINICULPOP emessa verso la metà del 1942: poi all’inizio dell’anno seguente la quadrettatura delle vignette ritornerà, ma non così il baloon. Ma se avete sotto agli occhi questi numeri del Vittorioso osservate la prima pagina, dove Antonio Canale segue praticamente la stessa metodologia per disegnare la storia “L’eroe del mare Bakù”, anche se la sua mano palesa già la vaga influenza di alcuni artisti americani portati al chiaroscuro a macchia e alla stilizzazione formale. Fenomeno questo del quale Canale sarà riferimento esemplare quando nel 1946 sul genovese settimanale “Cow Boy” disegnerà su testi dell’0nnipresente Bonelli, il fantascientifico“I signori dell’abisso”. Viceversa Chiletto seguirà senza deroga alcuna la sua vocazione illustrativa basata sul naturalismo/realismo: d’altra parte i disegnatori italiani di questo periodo, venuti alla luce nel primo decennio del secolo ( 19oo), hanno praticamente la stessa matrice formativa, con alle spalle la lezione dei grandi figurinai illustratori nati nell’ultimo ventennio dell’ottocento: uno per tutti, Gustavo Rosso detto scherzosamente Gustavino ( era alto circa due me

Chiletto collabora a “Il Vittorioso”, a “Topolino” e poi all’”Avventuroso”( ma in questo ultimo caso Nerbini non c’entra più) con storie scritte da valenti sceneggiatori quali Luig Bonelli e Federico Pedrocchi, poi anche con “Il Corriere dei Piccoli” nel momento cupo della Repubblica Sociale , detta di Salò, che gli succede tutto intorno, che fanno gli editori, i colleghi disegnatori, scrittori di talento come i prima due citati assi delle storie con nuvolette, ma anche altri : Raffaele Paparella, Rino Albertarelli, Franco Caprioli, Guido Grilli, Piero Salvatico, Enrico Basari e così via?? Nel 43 e nel 44 da Roma in su (e da Firenze in giù, a partire dall’Agosto 1944) come si comportarono i disegnatori e scrittori delle storie a fumetti nei confronti della variegata situazione italiana?? Ad esempio, dopo l’otto Settembre 1943, Il generale Badoglio ebbe un ruolo in quei fumetti?? E La Repubblica sociale di Salò divenne scenario di avventure disegnate?? Per associazione di idee penso ad un romanzo di Leonardo Gori, “Il fiore d’oro” ( Hobby & Work, 2006), nell’ambito del quale i personaggi si muovono nella zona geografica compresa fra il lago di Garda e Venezia nella primavera del 1944, presi nelle spire di una vicenda avviluppante, le tentacolari propaggini del gran Maresciallo Goering, capo supremo della Lutvaffe, cocainomane, gran ladro di opere d’arte. Beh, il fumetto di quei tempi lontani eludeva i problemi del contingente Niente di tutto questo negli anni finali della guerra, la realtà veniva elusa, le storie narrate generalmente erano di carattere storico o esotico/avventuroso. Già nel 1941 quando ancora le sorti dell’Asse non erano messe in discussione, che leggevano i ragazzi sul Vittorioso?? Prima, nel 1938/39 potevano evadere con le peripezie di Andus , legionario romano nato dalla fantasia di Bonelli e disegnato da Chiletto debuttante per l’editrice AVE. Se vogliamo seguire questo ideale filo di Arianna per destreggiarci nel labirinto dei fumetti di quei tempi, arriviamo appunto al 1941/42 su “Il Vittorioso” con l’avventura indiana di “Kabir piccolo cornac”: siamo in pieno clima salgariano, e a mio parere è questo il momento nel quale il Nostro acquisisce scioltezza e sicurezza nel segno nel definire personaggi e sfondi. Bisogna pur dire che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da quando Chiletto, classe 1987, debutta come fumettista nel 1932 su “Jumbo”, il primo settimanale Italiano edito da Vecchi, che presenta storie a fumetti di stampo realistico. Sono passati dieci anni di duro apprendistato per il Nostro, e finalmente il costante impegno porta i suoi frutti. Questo è un dato significativo, poiché ci dà l’idea che non deve essere stato facile per il nostro artista raggiungere gli ottimi risultati che si possono vedere a partire dal 1942 in avanti. Non bisogna dimenticare che Chiletto inizia ad illustrare libri e riviste dall’inizio degli anni venti, quindi della gavetta ne aveva ben fatta!!! Comunque poi su “Il Vittorioso” nel 1943 Chiletto disegna su testi di U. Colombina “I Tamburini del Duca”: con mano ormai sicura il suo stile è arioso, limpido, pur se cesella con analisi minuziosa figure e sfondi: la storia in questione è ambientata nel 1691 e lo scenario è costituito dalla campagna piemontese costellata di vecchie locande, paesi arroccati con palazzi e castelli, ponti a sella d’asino ingobbiti su impetuosi torrenti di montagna, cavalieri al galoppo e così via. Significative la 4° , 5° e 6° puntata ( numeri del Vitt 21 e seguenti), dove le inquadrature prospettiche sono varie e differenti, con vedute dall’alto, dal basso , frontali e di scorcio; una vera di lezione di disegno en plein air. Le tavole sono senza nuvolette e prive di quadrettatura, strano fenomeno questo dovuto ad una imposizione del MINICULPOP emessa verso la metà del 1942: poi all’inizio dell’anno seguente la quadrettatura delle vignette ritornerà, ma non così il baloon.

Poi finalmente la guerra finirà e dal 1945 in poi si apriranno molte porte per i nostri disegnatori a fumetti: Chiletto seguirà molte strade editoriali diverse, fra le quali fondamentale sarà la prima citata collaborazione con il settimanale “Salgari”; ma che dire della sua partecipazione alla produzione della casa editrice Universo?? “L’Intrepid0” insomma; oppure quella con “Il Giornalino”delle Paline? mah, io non ne so praticamente nulla… eh, che ci volete fare, la mia cultura fumettistica è un colabrodo!! Per questo passo al “Vittorioso” degli anni cinquanta, dove il nostro appare con costanza, non con continuità, a partire dal 1951 fino al 1957. Su testi principalmente di Belloni e Cassone disegna una decina di cineromanzi : “L’uomo dalla maschera nera”, “Il tesoro degli Armagnac”, “La corona di latta”, La spada di Tamerlano”, La città delle cupole d’oro”, “La tribù del fuoco spento”, Suona la martinella”, “Battaglie sotto la laguna”. Ho riguardato con attenzione i due cineromanzi “Il tesoro degli Armagnac” e “ La corona di latta” : pubblicati fra il 1951/52 sono un esempio di simbiosi fra lo scrittore, Belloni, e il disegnatore. Penso che veramente Belloni le abbia scritte queste storie di genere cappa e spada pittoresco pensando alle caratteristiche del disegno di Chiletto, avendo ben presente la cifra espressiva del suo stile. Devo solo fare un poco la punta agli spilli: gli scenari di sfondo delle due storie in questione, sono disegnate in modo manierato, credo praticamente a memoria, senza nessuna ricerca documentaria: nella “Corona di latta”, la città di Parigi della metà del 1600 dove si svolge la parte finale del racconto, è assolutamente priva di connotazione storico/architettonica, disegnata come se fosse una qualsiasi città piemontese di quello stesso periodo. Va beh, penserete voi, ma quelli erano i tempi!! No, non è proprio così, poiché altri disegnatori e sceneggiatori coevi, anche sul “Vittorioso” operavano in modo più approfondito. Siete d’accordo?? Nel 1959 viene pubblicata la storia “Il gigante nero”, ma che per caratteristiche di stile è certamente stata disegnata anni prima. Prendendo non a caso un anno di questi, il 1953 , e facendo un confronto con gli altri disegnatori de “Il Vittorioso”, De Luca, Polese, Bellavitis, Caprioli, Canale, Paparella, D’Antonio , che cosa si evidenzia?? Che Chiletto è di un’altra generazione – anche se non in stretto senso anagrafico – e raggiunto un buon livello professionale di laborioso artigiano, si stabilizza: gli altri prima citati disegnatori invece evolvono la loro arte in differenti direzioni. Va beh, è una cosa che non si può non constatare!! Dal 1957 in poi Chiletto lascia il fumetto, problemi di vista e di salute in senso generale, e a 59 anni si dedica alla pittura di genere, spesso di carattere religioso. Muore settantanovenne nel 1976 e da allora riposa nel piccolo cimitero di Torcegno, paese del suo amato Trentino.

L'intervento è venuto spezzato da cani: porgo le mie dolenti scuse.

OOOOH, bene, grazie!
Stanotte ho di che leggere!

Se io potessi postare delle pagine disegnate da Chiletto, sceglierei quelle iniziali ,grande formato a colori della "Spada dei giganti".
La storia venne ripubblicata nella collana "Albi d'oro" di MOndadori, ma in formato più piccolo e nei toni del bianco,grigioe nero.
Comunque in questa edizione più modesta almeno la storia finisce, perchè viceversa la prima edizione rimase incompiuta a causa della chiusura testate mondadoriane alla fine del 1943.
Amen!!

Ciao, Luca.
Auguri per il proseguimento dell'iniziativa su Scarpa. Il titolo della collana è appropriato, perché non tratterà solo Scarpa ma anche il meglio dei soggettisti e sceneggiatori italiani del fumetto: i Barosso, Martina, Cimino, tutti autori che quelli che hanno un approccio più superficiale e/o nerd al fumetto ignorano o addirittura sottovalutano.

P.S. Ho paura che l'email di Alberto Becattini possa essersi messa in pensione prematuramente. E' da giorni che mi rispedisce indietro tutta la posta! ;D

Federico, intanto grazie, e ovviamente sono d'accordo. Ci sono cose ottime anche al di fuori di questo gruppo di autori e (mi sembra giusto sottolinearlo) grandi cose sono state create e pubblicate anche in anni recenti o sono in corso d'opera (o in via di progettazione).

Infatti, tornando al tuo ragionamento, è importante divulgare il concetto che con Romano (e Bottaro, Carpi, i primi Grandi e quelli delle generazioni successive), si è sviluppata una scuola italiana di autori pluriristampati in tutto il mondo.

La posta elettronica ci sta facendo impazzire in questo periodo e può darsi che anche Alberto soffra i problemi del sottoscritto, che sta andando nella rete a cercare di recuperare mail perdute come un cacciatore di farfalle con un retino.

E chissà quante ne perdo!


Forse posso passargli io un messaggio.
Oppure, il segreto è tentare di scrivergli con We Transfer, che si sottrae ai trabocchetti del web.


Posso fare da tramite, se credi!

Credo anche di sapere cosa stai per chiedergli.


Ciao!


L.

Grazie immensamente.

E' ancora attivo il tuo vecchio indirizzo email? Ti ho inviato la mail lì. Se non la trovi o l'indirizzo non è più attivo, scrivimi la tua nuova mail qui:

mozenrathottantas@libero.it

Non conoscevo WeTransfer, sembra un buon metodo di comunicazione,

Federico

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